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Wikipedia, la palestra della storia pubblica: didattica “anche” in classe

Wikipedia, la palestra della storia pubblica: didattica “anche” in classe

By Wikimedia FinlandWomen’s Day Editathon in Kaisa House, CC BY-SA 2.0, Link

Abstract

L’articolo dà conto dell’esperienza condotta negli anni scolastici 2016-17 e 2017-18 (quest’ultima non ancora terminata) nei corsi di formazione per docenti di scuola media superiore e inferiore riguardanti l’uso attivo e consapevole di Wikipedia, l’enciclopedia on line più utilizzata e diffusa sia presso l’utenza generica di Internet sia, e questo aspetto ci interessa maggiormente, gli studenti e, non ultimi, gli stessi insegnanti.

Ideati e gestiti dall’Istoreto (l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea) i corsi si sono concentrati sull’analisi e la decodifica delle voci di storia contemporanea italiana, con un occhio di riguardo a temi specifici quali le biografie di persone legate all’antifascismo, alla Resistenza e alla deportazione. In una seconda parte del lavoro, si è richiesto agli insegnanti di diventare loro stessi, insieme al loro gruppo classe, “autori” di Wikipedia, cimentandosi in un laboratorio di scrittura e di ricerca storica che ha prodotto la realizzazione di diverse voci.

Gli obiettivi dei corsi

Può sembrare paradossale che un articolo che compare nella sezione “Didattica in classe” richiami espressamente nel titolo l’uso pubblico della storia ma questa scelta deriva da uno degli obiettivi principali dei corsi che sono stati realizzati: rendere consapevoli gli insegnanti e gli studenti della complessità dell’articolazione delle voci di Wikipedia e della possibile manipolazione dei contenuti da parte di gruppi di interesse, anche politici. La storia non è un campo di per sé “neutrale” come richiesto dalle regole di Wikipedia, e l’enciclopedia on line, con il suo approccio orizzontale e aperto al contributo di tutti indipendentemente dalla competenza, si può prestare a strumentalizzazioni a fini edeologici, spesso poco corrette, attraverso un uso anche raffinato e disinibito delle regole stesse di Wikipedia, i cosiddetti cinque pilastri[1].

Sviluppare quindi un approccio critico alle voci di storia contemporanea italiana è stato il primo obiettivo dei corsi anche per contrastare, nell’ambito delle nostre competenze, quell’approccio ingenuo che vede nella rete e, in particolare, in Wikipedia uno strumento di per sé positivo e votato al bene dell’umanità; in un dialogo “ideale” che chiunque può aver sentito in una classe come in una discussione fra amici, non è difficile ascoltare frasi di questo genere: “Dove hai letto questa informazione? Sei sicuro che sia vera?”. “Certo, è su Internet, su Wikipedia…”: quindi, è vera.

Se dunque i corsi hanno dato voce ed esemplificato queste problematiche che sono, tra l’altro, oggetto di dibattito pubblico e querelle giunte all’onore della cronaca[2], un altro obiettivo è stato quello di entrare nell’”officina” di Wikipedia, comprendendone i meccanismi e le regole, le convenzioni e i principi che presiedono alla realizzazione delle voci e che sono gestiti, discussi e condivisi da quella comunità di pratica che, essenzialmente in modo volontario, costituisce il mondo degli users di Wikipedia[3].

Infine ci si è proposti di trasferire e sperimentare tutto ciò all’interno delle classi, trasformando gli studenti da utenti passivi a fruitori consapevoli e attivi, partecipi della comunità “autoriale” di Wikipedia: insomma, un passaggio da Internet 1.0 a 2.0 e oltre. Questo passaggio è stato gestito attraverso il tutoraggio sui contenuti, sulle regole di scrittura e il linguaggio informatico (il Wiki) svolto dall’Istoreto e attraverso l’aiuto e la consulenza di esperti amministratori wikipediani con cui è stata instaurata una proficua collaborazione.

La struttura e le problematiche nel primo anno di corso

Il corso si è articolato nel 2016-17 in quattro incontri per docenti svolti nell’autunno 2016 e focalizzati sugli aspetti controversi di Wikipedia e le sue regole, accompagnati da esercitazioni pratiche. Gli insegnanti iscritti (circa 50 a questa prima fase) hanno compilato un questionario on-line sulla loro percezione e utilizzazione di Wikipedia, nonché sul loro atteggiamento verso l’utilizzo da parte degli studenti di tale risorsa[4].

Il percorso

L’itinerario è stato condensato in una mappa, che raccoglie anche i materiali del corso e le registrazioni audio dei quattro incontri in presenza della prima fase, ed è stata proposta ai corsisti come strumento per orientarsi e prendere confidenza con le norme e le abitudini wikipediane.

La mappa on-line è a disposizione qui (cliccare sull’immagine):

In un secondo momento si è chiesto agli insegnanti di passare “alla pratica” e realizzare con gli studenti una voce biografica legata soprattutto alle persone a cui è stata dedicata una pietra d’inciampo[5] o monitorare ed eventualmente correggere/integrare delle voci già esistenti. Il personale dell’Istoreto in questa fase ha svolto un’azione di tutoraggio sia sui contenuti storiografici sia sugli aspetti redazionali e informatici di Wikipedia. È da sottolineare che il numero dei docenti che hanno aderito a questa proposta è stato circa il 25% del numero complessivo, dimostrando una certa “riluttanza” a trasformarsi da spettatori di un corso tutto sommato ancora frontale ad attori attivi capaci di trasferire le competenze acquisite ai propri allievi, abbandonando la funzione dell’insegnamento ex cathedra per porsi maggiormente sul piano di coordinatori di un’équipe di lavoro. In questo passaggio ha comunque molto influito il carico di lavoro che hanno in generale gli insegnanti e la difficoltà oggettiva di impegnarsi in un laboratorio storico e digitale che occupa un lasso non indifferente del tempo scuola.

Biografie e regole wikipediane

Nello sviluppo del corso si è tenuto conto del fatto che affidare a una classe la revisione/integrazione di voci già esistenti e spesso controverse è un compito troppo “difficile” e complesso, in quanto richiede una competenza elevata delle regole di Wikipedia e, soprattutto, un approccio da storico professionista verso le fonti e le interpretazioni riguardanti un evento o un personaggio. Si è così scelto di procedere sulla scrittura e produzione di voci biografiche nuove, con l’intento di valorizzare il lavoro già svolto per la preparazione dei dossier sulle pose delle pietre d’inciampo e di restituire una dimensione storico-biografica a persone vittime della deportazione nei campi di sterminio nazisti.

Per sperimentare questi processi e produrre un modello di riferimento è stata creata una voce di prova dedicata al deportato Remo Jona (https://it.wikipedia.org/wiki/Remo_Jona ), e a questo punto ci si è scontrati con le “regole” di Wikipedia e la loro applicazione attraverso l’azione di un amministratore: in pratica la bozza della voce (ancora incompleta e pubblicata prima di essere terminata) è stata accusata di mancare del requisito di enciclopedicità, ovvero di non essere rilevante per Wikipedia, e “condannata” alla cancellazione entro un breve lasso di tempo[6]. Senza entrare adesso nel merito di questa valutazione e della concezione della storia a questa sottesa che sarà oggetto di un ulteriore approfondimento, il risultato finale della discussione[7] sviluppatasi dopo il primo avviso di cancellazione è stato la possibilità di pubblicazione della voce stessa, adeguatamente “fontata” e validata dalla comunità wikipediana. La discussione che ha accompagnato questo processo è stata a tratti difficile a causa delle diverse esigenze e competenze degli interlocutori, ma comunque si è giunti a una conclusione condivisa e positiva che ha permesso di testare i meccanismi di controllo delle voci storiche su Wikipedia in italiano.

Di Christian Michelides – Christian Michelides, CC BY-SA 4.0, Collegamento

È in questo contesto che l’Istoreto è entrato in contatto con un’amministratrice di Wikipedia, particolarmente esperta e sensibile alle problematiche legate alle voci di storia[8], che ha consentito di gestire insieme le criticità delle voci biografiche che studenti e insegnanti stavano realizzando e che ha condotto un importante lavoro di validazione tecnica e redazionale delle voci stesse.

L’Editathon

L’ultimo passo è stato un evento pubblico, il cosiddetto Editathon[9], ovvero una maratona di scrittura di voci di Wikipedia tenutasi a maggio 2017 e che ha coinvolto i diversi attori – insegnanti, studenti, esperti – alla fine del quale si è iniziato a pubblicare le biografie prodotte. Si è trattato di un momento impegnativo e coinvolgente che ha visto tutti soddisfatti per il risultato ottenuto. Nel complesso sono state realizzate e pubblicate 11 voci[10], raggiungibili dal nodo a sinistra della mappa che raccoglie tutti i  materiali del corso: https://www.mindomo.com/it/mindmap/scrivere-per-wikipedia-a-cura-di-patrizia-vayola-97f8057177db4ae0b7a79ff9411716ce

L’edizione 2017-18

A differenza dell’anno precedente, nel 2017-18 ci si è posti l’obiettivo prioritario di vincolare la partecipazione al corso alla realizzazione di una voce di Wikipedia. In pratica si è chiesto agli iscritti di “impegnarsi” non solo a partecipare agli incontri di formazione ma di avviare un laboratorio di storia e di scrittura digitale con la propria classe o con un gruppo di studenti finalizzato alla pubblicazione della voce.

Per rendere più forte il “vincolo”, è stato richiesto agli insegnanti un contributo economico attraverso la Carta del Docente e l’iscrizione al corso sulla piattaforma S.O.F.I.A., con conseguente possibilità di certificazione secondo gli standard previsti.

Un impegno: scrivere più voci

Il risultato è stata una partecipazione numerica inferiore (22 iscritti nel Torinese) ma l’impegno degli insegnanti a realizzare un numero rilevante di voci: dal momento che questa seconda fase del corso, caratterizzata dal lavoro in classe e dal tutoraggio, si sta svolgendo in questi primi mesi del 2018, non possiamo ancora sapere quale sarà il risultato finale, ma la situazione attuale fa ben sperare.

Anche quest’anno il corso si chiuderà con un Editathon nel mese di maggio 2018 a cui parteciperanno degli amministratori di Wikipedia e che porterà alla pubblicazione delle voci.

I cambiamenti dell’edizione 2017-2018

In rapporto a questa impostazione si sono apportati altri cambiamenti: gli incontri frontali si sono ridotti a tre, di cui l’ultimo dedicato specificatamente agli aspetti didattici dell’esperienza “wikipediana”[11]  con le testimonianze di alcuni insegnanti che hanno partecipato all’edizione precedente; inoltre sono stati coinvolti nel lavoro di offerta delle possibili voci da realizzare – voci articolate in biografie, luoghi ed eventi – gli enti partner del Polo del ‘900, il centro culturale torinese che riunisce 19 istituti di cultura e storia tra cui l’Istoreto (http://www.polodel900.it/ ). Esperti afferenti ai diversi istituti del Polo stanno svolgendo opera di tutoraggio alle classi e ai docenti coinvolti, soprattutto sulle indicazioni bibliografiche e sui contenuti. Infine il corso di Wikipedia è stato proposto, attraverso la rete degli Istituti piemontesi della Resistenza, anche nelle sedi di Novara e Alessandria, riscuotendo una buona partecipazione soprattutto nel primo caso.

I contenuti degli incontri sono stati anche in questo caso pubblicati su una mappa on line:

Buone pratiche con Wikipedia

Perché questa insistenza nell’edizione 2017-18 a giungere fino in fondo al percorso, lungo tutto un anno scolastico, e a realizzare una voce? Il fatto è che si è compreso, anche grazie all’esperienza vissuta dagli insegnanti che hanno partecipato nell’anno precedente[12], che il valore aggiunto del corso è proprio la “messa in pratica” con gli studenti di un compito di realtà ben definito come la realizzazione di una voce.

L’approccio critico

È chiaro che è importante che gli insegnanti acquisiscano un approccio critico e consapevole alla “fonte” Wikipedia[13] e che riescano a trasmettere questo abito mentale ai propri studenti senza, per altro, demonizzarne l’utilizzo, ma la realizzazione in classe di una voce può offrire diversi vantaggi didattici.

In primo luogo si tratta, infatti, di un compito autentico che consente agli studenti di confrontarsi con una realtà che va oltre l’ambiente scolastico, le sue procedure, i suoi meccanismi valutativi e la sua autoreferenzialità; invece che svolgere un “compito/esercitazione” interno e circoscritto al mondo scuola, gli studenti sono motivati al lavoro, in quanto il prodotto realizzato potrà essere condiviso nella rete e diventare un tassello della cultura e della conoscenza di tutti.

Non è poco per persone che sanno per esperienza che sulla rete si svolge una parte importante della vita reale/virtuale di ciascuno e che, nel discorso pubblico, sono identificate spesso come incapaci o troppo poco istruite per comunicare alcunché di significativo: insomma, una buona iniezione di fiducia e di autostima per le nuove generazioni.

L’importanza di fonti e documentazione

Inoltre il testo che si vuole scrivere deve essere adeguatamente documentato e validato da fonti bibliografiche edite, pubblicazioni cartacee e on-line, il più autorevoli possibili e riconosciute dalla comunità degli studiosi. Queste fonti devono poi essere citate in modo corretto e secondo precise regole “redazionali” che corrispondono alle consuetudini della scrittura saggistica. Insomma, la classe deve cimentarsi in un laboratorio di storia, imparando a riconoscere diverse tipologie di documentazione e a utilizzare fonti secondarie:  Wikipedia è infatti una fonte di terzo livello, «non è una fonte primaria, ma piuttosto uno strumento di divulgazione»,  soggetta a verificabilità delle informazioni, alla loro validazione da parte della comunità scientifica e al divieto di pubblicare ricerche originali[14].

D’altra parte Wikipedia si fonda su un software ben definito ed evoluto, per quanto in continuo sviluppo, e ciò consente agli studenti di cimentarsi con il suo utilizzo, acquisendo una parte di competenza digitale concreta e fattuale. Da questo punto di vista, la valutazione di una voce di Wikipedia, la sua decodifica o, al contrario, la sua costruzione permette di sviluppare delle competenze di analisi e di ricerca che sono la base per muoversi in modo consapevole e critico nel mondo della rete, acquisendo la strumentazione di bordo necessaria per non cadere nelle “trappole” di cui Internet è spesso costellata: un altro aspetto, dunque, di quella competenza digitale che rappresenta ormai uno dei fondamenti delle competenze di cittadinanza e che spesso è trascurata nell’insegnamento scolastico[15]

Wikipedia come “palestra” intellettuale e professionale

Ancora due osservazioni sul valore dell’esperienza di costruzione di una voce per Wikipedia: in primo luogo la voce, una volta pubblicata, può essere soggetta a critiche, osservazioni e revisioni da parte della comunità dei wikipediani; la natura stessa del medium fa sì che il testo prodotto non sia “mai” chiuso e definitivo, ma sottoposto a possibili cambiamenti e aggiornamenti da parte di altri users. Questo confrontarsi con regole, consuetudini, etichette e comportamenti rappresenta un’utile palestra per maturare delle competenze sociali e relazionali, improntate alla collaborazione e al rispetto reciproco, che non sempre caratterizzano i rapporti fra gli studenti, per non parlare degli adulti.

Infine, e questo vale soprattutto per gli insegnanti, un lavoro come questo presuppone qualità di coordinamento e di gestione di un’équipe che mettono in gioco il ruolo stesso del docente che deve stimolare, per giungere al risultato, un’attività collaborativa e fra pari.

Qualche FAQ

In conclusione… proviamo a dare qualche risposta a delle domande che potrebbero essere poste:

La scrittura di una voce storica su Wikipedia è un compito adatto solo ai licei?

Assolutamente no; nel corso del 2016-17 una delle voci è stata realizzata da una scuola media inferiore e molte altre da Istituti tecnici e professionali. Al corso 2017-18 partecipano sette docenti di scuola media inferiore; gli insegnanti di liceo sono sei, gli altri lavorano alle superiori ma in altri indirizzi di studio.

Ci vuole però un gruppo di studenti “bravi”?

L’esperienza ha dimostrato che non è indispensabile: le colleghe che hanno portato le loro testimonianze [si veda la nota 12] hanno al contrario evidenziato che il loro gruppo classe era disunito, non molto votato allo studio e con problemi abbastanza marcati di disciplina. Proprio il lavoro d’équipe intorno alla scrittura di una voce ha invece cementato il gruppo e spinto tutti a dare il proprio contributo e ad applicarsi intorno all’obiettivo. Nello specifico, una classe ha rivendicato di non essere più “solo quella dei voti bassi e delle sanzioni disciplinari…” ma di  aver dimostrato di essere capace di fare qualcosa.

L’insegnante deve essere un esperto digitale?

Fatta salva una competenza di base necessaria, il linguaggio di Wikipedia non è particolarmente complesso né richiede specifiche conoscenze, soprattutto nella sua versione semplificata [tasto “modifica”]. Inoltre in ogni classe c’è sempre il nerd o i nerd di turno che saranno ben lieti di occuparsi della parte di formattazione della voce.

Quante ore bisogna dedicare a questo lavoro?

Qui la risposta è difficile  e ci sono stati diversi esiti: degli insegnanti hanno utilizzato poche ore scuola, anche meno di dieci, assegnando incarichi da svolgere a casa e utilizzando applicazioni open source come google drive per condividere il lavoro e sovraintenderlo. Altri hanno impostato un appuntamento fisso settimanale, fino ad arrivare in una classe di scuola media inferiore a dedicarci un paio di ore alla settimana da gennaio a maggio. Noi consigliamo almeno 10 ore di tempo scuola.

E il programma quando lo facciamo?

Qui si tratta di priorità. Riprendendo in sintesi  la frase di una collega: “Secondo me, bisogna cominciare a fare una selezione: i miei alunni saranno arrivati in prima superiore non sapendo molto di Montale e di Pirandello, però hanno iniziato a capire come si fa una ricerca, che cos’è una fonte e questo bagaglio l’hanno acquisito. Pirandello e Montale lo studieranno bene alle superiori… Bisogna concentrarsi su che tipo di competenze gli vogliamo trasmettere”.

Come bisogna organizzare il lavoro? Quale metodologia bisogna utilizzare?

Un modo può essere dividere la classe in gruppi con incarichi diversi (per esempio leggere dei libri sull’argomento; documentarsi sul contesto; approfondire la sintassi di Wikipedia, ecc.); fare poi relazionare i singoli  gruppi a tutto il gruppo classe. Una volta definito insieme un sommario della voce, ciascun gruppo può occuparsi della redazione del singolo paragrafo fino alla sintesi finale e alla formattazione della voce secondo gli standard redazionali, compito che si può affidare a uno o più responsabili.

Il lavoro fatto può essere usato a fini di esame?

Certamente sì, sia per l’esame di terza media sia per l’esame di stato.

Ci sono diritti d’autore sulla voce prodotta?

In senso stretto no; chiunque scriva su Wikipedia accetta che i suoi contenuti siano disponibili secondo la  licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Tra l’altro, e con questo chiudiamo, Wikipedia è un’ottima palestra per apprendere un minimo di norme riguardanti il diritto d’autore sulle opere scritte e multimediali.


Note:

[1] Riguardo ai cinque pilastri di Wikipedia e, in particolare,  alla neutralità del  POV “Point of view” si veda https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Cinque_pilastri

[2] A questo proposito, si veda l’articolo de “La Stampa” on line che illustra l’attivismo di gruppi di pressione neofascisti impegnati su voci “calde” di storia contemporanea  http://www.lastampa.it/2017/03/14/tecnologia/idee/modifiche-e-falsi-storici-ecco-come-lestrema-destra-italiana-inquina-le-pagine-di-wikipedia-5Be1SkJZfwMzHjpFFxpjqO/pagina.html

e l’inchiesta on-line da cui è partita la denuncia di queste pressioni: https://www.wumingfoundation.com/giap/2017/02/la-strategia-del-ratto-jose-antonio-su-wikipedia/

[3] Per le statistiche di Wikipedia e i dati sulla comunità wikipediana in italiano, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Speciale:Statistiche&action=raw

[4] Il questionario è consultabile all’url https://www.dropbox.com/s/6rck7oa6hx4g6lm/Questionario_La%20palestra%20della%20storia%20pubblica_%20Wikipedia_Torino.pdf?dl=0 ; tra i dati emersi, è interessante osservare che più del 90% degli insegnanti hanno dichiarato di essere dei semplici utenti di Wikipedia e di non avere mai creato, discusso o modificato una voce. Inoltre la reazione di fronte all’utilizzo di Wikipedia come fonte da parte degli studenti vede un 49% avere un’”accettazione rassegnata”.

[5] Riguardo alla posa delle Pietre d’inciampo a Torino, si veda http://www.museodiffusotorino.it/PietredInciampoHome

[6] Intorno alla regola di enciclopedicità in Wikipedia, si veda https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Enciclopedicit%C3%A0 .

[7] Per chi fosse interessato, la discussione intorno all’enciclopedicità della voce è contenuta in queste pagine https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Pagine_da_cancellare/Remo_Jona   e https://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_progetto:Storia#Enciclopedicit.C3.A0_della_voce_su_Remo_Jona

[8] A questa persona si deve anche la struttura base della pagina sulle Pietre d’inciampo in Italia dalla quale derivano le diverse pagine regionali. Si veda https://it.wikipedia.org/wiki/Pietre_d%27inciampo_in_Italia

[9] Si veda https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Raduni/Editathon_all%27Istituto_piemontese_per_la_storia_della_Resistenza

[10] Le voci sono: Maurilio Borello, Giuseppe Bruno, Anna Cherchi Ferrari, Ludwig Greve, Piero Malvezzi, Luigi Nada, Elena Recanati Foà Napolitano, Vera Pegna, Ines Poggetto, Giorgio Ravaz, Reanzo Suriani.

[11] Per il programma completo del corso, si veda: http://www.istoreto.it/materiali/Didattica/doc/918_Leggere_Scrivere_Wikipedia_Torino.pdf

[12] Tra le altre segnaliamo quella della collega Vilma Bicego, insegnante presso il Liceo artistico Passoni di Torino, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=9I5-SwVL8O0&feature=youtu.be  e quelle delle colleghe Margherita Cerniglia https://padlet.com/margheritacerniglia/vsrrnmio8vei e Gabriella D’Arrigo, entrambe docenti nel 2016-17 all’IC Cena di Lanzo torinese, la cui registrazione è ascoltabile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=L7CJMK5I-k4&feature=youtu.be  dal minuto 34:10 a 1:07:30. Le colleghe presentano l’organizzazione del lavoro svolto in classe e la metodologia adottata, soffermandosi molto sulla reazione degli studenti.

[13] A questo proposito è utile la lettura della pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Avvertenze_generali , raggiungibile  dalle “Avvertenze”, presenti in piccolo e in basso in ogni voce dell’enciclopedia on line.

[14] A questo proposito si veda https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Niente_ricerche_originali

[15] Un’ulteriore analisi degli aspetti di didattica della storia attraverso Wikipedia e delle competenze che possono essere sviluppate si trova in Patrizia Wayola, Scrivere di storia contemporanea a scuola: un percorso su e per Wikipedia sviluppato dall’Istoreto di Torino, in Bricks, dicembre 2017: http://www.rivistabricks.it/wp-content/uploads/2017/12/2017_4_05_Vayola.pdf . Tutto il numero di dicembre 2017 della rivista on line Bricks è dedicato a Fare didattica con i progetti Wikimedia. Si veda http://www.rivistabricks.it/il-numero-corrente/

 

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Wikipedia, la palestra della storia pubblica: didattica “anche” in classe
Parole chiave: , , , , , ,
Numero della rivista: n.10, agosto 2018
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Wikipedia, la palestra della storia pubblica: didattica “anche” in classe, Novecento.org, n. 10, agosto 2018.

INDICI

n. 10, agosto 2018
"Con le lenti di Gramsci"
Dossier del n. 10 della rivista
Pensare la didattica
Storia pubblica
Didattica in classe
n. 9, febbraio 2018
Editoriale
"Insegnare l’europa contemporanea"
Dossier del n. 9 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 8, agosto 2017
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO