1, 2, 3… Costituzione. L’apprendimento cooperativo per conoscere la nostra carta dei diritti
L’Insalata dei diritti, uno dei giochi previsti nell’attività didattica.
Crediti: Nadia Olivieri
Abstract
L’articolo descrive il percorso didattico, articolato in 2 o 4 incontri, che permette di approcciarsi alla Costituzione italiana e conoscerne la storia, i Principi fondamentali che la ispirano e i diritti e doveri dei cittadini. Il tutto attraverso attività da svolgere in Cooperative learning che, in coerenza con lo spirito democratico della nostra carta fondamentale, attivano i ragazzi in prima persona e li spingono alla collaborazione e alla solidarietà. La proposta è rivolta alle ultime classi della scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado.
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The article provides a detailed description of the educational programme, comprising two or four sessions, which enables pupils to engage with the Italian Constitution and learn about its history, the fundamental principles that underpin it, and the rights and duties of citizens. This is achieved through cooperative learning activities which, in keeping with the democratic spirit of our Constitution, actively involve the pupils themselves and encourage them to work together and show solidarity. The programme is aimed at the final years of primary school and lower secondary school.
Insegnare la Costituzione
Fra le attività didattiche che a tutt’oggi compongono l’offerta formativa dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (d’ora in poi IVrR), una delle più longeve e più richieste nelle scuole del primo ciclo di istruzione è il laboratorio giocoso, nato più di dieci anni orsono e il cui titolo è stato mutuato dal libro che più lo ha ispirato: 1, 2, 3 Costituzione.[1] Il laboratorio è scaturito da due diverse esigenze:
- uscire dagli approcci di sola lettura-commento degli articoli della Costituzione (solitamente limitata ai Principi fondamentali) per cercare di stimolare una comprensione più profonda dello spirito del testo;
- adottare una metodologia che fosse coerente con le finalità dell’educazione civica in senso lato, ovvero quella di sviluppare competenze di cittadinanza attiva.
Aspetti ora formulati esplicitamente nelle Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica, laddove, nelle indicazioni metodologiche, si specifica che “Il tema della Costituzione, primario e fondante, non può esaurirsi nel proporre la lettura e la memorizzazione di una serie di articoli” (p. 6) e che “L’affidamento agli studenti di occasione di costruzione attiva e autonoma di apprendimento, in contesti di collaborazione, costituisce la modalità necessaria per il conseguimento di conoscenze e abilità stabili e consolidate e di competenze culturali, metodologiche, sociali, relazionali e di cittadinanza” (p. 7).[2] Cosa meglio dell’approccio del Cooperative learning per tradurre in pratica queste indicazioni e acquisire conoscenze e comprensione profonda della Costituzione in una modalità di lavoro in classe “democratica” e inclusiva, in cui sono proprio bambini/e e ragazzi/e i/le protagonisti/e del proprio apprendimento? A partire da questa semplice considerazione è nata la proposta didattica che verrà qui di seguito illustrata.
La proposta didattica
Le attività che compongono la proposta complessiva sono state sperimentate tanto con le ultime due classi della scuola primaria, quanto con le tre classi della secondaria di primo grado. I singoli interventi richiedono sempre un blocco di due ore ciascuno e sono articolati in 4 incontri per la scuola primaria e in 2 o 4 per la scuola secondaria di primo grado. Alla fine del percorso, ci si attende che gli alunni abbiano avuto un primo approccio con la storia della nascita della nostra Costituzione repubblicana e abbiano scoperto la sua articolazione, i suoi Principi fondamentali e molti degli articoli della sua Parte prima. Il tutto attraverso giochi e attività da svolgere in gruppo, per lo più con l’utilizzo di alcune “strutture” cooperative secondo l’approccio al Cooperative learning[3] ideato da Spencer Kagan,[4] che possono essere applicate a qualunque contenuto disciplinare. Di seguito verrà illustrato il percorso breve, limitato a 2 incontri, mentre alla fine verranno fornite indicazioni e materiali per il laboratorio completo..
PRIMO INCONTRO
Obiettivi
Il primo incontro introduce, attraverso un racconto o una sorta di lezione dialogata, qualche cenno storico sulla nascita della Repubblica e della Costituzione italiana, per passare poi alla scoperta della Costituzione e delle sue diverse parti. La lettura e il “gioco” per comprendere in cosa consista la “sovranità popolare” declamata nel primo articolo, conclude il primo appuntamento.
Le fasi di lavoro
1. L’introduzione al lavoro in classe può avvalersi del racconto di Mario Lodi in apertura al celebre testo che ha “tradotto” la Costituzione italiana in un linguaggio comprensibile (scarica il file), come recita il sottotitolo, a bambini, giovani e… tutti.[5] Parole come legge, diritti, monarchia, Costituzione entrano nella narrazione e accompagnano i ragazzi lungo la storia del passaggio dall’assolutismo alla monarchia costituzionale, e, nel caso dell’Italia, attraverso il fascismo, per arrivare alla nascita della Repubblica e all’approvazione della nostra Costituzione. Interessante, nel testo, il richiamo ad alcuni articoli dello Statuto albertino (sull’uguaglianza, la libertà personale, l’inviolabilità del domicilio, la libertà di stampa e il diritto di riunione) che sono stati di fatto disapplicati durante la dittatura e che fanno toccare con mano l’arretramento, anche giuridico, sul piano dei diritti, provocato da Mussolini. Al termine del racconto si lascia immaginare ai ragazzi come possa essere la “Costituzione della Repubblica italiana” e in genere la risposta, accompagnata da gesti eloquenti, rimanda a un “grande libro”. A quel punto scopriamo che si tratta, invece, di un libricino non troppo voluminoso, che viene distribuito in classe.
2. Approfittando di una qualsiasi delle edizioni della Costituzione, senza spostare i ragazzi e facendoli lavorare a coppie, iniziamo a esaminare l’indice per vederne l’articolazione. Dopo un paio di minuti di esame, tutti vengono invitati a mostrare con le dita quante sono le parti principali del testo costituzionale. Partiamo interpellando chi mostra due o tre dita – ci sono sempre ragazzi che, leggendo “Parte I” e “Parte II” mostrano due dita – e arricchiamo la risposta aggiungendo, magari alla lavagna, anche i “Principi fondamentali” e le “Disposizioni transitorie e finali”.
3. Dopo aver compreso il significato delle intitolazioni dei capitoli, siamo pronti per affrontare i Principi fondamentali o, per meglio dire, il primo articolo:
L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. / La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Ricordando l’etimologia delle singole parole, sottolineando il fatto che l’Italia è “cosa di tutti”, dove chi ha il potere è il popolo e alla quale tutti partecipano con il “lavoro” (che si può legittimamente tradurre in “impegno di ciascuno per il bene comune”, anche se dal punto di vista storico-giuridico la scelta dei costituzionalisti richiederebbe un discorso a sé stante) ci soffermiamo sul secondo comma, che specifica che la sovranità popolare va esercitata “nelle forme e nei limiti” dettati dalla carta costituzionale. Quali sono queste forme e questi limiti?
4. Per rispondere a questa domanda si passa finalmente a un’attività giocosa, adattata dal libro di Gherardo Colombo e Anna Sarfatti, Educare alla legalità[6] e intitolata In nome del popolo sovrano. La classe va divisa in tre gruppi (il secondo gruppo deve essere in numero pari, il terzo va calcolato su 6 o 8 persone a seconda del numero complessivo di studenti) che avranno il compito di rappresentare tre scenette che hanno in comune la situazione di partenza: si tratta sempre di un gruppo di ragazzi che deve andare in gita con un animatore. Le modalità di scelta della destinazione sono però diverse e si anticipa che, alla fine, si discuterà di questo. La divisione dei gruppi effettuata in modo casuale è sempre molto efficace e può essere fatta in modo molto semplice preparando delle carte da poker di tre semi diversi in numero pari ai ragazzi presenti (ovviamente stabilendo in anticipo quante carte di ciascun seme occorrono per avere i gruppi del numero prefissato) e consegnando a ogni ragazzo una carta coperta. Al via, ciascuno dovrà raggiungere in silenzio l’angolo dell’aula precedentemente indicato e assegnato al suo seme, e scoprire con chi sarà in gruppo. Fra tutte le carte distribuite, chi avrà avuto l’asso in ciascuno dei tre gruppi ricoprirà il ruolo di “animatore” (stabilendo prima la regola, si evitano discussioni per deciderlo al momento). A questo punto, ogni gruppo riceve le istruzioni per la preparazione della scenetta (scarica la scheda) e viene stabilito insieme un tempo entro cui “provarla”. Al termine del tempo convenuto, ciascun gruppo, nell’ordine stabilito dal numero che la precede, mostra alla classe la propria scenetta. Tutte e tre vengono rappresentate in successione, ma si specifica che, alla fine, ai ragazzi verrà richiesto di commentare le scenette degli altri gruppi e non la propria.
5. Al termine delle rappresentazioni, dunque, dopo un applauso collettivo di classe, si ripercorrono le tre scenette chiedendo, per ciascuna, “Qual è stata la mèta della gita?”, “Chi l’ha decisa?”, “Ci sono state proteste?”, “Come ha reagito l’animatore?”. E poi la “domandona”: “In quale situazione possiamo parlare di democrazia?”. La scelta democratica avviene nella terza scenetta, sempre correttamente identificata dai ragazzi. Li si induce allora a verbalizzare che quella scenetta è l’unica veramente democratica, perché la mèta della gita è stata decisa dai ragazzi attraverso il “voto”, individuando (e rispettando) le preferenze della “maggioranza”. Si racconta poi che sono proprio queste le forme stabilite dalla Costituzione per l’espressione della sovranità. Si può a quel punto parlare della diversa maggioranza richiesta per l’approvazione delle leggi ordinarie rispetto a quelle costituzionali e soffermarsi sul “contenuto” del voto che, salvo per i referendum, in cui ci si esprime su contenuti di legge, riguardano l’individuazione dei propri “rappresentanti” (quindi il concetto di democrazia rappresentativa, quale la nostra è), cui è demandato il compito di scrivere le leggi. Fondamentale, per il buon funzionamento della democrazia, è l’accettazione del risultato delle urne, perché solo la condivisione delle regole permette a una democrazia di funzionare correttamente. Il loro indebolimento e la loro messa in discussione sono un rischio per tutti.[7] Dolendosi della sempre minor affluenza alle urne nelle consultazioni elettorali, si conclude rimarcando il fatto che la partecipazione al voto coincide con la sovranità popolare.[8] Eventuali “scorciatoie” sono altro dalla democrazia rappresentativa.
Nel caso in cui l’incontro si esaurisse troppo presto, si può lanciare l’attività Trova la regola[9] Per i dettagli, si veda l’apposita scheda (scarica la scheda).
Tempi
Ricapitolando, i tempi di lavoro sono indicativamente:
- Lettura del testo di Mario Lodi sulla nascita della Costituzione italiana (20’-30’)
- Analisi dell’indice della Costituzione e individuazione delle sue parti (15’)
- Lettura e commento dei termini dell’art. 1 della Costituzione (10’)
- Gioco “In nome del popolo sovrano” (30’)
- Commento al gioco (15’-20’)
Materiali da preparare
- Testo di Mario Lodi
- Una copia di un libretto della Costituzione ogni due ragazzi in classe
- Carte da gioco per la formazione dei gruppi
- Una copia delle tre scenette per il gioco “In nome del popolo sovrano”
SECONDO INCONTRO
Obiettivi
Nel secondo incontro ci si approccia ai contenuti dei primi 12 articoli della Costituzione, per concentrarsi poi sull’articolo 2, che introduce al tema dei diritti e doveri dei cittadini, che rappresenta il cuore stesso di tutta la prima parte della nostra carta costituzionale. Attraverso attività e giochi di gruppo, al termine dell’incontro i ragazzi avranno riflettuto sul significato di “diritto” e “dovere” ma, soprattutto, avranno almeno sentito nominare i principali diritti scritti nella nostra Costituzione.
Le fasi di lavoro
1. All’avvio dell’incontro, si richiamano brevemente insieme, invitando i ragazzi a “raccontarle”, le attività svolte e il “lessico” su cui ci si era soffermati nel primo incontro, per poi passare subito alle attività di gruppo.
2. Per la composizione dei gruppi si saranno preparati in precedenza tanti fogli con i Principi fondamentali quanti sono i gruppi da formare (i gruppi, casuali, saranno di 3 o 4 ragazzi al massimo) già ritagliati in 3 o 4 pezzi.[10]
Ogni ragazzo riceve un “pezzetto” dei Principi e sarà in gruppo con quelli che avranno i pezzi necessari a ricomporre il puzzle. Prima di dare il via alla ricerca, si precisa che la consegna è quella di “formare il gruppo”, non di ricostituire il puzzle. Una volta trovatisi fra compagni, occorre infatti che il gruppo scelga e prepari la postazione di lavoro e solo a quel punto, seduti già a posto, è consentito ricomporre il puzzle. Il docente attende che si formino i gruppi. Spiega poi che, da quel momento, ognuno appartiene al proprio gruppo e, ogni volta che verrà chiamato a rispondere, lo farà a nome del gruppo.
3. Si invitano quindi i ragazzi a numerarsi, secondo la struttura cooperativa Teste numerate insieme[11] (scarica la scheda) e, una volta verificato che in ogni gruppo ci siano un numero 1, 2, 3 e 4, si fa una “prova” del funzionamento della “interrogazione simultanea di gruppo”. Si chiede di cercare, sul puzzle costituzionale, il numero dell’articolo in cui si parla della bandiera italiana (si tratta dell’articolo 12). Il primo dei ragazzi che individua la risposta corretta, deve informare subito tutti i membri del gruppo, che alzano simultaneamente la mano per comunicare che sono tutti pronti a rispondere. Il docente attende che tutti i gruppi abbiano alzato la mano e poi procede all’ “interrogazione simultanea”. Chiederà ad un numero a caso (per es. il 2), di alzarsi. Ogni gruppo avrà il numero 2 in piedi. Il docente chiede ad uno dei ragazzi di dare la risposta di gruppo, ma invita tutti i non interpellati direttamente a sedersi se la loro risposta sarebbe stata uguale. In questo modo, spiega, il docente sa che anche quel gruppo avrebbe risposto correttamente.[12] Dopo la prova generale della modalità di restituzione, si annuncia l’inizio del lavoro vero e proprio.
4. Ogni gruppo, in cambio dei pezzi del puzzle costituzionale, riceve due copie di un foglio che riporta i Principi fondamentali (scarica il foglio) e la scheda di lavoro (scarica la scheda).[13] Si spiega che la scheda riporta le parole-chiave dei contenuti dei primi 12 articoli della Costituzione, private però delle vocali (come i nostri codici fiscali). Il gruppo deve rintracciare le parole-chiave nei testi degli articoli e riportarle sulla scheda di lavoro. Al termine, tutto il gruppo dovrà alzare contemporaneamente la mano. A mano a mano che i gruppi finiscono il lavoro, l’insegnante si avvicina e chiede che scelgano un nome di gruppo, con cui firmeranno la scheda. Si attende che tutti i gruppi l’abbiano completata prima di procedere con la fase successiva.
5. Si avvia la restituzione del lavoro svolto affidando la lettura della scheda a uno dei numeri delle “Teste numerate insieme” scelto a caso. Tutti i ragazzi con quel numero di alzano in piedi. Si procede quindi con l’“interrogazione simultanea”. Si parte da un gruppo a scelta: il ragazzo in piedi legge la prima riga (le parole-chiave dell’articolo 1) e chi, negli altri gruppi, è d’accordo con la risposta, si siede immediatamente. Il docente, dopo aver controllato se sono tutti seduti, riporta le parole alla lavagna. Si continua poi con un altro gruppo e un’altra parola, sino ad arrivare al dodicesimo articolo. Sulla lavagna si avrà allora l’elenco dei contenuti dei Principi fondamentali.
6. Ai gruppi viene chiesto di discutere e sottolineare insieme le parole poco chiare (immancabili, di solito, le parole “inderogabili” e “decentramento”). Si chiariscono insieme i termini poco noti e si commentano brevemente gli articoli.[14] I Principi fondamentali – si sottolinea – quale che sia il tema da trattare rappresentano la “bussola” che chiarisce la direzione verso cui la nostra carta costituzionale vuole si vada. Sono, ad un tempo, l’ossatura e il traguardo della nostra convivenza civile.
7. Si passa quindi all’approfondimento dell’articolo 2 della Costituzione, che recita:
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Si invitano i ragazzi a soffermarsi nuovamente sul lessico. Nell’articolo si parla di “diritti” e “doveri”, ma, pur avendo giù più volte nominato questi termini, occorre ragionare sul loro significato. La parola “dovere” si spiega facilmente, esiste anche un verbo che ci aiuta: un dovere è un qualcosa che si deve fare. Ma un “diritto” cos’è? Si chiede ai gruppi di trovare una definizione di “diritto” o, se non una vera e propria definizione, almeno un esempio.[15] Come prima, tutti i membri dovranno sapere la risposta e alzare simultaneamente la mano quando sono pronti a rispondere. Terminato il tempo assegnato (5’), si chiama un numero a caso e si invitano i ragazzi con quel numero ad alzarsi. A mano a mano che i portavoce forniscono la definizione decisa in gruppo.[16] il docente la riporta alla lavagna. Le risposte sono varie, ma generalmente di questo tenore: un qualcosa che ognuno ha; un qualcosa che puoi fare o non fare; un qualcosa che spetta a ciascuno… Si accettano tutte le risposte senza commenti. Al termine, si sottolineeranno, nelle risposte, il verbo “potere”, o le parole “possibilità”, “libertà” (in genere almeno una di queste compare). I diritti sono infatti una possibilità, una libertà – termine spesso usato negli articoli della Costituzione – che ciascuno di noi ha. Si può decidere di esercitarli o no (non c’è nessun obbligo ad usarli), ma se decidiamo di farlo, non ci possono essere negati.
8. Si ricorderà ora che, come visto nell’indice del testo consultato durante il primo incontro, tutta la Parte prima della Costituzione, che va dall’articolo 13 all’articolo 54, è intitolata “Diritti e doveri dei cittadini”. Più di 40 articoli! Per avere almeno un’idea dei principali, si propone alla classe il gioco Insalata dei diritti.[17] In una scatola saranno stati preparati dei bigliettini colorati, su ciascuno dei quali sono riportate le parole-chiave di alcuni articoli (quasi tutti quelli del Titolo I e alcuni dei Titoli II e III: scarica la scheda).
Passando fra i banchi, ogni alunno potrà pescare dalla scatola un bigliettino colorato (una “foglia di insalata”), senza poterlo ancora aprire. Quando tutti avranno il proprio biglietto, si spiegherà che si farà una sorta di “gioco dell’impiccato”, a partire dalle parole-chiave pescate, chiamato Catena dei diritti. Al via del docente, i gruppi possono aprire e confrontare i biglietti pescati (senza leggere le parole ad altra voce) per verificare di non averne due uguali (i diritti dell’elenco sono 23 e, se la classe è più numerosa, si debbono mettere giocoforza bigliettini “doppi”). In caso di biglietti “doppi”, il gruppo alzerà la mano e si procederà alla sostituzione di uno dei due. Una volta verificato che non ci siano mani alzate, si distribuisce ad ogni gruppo un foglietto A5, piegato a metà, con queste istruzioni: ogni membro del gruppo deve scegliere dal proprio biglietto una parola da mettere in gioco. La scriverà di persona per esteso su una parte del foglietto A5 e preparerà la stessa parola, come nel gioco dell’impiccato – scrivendo la lettera iniziale, tanti segmenti quante sono le lettere della parola e la lettera finale – sull’altra metà. Il foglietto girerà nel gruppo e ciascun membro ripeterà queste operazioni a partire dal proprio biglietto colorato. Alla fine del giro, su mezzo foglietto A5 ci saranno 4 parole intere (le soluzioni, che vanno coperte e conservate) e sull’altra metà le 4 parole da mettere in gioco. Si separano le due parti e dietro la seconda metà andrà riportato il nome del gruppo. Se ci sono gruppi da 3, li si invita a scegliere insieme una quarta parola da mettere in gioco, sempre a partire dai propri bigliettini. È fondamentale che le parole siano scelte fra quelle già disponibili (non inventate) e che si contino bene gli spazi delle parole da indovinare. Finché i gruppi preparano i foglietti, il docente disporrà, su un paio di banchi uniti fra loro, i bigliettini (meglio se plastificati) con le parole che possono essere state pescate dai ragazzi[18] (scarica la scheda), che serviranno ad aiutare i gruppi nel trovare le soluzioni. Siamo ora pronti alla sfida fra i gruppi.
9. Il docente ritira e poi redistribuisce la Catena dei diritti preparata dai vari gruppi (per evitare di finire col restituire ad un gruppo il proprio biglietto, è opportuno far uscire contemporaneamente un ragazzo per gruppo e invitare tutti ad individuare simultaneamente un foglietto preparato da un altro gruppo). Dal momento in cui riceve il foglietto, il gruppo deve individuare le parole da indovinare. Vengono date però queste istruzioni precise: ogni membro del gruppo dovrà risolvere una delle parole in gioco; chi sta risolvendo una parola può uscire e venire a vedere i biglietti di aiuto (si intendono i bigliettini della scheda 2.4) precedentemente predisposti; è possibile portare con sé il foglietto per poter contare gli spazi, ma non possono essere portati al posto i bigliettini di aiuto; può uscire un solo membro per gruppo alla volta, pena la squalifica. Quando il gruppo ha risolto tutte le parole, si fa un applauso collettivo per comunicare il completamento del lavoro.[19] Parte poi la sfida fra i gruppi e si attende fino a quando anche l’ultimo gruppo si sia applaudito. Il docente inizia allora a raccogliere le restituzioni. Comincia con l’interpellare il gruppo che si è applaudito per primo chiedendo quale altro gruppo aveva preparato il loro foglietto (il nome è scritto dietro). Questo dovrà controllare la correttezza delle parole consultando il foglietto delle soluzioni. Le parole vanno lette ad alta voce e il gruppo di controllo confermerà o meno le soluzioni. Nei turni successivi, si procederà nel controllo seguendo l’ordine con cui i gruppi vengono chiamati in causa (se per esempio il gruppo che si è applaudito per primo, che chiameremo A, doveva risolvere le parole del gruppo C, poi sarà il gruppo C a chiamare in causa un altro gruppo e così via: in questo modo può essere che l’“ultimo” gruppo non venga chiamato per ultimo…). Al termine del controllo (quasi sempre senza errori), su invito del docente sarà l’intera classe ad applaudirsi.
10. A questo punto è tempo di riprendere le fila del discorso sui “diritti” e sui “doveri”. Il docente leggerà l’elenco dei diritti che erano stati messi in gioco e, per mantenere l’attenzione dei ragazzi, li inviterà ad alzare la mano quando viene nominato il diritto che avevano pescato (volendo, può anche commentarne qualcuno).[20] Farà poi notare che l’elenco contiene solo “diritti”. E i “doveri”? Si sottolineerà che la Costituzione non usa il termine “dovere” molte volte. Alcuni diritti sono diritti-doveri (come il lavoro, lo studio, il voto…). Il “dovere” compare in pochi articoli, alla fine della Parte prima: i cittadini hanno il dovere di difendere la patria (art. 52), il dovere di fedeltà alla Repubblica e di rispettare la Costituzione e le leggi (art. 54) e il dovere di pagare le tasse (art. 53), su cui ci si soffermerà spiegando che l’universalità dei diritti sociali viene resa possibile solo attraverso il contributo che i cittadini danno allo Stato per il funzionamento delle scuole, degli ospedali, delle comunicazioni… non tutti i paesi hanno costituzioni che hanno come valore la solidarietà fra i cittadini, come invece è nel caso italiano.
11. Per concludere l’incontro, rimarcando il fatto che ad ogni diritto enunciato nella Costituzione corrisponde il dovere di tutti di rispettare i diritti altrui, si legge la filastrocca di Anna Sarfatti, La Repubblica riconosce i diritti inviolabili e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili[21] (scarica la scheda), che si appenderà poi in classe.
Tempi
Ricapitolando, i tempi di lavoro sono indicativamente:
- Momento introduttivo di recupero dell’ultimo incontro (5’)
- Costituzione dei gruppi e delle postazioni di lavoro (10’)
- Uso della struttura “Teste numerate insieme” per testare l’“interrogazione simultanea di gruppo” (5’)
- Attività “Codici fiscali costituzionali” (20’)
- Plenaria di restituzione del lavoro svolto (10’)
- Sottolineatura parole sconosciute e commento agli articoli scritti alla lavagna (15’)
- Lettura dell’art. 2 e definizione condivisa dei termini “diritto” e “dovere” (8’)
- Attività “Insalata dei diritti” per costruzione collettiva di una sfida fra gruppi (10-15’)
- Sfida fra gruppi con “Catena dei diritti” (15’-20’)
- Commento al gioco (7’)
- Lettura della filastrocca di Anna Sarfatti (2’)
Materiali da preparare
- 1 Fotocopia dei Principi fondamentali per ogni gruppo (plastificata e già tagliata in 3 o 4 pezzi, con pallini di diverso colore al verso)
- 1 Fotocopia in A4 dei Principi fondamentali ogni 2 ragazzi
- 1 Copia di “Codici fiscali costituzionali” per ogni gruppo
- Biglietti colorati con i vari diritti per la “Insalata dei diritti”
- 1 foglietto A5 piegato a metà o pre-tagliato in due parti per ciascun gruppo
- Bigliettini (plastificati) colorati con le parole-chiave dei diritti messi nell’“insalata”
- Copia della filastrocca di Anna Sarfatti
IL PERCORSO COMPLETO
Il percorso completo, articolato in 4 incontri (particolarmente indicato per la scuola primaria), prevede che il secondo incontro venga completamente dedicato all’articolo 2 della Costituzione, mentre il terzo e quarto incontro hanno per focus l’articolo 3. Il tema dell’uguaglianza viene infatti sviluppato nel suo senso “formale” nel corso del terzo incontro – che vede anche l’attività di conoscenza dei Principi fondamentali qui proposto nel secondo incontro –, mentre il quarto incontro, da tenersi in palestra, si concentra sull’aspetto dell’uguaglianza “sostanziale”. Chi fosse interessato a questa versione, più volte sperimentata con successo anch’essa.[22] trova tutti i materiali nel pdf allegato.
IL percorso completo si può scaricare qui
CONCLUSIONI
La necessità di contenere il numero degli interventi ha finora scoraggiato chi scrive dal procedere con la progettazione di ulteriori attività per il resto dei Principi fondamentali. Resta molto lavoro da fare a chi voglia lavorare sugli altri articoli! A un percorso completo “giocato” in questa modalità si potrebbe riservare un intero anno scolastico di educazione civica. Proseguire nella progettazione è possibile per chiunque. Come si è visto, il percorso è scaturito dalla combinazione di idee e materiali ricavati e adattati da varie letture, con una didattica fondata sui principi del Cooperative learning. La semplice lettura delle fasi di lavoro dettagliate in questo articolo può fare apparire complesso quanto invece, prendendosi il tempo di sperimentare un pezzo alla volta, è praticabile in ogni classe. La descrizione forse anche troppo minuziosa di ogni singola fase vorrebbe essere d’aiuto ai docenti nella riproposizione di questo percorso, che richiede il “montaggio” di attività e strutture di durata limitata, che proposte in sequenza costruiscono le singole lezioni.[23] Nulla vieta di riprogettare qualcosa di analogo con altre metodologie innovative ispirate al principio dell’apprendimento attivo degli studenti (per esempio con le thinking routine del MLTV).[24] L’importante è avere come obiettivo quello di dare agli studenti la possibilità non solo di venire a contatto con i contenuti, ma di approcciare in modo esperienziale il senso profondo della nostra Costituzione, perché la scuola sia palestra di democrazia nel vero senso della parola.
Bibliografia essenziale
- C. Carzan, S. Scalco, 1,2,3, Costituzione. Percorsi ludici e creativi per una cittadinanza attiva, Edizioni la meridiana, Molfetta (Bari) 2010.
- G. Chiari, I pionieri del cooperative learning. I massimi esponenti del metodo «Cooperative learning» in presa diretta per il pubblico italiano, Milano, Ledizioni 2022.
- G. Colombo, A. Sarfatti, Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini, Salani editore, Milano 2009.
- G. Colombo, A. Sarfatti, Educare alla legalità. Suggerimenti pratici e non per genitori e insegnanti, Salani editore, Milano 2011.
- M. Comoglio, Educare insegnando. Apprendere ad applicare il Cooperative Learning, LAS, Roma 1999.
- M. Comoglio, M.A. Cardoso, Insegnare e apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning, LAS, Roma 2000.
- D.W. Johnson, R.T. Johnson, E.J. Holubec, Apprendimento cooperativo in classe. Migliorare il clima emotivo e il rendimento, Erikson, Trento 1996.
- S. Kagan, L’apprendimento cooperativo: l’approccio strutturale, Edizioni lavoro, Roma 2000.
- S. Lamberti, Cooperative Learning. Lineamenti introduttivi, Quiedit, Verona 2010.
- M. Lodi (a cura di), Costituzione. La legge degli Italiani riscritta per i bambini, per i giovani… per tutti, Casa delle arti e del gioco (Fantigrafica), Cremona 2008.
Note:
[1] Si tratta del prezioso lavoro, non più disponibile presso la casa editrice, di C. Carzan, S. Scalco, 1, 2, 3, Costituzione. Percorsi ludici e creativi per una cittadinanza attiva, Edizioni la meridiana, Molfetta (Bari) 2010.
[2] Le nuove Linee guida, contenute nel DM 183/2024, sono consultabili online al link https://www.istruzione.it/educazione_civica/norme.html (tutti rimandi a pagine online si intendano consultati, l’ultima volta, il 12 giugno 2026). Pur non avendo alterato il monte-ore (33 annuali) e i tre nuclei concettuali (1) Costituzione, diritto (nazionale e internazionale), legalità e solidarietà, 2) Sviluppo sostenibile, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio e 3) Cittadinanza digitale) già delineati con le precedenti Linee guida – emanate dal Ministero col DM 35/2020 in attuazione della legge 92/2019 che ha reintrodotto l’educazione civica nelle scuole – le nuove Linee guida hanno declinato con precisione principi, metodologia, nonché i traguardi per lo sviluppo e gli obiettivi di apprendimento per ogni grado di scuola.
[3] In bibliografia viene suggerito qualche testo per accostarsi al Cooperative learning (d’ora in poi CL), che viene erroneamente spesso confuso con un generico “lavoro di gruppo”. Qualsiasi sia l’approccio scelto (per un quadro d’insieme sui vari autori che hanno studiato e implementato la metodologia pressoché in ogni area geografica del mondo, si vedano i testi dei professori Chiari e Comoglio, che hanno per primi introdotto il CL in Italia), il CL si basa su alcuni principi fondamentali (interdipendenza positiva, interazione promozionale, apprendimento e uso delle abilità sociali, responsabilità individuale e di gruppo, valutazione a autovalutazione sia durante che al termine del processo di apprendimento), che non mirano solo a far lavorare gli studenti in modo collaborativo nella costruzione degli apprendimenti (cosa che ormai molte altre metodologie propongono), ma spingono altresì a un lavoro di metacognizione sulla qualità delle relazioni sociali nei gruppi e nella classe. Permette cioè, se non si dà per scontato che mettendo insieme i ragazzi i gruppi possano lavorare bene come per magia, di sperimentare e riflettere proprio sulle competenze sociali (quindi di cittadinanza) che l’educazione civica mira a sviluppare.
[4] Fra i vari approcci al CL, particolarmente efficace nella gestione dei gruppi e della classe è l’approccio “strutturale” di S. Kagan, L’apprendimento cooperativo: l’approccio strutturale, Edizioni lavoro, Roma 2000. Le “strutture” sviluppate da questo studioso hanno il vantaggio di creare interdipendenza positiva nei gruppi in modo “spontaneo”. Il suo approccio è perciò utilizzabile e replicabile anche da docenti che non abbiano una preparazione teorica specifica. Una descrizione essenziale è in questo articolo apparso sulla rivista online “Scintille”: Il cooperative learning di Spencer Kagan: l’approccio strutturale (vd.: https://scintille.it/laapproccio-strutturale-di-kagan-e-kagan/). Moltissimi testi e materiali di Kagan sono reperibili online, in lingua inglese.
[5] Si tratta del libro di M. Lodi (a cura di), Costituzione. La legge degli Italiani riscritta per i bambini, per i giovani… per tutti, Casa delle arti e del gioco, Cremona 2024. Nella sua ultima edizione viene riportato e commentato l’articolo 9 nella nuova formulazione approvata dal Parlamento nel 2022. Il paragrafo adottato come lettura preliminare al percorso è quello intitolato Verso la Costituzione e si trova alle pp. 9-19.
[6] L’edizione utilizzata per l’ideazione del percoso o risale al 2011 e lo spunto per l’attività “Il popolo sovrano”, si trova alle pp. 45-47; vd. G. Colombo, A. Sarfatti, Educare alla legalità. Suggerimenti pratici e non per genitori e insegnanti, Salani, Roma 2011.
[7] Non mancano esempi in questo senso, ma l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 resta emblematico.
[8] Utilizzando già la suddivisione nei tre gruppi, si possono invitare i ragazzi a immaginare di essere i rappresentanti del popolo in Parlamento e di dover votare su una legge riguardante temi importanti quali la regolazione delle migrazioni, o l’aumento delle spese militari. In un primo giro, due gruppi su tre votano a favore di una legge che, per esempio, chiuda le frontiere. Se però uno dei gruppi non fosse stato eletto perché gli elettori non sono andati alle urne? Il risultato del voto in Parlamento verrebbe ribaltato. Ovviamente, perché l’esempio riesca, occorre calcolare che uno dei gruppi che ha votato a favore sia numericamente superiore a quello che ha “perso” (in caso di gruppi tutti alla pari, il docente può aggiungersi ad uno di essi). Escludendolo nel secondo giro di votazioni, il gruppo “perdente” diverrebbe maggioranza rispetto al “vincente” rimasto.
[9] Il gioco è ispirato a quello riportato come “A caccia di regole” nel libro di Carzan e Scalco, 1, 2, 3 cit., pp. 21-22.
[10] La soluzione ottimale sarebbe la plastificazione dei fogli, prima di ritagliarli. I pezzi combacianti vengono prima contrassegnati con pallini dello stesso colore, in modo da velocizzare la ricerca dei membri del gruppo. Si tenga conto che spesso il numero dei ragazzi presenti al momento della proposta dell’attività può non essere quella della classe al completo. Conviene preparare fogli in eccesso per essere pronti a diverse combinazioni (per esempio, se una classe è di 24 alunni, meglio fare 6 fogli divisi in 4, ma preparare sempre anche 3 fogli divisi in 3. A seconda dei presenti, si sceglie poi quale combinazione usare: per 23 alunni si faranno 5 gruppi da 4 e 1 da 3; per 22, 4 gruppi da 4 e 2 da 3; per 21, 3 gruppi da 4 e 3 da 3; per 20 alunni, si torna a gruppi solo da 4 e così via…).
[11] Per la descrizione dei multiformi utilizzi della struttura, si veda la scansione del libro di Kagan, cit, pp. 140-143 inserita come scheda 2.1
[12] La struttura delle “teste numerate insieme” con “interrogazione simultanea di gruppo” possono essere utilizzate con qualsiasi contenuto e permette la partecipazione attiva di tutta la classe.
[13] Questa attività è ispirata alle schede Codice fiscale 1 e Codice fiscale 2 proposte in di Carzan e Scalco, 1, 2, 3 cit., pp. 149-150.
[14] Sono davvero tante le osservazioni e i racconti che si possono fare su ciascuno dei 12 articoli. Per approfondire, noi insegnanti per primi, la ricchezza delle questioni in campo, si possono ascoltare le bellissime conversazioni che tenne la collega Nina Quarenghi con dodici esperti dei temi trattati nei Principi e disponibili sul sito dell’Irsifar: Dialoghi sulla Costituzione. Le parole di ieri, i temi di oggi (online al link https://www.irsifar.it/2021/02/04/dialoghi-sulla-costituzione-le-parole-di-ieri-i-temi-di-oggi/). Si segnalano inoltre i volumetti – uno per ogni articolo – editi da Carocci nella collana “Costituzione italiana. I principi fondamentali” (https://www.carocci.it/serie/costituzione-italiana).
[15] Nelle classi della primaria non sempre nei gruppi i bambini riescono a dare definizioni astratte, ma tutti riescono ad individuare almeno un esempio.
[16] Se il portavoce individuato è un/a alunno/a con qualche fragilità, può essere aiutato dai suggerimenti dei compagni di gruppo – anche parola per parola – a dire la definizione. L’importante è che sia lui/lei ad enunciarla a voce alta alla classe.
[17] Questa e la successiva attività sono liberamente tratte e adattate da “Insalata di libertà” e “Catene dei diritti e dei doveri” in Canzian e Scalco, 1, 2, 3 cit. rispettivamente alle pp. 127-128 e 42-44.
[18] Nella scheda 2.4. sono riportati, su sfondi di colore diverso e posti su due colonne, da un lato le parole-chiave, dall’altro il numero dell’articolo della Costituzione cui sono riferite. Plastificando la pagina e ritagliando le due colonne e poi le singole righe, dalla prima colonna si ottengono i bigliettini cui si fa riferimento nel testo.
[19] Chi è pratico di Cooperative learning, riconoscerà nel lavoro l’attivazione di una interdipendenza di competizione, raramente utilizzata nelle attività in classe.
[20] Ci si può soffermare, per esempio, sul diritto al nome (art. 22), che fu negato ai deportati nei campi di sterminio, o sul diritto alla difesa (art. 24), che non va confuso col diritto – sui cui limiti si sta molto dibattendo proprio in questo periodo – all’autodifesa.
[21] La filastrocca è nel libro di A. Sarfatti, La Costituzione raccontata ai bambini, Mondadori, Milano, 2006, pp. 12-13. Negli anni si sono moltiplicate le pubblicazioni e gli albi illustrati dedicati ai principi fondamentali della nostra carta costituzionale. Ogni docente può benissimo scegliere di chiudere l’incontro con altre letture.
[22] Il percorso può essere comunque variamente adattato. Un’insegnante della scuola secondaria di primo grado di Verona, per esempio, quando inizia un nuovo ciclo con le classi prime è solita richiedere, ad inizio anno, un incontro “teorico” per trattare la storia della Costituzione e giocare con i “Codici fiscali costituzionali”, seguito dall’incontro in palestra, che le permette di inquadrare atteggiamenti e dinamiche di relazione dei suoi nuovi studenti.
[23] Questa modalità di “costruzione” della lezione è la caratteristica principale dell’approccio al CL proposto da Spencer Kagan. Un approccio che permette, oltre ad una certa vivacità del percorso, di ottenere forti interdipendenze di gruppo anche in classi che non abbiano mai sperimentato il CL in precedenza.
[24] Ferme restando le osservazioni fatte alla nota 3 a proposito dell’attenzione all’aspetto socio-relazionale non solo inconsapevolmente “agito”, ma anche “pensato”, proprio solo delle attività in CL. In questa chiave, ad ogni incontro del percorso si potrebbero facilmente aggiungere obiettivi di “abilità sociali” da sviluppare.




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