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Pensare in libertà. Dalla libertà di espressione alla critica delle fake news

Pensare in libertà. Dalla libertà di espressione alla critica delle fake news

Abstract

Pensare in libertà[1] è un laboratorio dedicato alla cittadinanza digitale, organizzato dall’Irsifar (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza), in forma online nel corso della Summer School 2020. Da questo workshop è nato un Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO), dal titolo Cittadini Onlife, che si è svolto nella classe IV D del Liceo Scientifico «M. Malpighi» di Roma, durante i mesi di febbraio e marzo 2021. Sia nel caso del laboratorio di formazione per i docenti, che durante il percorso con gli studenti, l’attività è stata strutturata in modo da far riflettere i partecipanti su temi di grande attualità, quali la libertà di espressione in Internet e la responsabilità di fronte al dilagare in rete di informazioni ingannevoli e comunicazioni fuorvianti e aggressive. L’analisi critica del materiale proposto durante gli incontri ha portato all’elaborazione di regolamenti e buone prassi, per la costruzione di una cittadinanza digitale consapevole e attiva.

Libertà e responsabilità nella dimensione onlife

Nella sua relazione durante la Summer School, la filosofa Laura Boella ha ricordato come oggi

i dispositivi digitali e il flusso di informazioni a nostra disposizione ci mettono di fronte al fatto che la nostra individualità fa parte di una specie di coro, riecheggia opinioni, i comportamenti di altri, anche sconosciuti[2].

È questo il cuore della riflessione sottesa all’attività didattica proposta in questo articolo: come comportarci nel mondo virtuale, così strettamente intrecciato a quello reale, tanto che Luciano Floridi ha coniato il termine di onlife[3]? In quale misura la nostra libertà individuale può esprimersi nella dimensione sconfinata di Internet, senza rischi per la nostra privacy? E, viceversa, quali azioni responsabili dovremmo imparare ad assumere nel mondo virtuale, per non nuocere ai nostri simili direttamente oppure indirettamente, amplificando i comportamenti scorretti di altri?

 

I diritti del cittadino digitale: la libertà di espressione

Si può pensare al mondo digitale come a una terra di frontiera in continua evoluzione, potenzialmente sterminata in quanto virtuale, dove la libertà di espressione può essere estrinsecata ai suoi massimi livelli, soprattutto da quando, negli ultimi anni, si è andato affermando quello che genericamente, a partire dal 2005 circa, viene indicato con il termine “web 2.0”: si tratta dello status del web attuale, caratterizzato dalla forte interazione tra media e utenti; questi ultimi possono infatti esprimersi e comunicare utilizzando una grande varietà di applicazioni online (blog, forum, chat o sistemi quali YouTube, Facebook, Wikipedia, Twitter, TripAdvisor…), che li rende sempre più protagonisti nella costruzione del mondo virtuale stesso.

Chi regola e garantisce la libertà di espressione nel web 2.0? Dal punto di vista legale, questo diritto, nei paesi democratici, è emanazione di quanto già stabilito negli articoli delle Carte costituzionali e delle Dichiarazioni internazionali:

  • Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948:
    Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
  • Articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, approvata dal Consiglio d’Europa nel 1950:
    1. Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, cinematografiche o televisive.
    2. L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario.
  • Articolo 21 della Costituzione italiana, approvata dall’Assemblea costituente nel 1948:
    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti. […] Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
  • Articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata nel 2007:
    1. Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
    2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.

 

I diritti del cittadino digitale: la tutela dei dati

Con il consolidamento del web 2.0, sono venute incrementandosi, nei social media, le community, cioè quegli spazi sociali nei quali utenti con interessi comuni interagiscono in reti sempre più articolate e fitte; parallelamente è andato crescendo l’aspetto commerciale: le community forniscono servizi in cambio dell’utilizzo dei nostri dati personali, che noi autorizziamo al momento dell’iscrizione, a scopi commerciali o di marketing. Ma chi tutela i nostri dati? La giurisdizione nazionale ed europea ha cominciato a dare una risposta a questo interrogativo, proprio a partire dagli anni in cui avveniva il passaggio dal web al web 2.0, e continua a farlo:

  • Articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, 2007:
    1. Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano.
    2. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni persona ha il diritto di accedere ai dati raccolti che la riguardano e di ottenerne la rettifica.
    3. Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un’autorità indipendente.
  • GPDP (Garante della Privacy dei Dati Personali) è l’Autorità amministrativa indipendente istituita in Italia per proteggere i dati personali e per attuare il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali.
    https://www.garanteprivacy.it/
  • DIGITAL SERVICE ACT, è un regolamento proposto dalla Commissione dell’Unione Europea, nel dicembre del 2020, per disciplinare il mercato unico digitale, a tutela degli interessi economici e dei diritti fondamentali dei cittadini.

 

I doveri del cittadino digitale: buone prassi

Dopo aver affrontato il tema dei diritti del cittadino digitale, occupiamoci dei doveri, in particolare del corretto comportamento da tenere nei confronti dell’enorme flusso di dati dell’infosfera, cioè dello spazio delle informazioni in cui ciascuno è immerso. Una buona pratica è quella di controllare la veridicità delle notizie prima di condividerle, proprio perché alcune di esse sono costruite ad arte per ingannare. Le notizie fuorvianti sono sempre esistite nella storia[4], ma oggi vengono create e diffuse in modo esponenziale. Per quale motivo? Perché nell’epoca dell’informazione indisciplinata a disposizione di tutti, dove ogni utente può generare contenuti qualsiasi e pubblicarli in Internet, le informazioni fondate compaiono sullo schermo dei nostri dispositivi accanto alle falsità, laddove queste ultime hanno spesso un potere persuasivo maggiore. In questo contesto proliferano le fake news, fabbricate per influenzare opinioni, azioni e scelte di quanti più naviganti possibile, dal momento che è più facile ed efficace catturare l’attenzione e le emozioni di qualcuno attraverso slogan e soluzioni a basso contenuto critico, che convincerlo con ragionamenti complessi.

Durante questo anno scolastico, tra le attività organizzate dall’Irsifar con le scuole, si è tenuto un PCTO – che verrà descritto nei prossimi paragrafi – con una classe di scuola secondaria superiore, riguardante questi temi. In occasione dell’incontro in cui si è discusso dei motivi dell’ampia diffusione delle bufale, uno studente considerava che esse trovano consenso perché si adattano bene a due elementi umani molto diffusi: la paura e la pigrizia. Il primo sentimento, inteso sia come naturale stato emotivo di apprensione davanti a un pericolo, sia come conseguenza di un clima di generale sfiducia e ignoranza che porta all’attuale inclinazione al complottismo, induce molti utenti a condividere e diffondere ciò che dà loro immediata sicurezza o, viceversa, suscita in loro preoccupazione e angoscia; la pigrizia invece spinge l’individuo a cliccare la prima cosa che capita, senza approfondire, peraltro – come dice Minuti[5] – con la tendenza a fermarsi sempre ai primi risultati della ricerca in Google, convinti che rispecchino una gerarchia di merito.

È invece necessario arrestare la frenesia del clic, fermarsi, ragionare ed esercitarsi a smontare le fake news, per comprenderne il meccanismo interno, «come con le dimostrazioni di geometria», ha affermato un altro liceale «quando vedi una figura, e riconosci che è un triangolo, ma devi dimostrarlo anche se lo vedi».

È questo lo sforzo che è stato fatto, durante il workshop di formazione per docenti Pensare in libertà e, successivamente, nel corso del PCTO, Cittadini Onlife, con gli studenti: esercitare la nostra libertà con senso di responsabilità, cercando di rendere evidente la veridicità delle notizie, che è poi uno dei comportamenti corretti, se non il più importante, del cittadino digitale.

 

Il Workshop della Summer school: Pensare in libertà

Per l’appuntamento annuale di formazione dei docenti della rete degli Istituti Ferruccio Parri, l’Irsifar, che ha organizzato i due pomeriggi incentrati sul binomio Libertà-Responsabilità, ha proposto un workshop dedicato alla libertà di espressione in Internet e alla responsabilità nella critica alle fake news. L’attività ha coinvolto trentadue docenti divisi in due piattaforme zoom. Tale laboratorio è replicabile in una classe di scuola secondaria di primo o secondo grado; ha la durata di due ore, organizzate in questo modo:

  • introduzione ai temi della libertà di espressione e della critica alle fake news, con supporto di un PowerPoint (durata 30 minuti circa);
  • divisione in quattro gruppi utilizzando le stanze della piattaforma zoom. A ogni gruppo vengono fornite tre notizie, sotto forma di immagini o articoli di giornale, da leggere, osservare e discutere compilando una scheda di analisi. Le notizie assegnate sono fake news, oppure informazioni date utilizzando un linguaggio fuorviante e discriminatorio. Ogni gruppo ha il compito finale di formulare una o più regole del buon cittadino digitale, per evitare che notizie di tal fatta continuino a circolare in rete (durata 1 ora circa);
  • restituzione all’assemblea dei partecipanti dei lavori di gruppo con discussione finale (durata 30 minuti).

 

Scarica qui il materiale del workshop:

Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento: Cittadini onlife

Sulla base del lavoro svolto nel workshop della Summer school, nella programmazione delle attività didattiche rivolte alle scuole durante l’anno scolastico 2020-21 l’Irsifar ha proposto alle ultime classi delle scuole superiori un’attività analoga nei contenuti, ma più articolata e diluita nel tempo. Le docenti Federica Camilli e Fiorella Vegni, del Liceo Scientifico «M. Malpighi» di Roma, hanno pensato che potesse essere un progetto interessante per la loro IV D.

Il progetto ha avuto la durata di quindici ore suddivise in cinque incontri di un’ora, con il tutor esterno, e dieci ore di lavoro di gruppo da parte degli studenti a casa. Durante questo percorso è stato approfondito il tema della cittadinanza digitale, cercando di rispondere a diversi quesiti: quali sono i diritti e i doveri dei cittadini digitali? In che modo è regolata la libertà di espressione nel web? Quali sono i tranelli comunicativi in cui si può incappare e come fare per riconoscerli e decostruirli? Lo scopo finale del PCTO è stato quello di elaborare un regolamento del buon cittadino digitale.

Nell’incontro introduttivo sono stati presentati i temi del percorso e si è chiesto agli studenti, divisi in cinque gruppi, di ricercare, nel loro lavoro a casa, la normativa che regola i diritti e i doveri dei cittadini digitali. All’appuntamento successivo ogni gruppo ha relazionato, attraverso un portavoce, su quanto aveva scoperto in merito a questo argomento. Il tutor esterno ha quindi fatto sintesi della normativa esistente, ponendo l’attenzione sugli attori pubblici e privati, internazionali e nazionali, che si occupano di regolare la libertà di espressione del cittadino digitale. Ai gruppi è stato quindi affidato il compito di cercare una fake news e descriverla, prestando attenzione a come era costruita (immagine, testo, linguaggio…). Nel terzo incontro ogni gruppo ha presentato la fake news analizzata e la tutor ha esposto, seguendo i sette modi per disinformare formulati da Claire Wardle[6], le modalità di costruzione delle bufale e il loro grado di pericolosità. A questo punto è stata fornita agli studenti una nuova fake news chiedendo loro di decodificarla dal punto di vista dei contenuti, cercando di capire chi l’aveva costruita e perché. Nel penultimo incontro, dopo avere accolto le relazioni dei gruppi, si è discusso sui meccanismi della diffusione delle fake news. Per l’incontro finale gli studenti dovevano elaborare una o più norme di comportamento, e rappresentarle con immagini o slogan. L’ultimo appuntamento è servito per costruire il regolamento del buon cittadino digitale, grazie al contributo di tutti. Riportiamo dunque alcune delle considerazioni finali degli studenti della IV D, che possano servire da spunto per altre classi coinvolte in progetti sulla cittadinanza digitale.

 

Non ti fidare, vai a controllare

Il motto di questo paragrafo – che naturalmente in una scuola romana suonava gergalmente e con una certa enfasi comunicativa Non te fidà, vai a controllà – nasce dalla riflessione del gruppo composto da Leonardo M., Danilo, P., Isabella B., Sofia C., Viviana D. e Mihaela R. Questa breve frase, resa ancora più efficace dall’uso del romanesco, ha l’effetto immediato di riassumere in poche parole ciò che deve fare un buon cittadino digitale.

Il gruppo formato da Dario M., Francesco F, Tommaso N., Rocco D. e Pietro G. ha proposto, come elaborato finale, una fotografia, dal titolo Osbama, nella quale l’ex Presidente degli Stati Uniti Obama cammina sorridente accanto al terrorista Osama Bin Laden. Nonostante la verosimiglianza dei personaggi, si tratta di una fake news, provocatoria, sorprendente, divertente come lo sono le bufale che vengono diffuse nella rete; la cosa interessante della fotografia è che è stata creata ad arte da… loro stessi, attraverso un programma gratuito di fotoritocco. L’intenzione dei ragazzi è stata quella di mostrare quanto sia semplice contraffare le fotografie: se un gruppo di ragazzi alle prime armi lo ha fatto con tanta facilità, tanto più lo può fare chi, più esperto, si serve di programmi sofisticati. È dunque necessario muoversi nel mondo virtuale con grande attenzione, perché la finzione ormai è del tutto simile alla realtà e l’unica differenza sta nella nostra capacità di scegliere se condividerla o meno.

Francesca D., Flavio F., Matteo A., Filippo B., Rebecca C., propongono invece questa riflessione:

Noi uomini abbiamo la capacità di prendere tutto ciò che troviamo sul web come vero. Tendiamo a impigrirci quando leggiamo una notizia su Internet. I pensieri, la maggior parte delle volte sono: «Ma sì, mi fido», «lo avrà scritto qualcuno che ne saprà qualcosa», «non vado a ricercare, tanto sono cose che non mi riguardano», «condivido anche se non sono sicura che si tratti di verità». Quante volte ci è capitato di pensare queste cose, di condividere quel messaggio arrivato su WhatsApp, dove alla fine c’era scritto: «Passa a tutti i contatti». Ma tutti noi possiamo evitare di dare spago a queste fake news tramite dei semplici passaggi.

I passaggi cui fanno riferimento Francesca e i suoi compagni coincidono con le regole proposte dal gruppo di Alessio C., Chiara C., Eleonora S., Jacopo M., Malick S., Lorenzo N., che hanno steso un vero e proprio regolamento:

  1. Bisogna considerare prima di tutto la fonte della notizia
  2. Approfondire la notizia, andando oltre il titolo, che può essere sensazionale solo per acchiappare i clic
  3. È necessario stare attenti alla data in cui la notizia è stata diffusa, perché può non essere più attuale
  4. Può essere utile fare una ricerca sull’autore, per cercare di capire se è credibile oppure no
  5. Insospettirsi se la notizia è troppo sorprendente: potrebbe essere uno scherzo
  6. Bisogna chiedere conferme a persone esperte: insegnanti, bibliotecari, o comunque studiosi della materia di cui tratta la notizia.

C’è chi invece ha ripreso la citazione attribuita a Joseph Goebbels: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità»: Marta Q., Chiara D. e Stefano G. hanno scelto questa frase, sia perché spiega il meccanismo di diffusione delle fake news, sia perché essa stessa rappresenta una falsa notizia, o meglio, una falsa citazione, in quanto è stata diffusa attribuendola al fautore della propaganda nazista, senza che ne fosse mai dimostrata l’autenticità.

Nel ragionamento che accompagna il loro slogan, Marta, Chiara e Stefano affermano che, se leggendo criticamente le notizie è possibile contrastare quelle false, più complicato è arginare in rete le affermazioni cariche di sentimenti razzisti e aggressivi:

L’hate speech è un po’ più difficile da contrastare poiché bisognerebbe trovare un equilibrio fra la libertà d’espressione e le restrizioni da applicare affinché nessuno venga offeso e discriminato. Dunque è difficile porre regole da seguire, proprio per questo il miglior metodo per contrastare l’incitamento all’odio è un’educazione basata sul rispetto reciproco e sull’uguaglianza di ogni forma vivente.

 

Pensare in libertà, agire responsabilmente

A conclusione di queste proposte operative sul tema della cittadinanza digitale, riprendiamo il pensiero di Laura Boella, che ci ha guidato fin dall’inizio, facendo nostro il suo concetto di «libertà responsabile», a cui tutti oggi siamo chiamati:

Una nuova idea di libertà nasce dal rapporto con gli altri e non con se stessi, con la realtà storica e politica, da una realtà alla quale possiamo dire di sì o di no e che dobbiamo giudicare nei termini di giustizia e di responsabilità. Solo individualmente ci si può assumere il rischio di amare, di agire per il bene o il male, consapevoli del fatto che non siamo più individui sovrani, ma ci troviamo in un rapporto di conflitto e sproporzione con gli avvenimenti storico-politici, con il mondo della tecnocrazia, della finanza e dell’economia globale. […] Proprio nel cuore di questa sproporzione si gioca oggi la libertà, ossia l’impegno per preservare la possibilità, anche minima, di agire per impedire che la realtà si chiuda e che il mondo si restringa al cortile di casa o ai confini nazionali e la mente diventi prigioniera. […] Non si tratta di gesti eroici e straordinari, ma dell’esercizio di una capacità di cui tutti siamo dotati. La capacità di interrompere tutte le derive, tutti i processi automatici.[7]

La voce autorevole della filosofa porta a compimento le riflessioni degli studenti, nello sforzo collettivo di aprire gli occhi e le menti, per la costruzione di una cittadinanza digitale partecipe e solidale.

 

Bibliografia
  • D. Aristarco, Fake. Non è vero ma ci credo, Einaudi, Torino 2018
  • P. Battifora, A caccia di fake news, in “Novecento.org”, n.. 14, agosto 2020. DOI: 10.12977/nov343
  • L. Boella, Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto, Raffaello Cortina Editore, Milano 2018
  • V. Gheno-B. Mastroianni, Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello, Longanesi, Milano 2018
  • M. Grazzini (a cura di), Il falso e la storia. Invenzioni, errori, imposture dal medioevo alla società digitale (Quaderni 38), Feltrinelli, Milano 2021
  • G. Jacomella, Il falso e il vero. Fake news: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle, Feltrinelli, Milano 2017
  • E. Manera Wikipedia come storia pubblica. Com’è e come potrebbe essere, in “Novecento.org”, n. 10, agosto 2018. DOI: 10.12977/nov256
  • R. Minuti (a cura di), Il web e gli studi storici. Guida critica alla rete, Carocci editore, Roma 2019
  • G. Riva, Fake news. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità, Il Mulino, Bologna 2018

 

Sitografia

Ciclo di videolezioni a cura di Davide Sparano – Istituto Parri di Bologna – sui temi della cittadinanza digitale e delle fake news: https://www.youtube.com/watch?v=O6vM8ESGn7E

Dichiarazione dei diritti in Internet, per una nuova cittadinanza sulla rete: https://www.interno.gov.it/it/notizie/dichiarazione-dei-diritti-internet-nuova-cittadinanza-sulla-rete

Sul tema della disciplina del buon comportamento in Internet: https://compassunibo.wordpress.com/2018/06/04/anche-il-web-ha-le-sue-regole-la-netiquette/ e http://www.bio.unipd.it/local/internet_docs/netiq.html

Sito dell’associazione onlus “Parole O_Stili”, nata nel 2016 con l’intento di responsabilizzare gli utenti della Rete a scegliere forme di comunicazione non ostile: https://paroleostili.it/inclusione/

 

Siti impegnati nella verifica delle notizie e nella denuncia delle bufale: https://www.bufale.net e https://www.butac.it 

Portale del Ministero della Salute per contrastare le false notizie relative al Covid-19: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4569

 


Note:

[1] Questo laboratorio è la rielaborazione di una Unità di Apprendimento progettata da due docenti romane, Dalila Biagiola e Antonella Ricci, durante il corso di formazione Costruire Cittadinanza, organizzato dall’Irsifar di Roma nell’anno scolastico 2019-2020. L’UdA, della durata di 33 ore, può essere scaricata a questo link: https://www.irsifar.it/2020/05/27/adotta-un-articolo-della-costituzione/

[2] Laura Boella è docente di filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano. Qui il suo intervento: http://www.novecento.org/emergenza-e-nuova-normalita/la-liberta-responsabile-cui-oggi-siamo-chiamati-6854/

[3] Luciano Floridi è professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione presso l’Università di Oxford; ha creato il neologismo onlife per indicare la condizione attuale dell’uomo che vive immerso nel mondo reale e in quello digitale, senza potere distinguere nettamente tra l’uno e l’altro.

[4] Nella bibliografia nutrita su questo tema, che riportiamo in forma essenziale alla fine dell’articolo, citiamo qui la novità editoriale, in ebook: M. Grazzini (a cura di), Il falso e la storia. Invenzioni, errori, imposture dal medioevo alla società digitale (Quaderni 38), Feltrinelli, Milano 2021.

[5] R. Minuti (a cura di), Il web e gli studi storici. Guida critica alla rete, Carocci editore, Roma 2019, p. 13

[6] I sette modi di disinformare, proposti da Claire Wardle, direttrice di First Draft, organizzazione no profit che si occupa di questi temi, si possono trovare a questo link: https://www.valigiablu.it/fakenews-disinformazione/

[7] http://www.novecento.org/emergenza-e-nuova-normalita/la-liberta-responsabile-cui-oggi-siamo-chiamati-6854/, cit.