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«Compagni di un cammino». Incontri e amicizie nell’opera di Primo Levi. Strumenti didattici per le scuole secondarie di II grado

«Compagni di un cammino». Incontri e amicizie nell’opera di Primo Levi. Strumenti didattici per le scuole secondarie di II grado

“Primo Levi nel Laboratorio di analisi quantitativa dell’Istituto di Chimica, Università di Torino, Febbraio 1940. Per gentile concessione della famiglia Levi “

Abstract

Nelle opere di Primo Levi si trovano un gran numero di figure che si collocano a metà strada fra l’elaborazione letteraria e il documento, persone storiche e insieme personaggi. Queste figure hanno accompagnato il cammino di Levi, inteso sia come percorso biografico che come itinerario spaziale, intrecciando con l’autore legami di affetto e di solidarietà, con sfumature e significati di volta in volta differenti. Il percorso online “Compagni d’un cammino” sul sito del Centro Studi Primo Levi si muove fra ricerca storica e analisi letteraria con l’intento di indagare una rete di relazioni e di tracciare una linea di continuità fra il passato e il presente.

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In Primo Levi’s works, there are a great many figures who occupy a space halfway between literary creation and historical record – people who are both historical figures and fictional characters. These figures have accompanied Levi on his journey – understood both as a biographical path and as a geographical itinerary – forging bonds of affection and solidarity with the author, with nuances and meanings that vary from case to case. The online exhibition ‘Compagni d’un cammino’ on the Primo Levi Study Centre’s website moves between historical research and literary analysis with the aim of exploring a network of relationships and drawing a line of continuity between the past and the present.

Agli amici

Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d’un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L’anima, l’animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo,
Prima che s’indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l’impronta
Dell’amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l’augurio sommesso
Che l’autunno sia lungo e mite.[1]

Introduzione

Sul sito del Centro Internazionale di Studi Primo Levi è stato creato, a cura dell’Area didattica, un nuovo progetto per le scuole dal titolo Compagni d’un cammino, (https://www.primolevi.it/it/compagni_cammino_preview) incentrato su un sentimento che ha accompagnato l’uomo fin dalle sue origini: l’amicizia. Il progetto è nato dopo aver notato come, durante la visita alla mostra I mondi di Primo Levi, proposta del Centro Studi a Torino nell’anno scolastico 2023/2024, gli studenti fossero particolarmente interessati al mosaico di legami e amicizie coltivate dal giovane Levi in un periodo difficile, segnato da dittature, leggi razziali e deportazioni. Inoltre negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni volumi che approfondiscono la biografia di alcuni amici di Levi (Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo di Carlo Greppi[2] su Lorenzo Perrone, Vite da ariani di Guido Dalla Volta[3] sulla storia dello zio Alberto e Svegliarsi adulti di Roberta Mori[4] su Sandro Delmastro). Questi nuovi studi si intrecciano bene con alcuni argomenti approfonditi nell’itinerario di visita della mostra: la Resistenza, la giovinezza di Primo Levi, la montagna, le amicizie. Da qui è sorta l’esigenza di creare un contenitore al cui interno fossero presenti le amicizie significative di Primo Levi, di indagare quella rete di relazioni estesa e ramificata in molte direzioni e di tracciare una linea di continuità fra il passato e il presente, arrivando a scoprire che, in fin dei conti, le aspirazioni, i sogni e le paure dei ragazzi di ieri non sono poi troppo diversi da quelli dei ragazzi di oggi.

Lo spazio online è composto da un’introduzione sul tema dell’amicizia, otto clip video (una per ciascun amico), un “Dizionario dell’amicizia” e un kit didattico che riprende e approfondisce il contesto storico e culturale che ha fatto da sfondo alla nascita e al consolidamento delle amicizie in questione. Nell’introduzione, attraverso un breve excursus, si evidenzia che il legame di amicizia è stato oggetto di studio da parte della filosofia nel passato: per Cicerone era una delle virtù più nobili, come si evince dal suo trattato De Amicitia, mentre ai giorni nostri il filosofo e sociologo Geoffroy de Lagasnerie afferma che coltivare l’amicizia rientra tra le “prospettive utopiche”, perché ci permette di uscire dalla società ma non per vivere isolati, bensì per allontanarsi dai “dispositivi normativi dell’esistenza” e per creare una nuova etica.[5] Anche la poesia, la letteratura e la musica (quest’ultima indiscussa protagonista nelle vite dei giovani d’oggi) hanno sempre dato rilevanza a questo prezioso sentimento: all’interno del progetto numerosi sono gli esempi che mescolano i generi e i livelli, da Cicerone fino alla cultura pop.

Naturalmente ampia parte dell’introduzione è riservata a Primo Levi: l’amicizia ha un ruolo essenziale nella sua visione del mondo, come emerge nella poesia Agli amici, sopra riportata. L’aspetto più importante dell’amicizia, per Levi, è il suo valore formativo che si manifesta soprattutto negli anni giovanili, quando si è più disponibili a subire l’influenza degli altri e si compiono insieme delle “imprese” irripetibili e memorabili. Vengono quindi presentate le otto clip video (disponibili gratuitamente on demand, previa registrazione sul sito www.primolevi.it), dalla durata che varia dai 5 ai 9 minuti, ciascuna dedicata a un “compagno di viaggio” di Levi: da Alberto, Lorenzo e Pikolo di Se questo è un uomo, a Vanda Maestro e Alberto Salmoni, passando per Leonardo e Cesare della Tregua fino a Sandro, l’indimenticabile protagonista del racconto Ferro del Sistema periodico.

Il pianeta dei rapporti umani non è stato esplorato soltanto dal punto di vista della speculazione teorica e della trasposizione letteraria: nell’anno scolastico 2025/2026 l’amicizia, nella sua forma concreta di incontro e collaborazione fra persone, è stata il motore di un gemellaggio  che ha unito una classe quinta del Liceo Classico Massimo D’Azeglio di Torino (istituto frequentato da Primo Levi) e una del Liceo Scientifico Annibale Calini di Brescia (scuola frequentata da Alberto Dalla Volta), con l’idea di perpetuare idealmente e di coniugare al presente il legame che unì i due ragazzi ad Auschwitz. In seguito a un paio di incontri preliminari svolti dal personale dell’Area Didattica del Centro Studi in entrambi i licei (sia in presenza che per via telematica), si sono create una ventina di coppie di studenti, ciascuna formata da un ragazzo torinese e uno bresciano, con il compito di ragionare su alcune parole tratte dal racconto Cerio del Sistema periodico. È stato realizzato quindi un Abbecedario, che raccoglie ventuno brevi saggi ispirati a parole precedentemente individuate. Il lavoro è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino. Gli studenti hanno riconosciuto nel gemellaggio una specie di passaggio del testimone, una staffetta o, per riprendere le loro stesse parole, un «passaggio di fiamma», se consideriamo l’amicizia un fuoco che ci mantiene vivi quando tutto va storto o sembra perduto.  I ragazzi l’hanno definita «una fiamma prometeica»  perché in un contesto come il Lager, in cui ciascuno era portato a vedere nell’altro soltanto un rivale nella lotta per la sopravvivenza, coltivare un rapporto di amicizia significava esercitare le prerogative più alte dell’essere umano, avere il coraggio e la forza morale di attuare una forma di resistenza invisibile eppure salvifica rispetto al sistema concentrazionario:  e la salvezza in gioco era, in questo caso, la salvezza interiore, anche se la solidarietà che spingeva Primo e Alberto a unire le forze per opporsi all’oppressione comune li aiutò anche a sopravvivere materialmente, come si comprende leggendo Cerio. Se il Lager mirava a demolire l’uomo e a ridurlo a un numero, a un “pezzo” inerte e inerme, il legame reciproco favoriva e alimentava un atteggiamento poco incline alla resa: la disponibilità ad aguzzare l’ingegno per attuare nuove strategie di sopravvivenza, senza però perdere quel nucleo umano e morale che proprio nel loro rapporto trovava espressione e compimento. Nel corso del progetto la scrittura di Levi si è dischiusa pienamente nella sua duplice valenza di vendetta incruenta contro gli aguzzini, affinché attraverso il racconto il mondo sappia e le nuove generazioni conoscano che cosa è stato Auschwitz, e opera di restituzione di chi non c’è più: non soltanto ricordo, ma tentativo di richiamare in vita.  E fintanto che i giovani leggeranno Levi, Alberto, scomparso nella marcia della morte, ritornerà idealmente a casa. È tutto quello che la letteratura riesce a fare, e non è poco.  In questo modo si è saldato il cerchio fra la pagina scritta e la vita quotidiana degli studenti.

«Parole, parole, parole»: la voce di Levi, il Dizionario dell’amicizia e i testi delle canzoni

I contenuti dei video non mirano a ricostruire semplicemente le vite dei protagonisti   – sebbene una breve nota biografica accompagni, sotto forma di didascalia fissa, ciascuna clip ‒ ma all’interno di essi vengono messe in rilievo, grazie alle parole di Levi, le qualità di ciascuno e l’importanza che ha avuto per lui. Semplici parole o definizioni più articolate, affiancate a immagini di archivio e documenti, rendono le clip agevolmente fruibili anche dai più giovani. Ad esempio di Sandro Delmastro Levi scrive che aveva un “effetto catalizzante”, ovvero che era in grado di influenzare positivamente gli amici; di Alberto Dalla Volta che era rimasto “illeso”, “incorrotto” e che rappresentava un “buco nel tessuto rigido del lager”, volendo così esaltare la sua estraneità all’universo concentrazionario di Auschwitz; di Lorenzo Perrone che era una persona “semplice”, che agiva per “puro altruismo”, senza tornaconti personali o secondi fini; di Vanda Maestro che aveva una “sensibilità sottile”, un’attitudine molto acuminata a risentire sentimenti ed affetti.

La scelta degli otto “compagni di cammino” non è stata casuale: non sono stati considerati gli amici tout court, ma ci si è concentrati su quelli ritratti nelle pagine dell’opera omnia di Levi, per poter unire le parole su ciascun personaggio con la relativa storia. E infatti è proprio la voce dello scrittore a raccontare quelle vicende. A corredo dei video vengono suggeriti alcuni esercizi sui protagonisti delle clip che i/le docenti possono fare svolgere ai loro studenti e alle loro studentesse. Ad esempio per quanto riguarda il personaggio di Leonardo un esercizio è quello di realizzare un breve podcast sulla sua vita, leggendo preliminarmente la voce Wikipedia a lui dedicata e consultando il libro di Anna Segre, Un coraggio silenzioso. Leonardo De Benedetti, medico, sopravvissuto ad Auschwitz (Zamorani 2008). O ancora, nella clip dedicata a Cesare, al secolo Lello Perugia, si somministra ai ragazzi un esercizio di scrittura creativa: scegliere un amico con tratti caratteriali opposti ai propri e trasformarlo in un personaggio letterario “arrotondando” le sue caratteristiche in modo che siano funzionali al discorso che si vuole fare.

Si è pensato poi di far risaltare le qualità dei compagni di Levi creando un’apposita sezione denominata “Dizionario dell’amicizia”, dove vengono raccolti e spiegati i significati dei termini che lo scrittore accosta ai suoi amici per descrivere le loro peculiarità e la natura del vincolo che li univa, contestualizzandoli all’interno del suo pensiero. Anche le parole del dizionario sono oggetto di alcune proposte di attività, insieme ad altri esercizi che inducono gli studenti a confrontarsi con quei personaggi, chiedendo loro in alcuni casi di instaurare collegamenti e parallelismi con le loro esperienze personali. Completano il quadro alcuni esercizi di comprensione del testo. Una delle attività ricorrenti consiste nel far costruire il ritratto dell’amico protagonista di una clip dall’intelligenza artificiale, inserendo in chatbot le qualità descritte da Levi come parametri/prompt su cui crearlo: un ottimo modo per vedere come i nuovi strumenti digitali possano replicare il personaggio in un’immagine che sarà sicuramente differente dall’originale, ma allo stesso tempo interessante da analizzare.

Un altro esempio di esercizio è quello che prevede, in quasi ogni clip video, la presenza di una canzone sull’amicizia. Si richiede innanzitutto l’ascolto del brano, la sua traduzione nel caso in cui sia in lingua straniera, e poi un lavoro sul testo o su parte di esso. Nel caso della clip di Sandro Delmastro si è scelto di usare la ballata Eurialo e Niso della band marchigiana Gang. Qui viene richiesta una ricerca sui due personaggi mitologici che danno il titolo alla canzone, per poi passare a focalizzarsi su alcuni passaggi del testo, sollecitando lo studente a fornire un’interpretazione personale. Nella clip dedicata a Alberto Dalla Volta si trova invece Ti lascio una parola (Goodbye) dei Nomadi, in cui si propone di instaurare un parallelismo fra alcuni segmenti del brano e il destino del giovane amico di Primo Levi, per poi riflettere sul valore dell’amicizia anche in quei casi in cui le due persone coinvolte sono distanti l’una dall’altra. Un esempio di brano in lingua straniera è invece You’ve got a friend di Carole King, inserito a margine della clip di Alberto Salmoni. In seguito all’ascolto e alla traduzione del testo, che esprime con intensa dolcezza l’importanza di un’amicizia, la consegna per i ragazzi è quella di immaginare come si evolverà in futuro il rapporto con i loro migliori amici.

Dalla microstoria alla Storia: il kit didattico

Nell’ultima parte del progetto, in coda alle clip e alla sezione del “Dizionario dell’amicizia”, viene proposto un kit didattico, pensato per il triennio delle scuole superiori, composto da cinque approfondimenti sulla “generazione degli anni difficili” (così come recitava il titolo del libro-inchiesta del 1962 a cura di Ettore A. Albertoni ed Ezio Antonini) e da un’appendice finale. Non bisogna infatti dimenticare che i giovani di allora hanno vissuto il loro “romanzo di formazione” sotto il regime mussoliniano e che gli scenari che hanno fatto da cornice alla nascita di queste amicizie sono stati la guerra, le leggi razziali, la persecuzione, la deportazione. Il kit è nato sotto l’influsso della lettura del volume a cura di Rosanna Morace Strapparsi di dosso il fascismo. L’educazione di regime nella generazione degli anni difficili,[6] una raccolta di saggi che indaga il peso che hanno avuto la lingua, la retorica e la scuola fasciste sui ragazzi nati durante il Ventennio e il processo lento e accidentato che ha portato alcuni intellettuali e scrittori, che pure avevano subito quel tipo di indottrinamento, a svincolarsi, ciascuno a modo suo, dall’ideologia di regime. Vi è un salto dalla microstoria alla Storia e quindi alle voci dei protagonisti che hanno lasciato testimonianze su quel periodo (Primo Levi, Luigi Meneghello, Luciano Bianciardi, Beppe Fenoglio, Pietro Chiodi, ecc..).

I contenuti del kit didattico sono:

  1. L’educazione dei bambini sotto il fascismo;
  2. La fase della ribellione velleitaria al regime;
  3. Una generazione senza maestri?;
  4. Dire di no (il rifiuto del fascismo e la scelta della Resistenza);
  5. Con le armi o senza le armi (ovvero i modi di operare delle tante Resistenze).

In ciascuna parte del kit vengono proposti materiali per un ampio lavoro di approfondimento e di discussione che dovrebbe vedere il coinvolgimento attivo degli studenti.

1) L’educazione dei bambini sotto il fascismo è fondamentale per capire il contesto in cui un’intera generazione è cresciuta. Con la Riforma Gentile del 1923 e l’acquisizione del Testo unico di Stato a partire dall’anno scolastico 1929/1930, si iniziava e portava a compimento la fascistizzazione della scuola. Le adunate, la divisa da balilla, il culto dei martiri fascisti, l’idea del sacrificio in battaglia, il giuramento al Duce, il senso di appartenenza a una grande nazione tanto da essere disposti a tutto pur di difenderla, erano pane quotidiano per i giovani scolari. In seguito alla lettura di alcuni passi tratti dal Balilla Vittorio di Roberto Forges Davanzati[7] (che fu il testo unico per la classe quinta elementare dal 1930 fino al 1938) e di Fiori italiani di Luigi Meneghello,[8] in cui l’autore torna a riflettere, sotto le spoglie del suo alter ego S., sull’educazione ricevuta, sono presentati una serie di esercizi sui testi finalizzati sia alla contestualizzazione del tema, sia ad una sua riattualizzazione attraverso il confronto con il presente. Ad esempio, come attività da svolgere in classe, in seguito alle due letture di Forges Davanzati e di Meneghello, gli studenti sono invitati a delineare i tratti peculiari ed emblematici dell’educazione fascista in relazione alle vicende narrate, ai personaggi dei racconti e alle loro conversazioni. Invece, come ulteriore approfondimento a casa, si suggerisce ai ragazzi di ricercare nel portale https://www.scuoladelfascismo.it/ le immagini che la propaganda fascista era solita includere sulle copertine dei testi scolastici, sui diari e sulle pagelle e che si collegano bene con l’idea di pedagogia di regime descritta nel testo di Meneghello. Al termine si propone di allestire una presentazione power point che raccolga tutte le immagini reperite, così da creare una sorta di mostra virtuale sul tema.

2) La fase della ribellione velleitaria affronta una questione accesamente dibattuta fra gli storici, ovvero quella del rapporto fra i giovani e il fascismo. Nel saggio di Luca La Rovere I giovani intellettuali nella crisi del regime: interpretazioni e percorsi dei modelli di fuoriuscita dal fascismo,[9] contenuto nel già citato volume Strapparsi di dosso il fascismo, viene analizzata la posizione del sociologo Gino Germani, che ha ipotizzato quattro fasi in cui i giovani si sarebbero pian piano allontanati dal regime, o perlomeno avrebbero iniziato a manifestare una certa insofferenza verso di esso. Indubbiamente, l’ingresso in guerra dell’Italia durante il Secondo conflitto mondiale generò malumori nell’intera popolazione e le brucianti sconfitte in Nordafrica e in Russia, lo sbarco degli Alleati in Sicilia e il crollo del Fascismo contribuirono ad esacerbare di molto il senso di sfiducia verso il regime da parte dei giovani cresciuti con il mito di un’Italia forte e indistruttibile. Altri storici, come ad esempio Renzo De Felice, non concordano con le quattro fasi di Germani. Sullo sfondo di questo dibattito vengono forniti alcuni esempi di reazione all’indottrinamento scolastico fascista da parte di futuri scrittori (Levi, Bianciardi e Fenoglio) che hanno aperto gli occhi sulla vera essenza del fascismo, chi sui banchi di scuola, chi in seguito ad un risveglio di coscienza determinato da circostanze esterne. Attraverso un EAS (Episodio di Apprendimento Situato) viene richiesto agli studenti un lavoro di ricerca e di restituzione, sotto la guida del docente. Durante la fase anticipatoria l’insegnante assegna come stimolo agli studenti la visione a casa di uno spezzone di pochi minuti di Una questione privata, il documentario su Beppe Fenoglio a cura di Guido Chiesa, fornendo inoltre una scheda che riporta le consegne di alcuni temi e problemi che venivano fatti svolgere agli studenti nelle scuole al tempo del fascismo. Si passa poi ad una lezione frontale in classe in cui il docente, riprendendo i contenuti su cui gli studenti hanno lavorato a casa, affronta i tratti caratteristici della scuola fascista, introducendo la figura di Beppe Fenoglio. L’autore, nato nel 1922, ha trascorso tutta la sua scolarizzazione sotto il regime. Da qui il discorso procede concentrandosi sulle diverse reazioni che uno studente poteva avere di fronte alla propaganda imposta a scuola: accettazione, ribellione (chiaramente solo velleitaria), ricerca di altre vie. A tal proposito, e come esempio, l’insegnante illustra le reazioni a questo tipo di indottrinamento da parte di Beppe Fenoglio, Luciano Bianciardi e Primo Levi, testimoniate in alcune pagine dei loro scritti. Ai ragazzi viene chiesto di leggere i rispettivi contributi e poi, una volta divisi in gruppi, di progettare delle mappe concettuali (anche con l’aiuto di software online) che presentino le differenti reazioni dei tre scrittori di fronte all’educazione scolastica fascista, attraverso immagini e parole chiave. Dopo questa fase di lavoro ha inizio il debriefing, in cui, sotto la guida del docente, vengono presentati e commentati gli esiti delle produzioni degli studenti.

3) Seppur sprovvisti di qualunque strumento critico a causa della rigida “diseducazione”, alcuni giovani entrarono in contatto con esponenti dell’antifascismo militante, specialmente a partire dalla caduta del regime il 25 luglio 1943. Queste persone furono delle vere e proprie guide, dei maestri, per un’intera generazione che fino ad allora non aveva potuto conoscere nessuna forma di dissenso e che invece aveva portato avanti in solitudine il proprio apprendistato morale e politico. I reduci dell’antifascismo storico rappresentarono una sorta di scuola per le nuove leve: mostrarono loro l’esistenza di una via alternativa al fascismo, la stessa che li aveva costretti a vivere in clandestinità, e li spronarono alla ribellione e alla Resistenza. Agli studenti viene quindi proposta un’attività didattica di cooperative learning incentrata sul rapporto tra i “maestri” e i loro “discepoli”. In seguito alla lettura integrale del racconto Ferro del Sistema periodico di Primo Levi, gli studenti vengono divisi in gruppi; ciascun gruppo sceglie di approfondire uno dei tre ritratti letterari dei “maestri” presenti nel kit didattico: Antonio “Toni” Giuriolo, descritto  nelle pagine di Fiori italiani da Luigi Meneghello;[10] il professore Leonardo Cocito, presentato in Banditi di Pietro Chiodi[11] e ne Il libro di Johnny di Beppe Fenoglio;[12] gli intellettuali antifascisti che Primo Levi iniziò a frequentare nel 1943, menzionati nelle prime pagine del capitolo Oro del Sistema periodico.[13] Il docente richiede poi alla classe differenti modalità di restituzione di ciò che è stato appreso: un approfondimento, una relazione orale, la costruzione di una mappa, una discussione in classe in cui gruppi possono confrontarsi sulla base dei testi presi in esame.

4) “Dire di no” al fascismo non fu affatto immediato per i giovani, così come intraprendere la strada della Resistenza. Una spinta a rifiutare il regime avvenne dopo la disastrosa campagna di Russia, l’occupazione tedesca, la deportazione in massa di migliaia di ebrei e dissidenti. Molti giovani sentirono l’esigenza di porre fine ad anni di repressione e di agire in prima persona, chi entrando tra le file della Resistenza (o per meglio dire, delle Resistenze, dal momento che non fu solo una lotta armata, ma anche intellettuale, civile…), chi rifiutando l’adesione alla neonata Repubblica di Salò. Attraverso passi tratti dal capitolo Oro del Sistema periodico di Primo Levi, dall’intervista dello stesso scrittore torinese raccolta ne Il gusto dei contemporanei,[14] da Banditi di Pietro Chiodi[15] e dal racconto L’ultima partita a carte contenuto in Trilogia dell’altipiano di Mario Rigoni Stern,[16] gli studenti sono invitati a discutere sui vari modi di “dire di no”, sull’importanza della “scelta”.

5) Dato per assodato che si può parlare di diversi modi di fare la Resistenza, agli studenti viene proposto un dibattito, già dirompente negli anni della lotta partigiana ma attuale ancora oggi, sulla necessità di ricorrere o meno alle armi per ribellarsi o per manifestare il proprio dissenso verso qualcosa. La lotta contro l’oppressione nazifascista non fu solamente armata, ma si avvalse di una rete di collaboratori formata da gente comune che assicurava sostegno morale, ideologico, supporto logistico e materiale ai combattenti. Fu proprio grazie a queste frange senz’armi se la Resistenza poté radicarsi e consolidarsi nei mesi che dall’occupazione portarono alla Liberazione. Vengono dunque presentati ai ragazzi due diversi orientamenti di pensiero sulla legittimità dell’uso o meno delle armi. Da una parte c’è l’interventismo armato di Pietro Chiodi, rivendicato dal suo Orgoglio partigiano,[17] uno scritto pubblicato per la prima volta nel settembre 1952 sul periodico cuneese La Voce; dall’altra la visione antimilitarista di Pier Paolo Pasolini, ben evidenziata in un suo passaggio televisivo del 1971 all’interno della trasmissione IIIB: Facciamo l’appello condotta da Enzo Biagi,[18] e quella non-violenta di Aldo Capitini, teorizzata nel suo volume Religione aperta.[19] Si propone un debate in cui gli studenti, dopo aver optato per una delle due visioni ed essersi divisi quindi in due differenti gruppi, possono esprimere le ragioni a difesa della loro rispettiva scelta. In particolare si parte da una breve introduzione in cui si leggono e commentano i brani in cui gli autori esprimono il loro favore o la loro contrarietà all’uso delle armi. Dopodiché si inizia una fase di ricerca e preparazione in vista del confronto: si formano alcuni gruppi di lavoro su Pasolini, Capitini e Chiodi, si fanno delle ricerche sulla gamma delle posizioni sull’uso della violenza in seno alla Resistenza, sul metodo non-violento del Mahatma Gandhi e sull’articolo 11 della Costituzione italiana. Al termine si apre il vero e proprio dibattito che ha come mozione la frase: “Non bisogna mai risolvere i conflitti attraverso l’uso delle armi”. I ragazzi, divisi in due gruppi (uno favorevole e uno contrario alla mozione), si confrontano sulle rispettive posizioni davanti ad una giuria formata dal docente e da alcuni studenti, che valuta l’efficacia comunicativa, la coerenza, il rispetto e l’utilizzo delle fonti da parte di ciascuna squadra.

Il kit didattico si chiude con un’appendice finale che offre uno sfondo filosofico a tutti i discorsi affrontati e presenta, anche, l’unica voce non italiana. Si tratta infatti dello scritto La Repubblica del silenzio del filosofo francese Jean-Paul Sartre, pubblicato per la prima volta nel settembre del 1944 sul primo numero non clandestino della rivista Lettres françaises. Qui Sartre, che fu partigiano durante il regime filonazista di Vichy, paragona la Resistenza ad una “Repubblica del Silenzio e della Notte”, in cui gli uomini rinnovano ogni giorno la loro promessa di libertà, a rischio della propria vita.[20] Gli studenti, guidati nell’analisi del testo da una serie di domande, sono chiamati a ragionare su alcuni passaggi e a proporre una loro personale interpretazione di ciò che Sartre ha scritto; possono scegliere se addentrarsi nel discorso filosofico dell’esistenzialismo oppure confrontare le riflessioni dell’intellettuale francese con quanto emerso durante l’intero percorso sulla Resistenza, anche alla luce di canzoni, opere letterarie e film di loro conoscenza che affrontano lo stesso tema.

 

Riferimenti bibliografici
  • L. Bianciardi, L’antimeridiano. Opere complete. Volume secondo: scritti giornalistici, Isbn edizioni, Milano 2008.
  • A. Capitini, Religione aperta, Laterza Editore, Roma 2011.
  • P. Chiodi, Banditi, Einaudi, Torino 2015.
  • P. Chiodi, Orgoglio partigiano in “La Voce”, 28 settembre 1952.
  • Cicerone, De Amicitia, Rusconi Libri, Santarcangelo di Romagna 2017.
  • G. Dalla Volta, Vite da ariani, Enrico Damiani Editore, Brescia 2024.
  • B. Fenoglio, Il partigiano Johnny, Einaudi, Torino 2014.
  • R. Forges Davanzati, Il Balilla Vittorio, Libreria dello Stato 1937.
  • G. de Lagasnerie, 3. Un’aspirazione al fuori. Elogio politico dell’amicizia, L’orma Editore, Roma 2024.
  • A. Gobetti, Diario partigiano, Torino, Einaudi 2021.
  • C. Greppi, Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, Laterza Editore, Roma-Bari 2023.
  • L. La Rovere, I giovani intellettuali nella crisi del regime: interpretazioni e percorsi dei modelli di fuoriuscita dal fascismo, in Morace R. (a cura di), Strapparsi di dosso il fascismo. L’educazione di regime nella generazione degli anni difficili, La Scuola di Pitagora, Napoli 2023.
  • P. Levi, Opere complete, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, Torino 2016 e 2018, 3 voll.
  • L. Meneghello, Fiori italiani, Mondadori, Milano 1998.
  • L. Meneghello, I piccoli maestri, Bur Rizzoli, Milano 2007.
  • R. Mori, Svegliarsi adulti. Vita di Sandro Delmastro, partigiano e amico di Primo Levi, Einaudi, Torino 2025.
  • M. Rigoni Stern, Storie dell’altipiano, a cura di Eraldo Affinati, Mondadori, Milano 2003.
  • J.P. Sartre, Parigi occupata, Il Nuovo Melangolo, Genova 2020.

Note:

[1] Primo Levi, Agli amici, Altre Poesie, in Opere Complete, a cura di Marco Belpoliti, vol. II, Einaudi, Torino 2016, p. 791.

[2] Carlo Greppi, Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, Laterza Editore, Roma-Bari 2023.

[3] Guido Dalla Volta, Vite da ariani, Enrico Damiani Editore, Brescia 2024.

[4] Roberta Mori, Svegliarsi adulti. Vita di Sandro Delmastro, partigiano e amico di Primo Levi, Einaudi, Torino 2025.

[5] G. de Lagasnerie, 3. Un’aspirazione al fuori. Elogio politico dell’amicizia, L’orma Editore, Roma 2024, p. 43.

[6] R. Morace (a cura di), Strapparsi di dosso il fascismo. L’educazione di regime nella generazione degli anni difficili, La Scuola di Pitagora, Napoli 2023.

[7] R. Forges Davanzati, Il Balilla Vittorio, Libreria dello Stato 1937.

[8] L. Meneghello, Fiori italiani, Mondadori, Milano 1998.

[9] L. La Rovere, I giovani intellettuali nella crisi del regime: interpretazioni e percorsi dei modelli di fuoriuscita dal fascismo, in Morace R. (a cura di), Strapparsi di dosso il fascismo. L’educazione di regime nella generazione degli anni difficili, La Scuola di Pitagora, Napoli 2023, pp. 289-306.

[10] L. Meneghello, I piccoli maestri, Bur Rizzoli, Milano 2007, pp. 31-32 e 85.

[11] P. Chiodi, Banditi, Einaudi, Torino 2015, pp. 6-7.

[12] B. Fenoglio, Il partigiano Johnny, Einaudi, Torino 2014, pp. 23-24.

[13] P. Levi, Il sistema periodico, in Opere complete, vol I, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, Torino 2016, pp. 953-961.

[14] P. Levi, Il gusto dei contemporanei, in Opere complete, vol III, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, Torino 2016, pp. 748-778.

[15] P. Chiodi, Banditi, Einaudi, Torino 2015, p. 23 e 41.

[16] M. Rigoni Stern, L’ultima partita a carte in Storie dell’altipiano, a cura di Eraldo Affinati, Mondadori, Milano 2003, pp. 1756-58.

[17] P. Chiodi, Orgoglio partigiano, in La Voce, Cuneo, 28 settembre 1952.

[18] P.P. Pasolini, intervista televisiva al programma IIIB: Facciamo l’appello, 1971, Archivio Rai Teche.

[19] A. Capitini, Religione aperta, Laterza Editore, Roma 2011.

[20] J.P. Sartre, La Repubblica del silenzio in “Lettres francaises”, 9 settembre 1944 (ora in J.P. Sartre, Parigi occupata, Il Nuovo Melangolo, Genova 2020).

Dati articolo

Autore: and
Titolo: «Compagni di un cammino». Incontri e amicizie nell’opera di Primo Levi. Strumenti didattici per le scuole secondarie di II grado
DOI:
Parole chiave: , , , ,
Numero della rivista: n.26, dicembre 2026
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo:
and , «Compagni di un cammino». Incontri e amicizie nell’opera di Primo Levi. Strumenti didattici per le scuole secondarie di II grado, in Novecento.org, n.26, dicembre 2026.

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