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2 giugno: “è tutto un complesso di cose”

2 giugno: <em>“è tutto un complesso di cose”</em>

Un fotogramma del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi (2023).
Scheenshot dell’autrice.

Abstract

Umberto Gentiloni in 2 giugno (il Mulino, Bologna 2025) alla fine del suo prologo, scrive: «quel giorno di quasi ottant’anni fa è tante cose insieme: una data, una festa, un nuovo inizio, una scoperta di diritti e possibilità, una costruzione preziosa di dialogo, confronto e partecipazione» (p. 11). E da una simile complessità parte questa riflessione sulla Festa della Repubblica e, in particolare, sul voto delle donne, che si muove a metà tra la storia pubblica e la didattica. Il punto di partenza è la disamina del successo cinematografico di C’è ancora domani (2023), opera prima di Paola Cortellesi. Si propongono poi alcune piste di lavoro con le classi usando la metodologia del cooperative learning e arricchendo l’attività con documenti di natura diversa (testuali, visuali, sonori, materiali), utili anche a una restituzione creativa e personale da parte di studenti e studentesse. Il titolo dell’articolo prende in prestito una citazione da Bartali (1979) di Paolo Conte.

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Umberto Gentiloni, in 2 giugno (il Mulino, Bologna 2025), writes at the end of his prologue: “That day almost eighty years ago was many things at once: a date, a celebration, a new beginning, a discovery of rights and possibilities, a precious construction of dialogue, discussion and participation” (p. 11). This reflection on Republic Day, and in particular on women’s suffrage, which straddles public history and education, stems from this complexity. The starting point is an examination of the cinematic success of C’è ancora domani (There’s Still Tomorrow, 2023), Paola Cortellesi’s debut film. It then proposes some ideas for working with classes using the cooperative learning methodology and enriching the activity with different types of documents (textual, visual, audio, material), which are also useful for creative and personal feedback from students. The title of the article borrows a quote from Bartali (1979) by Paolo Conte.

double blind peer review double blind peer review Questo articolo è stato sottoposto a revisione in doppio cieco (double blind peer review)

La Festa della Repubblica

La Festa della Repubblica è una data tra le più importanti del nostro calendario civile, che riguarda studenti e studentesse di ogni ordine e grado. Eppure talvolta a scuola sembra non incidere sulla programmazione annuale, cadendo sul finire delle lezioni, quando tutto sembra convergere su altre questioni, dalla valutazione all’organizzazione pratico-burocratica (le ultime verifiche, l’organizzazione degli scrutini, gli esami ecc.). In aula la ricorrenza viene così menzionata per cenni e si ricordano le cerimonie, più che gli eventi storici. E tuttavia il suo valore storico e sociale non pone dubbi sulla sua rilevanza, essendo il 2 giugno 1946 data fondante della nostra democrazia.[1]

Anche a ripercorrere la storia delle celebrazioni della Repubblica, da quando fu istituita nel 1949 a oggi, ci si rende conto di come sia stata costellata di rimozioni, disaffezione, riduzioni a ‘parata militare’ o sottovalutazioni rispetto ad altre date ritenute più significative, tanto da essere svuotata del suo reale significato. Umberto Gentiloni ha recentemente ripercorso le tante vicende che riguardano il 2 giugno e sottolineato che:

Quel passaggio così delicato e controverso si è proiettato nella storia successiva del dopoguerra caricandosi di significati, memorie, conflitti. La Festa della Repubblica da allora si è intrecciata alla storia del Paese prima nel riconoscimento di una celebrazione unificante, poi in un progressivo ridimensionamento fino alla cancellazione e da ultimo la riscoperta segnata dalle tensioni e dalle speranze di un tempo nuovo.[2]

Per questi motivi ci si chiede in questa sede se la questione possa essere oggi affrontata senza vuota retorica, non superficialmente, cercando modalità e strategie in grado di interessare e coinvolgere studenti e studentesse dentro un orizzonte comune, sfaccettato e denso di significati attraverso linguaggi e documenti di natura diversa. Come per ogni data del nostro calendario civile, entrare dentro il perché della sua istituzione e il come si è arrivati a celebrarne annualmente la ricorrenza diventa necessario, per un approfondimento storico ricco di stimoli e riflessioni. Alle soglie degli ottant’anni (1946-2026) occorre, infatti, ripensare ai tanti aspetti cruciali della Storia che questa data racchiude, alle implicazioni di carattere sociale, politico e civico. A scuola si potrebbe così privilegiare una metodologia partecipata, un’ottica trasversale con il coinvolgimento di ambiti disciplinari diversi (storia, educazione civica, letteratura, diritto, arte e immagine, filosofia, ecc.) a seconda della scuola in cui si opera.

In questa circostanza configuriamo un percorso destinato a una classe quinta di scuola secondaria di secondo grado,[3] proponendo un’attività che si sviluppi da inizio marzo, con un intervento in classe di circa 4 ore al mese, per un totale di 12 ore da ripartire tra i diversi insegnamenti con un momento finale di restituzione collettiva e una valutazione. Il tutto concorrerebbe anche a creare un progetto comune di Educazione civica, concordato e strutturato dal Consiglio di classe, fino a una valutazione condivisa come richiesta dalle direttive ministeriali in riferimento a questa materia; si ritiene, inoltre, che l’attività possa ricevere una valutazione disciplinare riservata al singolo docente coinvolto.

Iniziare (con) l’8 marzo e C’è ancora domani

Si sceglie di iniziare l’8 marzo, la Giornata internazionale della Donna, che ben si intreccia per tematica, facendo diretto riferimento alla storia delle donne; l’intento è quello di analizzare la questione del primo voto a suffragio universale sull’intero territorio nazionale italiano del 1946.[4] Si mette al centro la visione di un film diventato un caso del cinema italiano degli ultimissimi anni e destinato – crediamo – a essere riproposto nelle scuole italiane: C’è ancora domani, opera prima di Paola Cortellesi del 2023, che ha raccolto un successo straordinario in Italia e all’estero. Immaginiamo di porlo al centro dell’attenzione di una classe (o gruppo di classi parallele), concentrando l’analisi a partire dal suo finale che arriva diretto alla sostanza del nostro tema: il voto delle donne conquistato per la prima volta a livello nazionale alle elezioni referendarie del 1946, per decidere tra Monarchia o Repubblica e votare il partito per eleggere i rappresentanti che andranno a comporre l’Assemblea costituente.[5]

La trama del film si arresta a quella giornata memorabile: esattamente al secondo giorno di votazione di quelle elezioni, al 3 giugno 1946.[6] Delia, la protagonista, fuggita da casa, indossata la camicetta nuova cucita appositamente, corre letteralmente al seggio,[7] si mette in fila tra le altre donne (che sono in maggioranza) e finalmente vota tra emozione e rivalsa. La scheda non rischia di essere invalidata dal rossetto, come era stato raccomandato alle signore nelle istruzioni del tempo.[8] Le donne, in una carrellata, mettono ognuna nell’urna il proprio voto, ognuna con la propria carica di riscatto. All’uscita la minaccia del marito violento e lo sguardo complice di una giovane figlia che comprende il valore del gesto della madre[9] sono ad attendere la protagonista[10] che intona insieme alle altre donne un coro che, da silenzioso, diviene dirompente e irrefrenabile, capace di interrompere la storia precedente e di far presagire uno spazio inedito per il futuro. Non a caso seguono e terminano la visione alcune delle immagini documentarie che raffigurano quanto accadde presso i seggi.[11]

L’“anno di svolta”[12] è così posto in primo piano, perché l’Italia dal giugno 1946 incomincia una storia nuova, difficile, ma piena di speranze e costellata di conquiste, pur nella complessità di decenni non scevri di problemi e periodi bui. L’Italia si fa tuttavia da lì in avanti democratica.[13] Le donne in particolare nell’Italia repubblicana conquistano nuovi ruoli e una centralità quasi del tutto inediti.[14]

Un fotogramma del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi (2023).
Screenshot fatto dall’autrice.

Il film sembra richiamare per forma e contenuti il genere del Neorealismo,[15] che proprio a partire dal 1943-1948 diede i suoi frutti migliori con Ossessione, Roma città aperta, Ladri di biciclette (per citare alcune delle opere più rappresentative del genere) -, ma in realtà se ne allontana e lo richiama a rappresentazione stessa del periodo preso in esame.[16] Ciò che può trarre in inganno è la scelta della trama ambientata in una Roma postbellica, tra i disagiati (o comunque tra le classi sociali più umili), così come le riprese in bianco/nero, sia dentro il contesto di una casa del seminterrato (ricostruita a Cinecittà) di un caseggiato popolare del quartiere Testaccio, sia nelle riprese all’aperto. In realtà tutto questo serve a restituire sullo schermo la rappresentazione di una storia ambientata nel 1946  che rimane però in stretto rapporto con il nostro tempo, quello della realizzazione del film.[17] La pellicola restituisce la storia di una donna che è costretta a fare i conti con la situazione economica e morale del tempo, capace però di incarnare i cambiamenti, soprattutto sul piano dei sentimenti di speranza, riscatto, desiderio di mutamento e di ribellione contro la violenza subita nella sfera domestica.[18] Proprio su questo tipo di violenza C’è ancora domani compie una sorta di denuncia che si riallaccia alla stretta attualità delle tante vittime tra le  mogli/fidanzate/compagne dei nostri tempi.[19] La fedeltà alla rappresentazione della realtà quotidiana è, infatti, ‘tradita’, grazie all’utilizzo della musica contemporanea; come accade in uno dei momenti di massima tensione di violenza domestica ‘interrotto’ dall’interpretazione jazz di Nessuno a opera del duo di Musica nuda, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti,[20] che trasforma i movimenti dei protagonisti in una danza dall’“aspetto sinistro”, come l’ha definita Paola Cortellesi, molto efficace dal punto di vista narrativo.[21] Similmente la corsa di Delia verso il seggio sotto le note di B.O.B. Bombes over Baghdad di OutKast[22] crea un effetto straniante capace di enfatizzare ancor di più la sequenza in cui tra l’altro appare sullo sfondo dell’inquadratura il muro con la scritta a caratteri cubitali a favore della Repubblica (immagine storica tratta da una foto del 1946)[23] e subito dopo l’autofficina dell’uomo che le aveva proposto una nuova vita insieme. La narrazione, grazie a una tensione che cresce nel corso del film fino a ottenere l’effetto sorpresa del finale, si carica così di un significato altro, convincente e potente (tale da contribuire al successo straordinario della pellicola): ciò che lo spettatore/la spettatrice ha immaginato durante la visione è destinato in realtà a prendere una direzione opposta, di riscatto vero, politico, sancito da un diritto, il suffragio universale. La possibile storia d’amore della protagonista viene posta così in secondo piano a dimostrazione che la liberazione di sé, per le donne, ha anche bisogno di un cambio di prospettiva, in grado di smontare quel paradigma culturale di stampo patriarcale che sempre ha visto le donne dipendenti da un uomo.[24]

Proposte operative

Per permettere alla classe di entrare nelle questioni, dopo la visione del film si sottopongono alcune domande guida per analisi e approfondimenti:[25]

  • Quale è la storia della protagonista?
  • In base a quale costrutto sociale e culturale il marito ha la facoltà di esercitare sulla moglie e sulla famiglia il suo potere e la sua violenza?
  • Perché la scelta di andare a votare è più forte di quella di fuggire con un altro uomo?
  • Quale è il contesto storico in cui la narrazione prende corpo?
  • Le donne nel film quali ruoli ricoprono?
  • Gli uomini nel film quali ruoli rivestono e quali caratteristiche presentano?
  • Perché a Roma nel 1946 sono presenti gli Americani?
  • In che modo il ‘futuro consuocero’ si era arricchito durante il fascismo?
  • Nel film la Guerra e la Liberazione sono presenti? Ci sono dettagli significativi che hai notato a tal proposito?
  • Sapresti indicare alcune delle conquiste ottenute dalle donne nei decenni successivi?
  • Cosa significano le espressioni “emancipazione femminile” e “suffragio universale”?
  • Oggi perché a tuo avviso si può affermare che il “patriarcato non è finito”?

La storia personale di una donna semplice – moglie, madre, amica, lavoratrice occasionale, badante del suocero, vicina di casa in un caseggiato popolare, innamorata,  protagonista (quasi suo malgrado) del cambiamento in atto – permette, dunque, di entrare in argomenti storici rilevanti, facendo lavorare ragazzi e ragazze dal piano della visione a quello della ricerca storica.

In seguito la classe, divisa in quattro gruppi,[26] è coinvolta nella creazione di una ricerca a più voci, in grado di produrre altrettanti elaborati originali (un testo, un’intervista, una video recensione, un corto, un album fotografico, un artefatto digitale) da presentare in prossimità della Festa della Repubblica che siano in dialogo con il film ma anche con le altre ricerche del resto della classe.

Dossier: documenti e temi proposti

I documenti offerti sono di natura diversa con l’intento di offrire una metodologia di cooperative learning che possa attirare l’attenzione e portare a un confronto stimolante tra i componenti del gruppo. Almeno un documento scritto, uno studio storiografico, un video, una foto e un oggetto sono i punti di partenza della ricerca che troverà in seguito nel prodotto originale realizzato la messa a frutto, l’interpretazione, l’arricchimento attraverso l’affinamento delle competenze di ciascuno. Al suo interno il gruppo assegna diversi ruoli:

  1. chi si occupa di tenere un diario di bordo, su cui annota le idee che via via emergono;
  2. chi organizza i diversi materiali in mappe e organizza una scaletta di lavoro;
  3. chi ha il compito di vigilare sui tempi, modera le discussioni, scandisce le fasi;
  4. chi avrà il compito di relazionare in pubblico.

Tutti sono coinvolti nella lettura e studio dei documenti e nella ricerca di ulteriori materiali. I documenti indicati ai diversi gruppi, infatti, sono da intendersi come utili punti di partenza per possibili piste di ricerca. La natura diversa delle fonti e la caratterizzazione temporale talvolta disparata intendono suggerire e incuriosire studenti e studentesse nella realizzazione del loro lavoro critico originale. Il web oggi – se ben utilizzato – offre una ricca documentazione sui temi proposti.

I gruppo – Si indaghi la Storia delle donne dal punto di vista della conquista di diritti e libertà (istruzione, voto, indipendenza economica, autodeterminazione…) in Italia dai primi del Novecento ad oggi.

Il gruppo può scegliere liberamente di approfondire anche solo una questione e/o un periodo storico determinato.

DOCUMENTI

  • documento scritto – “Mercurio” 1946, n. 27-28, numero monografico Processo al ‘46, in particolare il testo a firma della direttrice Alba de Céspedes, e quelli di Anna Banti e Maria Bellonci che fissano il momento del voto
  • testo letto di Tina Anselmi – https://www.youtube.com/watch?v=8EurSGWQ_os
  • studio storiografico – Patrizia Gabrielli (a cura di) Donne protagoniste nelle istituzioni della Repubblica, Viella, Roma 2024, in particolare la prefazione a firma della curatrice, Donne e istituzioni: una complessa congiunzione politica e storiografica, pp. 7-28
  • video – Teresa Vergalli, testimonianza https://www.youtube.com/watch?v=cwlIS_J9XrM
  • foto – il manifesto politico rivolto alle donne al voto
  • oggetto – documento di riconoscimento di Matilde Bassani “Partigiana Combattente”, 12 agosto 1944.[27]

Un fotogramma del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi (2023)
Screenshot scattato dall’autrice

II gruppo – Si indaghi quale è stato l’iter che ha portato all’istituzione della Festa della Repubblica e la sua rappresentazione.

Il gruppo di ricerca è chiamato a ricostruire l’immaginario collettivo e l’evolversi dell’idea e della storia stessa del 2 giugno, con approfondimento a scelta di alcuni momenti storici.

DOCUMENTI

III gruppo – Si analizzi il 1946 in Italia come punto di svolta della Storia del Paese: politica, Assemblea Costituente/Costituzione, democrazia.

Il gruppo nell’analisi del Secondo dopoguerra ricostruisce il contesto nazionale e internazionale, approfondendo in particolare l’Assemblea Costituente (comprese le 21 donne), la configurazione politica del Paese, nella sua espressione di partecipazione condivisa al di là delle differenze di vedute nel redigere la Costituzione italiana (1948).

DOCUMENTI

Un fotogramma del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi (2023)
Screenshot scattato dall’autrice

IV gruppo – Analisi di un successo: perché C’è ancora domani è un film che è riuscito a portare in sala più di cinque milioni di spettatori e spettatrici? Il gruppo analizza il film nella sua complessità: dalle scelte stilistiche (musica, fotografia, uso del B/N, interpreti…) ai contenuti, con l’obiettivo di restituirne una recensione che sia in dialogo con la Storia.[29]

DOCUMENTI

Un fotogramma del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi (2023)
Screenshot scattato dall’autrice

Parte conclusiva

La didattica che sceglie di dedicare un periodo mediamente lungo al 2 giugno può mettere al centro una serie di questioni cruciali e permettere un reale approfondimento nel rivalorizzare una ricorrenza significativa. Il cinema si crede possa essere il punto di partenza, ma anche strumento chiave per entrare in una dimensione critica e trasversale del sapere, in grado di coinvolgere profondamente le nuove generazioni.[31] Andare oltre il mero “mi piace”/”non mi piace” significa rendere attivi, stimolare domande, permettere di fare ricerca con piacere per entrare in questioni storiche da riattraversare mediante nuove lenti. Il dibattito in classe o pubblico (in aula magna ad esempio) e la presentazione dei propri lavori permettono la circolazione di conoscenze e competenze diverse, valorizzando l’apporto di ciascuno nel confronto aperto e fondato, attraverso una discussione e valutazione collettiva, che promuova la circolazione di idee e prospettive. Un test autovalutativo può alla fine permettere una metacognizione interessante: gli studenti e le studentesse riflettono sul processo di analisi, sulle competenze sviluppate, sulle criticità incontrate e su quanto appreso nel percorso. Nella valutazione di Educazione civica e disciplinare si potrebbe tener conto dei risultati raggiunti in termini di partecipazione, senso critico, approccio e utilizzo delle fonti, originalità/creatività, conoscenze storiche e culturali.

Il film – si è verificato in più occasioni – rappresenta uno straordinario strumento di coinvolgimento del pubblico giovane. Scoprire da vicino le qualità formali, interrogarsi sulle scelte compiute dalla regista permette di entrare in una dimensione ‘etica’ oltre che estetica: l’ulteriore indagine su piani diversi, quasi o solo apparentemente indipendenti, arricchisce la comprensione dei fatti storici narrati, il nesso tra storie con la “s” minuscola e la Storia del Paese. Anche se C’è ancora domani enfatizza e separa il ‘bene’ e il ‘male’ in maniera da lasciare poco spazio alle sfumature, restituendo poco della complessità storica, interessanti risultano gli spunti possibili di approfondimento e la rappresentazione del patriarcato.[32]

Un aspetto storico che ci sembra di poter rintracciare è, inoltre, quello della dimensione di ‘festa’: i giorni del 2 e 3 giugno 1946 sono da subito sentiti come tali, ancor prima che si sappia l’esito del Referendum; la partecipazione al voto segna un riscatto, la fine di un periodo terribile, il ritorno alla libera scelta. Andare a votare significa un decisivo segno di discontinuità, un atto politico antifascista, essere liberi di decidere, incidere sul futuro, oltre che sul presente, riconquistare dignità, essere finalmente cittadini e cittadine e non più sudditi. In ogni città e ovunque nel Paese si registra la grande partecipazione: l’affluenza tocca punte oggi inimmaginabili[33].

Far comprendere attraverso la Festa della Repubblica il valore della partecipazione e il percorso storico che quel giorno richiama, diviene occasione per generare nei futuri elettori e elettrici maggiore consapevolezza dei propri gesti e senso di responsabilità,[34] oltre che permettere loro di prendere coscienza e comprendere il ruolo e l’importanza delle donne nella Storia.


Note:

[1] Sulla data tra la ricca bibliografia si rimanda in particolare agli studi di: G. Crainz, 2 giugno 1946. Festa della Repubblica, in S. Portelli (a cura di), Calendario civile. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani, Donzelli, Roma 2017, pp. 131-141; M. Ridolfi, Le feste nazionali, il Mulino, Bologna 2009, pp. 235-270; F. Fornaro, 2 giugno. Storia di un referendum, Bollati Boringhieri, Torino 2021 e il più recente, agile volumetto di U. Gentiloni del 2025. Per approfondimenti si ricordano i sei volumi 2 giugno. Nascita, storia e memoria della Repubblica, Viella, Roma 2020.

[2] Gentiloni, 2025,  pp. 10-11.

[3] Il percorso che qui si propone potrebbe essere adatto anche a una classe terza di scuola secondaria di I grado, rimodellando quesiti e documenti offerti. Non si esclude che il lavoro possa essere svolto in accordo con il consiglio di classe anche in una classe intermedia dei due ordini citati: l’importante è coinvolgere la classe, stando attenti che ci siano i prerequisiti minimi (conoscere, anche se sinteticamente, la storia del Ventennio e la Seconda Guerra mondiale, saper lavorare in gruppo e saper utilizzare fonti diverse).

[4] Sulla questione specifica cfr. P. Gabrielli, 1946, le donne, la repubblica, Donzelli, Roma 2010.

[5] In realtà la prima volta di voto per le donne italiane è stato in occasione delle elezioni amministrative, svolte dal 10 marzo al 7 aprile 1946, in 5722 comuni italiani. Il decreto legislativo luogotenenziale del 1° febbraio 1945 n. 23 aveva riconosciuto il diritto di voto alle donne, iter completato dai decreti del gennaio e marzo 1946.

[6]  Consulente  del film per la ricostruzione del contesto  è stata la storica Teresa Bertilotti.

[7] La sequenza della corsa vista dal lato sinistro con il profilo della figura femminile ricorda un’altra corsa celeberrima del cinema italiano, quella di Anna Magnani di Roma città aperta (Roberto Rossellini, 1945), pur nelle sostanziali differenze del caso.

[8] A questo proposito si rimanda al progetto “Senza rossetto” di Silvana Profeta ed Emanuela Mazzina sull’immaginario femminile alla vigilia del 2 giugno 1946 che presenta alcune preziose testimonianze, disponibile in rete https://www.youtube.com/@senzarossetto3001/featured.

[9] La figlia ha un ruolo decisivo perché le porta, quando è già in fila, il documento elettorale dimenticato a casa. Il film pone in maniera strategica il rapporto madre-figlia: Delia intende scardinare lo status quo fatto di discriminazione e violenza domestica. La busta lasciata sul comodino alla figlia contiene non solo tutti i suoi risparmi a fatica nascosti al marito, ma la speranza per la giovane di un destino diverso, fatto di studio e indipendenza (“Con questi ci vai a scuola. Mamma”). Tale presa di coscienza in Delia si fa chiara nel corso del film: gli approcci del futuro fidanzato della figlia sono rivelatori di una condizione che si ripete identica (“tu sei mia!”), da cui la salva grazie all’impresa del tritolo con cui, in una scena surreale, fa esplodere la pasticceria del padre del ragazzo con la complicità del soldato americano.

[10] Interessante in questa sequenza il campo-controcampo giocato  tra gli sguardi di Delia e il marito/di Delia e la figlia. Nel cinema la tecnica del campo-controcampo è utilizzata in fase di montaggio, articolando le inquadrature in maniera speculare, soprattutto nella ripresa di un dialogo.

[11]  Le immagini di repertorio sono per lo più quelle dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce.

[12] Come ben si intitola la Mostra del 2016 presso Montecitorio, 1946. L’anno della svolta. Le donne al voto, Roma, Camera dei Deputati 2016, il cui catalogo risulta ricco di foto e riproduzioni di documenti ufficiali (disponibile oggi in rete https://visita.camera.it/sites/visita/files/media/documenti/1946_Le_donne_al_voto_impaginatoWEB.pdf).

[13] Cfr. U. Gentiloni, 2025, pp. 17-36, in cui si legge: ”È una pagina fondante, segna l’avvio della democrazia di massa nel quadro della stagione del lungo dopoguerra che si apre fra timori, interrogativi, eredità incerte”.

[14] Cfr. V. Fiorino, Lo spazio pubblico delle donne: suffragio, cittadinanza, diritti politici, in Storia delle donne nell’Italia contemporanea, a cura di S. Salvatici, Carocci, Roma 2025, pp. 53-78. Si pensi che Il 2 giugno 1946 le candidature femminili complessive sono 226: 68 nelle liste del Partito Comunista; 29 in quelle della Democrazia Cristiana; 16 in quelle del Partito Socialista; 14 in quelle del Partito d’Azione; 8 in quelle dell’Unione Democratica Nazionale; 7 in quelle del Fronte per l’Uomo Qualunque e 84 in altre liste. Su 556 deputati eletti le donne sono solo 21: 9 comuniste, 9 democristiane, 2 socialiste e 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque. Cfr. C. Caparello, Le 21 madri costituenti, Le Lucerne, Milano 2025.

[15] Il Neorealismo è un movimento culturale nato in Italia sul finire del secondo conflitto mondiale. Esso trova espressione nel cinema, nella letteratura e nell’arte; è caratterizzato dalla volontà di rappresentare la realtà così come si presenta, privilegiando temi come la guerra, la Resistenza e le difficoltà del Paese nella sua desolazione postbellica. Lo stile è volutamente antiretorico, con una presa diretta sulla realtà. Vengono scelte storie in cui determinanti sono i personaggi umili, talvolta impersonati da attori non protagonisti, dentro ambientazioni reali. Rossellini, De Sica e Visconti nel cinema, Calvino, Pavese, Vittorini, Fenoglio in letteratura e Guttuso in arte furono alcuni dei massimi rappresentanti. Sul Neorelismo la bibliografia è ampia, si rimanda alle pagine ormai classiche – I edizione originale 1958 – di A. Bazin, Che cosa è il cinema? Il film come opera d’arte e come mito nella riflessione di un maestro della critica, Garzanti, Milano 1999 (in particolare la quarta parte “Un’estetica della realtà: il Neorealismo”) e al più recente volume di C. Milanini, Neorealismo. Poetiche e polemiche, Cue Press, Imola 2020.

[16] In particolare il formato in 4:3 della scena iniziale (solo i primi 8’ del film) risulta un forte richiamo, in chiave però di tributo, al Neorealismo. Sul valore dell’uso del bianco/nero si rimanda alla voce dell’Enciclopedia del Cinema Treccani, redatta da Vieri Razzini, Bianco e Nero, 2003 https://www.treccani.it/enciclopedia/bianco-e-nero_(Enciclopedia-del-Cinema)/.

[17] Sullo stretto rapporto tra film e contesto storico in cui nasce cfr. G. De Luna, Cinema Italia. I film che hanno fatto gli italiani, UTET, Torino 2021. Occorre assumere l’ottica di “guardare sapendo di stare guardando”, avendo cognizione della Storia e della stratificazione temporale che è insita nella stessa nostra percezione (R. Falcinelli, Cromorama. Come il colore ha cambiato il nostro sguardo, Einaudi, Torino 2017, cit. a p. 411).

[18] Sul tema cfr. L. Schettini, La violenza maschile contro le donne, in Storia delle donne nell’Italia contemporanea, a cura si S. Salvatici, cit., pp. 135-162.

[19] Cfr. C. Paternò, Paola Cortellesi: “Così do voce alle donne maltrattate, in Cinecittà News, 18/10/2023, https://cinecittanews.it/paola-cortellesi-cosi-do-voce-alle-donne-maltrattate/.

[20] Musica nuda, Nessuno, in Musica nuda, Storie di note, 2004 (13° brano dell’album), re-interpretazione originale del brano portato al successo da Mina nel 1959.

[21]  Qui la stessa regista spiega come e perché ha scelto di rappresentare la violenza domestica senza mostrarla https://www.youtube.com/watch?v=hhXsUQd1Z2Y. Qui la scena in questione https://www.youtube.com/watch?v=FWHECA1uV0k.

[22]  OutKast, B.O.B. Bombes over Baghdad, da Stankonia, LaFace Records e Arista Records, 2000.

[23] Per rivedere la sequenza https://www.youtube.com/watch?v=DMHbT7YQwag (scena finale). La foto storica è disponibile in rete https://it.wikipedia.org/wiki/File:Via_di_Villa_Certosa_(Roma,_1946).jpg.

[24]  Su un simile cambio di paradigma per la liberazione delle donne è sempre valido il punto di riferimento di V. Woolf, Una stanza tutta per sé, Feltrinelli, Milano 2013 (I ed. originale 1929). Si rimanda anche a Protagoniste alle origini della Repubblica. Scrittrici, editrici, giornaliste e sceneggiatrici italiane, a cura di L. Di Nicola, Carocci, Roma 2021.

[25] Si può scegliere di fare un dibattito in classe o assegnare un’esercitazione da svolgere a casa per poi aprire il confronto in aula.

[26] L’insegnante potrà scegliere in autonomia l’eterogeneità dei gruppi per genere e interessi, oltre che per competenze.

[27] Reperibile in rete: foto dall’Archivio storico e fotografico della famiglia Finzi a Milano, riprodotta in http://www.museoferrara.it/view/s/405b891e3f334ab5bcc1955b3e66609f.

[28] Crainz, 2017.

[29] Un film oltre a rimandare al tempo storico rappresentato, dialoga sempre con il proprio tempo: su questo si veda S. Morganti e A. G. Salassa (a cura di), Scolpire il tempo: cinema e storia, cinema è storia, in “Novecento.org”, n. 24, dicembre 2025.

[30] Cfr. quanto già riportato in nota 8. Nella propaganda elettorale si sottolineò il pericolo per le donne di macchiare con il rossetto e invalidare la scheda elettorale nel momento in cui doveva essere umettata per essere incollata. Nel film non a caso la sequenza delle donne davanti all’urna si sofferma sul gesto che tutte compiono di togliersi il rossetto:  un gesto carico di significato simbolico, oltre che pratico.

[31] Su questo si rimanda su Novecento.org a S. Morganti, Il cinema a scuola: quale esperienza e quale metodologia? Riflessione sulla memoria della Shoah tra visibilità e invisibile, in “Novecento.org”, n. 19, giugno 2023.

[32] Nel film il patriarcato è dominante in tutte le classi sociali: dalla famiglia benestante presso cui Delia si reca per ‘le punture’ ad un anziano, alla famiglia arricchita del possibile fidanzato, incidendo anche sulla vita difficile di una commerciante vedova fino a trionfare in quella della protagonista, in cui la violenza psichica, fisica e verbale trova rispondenza in tutte le generazioni di uomini presenti (nel vecchio suocero Sor Ottorino, nel marito Ivano, nei figli Sergio e Franchino). In Italia un dibattito su questo si è riacceso dopo le parole di denuncia della “cultura patriarcale” da parte di Elena Cecchettin, sorella di Giulia, vittima di violenza l’11 novembre 2023 a Fossò (VE), una morte che ha scosso profondamente l’opinione pubblica: si rimanda all’osservatorio della Fondazione Giulia Cecchettin, https://fondazionegiulia.org/risorse/.

[33] Votò l’89,08 degli aventi diritto; con una forbice che di provincia in provincia variava dal 75% al 90%. Le donne ebbero un ruolo ed un peso determinanti: votarono infatti 12.998.131 donne, contro 11.949.056 uomini. E tutto questo quando in Italia è in carica ancora il Re che vota lui stesso al seggio, per poi lasciare l’Italia pochi giorni dopo definitivamente, un fatto questo unico nella storia, che Calamandrei definisce non a caso “miracolo”(Calamandrei, 1946).

[34] Sulla crescente disaffezione al voto in Italia si pensi soltanto agli esiti in termini di partecipazione dell’ultimo referendum di 8-9 giugno 2025: ha votato solo il 29,90% degli aventi diritto.