Insegnare il Novecento: spunti di riflessione per aggiornare il curricolo di storia
Un momento formativo presso l’ISRT (foto tratta dal sito https://www.istoresistenzatoscana.it/insegnare-900/)
Abstract
Nell’articolo si dà conto del confronto fra un gruppo di insegnanti che fanno riferimento all’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della Toscana intorno alla questione dell’insegnamento della storia del Novecento. Punto di partenza è la consapevolezza che i contenuti di storia effettivamente svolti nel quinto anno delle superiori spesso si fermano al secondo dopoguerra o poco oltre. Si ipotizza una programmazione che rivede l’intera articolazione del lavoro in classe, sfuggendo all’illusione di poter fare “tutto” ed articolando gli argomenti delle lezioni intorno a tredici nuclei tematici. La proposta vuole essere uno stimolo al confronto e ad una ulteriore riflessione che investa, possibilmente, anche gli aspetti metodologici del problema, qui non affrontati.
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The article reports the result of the discussion within a group of teachers who refer to the Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della Toscana about the issue of teaching Twentieth-century History. The starting point is the awareness that the history contents actually taught in the fifth year of High School often stop at the post-war period or just beyond. It is hypothesized a program that reviews the entire articulation of class work, escaping the illusion of being able to do “everything” and articulating the topics of the lessons around thirteen thematic cores. The proposal aims to be a stimulus for discussion and further reflection that possibly also addresses the methodological aspects of the problem, not covered here.
COME NASCE IL GRUPPO DI LAVORO[1]
In tempi di lockdown, covid e didattica a distanza, l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della Toscana (ISRT) ha proposto a un gruppo di insegnanti delle scuole fiorentine, legati per ragioni diverse alle attività dell’Istituto, di avviare un confronto circa la questione che da tempo angustia un largo numero di docenti di storia: la programmazione e il metodo per insegnare il Novecento, dunque l’intero arco del “secolo breve”, dal momento che si constata come nella pratica spesso la trattazione si fermi al secondo dopoguerra o poco oltre.
La proposta nasce dai lunghi anni di esperienza e di attività dell’ISRT sul terreno della didattica, incluso anche il seminario permanente di storia contemporanea di Enzo Collotti dedicato principalmente a docenti.[2]
Alla ripresa delle attività didattiche regolari dopo la pandemia, è emersa la volontà di confrontarsi e ragionare specificatamente sull’insegnamento della storia del Novecento, a partire dalle scuole superiori di secondo grado, ma con la speranza di trovare, lungo il cammino, suggerimenti e idee riguardo anche agli altri ordini di scuola.
Qualche spunto su tale percorso ha trovato eco nell’incontro pubblico “Insegnare il Novecento”, tenuto il 29 settembre 2022 al MAD, Murate Art District di Firenze, da cui è emerso un vivo e diffuso interesse per il problema fra insegnanti di scuole di diverso indirizzo. Un altro significativo e vivace momento di confronto su questa proposta, a lavoro ultimato, si è svolto nel laboratorio coordinato da alcuni membri del gruppo all’interno del corso di formazione per il personale della scuola “Dimensione globale e transnazionale della didattica della Storia” tenuto a Bologna il 28 marzo 2025 per iniziativa del CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica.
QUALI LE PROBLEMATICHE SUL TAVOLO
Le docenti e i docenti che si sono incontrati presso l’Istituto Storico provenivano da esperienze di insegnamento diverse, dal liceo classico al professionale alberghiero, passando da varie tipologie di istituti tecnici. Quanto la tipologia di scuola influisse sullo svolgimento dei programmi – teoricamente molto simili – sarebbe emerso in modo sempre più chiaro via via che il gruppo di lavoro avanzava nella ricerca di un modello di riferimento.
Inizialmente, sono state individuate le principali criticità che i dipartimenti di Lettere e di Filosofia in genere incontrano nella programmazione dell’insegnamento della storia nell’ultimo anno del corso quinquennale. Anzitutto, i tempi stretti, sia in termini di ore previste sia per le numerose attività non curricolari che erodono un monte orario già esiguo. Specialmente nell’ultimo decennio, sono state introdotte in orario curriculare: PCTO, educazione civica, orientamento, oltre ai più svariati progetti. Tutto questo da un lato ha sicuramente grande importanza e produce impatti positivi, con evidenti ricadute formative sul percorso scolastico favorendo un approccio trasversale e critico, ma è altresì vero che ciò comporta un’erosione progressiva del tempo a disposizione per costruire percorsi storici coerenti e strutturati, incoraggiando la prassi consolidata che prevede una programmazione cronologica che finisce per fermarsi alla Seconda guerra mondiale o poco oltre. Infine, il ricorso a una metodologia incardinata sull’uso del manuale, che allo stesso tempo viene spesso percepito come non soddisfacente, specialmente nel volume dedicato al Novecento.
In aggiunta a queste evidenti criticità, c’è poi una considerazione di merito rispetto ai contenuti, emersa dalla nostra esperienza di insegnamento. Dopo il 1991, e in alcuni casi anche dal secondo dopoguerra, la storia all’interno dei manuali scolastici viene spesso affrontata in modo frammentario e privo di consolidati quadri interpretativi. Crediamo che ciò rappresenti, insieme agli altri fattori, una delle principali difficoltà nella trattazione del secondo Novecento nei curricula scolastici. Nel periodo storico precedente alla Seconda guerra mondiale troviamo macroargomenti ben definiti, come la Prima guerra mondiale, la Rivoluzione russa, i totalitarismi, la crisi economica del 1929; viceversa dal secondo dopoguerra le tematiche perdono punti di riferimento e coordinate spazio-temporali definite e condivise. Ad esempio, nel caso della Guerra Fredda, si fatica a trovare una trattazione organica che ne scandisca le varie fasi e i molteplici aspetti, mentre più facilmente viene esposta per lo più in maniera evenemenziale e frammentata in punti diversi del libro di testo. Per capire la storia non basta ricordare un elenco più o meno lungo di date, fatti e aneddoti, ma è necessario entrare nelle questioni e comprenderle: sviluppare, insomma, nei ragazzi l’attitudine al “pensare storicamente”. Per far questo occorrono tempo, spazi per gli approfondimenti, momenti di confronto.
Rimane aperta la grande questione delle modalità con cui vadano proposti i contenuti storici: come si possano affrontare i concetti e con quali strategie; di quali linguaggi e tecniche didattiche occorra dotarsi affinché la storia del Novecento diventi significativa per le studentesse e gli studenti ai fini della comprensione dei problemi del nostro tempo. Ma intanto il nostro gruppo ha sentito come prioritaria l’esigenza di provare a risolvere il problema del rapporto contenuti/tempi soprattutto con l’intento di dare spazio alla storia recente (da qui la scelta di produrre le schede accessibili più avanti). Fornire un quadro, uno sfondo periodizzante che inglobi tutto il Novecento è assolutamente imprescindibile, tanto più in una società che sembra guardare solo al presente, con scarsa consapevolezza storica, ed esposta a narrazioni distorte e strumentali del passato. In questo contesto il ruolo della scuola ci pare debba essere quello di ridare forza al paradigma diacronico, anche proponendo degli sfondi temporali su cui collocare gli approfondimenti tematici, i laboratori, le analisi delle fonti. Inoltre siamo ben consapevoli che nessuna questione di metodo può essere affrontata in modo astratto, senza calarsi negli ambienti specifici di apprendimento in cui ogni docente si trova ad operare e interagire. Ciò è risultato chiaro all’interno di un gruppo come il nostro composto, come già detto, da docenti che operano in istituti scolastici assai diversi tra loro. Ci auguriamo pertanto che l’apertura di un “cantiere” più specifico sulle metodologie didattiche possa costituire una prossima fase di lavoro, aperta al contributo di tutti coloro che vorranno utilizzare queste schede e renderci partecipi delle loro osservazioni.
GLI OBIETTIVI DEL GRUPPO
Da questo insieme di problematiche è derivata la consapevolezza di dover innanzitutto delineare ipotesi di percorsi adattabili a contesti diversi. La necessità di svolgere comunque un nucleo forte di temi e argomenti deve necessariamente lasciare spazio alla modulazione rispetto a realtà molto differenti tra loro (licei, tecnici, professionali). Come è noto, ma è emerso in maniera ancor più accentuata nello scambio delle esperienze di insegnamento, contesti diversi chiedono didattiche diverse: in primis c’è da tener conto del monte orario a disposizione; a questo si aggiungono le variabili dell’indirizzo, del contesto sociale in cui ogni scuola è inserita, del gruppo classe. Qualunque proposta in termini di didattica, insomma, va sempre considerata come semplice indicazione di massima. Altro presupposto necessario: occorre fare delle scelte dolorose. Se davvero si vuole coprire l’intero Novecento è necessario selezionare i contenuti, “tagliare” qualcosa rispetto ad una ipotetica copertura totale della storia del secolo (peraltro tutta da definire), proprio per la vastità, complessità ed articolazione delle questioni storiche in gioco.
UNA PROPOSTA PER LA PROGRAMMAZIONE
Il prodotto di queste riflessioni è stata la redazione di alcune schede di lavoro: ciascuna scheda è dedicata a un macroargomento, suddiviso in nodi concettuali importanti che corrispondono sostanzialmente a una lezione, senza un riferimento rigido in termini di ore.
Le schede sono in tutto tredici. Ognuna prevede, come detto, la suddivisione in lezioni, con l’indicazione degli argomenti essenziali e delle parole chiave che rimandano ai nuclei concettuali.
Questi i nuclei individuati:
- La Prima guerra mondiale
- Le rivoluzioni russe del 1917 e l’affermazione del Comunismo
- Il dopoguerra in Italia e l’avvento del fascismo
- Il dopoguerra in Europa
- Gli anni Trenta
- La Seconda guerra mondiale
- La guerra in Italia: Resistenza e Liberazione
- La guerra fredda: definizione del problema e dinamiche
- La decolonizzazione: fine degli imperi e della centralità europea dall’Asia all’Africa
- L’Italia repubblicana (1946-92)
- Il progetto europeo (1945-2013)
- La lunga fine del mondo bipolare
- Nuovi scenari e nuovi conflitti dopo il 1989 – Europa Orientale, Medio Oriente, multipolarismo
Questi macroargomenti corrispondono ai nuclei importanti e imprescindibili della storia del Novecento per i quali, dopo un ampio confronto, si è giunti a ipotizzare una trattazione che mantenesse comunque un’impostazione sostanzialmente cronologica, inglobando questioni tematiche rilevanti nelle diverse schede e articolando alcune parti con l’integrazione dei due approcci. Ad esempio, quando si arriva a trattare la Rivoluzione russa, si può poi proseguire nello stesso modulo con la Russia di Lenin e con le vicende dell’URSS fino al regime staliniano compreso. Riteniamo che questa scelta risulti didatticamente più coesa ed efficace e permetta una riflessione di lungo periodo sul processo storico e sulle implicazioni tra passato e presente.
Ogni scheda è arricchita anche da materiali essenziali per l’approfondimento extracurricolare:
- una bibliografia, da intendersi come non esaustiva del tema ma finalizzata ad una utilizzazione didattica; essa comprende quindi sia testi monografici di riferimento sia testi divulgativi con sintesi efficaci, talvolta utilizzabili direttamente da studenti;
- alcune proposte didattiche dalla rivista Novecento.org;
- opere letterarie e cinematografiche che appaiono particolarmente significative rispetto alla comprensione dei temi trattati, con conseguenti drastiche scelte rispetto ad un panorama di possibilità talvolta sterminato, adottando come criterio la possibilità di utilizzazione in sede didattica e specificatamente in attività di tipo laboratoriale;
- l’indicazione di fonti storiche, anch’esse non esaustive ma suscettibili di uso didattico in lezioni laboratoriali o da parte del docente nella preparazione della lezione.
CRITICITÀ
Il percorso (così pure il suo esito) non è comunque esenti da criticità.
Ad esempio, quando trattare la Prima guerra mondiale? Nelle nostre schede il primo argomento è proprio la Prima guerra mondiale (si dà per scontato che Belle epoque ed età giolittiana vadano affrontate in quarta, magari all’interno di percorsi tematici quali la Seconda rivoluzione industriale e l’Italia nel “lungo Ottocento”). Si è fatta anche strada l’ipotesi di anticipare la trattazione della Prima guerra mondiale al quarto anno, in modo da iniziare la quinta con l’Europa dei Trattati di Versailles. Ipotesi che vale la pena di prendere in considerazione, in modo da avere maggiore spazio in quinta per coprire l’arco del Ventesimo secolo, ma che ha alcune controindicazioni. Non ultimo il rischio di svolgere un argomento cruciale come la Prima guerra mondiale in maniera affrettata al termine del quarto anno, quando l’attenzione di docenti e studenti è rivolta più a concludere il lavoro svolto nel corso dell’anno che ad aprire nuovi temi molto rilevanti.
In realtà la questione appare più complessa: se è fondamentale coprire l’arco temporale del Novecento, diventa necessario rivedere l’intera scansione della programmazione di storia nell’arco del quinquennio della scuola superiore o quantomeno del triennio. Recentemente si è registrata l’interessante innovazione introdotta dal dipartimento di Lettere dell’Istituto alberghiero A. Saffi di Firenze, la cui programmazione prevede di sintetizzare in prima il programma del biennio, anticipando così tutta la programmazione e utilizzando il terzo volume del manuale del triennio negli ultimi due anni. Appare evidente che una scelta come questa comporta non solo una sintesi quantitativa, ma richiede anche di affrontare ampie parti del programma con un’impostazione tematica che, in buona misura, prescinde dallo svolgimento della storia evenemenziale.
CONCLUSIONI
Il lavoro qui descritto non vuole essere una proposta definitiva, né tantomeno vuole offrire una ricetta da applicare automaticamente. I temi in sospeso sono numerosi. Non sono state affrontate, se non marginalmente, le importanti questioni inerenti il metodo di lavoro. Né sfugge il fatto che, qualora si adotti una didattica prevalentemente laboratoriale, occorrerà rimodulare i tempi delle altre lezioni.
La proposta tuttavia può (e dovrebbe) essere utile ad avviare una discussione sull’insegnamento del Novecento nella scuola italiana. Una proposta che oltretutto rimane aperta a contributi e suggerimenti per sviluppare una riflessione comune su un tema cruciale.
La scelta degli argomenti e della loro collocazione nei diversi anni del curricolo rimane comunque di cruciale importanza nell’insegnamento della storia, carica di molteplici implicazioni: ce lo ricordano una volta di più le scelte – certo discutibili – operate nelle recenti Nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo.
Si riporta qui una selezione di articoli di Novecento.org che affrontano la questione, per fornire ulteriori spunti di riflessione.
- A. G. Salassa e I. Pizzirusso, Insegnare (in) Europa. Prospettive, metodologie, risorse per la storia, in “Novecento.org”, n.19, giugno 2023. DOI: 10.52056/9791254693872/01
- M. Brignani e G. Carrara, Storia globale, cittadinanza multipla e pensiero complesso: le sfide educative della scuola di oggi e di domani, in “Novecento.org”, n. 16, agosto 2021. DOA: 10.52056/9788833139883/09
- N. Olivieri, Pensare storicamente. Didattica, laboratori, manuali, in “Novecento.org”, n. 16, agosto 2021. DOI: 10.52056/9788833139883/25
- A. F. Saba e F. Febbraro, Gli Istituti della Rete Parri e la didattica sul periodo “dopo la Resistenza”, in “Novecento.org”, n.. 14, agosto 2020. DOI: 10.12977/nov336
- C. Marcellini e A. Portincasa, Insegnare gli ultimi settant’anni. Una panoramica sui manuali di storia per la scuola secondaria di secondo grado, in “Novecento.org”, n.. 14, agosto 2020. DOI: 10.12977/nov335
- U. Berti Arnoaldi, Che cos’è oggi la contemporaneità, in “Novecento.org”, n.. 14, agosto 2020. DOI: 10.12977/nov331

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