Select Page

Svegliarsi adulti di Roberta Mori

<em>Svegliarsi adulti</em> di Roberta Mori

La copertina del libro tratta dal sito dell’editore Einaudi

R. Mori
Svegliarsi adulti
Einaudi, Torino 2025, pp. 328

Un testo plurale che parla ai giovani

Se Primo Levi non avesse scritto Ferro, quarto racconto del Sistema periodico, probabilmente non avremmo mai incontrato il suo amico Sandro sulla nostra strada; ma se Roberta Mori non avesse scritto Svegliarsi adulti non avremmo mai conosciuto così a fondo Sandro Delmastro, capo partigiano del Comando militare piemontese del Partito d’Azione, torinese di nascita, originario della Serra d’Ivrea.

Il libro, frutto di una ricerca rigorosa durata anni e ricchissimo di materiali inediti, si mostra fin dalle prime pagine come un testo plurale. È una biografia, perché ricostruisce la vicenda umana di un giovane partigiano classe 1917, ma è anche un saggio storico che racconta la Resistenza, le speranze e le illusioni di un’intera generazione; è un album fotografico, in cui le immagini costituiscono non un semplice corredo ma una vera e propria funzione del testo; però è anche un emozionante carteggio privato, da cui prende forma l’immaginario di tanti giovani, vivido nell’intreccio di amicizie, sogni, paure, lotte di ragazzi e ragazze poco più che ventenni, che si ritrovarono a vivere una stagione irripetibile; e ancora è un romanzo d’avventura e di formazione, dove la letteratura incrocia la storia drammatica da cui è nata la nostra democrazia senza confonderla e confondersi, e dove si legge per quali vie la ricerca della libertà dall’oppressione accompagnò persone comuni – che assunsero su di sé la responsabilità di scelte fondamentali – ad abitare la Storia, consegnandole per sempre alla memoria individuale e collettiva.

In questa molteplicità di trame, si nota subito un filo che percorre tutta l’opera, e che, come vedremo, l’ha generata; un leitmotiv che apre e chiude il volume, che individua già dalla dedica[1] il suo pubblico ideale, trasformandolo anche in un testo di pedagogia della Resistenza: la scuola.

Roberta Mori di scuola se ne intende, perché da anni ricopre il ruolo di responsabile della ricerca e delle attività didattiche del Centro internazionale di studi Primo Levi, incontra docenti e studenti, li forma in corsi e seminari, dialoga incessantemente con loro. Ha inoltre curato due edizioni scolastiche delle opere di Primo Levi, I sommersi e i salvati insieme a Martina Mengoni e Il sistema periodico con la collaborazione di Maria Vittoria Barbarulo, oltre ai numerosi kit didattici per aiutare gli insegnanti a scoprire e approfondire le opere primoleviane e a utilizzarle nella loro pratica didattica.

Non è un caso che Svegliarsi adulti prenda avvio proprio dalla rievocazione del terzo mestiere[2] dello scrittore torinese, da cui Mori sembra ricevere idealmente il testimone, per continuare quello scambio con il mondo della scuola che stava così a cuore a Levi. E se Il sistema periodico,[3] pubblicato nel 1975, faceva conoscere «la notte dell’Europa»[4] e la guerra combattuta dai loro coetanei, a ragazzi e ragazze degli anni Settanta che assistevano a un ritorno del fascismo e respiravano un clima arroventato e pericoloso, questo saggio ha come destinatari ideali gli studenti e le studentesse di oggi, sempre più lontani da quegli eventi, ma comunque assetati di conoscere ciò che è stato nel nome della libertà. Da questo punto di vista la figura di Sandro Delmastro rappresenta un serbatoio inesauribile di argomenti e di spunti didattici da sperimentare e approfondire, perché il suo percorso di formazione, avvenuto in un periodo cruciale della nostra storia, offre ai giovani lettori una chiave di decodifica della realtà, utile ad orientarsi nella propria vita personale, attraverso scelte responsabili e consapevoli, e nella società civile, attraverso un codice di valori umani indiscutibili.

 

Trasgressioni formative

Nella sua ricostruzione storica, Roberta Mori evidenzia come la formazione di Sandro e il suo apprendistato alla Resistenza avvengano in un contesto che, nonostante la cappa omologante del regime fascista e i venti di guerra, brulica di vita e di slanci, a volte richiedendo di accelerare sui riti di passaggio per diventare adulti, altre volte interrompendo percorsi pieni di futuro. I luoghi di questa formazione sono sostanzialmente due: l’università e la montagna.

Sandro Delmastro si iscrive alla facoltà di chimica dell’Università di Torino ed è lì che incontra Primo Levi, precisamente durante le lezioni di analisi qualitativa del secondo anno. È il 1939, le leggi razziali erano state emanate l’anno prima e l’ariano Sandro le trasgredisce, per carattere, nei fatti. Lo chiarisce bene Primo Levi intervistato da Giorgio Bocca:

Il fatto delle leggi razziali ha funzionato come reattivo, su questo non c’è dubbio; però un uomo come Sandro Delmastro avrebbe fatto le sue scelte in qualunque luogo e in qualunque tempo, proprio per la sua nativa tempra morale.[5]

Aveva tanti amici ebrei, ebrea era anche la sua fidanzata Esther Valabrega, e tutti lo consideravano «l’amico degli ebrei». Stiamo parlando di un giovane di 21 anni che studia ed esercita la cittadinanza naturalmente, tenendo fede solo alla propria coscienza e al proprio spirito libero.

Ma la montagna è la vera grande ingenua passione di Sandro Delmastro e in quell’amore illimitato tira dentro anche Primo Levi, con il quale stringe un sodalizio che proprio nella montagna si compie definitivamente: «Mi spiegò che il suo hobby, l’alpinismo, era molto importante per la sopravvivenza. […]Mi insegnò l’importanza di resistere alla fatica, allo stress, al pericolo, al freddo, alla fame».[6] L’enumerazione di Levi mette in fila retrospettivamente quello che avrebbe più tardi vissuto ad Auschwitz: appare chiaro come la montagna dunque fosse considerata una palestra che aveva consentito ai ragazzi di allenarsi alla vita presente e futura, un laboratorio di esperienze dirette su cose imparate all’università, ma anche di prove di resistenza in condizioni estreme, e come fosse stata la verifica dei limiti e del potenziale umano individuale. Stare in montagna aveva significato insomma mangiare la carne dell’orso: l’espressione è tratta dal romanzo Smoke Bellew di Jack London, un autore che Sandro amava tantissimo,[7] e che non solo fornisce ai giovani alpinisti il repertorio avventuroso e immaginifico per le loro scalate, ma preannuncia le strenue difficoltà che di lì a poco essi avrebbero dovuto affrontare nei loro diversi destini. L’autrice del saggio fa dialogare continuamente la letteratura con la realtà biografica, perché tale connessione è insita nelle vicende dei protagonisti di questa storia, non si può spezzare, e se lo facessimo, non capiremmo le motivazioni profonde che spinsero Sandro e molti della sua generazione a scegliere di diventare partigiani.[8]

 

Una sequenza cinematografica

Il terzo capitolo di Svegliarsi adulti racconta la scelta resistenziale di Sandro Delmastro che, dopo la carriera come ufficiale della Regia Marina e l’esperienza della malattia, allo scoccare dell’8 settembre decide di combattere da partigiano per liberare l’Italia dall’oppressore, approdando naturalmente al Partito d’Azione. È la parte centrale del libro, dove la materia si fa epica e lo stile della scrittrice, sempre colto e incantevole,[9] qui si innalza in lirismo, rivelando una totale adesione etica e morale alla Resistenza e una partecipazione emotiva profonda alla vicenda umana di Sandro, senza mai perderne in rigore storiografico. La pagina della morte del giovane partigiano resta uno dei punti più elevati della prosa di questo saggio e si dipana come la sequenza di un film neorealista. Siamo a Cuneo, Sandro è arrivato lì per una missione, partito da Torino. Ma lo attende la Muti, una sorta di legione straniera italiana, che agisce per conto della Rsi, e nelle cui file milita il carnefice-bambino che porrà fine alla vita del giovane azionista. La cinepresa è guidata da Anna Delfino, fidanzata di Nuto Revelli, partigiano e futuro scrittore, che dalla finestra della sua casa in via Vittorio Amedeo 22, dopo aver sentito due spari, osserva la scena della fine di Sandro. È il 3 aprile 1944. Scrive Roberta Mori, riportando la testimonianza della ragazza:

Non aveva mai visto nessuno correre così: sembrava volasse e infatti ai lati del suo corpo i lembi dell’impermeabile si sollevavano orizzontalmente come se fossero un paio d’ali. Poi si udirono altri due colpi, il ragazzo alzò le braccia, fece una specie di piroetta su se stesso e crollò a terra.[10]

Come si può non pensare alla morte di Pina in Roma città aperta[11] di Rossellini? In quella sequenza indimenticabile il corpo di Pina sembra staccarsi dalla strada mentre corre verso il suo Francesco e viene uccisa all’istante; poi la cinepresa riprende il cadavere dall’alto. Ma mentre nel film il parroco accoglie tra le braccia il corpo della donna in un gesto di pietà,[12] nell’episodio della morte di Sandro quella pietà è negata e il suo cadavere è abbandonato sul viale per poi essere buttato su un furgoncino dei rifiuti. È il topos epico intramontabile del corpo straziato, del cadavere insepolto, ennesimo gesto impius all’interno di quella guerra e di tutte le guerre, in cui si replica ogni volta lo ‘scandalo della Storia’.[13]

 

Letteratura e Storia

L’ordito di Svegliarsi adulti si compone delle interferenze, senza cortocircuiti, tra la grande letteratura e la Storia. La narrazione presenta una cornice narrativa segnalata dai capitoli intitolati Ferro, che disegnano una sorta di contrappunto all’intera ricostruzione. Con la scrittura di Ferro, su questo personaggio così particolare ed esemplare allo stesso tempo, Primo Levi ha aperto un’istruttoria, che, dopo quasi cinquant’anni, l’autrice ha preso in carico, per ricostruirne una precisa identità storica, integrata da significative implicazioni pedagogiche: contribuire a dare concretezza fisica a chi ha subito l’offesa e a chi ha combattuto per la libertà e la democrazia di cui oggi tutti noi ancora godiamo.

Una delle caratteristiche più intriganti di Primo Levi è proprio quella di aver creato degli ambigeni,[14] cioè dei personaggi dalla doppia natura, letteraria e storica: l’autore avvisa il lettore che anche il protagonista di Ferro è da prendersi «per quello che è, cioè una elaborazione soggettivamente fedele, obiettivamente forse infedele»[15] perché è inevitabile che ci sia una distanza tra letteratura e realtà storica. Pur tuttavia noi sappiamo che Levi, come Dante, non prescinde mai dalle figure realmente esistite, che fungono da anticipazione dei personaggi letterari. Tocca a noi andare a riprenderle attraverso un procedimento memoriale e scientifico; ed è quello che ha fatto Roberta Mori. Lavorando in prima battuta a una voce di Wikipedia su personaggi storici presenti nelle opere di Primo Levi (tra questi Alessandro Delmastro, appunto), nell’ambito di un progetto promosso dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza, ha avuto l’idea di approfondire il personaggio di Sandro. Questo momento è indicato dall’autrice come la genesi del suo saggio, che si è realizzato attraverso una febbrile, totalizzante ricerca personale, nutrendosi delle molteplici attività didattiche da lei svolte con il Centro Studi Primo Levi, minuziosamente descritte nel capitolo di congedo Quello che resta. Tra le tante questioni poste da questo volume, anche la verifica dell’autenticità e della credibilità riguardanti le fonti, soprattutto quelle digitali (che come abbiamo visto per le voci di Wikipedia dipendono dalle competenze e dal rigore scientifico di chi le cura)[16] nell’era “artificiale” delle fake news, suggerisce riflessioni urgenti.

Una volta chiesi a Roberta Mori per quale motivo amasse così tanto Il sistema periodico, perché lo avesse scelto tra i testi di Primo Levi, e lei mi ripose che in quel libro c’è tutto quello che serve a vivere.

Ecco: in Svegliarsi adulti c’è tutto quello che serve alla scuola – e quindi alla civiltà – di oggi e di domani.

 


Note:

[1] «A Giulietta, perché conosca la nostra storia», R. Mori, Svegliarsi adulti, Einaudi, Torino 2025

[2] Il sintagma indica la presenza di Primo Levi, per incontrare gli studenti delle diverse scuole italiane. Per lui si trattava di un vero e proprio mestiere, dopo quello di chimico e di scrittore.

[3] In particolare i racconti Idrogeno, Zinco, Ferro, Potassio, Nichel, Fosforo.

[4] L’espressione è presente in Zinco.

[5] Mori, 2025, p. 35.

[6] Mori, 2025, p. 35.. Intervista a Primo Levi realizzata a Torino per il programma televisivo Bookmark, Bbc 2, trasmesso il 17 ottobre 1985 in occasione della traduzione inglese del Sistema periodico. Una traduzione letterale dell’intervista è stata pubblicata su «L’Ateneo [Torino]» XIII, n. 3, maggio-giugno, pp. 9-13.

[7] Per approfondire questo aspetto si legga a questo link https://www.primolevi.it/it/caccia-liberta-carne-dellorso-alpi-klondike l’articolo di Roberta Mori, pubblicato sul sito del Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino.

[8] Significativa è la prima epigrafe del saggio, tratta dalla poesia Partigia di Primo Levi, che testimonia l’urgenza e l’inevitabilità di questa scelta. ID., Svegliarsi adulti, p.3

[9] L’aggettivo è stato utilizzato dalla conduttrice della trasmissione radiofonica Fahrenheit di Rai Radio3 nella puntata dedicata al saggio di Roberta Mori, andata in onda il 25 aprile 2025.

[10] ID., Svegliarsi adulti, p.202.

[11] Roma città aperta (di R. Rossellini, Excelsa Film, 1945)

[12] Per approfondire l’analisi delle immagini del film di Rossellini, si legga l’articoo al link: https://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=1123.

[13] L’espressione è parafrasata dal sottotitolo del romanzo La Storia di Elsa Morante.

[14] Il termine, coniato da Primo Levi, è presente nel suo racconto Nel parco.

[15] ID., Svegliarsi adulti, p. 12.

[16] Si vedano: F. Febbraro, Wikipedia, la palestra della storia pubblica: didattica “anche” in classe, in “Novecento.org”, n. 10, agosto 2018. DOI: 10.12977/nov261; E. Manera, Wikipedia come storia pubblica. Com’è e come potrebbe essere, in “Novecento.org”, n. 10, agosto 2018. DOI: 10.12977/nov256; E. Mastretta, Scrivere di storia contemporanea su Wikipedia. Una proposta per un laboratorio on line, in “Novecento.org”, n. 16, agosto 2021. DOI: 10.52056/9788833139883/15; I. Pizzirusso, Wikipedia: uno spazio per la public history?, in P. Bertella Farnetti, C. Novelli (a cura di), La storia liberata. Nuovi sentieri di ricerca, Mimesis, Milano 2020.