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Storia di Luisa. Una bambina ebrea mantovana

Storia di Luisa. Una bambina ebrea mantovana

Luisa con Maresa e la fisarmonica nel cortile di casa

Abstract

Qualche anno fa, Maria Bacchi e Fernanda Goffetti hanno curato la pubblicazione di un prezioso libro, Storia di Luisa. Una bambina ebrea di Mantova, Gianluigi Arcari Editore, Mantova 2011, che rappresenta una vera miniera per chi voglia accostare al difficile tema della Shoah bambini della scuola primaria e ragazzi della scuola secondaria di primo grado.
Luisa Levi era nata a Mantova il 10 novembre del 1929 ed è morta nel lager di Bergen-Belsen presumibilmente nel marzo del 1945. Età e luogo del suo decesso ne fanno quasi una Anne Frank nostrana. Maria Bacchi si era imbattuta nella vicenda di questa giovane ragazza durante le ricerche svolte per ricostruire le condizioni dei bambini mantovani in tempo di guerra. Molti degli intervistati ricordavano Luisa Levi per la particolare capacità comunicativa e una contagiosa allegria. Non ne conoscevano, tuttavia, le sorti. Maria Bacchi avviò quindi una ricerca nella ricerca, tanto che il titolo che scelse per la pubblicazione del lavoro fu Cercando Luisa. Storie di bambini in guerra 1938-1945 Sansoni, Milano 2000. A Mantova venne iniziato, anche nelle scuole, tramite questa figura per certi versi “esemplare”, un lavoro di recupero della memoria delle persecuzioni razziali e delle deportazioni degli ebrei mantovani. A Luisa Levi è intitolato ora un istituto comprensivo, dove sono state progettate e testate le schede didattiche proposte nel libro del 2011.

IL LIBRO SULLA STORIA DI LUISA

Il volume, che contiene alcuni interessanti saggi introduttivi, è costituito, infatti, da due serie di schede, contenenti ciascuna immagini, piccoli testi tratti da documenti, piccoli brani storiografici e alcune mappe e cronologie in appendice[1]. La prima serie di 21 schede è dedicata agli alunni della scuola primaria e fornisce informazioni su Luisa, la sua famiglia (composta dal padre Enea, la madre Elide, il fratello Franco e la sorella Silvana), le sue passioni (pianoforte e fisarmonica), le sue amicizie, le sue vacanze. Ci si accosta così, in punta di piedi, alla quotidianità di una famiglia come tante della Mantova fra le due guerre. Una famiglia in cui le abitudini e le amicizie vengono stravolte dalle leggi razziali, che per Luisa – come per tutti i bambini ebrei – comporteranno l’allontanamento dalla scuola e la fine delle tante gite e vacanze organizzate con cura dal padre, fino ad allora presidente del CAI di Mantova. Singole, agili schede spiegano anche elementi dell’ambiente e del contesto storico: l’ascesa al potere di Mussolini, la comunità ebraica di Mantova, l’asilo israelitico, le leggi razziali, lo scoppio della seconda guerra mondiale. La seconda serie di 12 schede è rivolta invece ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Qui le immagini si diradano, mentre si estendono le parti storiografiche e documentarie. Accanto alle schede che restituiscono, ancora una volta, i dati di contesto (lo sbarco degli Alleati; il 25 luglio 1943; l’8 settembre; la nascita della RSI; le persecuzioni ad opera dei nazisti – stragi di Merano e di Meina, rastrellamento del ghetto di Roma – e, dopo l’emanazione della circolare Buffarini Guidi, dei fascisti; la deportazione degli ebrei italiani; le condizioni di bambini e adolescenti nei lager nazisti), vi sono schede che raccontano le vicende della famiglia Levi in quei momenti cruciali (il fidanzamento di Franco avvenuto proprio il 25 luglio 1943; gli spostamenti della famiglia durante l’estate e dopo l’8 settembre; l’allontanamento volontario da Mantova; il “saccheggio” della loro casa e l’accanimento persecutorio di un “collaborazionista” mantovano; la cattura a Milano; la deportazione ad Auschwitz; la sopravvivenza di Luisa alle marce della morte che precedettero l’apertura dei cancelli del campo, la sua triste fine).

L’unico sopravvissuto della famiglia, Franco, permette, alla fine del percorso, di avere uno sguardo di apertura sul futuro e di recupero della memoria. Molte delle fotografie che corredano le schede provengono infatti da un album fotografico che la famiglia nascose in una valigia sotterrata in giardino e che Franco recuperò al suo ritorno a Mantova.

  

IL PERCORSO DIDATTICO

Il percorso suggerito dal libro permette di lavorare un intero anno scolastico – o più volte, nel corso degli anni – nella ricostruzione della storia di Luisa e della sua famiglia e, attraverso questa lente d’ingrandimento, delle vicende dei nostri concittadini di religione ebraica sotto il fascismo e durante la seconda guerra mondiale. La proposta che segue – sperimentata più volte in numerose classi di scuola primaria e secondaria di primo grado – utilizza il ricco materiale messo a disposizione dal volume per attivare un percorso più contenuto (solitamente due interventi di 1,5-2 ore ciascuno), che accentua gli elementi di pratica laboratoriale storica sulle fonti, applicata alla conoscenza del cuore delle vicende e delle tematiche affrontate nel libro.

IL PERCORSO PER LA CLASSE QUINTA DELLA SCUOLA PRIMARIA 

Materiali necessari:

  • Riproduzione delle fotografie contenute nel libro (una per ciascun bambino della classe), sia sotto forma di stampa fotografica, sia come “provino” stampato su carta (allegato 1)
  • Riproduzione delle schede del libro (meglio plastificarle, se si pensa di utilizzare il percorso in più classi) (allegato 2)
  • Scheda di osservazione delle foto (allegato 3)
  • Scheda di “catalogazione” della foto (allegato 4)
  • Scheda di annotazione delle informazioni storiche (allegato 5 e 5 bis)
  • Fogli A4
  • Carta millimetrata
  • Cartellone colorato

 

PRIMO INTERVENTO (1,5-2 ore)

Attivazione (20’)

All’inizio di un laboratorio sulle fonti storiche è opportuno stimolare la curiosità dei bambini. Dopo aver spiegato che si tratterà di un lavoro da “storico”, ricostruito a partire dalle fonti, si può far immaginare ai bambini di dover lasciare improvvisamente la loro casa per una situazione di pericolo, senza sapere quando vi si potrà far ritorno. Cosa porterebbero con sé? Cosa lascerebbero a casa? Che fare delle cose cui siamo affezionati e che non possiamo portare con noi? Solitamente, a quest’ultima domanda viene risposto che si nasconderebbero. Si introduce qui la vicenda reale, spiegando che una famiglia si è trovata in quella situazione e ha nascosto nel giardino di casa una valigia contenente un orologio da tavolo, una bambola e un album di fotografie, protetto da una scatola di latta[2]. E che sulla vicenda ha lavorato una storica, cui dobbiamo il materiale che avremo a disposizione. 

Approccio alle fonti: le fotografie (20’)

Dopo aver ricordato insieme quali sono le categorie di fonti utilizzate dallo storico (solitamente in tutte le classi della scuola primaria si impara che le fonti possono essere materiali, documentarie, iconografiche, orali), si chiede se le fotografie possono essere considerate delle fonti. Alla risposta positiva, si spiega di essere in possesso delle copie delle fotografie contenute nell’album sepolto in giardino e che ognuno di loro ne potrà esaminare una[3]. Si fa pescare a ciascun bambino una fotografia girata e, nel contempo, si distribuisce la scheda di osservazione della foto[4], che richiede semplicemente di scrivere cosa si vede nella fotografia (sottolineando che la descrizione deve essere oggettiva), se si ritiene che la foto sia antica o no (specificando che alcune fotografie sono state scattate dalla storica in epoca recente) e di giustificare la loro ipotesi. I bambini sono così indotti a guardare la propria fotografia con molta attenzione, cogliendone i particolari (la presenza di mezzi di trasporto, oggetti, abbigliamento, acconciature moderne o desuete) e prestando attenzione agli aspetti tecnici (se la foto è a colori o in bianco e nero, di alta o bassa risoluzione). Dopo aver lasciato qualche minuto (5’-10’) di lavoro individuale sulla fotografia e la scheda, si ricavano dai bambini le osservazioni, che vengono riportate alla lavagna e “categorizzate”.

A questo punto si chiede loro se, alla luce delle fonti finora esaminate, si sentono in grado di fare una ricostruzione della storia di cui ci stiamo occupando. Solitamente qualcuno avanza delle ipotesi di interpretazione della propria foto. Si sottolinea allora l’importanza di avere degli elementi certi per poter fare una ricostruzione storica. Non bastano le supposizioni (comunque importantissime perché riconducono a domande cui stiamo cercando risposta), ma occorrono “prove”. Cos’è che vorremmo sapere con certezza delle nostre foto? Si arriva a verbalizzare insieme che vorremmo sapere chi sono le persone che vediamo, dove sono state scattate le foto, quando, forse anche perché. Si conviene allora che le foto – pur bellissime per vedere luoghi e persone – da sole non bastano a darci queste informazioni.

La scheda catalografica della foto (20’)

Si introducono ora le schede del libro. Si spiega che lo storico deve sempre indicare con molta precisione le fonti che utilizza e che anche le fotografie che hanno potuto vedere sono state catalogate dalla storica nel libro che ha dedicato a questa vicenda. Si mostrano quindi, una alla volta, le schede del libro. Chi vi riconosce la propria fotografia, alza la mano e riceve la scheda[5]. Si consegna poi a ciascun bambino una scheda di catalogazione della foto (molto semplificata: si veda l’allegato 4), con la spiegazione di ciò che debbono ricercare per poterla compilare (individuare nella propria scheda del libro la didascalia della foto e copiarne il titolo (soggetto), luogo (non sempre presente e ricavabile dal soggetto della foto) e data dello scatto.

Prime scoperte (20’)

Terminata questa fase, si possono fissare insieme le prime scoperte. Chi è la protagonista della nostra storia? Dalle didascalie e dagli elementi delle schede emerge dalla classe il nome di Luisa Levi. Dalla nostra catalogazione possiamo anche ricavare il momento storico di cui stiamo parlando? Preparando alla lavagna una linea del tempo e invitando i bambini a leggere la data di scatto della foto (appuntando a parte quelle relative alle foto a colori scattate dalla nostra storica), scopriamo insieme che le prime foto dell’album presenti sull’album risalgono al 1931 e le ultime al 1943[6]. Possiamo quindi ipotizzare quando possa essere stata nascosta la valigia?  Si arriverà a verbalizzare insieme che fu “dopo l’agosto del 1943”.

Prosecuzione dell’indagine su fonti scritte (30’)

La classe si organizza ora in gruppi di lavoro. Chiamando i bambini in base al numero della scheda del libro in loro possesso, si formeranno gruppi da 4 alunni che abbiano, al proprio interno, un paio di schede molto semplici (le prime riportano solitamente una sola informazione) e un paio di schede più complesse[7]. Il compito dei gruppi è riuscire a ricavare quante più informazioni possibili dalle schede del libro. Oltre alle foto e alle didascalie, vanno osservati il titolo attribuito alle schede (la storica li ha scelti per un qualche motivo? Cosa ci vuole comunicare?) e i testi scritti. Si fa notare che alcune parti sono stampate con caratteri più grandi di altre. Le prime sono le notizie che la nostra storica ci vuol far sapere. Le altre, sono “citazioni”. Si perviene a comprendere insieme cosa sia una “citazione”. Si invita, infine, a trascurare le eventuali domande presenti. A questo punto, in ciascun gruppo da 4 alunni si formano due coppie. Ogni coppia riceve una scheda “ricaviamo informazioni dai documenti”. Si invitano i bambini a lavorare insieme: un bambino leggerà sottovoce all’altro la propria scheda e, di comune accordo, il secondo bambino appunterà sulla scheda di coppia le informazioni ritenute importanti. Al termine della prima scheda si procederà, allo stesso modo e a parti invertite, alla lettura della seconda (20’). Conclusa questa fase, ogni coppia leggerà all’altra gli appunti presi e riceverà una o più nuove schede del libro (quelle di contesto storico, generalmente più complesse, che erano state messe da parte sino ad ora ed eventuali schede residue e non ancora utilizzate), da cui andranno ricavate informazioni ulteriori, da scrivere sulla scheda di gruppo. Sulla scheda di gruppo andranno poi incollate anche le schede di coppia. Il gruppo si sceglie un nome e “firma” la scheda di gruppo.

Terminata questa primo intervento, si ritirano e conservano i materiali distribuiti e quelli prodotti dai gruppi.

SECONDO INTERVENTO (1,5-2 ore)

Condivisione delle scoperte (30’)

All’inizio del secondo intervento si traccia nuovamente una linea del tempo sulla lavagna. Ogni gruppo sceglie un portavoce che comunica alla classe le informazioni selezionate e riportate sulla scheda di gruppo. Se c’è qualche incertezza nel racconto basato sulle schede, l’insegnante può aiutare a integrare le informazioni consultando le schede del volume, che restano però in suo possesso. Si evidenzia così come sia importante, nel raccogliere le informazioni dalle fonti storiche, cercare di essere concisi, ma precisi. Tutte le informazioni raccolte verranno riportate sulla linea del tempo se hanno un riferimento cronologico preciso (per esempio la data di nascita di Luisa, le date delle vacanze, l’inizio della frequenza scolastica di Luisa…), evidenziando in particolare le date storiche (ascesa al potere di Mussolini, emanazione delle leggi razziali, scoppio della seconda guerra mondiale). Le altre informazioni – composizione della famiglia (particolarmente importante la scheda 5, sulle ricerche anagrafiche), parentele, amicizie, passioni e abitudini di Luisa – verranno appuntate in altre zone della lavagna. Al termine della restituzione da parte dei gruppi, l’insegnante rileggerà tutte le informazioni raccolte, commentandole. Si rimarcherà la composizione della famiglia, le diverse età di genitori e fratelli maggiori di Luisa, le loro abitudini, le loro vacanze, la parentela allargata, ecc. Si richiamerà poi l’attenzione della classe su un “qualcosa” che viene a cambiare le loro vite e si arriva a individuarlo nell’emanazione delle leggi razziali. A questo punto si spiegherà in modo sintetico, ma accurato, il contenuto e le conseguenze della pubblicazione del “Manifesto degli scienziati razzisti” prima, e delle leggi razziali (o, meglio, antiebraiche) poi, per la generalità delle persone di religione ebraica. Si sottolineerà la gravità di provvedimenti che arrivano a discriminare un gruppo di persone per ragioni etniche o religiose, l’indifferenza nella quale caddero, allora, queste leggi, dell’abitudine che si acquisisce con troppa facilità di appiccicare “etichette” pregiudiziali alle persone.

Fissazione delle informazioni: il cartellone della classe

Si può ora procedere, se si vuole, a preparare un cartellone di classe che ricordi quanto scoperto insieme. Per formare i nuovi gruppi, si invitano i bambini a formare una “linea del tempo vivente”, ovvero a sistemarsi in piedi, davanti alla lavagna, seguendo l’ordine cronologico della data di scatto della fotografia avuta all’inizio del primo incontro. Se non ricordano la data, possono consultare la “scheda catalografica” da loro compilata. Ai bambini viene consegnata una piccola stampa della “loro” fotografia. In caso di più foto scattate nello stesso anno, li si invita a scoprire se è stato precisato anche il mese e, in caso negativo, a osservare le foto per vedere se dall’abbigliamento (invernale o estivo) e dall’aspetto di Luisa si riesca a capire quale sia stata scattata prima e quale dopo. La linea del tempo vivente, ci permette agevolmente di formare dei gruppi di 3 o 4 bambini per “vicinanza cronologica”. Tornati nelle isole di lavoro nei nuovi gruppi così formati, i bambini dovranno scrivere sul retro della loro piccola foto, in matita, la data dello scatto. A questo punto, nel gruppo si assegneranno i ruoli: responsabile dei materiali, scrittore della linea del tempo, incollatore, scrittore delle informazioni. Il materialista verrà a prendere quanto occorre: un foglio A4, una striscia di carta millimetrata alta due centimetri e lunga quanto la base del foglio, una colla. Tornato a posto, sotto la guida dell’insegnante si predispone il foglio di lavoro: l’incollatore dovrà incollare la striscia di carta millimetrata esattamente sulla base del foglio. Lo scrittore della linea del tempo traccerà poi una linea nel mezzo della strisciolina, parallelamente alla base del foglio, e preparerà le tacche per la cronologia, a distanza prestabilita (solitamente ogni 4-5 cm). Ogni gruppo scriverà poi gli anni relativi alle foto in suo possesso (si faccia attenzione a fare in modo che non vi siano foto relative allo stesso anno in due gruppi diversi) sul proprio pezzo di cronologia (per es. il primo gruppo potrebbe avere le foto dal 1931 al 1932, e quindi preparare due tacche; il secondo gruppo dal 1933 al 1935 e prepararne tre, ecc.). Una volta predisposta la propria “linea del tempo”, i bambini decideranno insieme come disporre le foto sulla tacca corrispondente all’anno di scatto e l’incollatore le incollerà. Potranno aggiungere brevi informazioni sotto a ciascuna foto, stando attenti a non debordare dagli spazi fissati dalle loro tacche. Alla fine di questa fase di lavoro (20’), basterà accostare, ritagliando gli eccessi, i vari fogli A4 per ottenere una linea del tempo continua, che copre tutto l’arco cronologico dell’album di casa Levi (1931-1943). Sarà opportuno prolungare la linea sia estendendone l’inizio (comprendendo la nascita di Luisa, nel 1929), sia successivamente al 1943, perché “la storia continua” (10’).

Conclusione del laboratorio

Terminata questa operazione, l’insegnante richiama le domande iniziali del laboratorio: quando fu nascosta la valigia, e perché? Con il lavoro “da storici” sulle schede del libro, la narrazione si era fermata allo scoppio della seconda guerra mondiale, con qualche informazione occasionale sul periodo fino al 1943. Ricordando l’emanazione delle leggi razziali, si sottolineerà come non sia stato nel 1938, ma nel 1943 che la valigia è stata nascosta. Cosa sarà successo? Attingendo alla lettura della seconda parte del libro, si spiegherà brevemente ai bambini le vicende storiche successive all’entrata in guerra dell’Italia e, in particolare, alla svolta del 1943 quando, con l’istituzione della Repubblica sociale italiana, sono iniziate le persecuzioni e le deportazioni degli ebrei italiani. Nel libro si hanno anche tutte le informazioni necessarie a seguire le vicende della famiglia Levi fino all’arresto e alla deportazione. Può essere utile soffermarsi sul momento della scelta della strategia più efficace di sopravvivenza. All’interno della famiglia allargata – che nell’autunno del 1943 si era radunata, preoccupata, nelle campagne toscane – i vari rami parentali presero vie diverse: ci fu chi scelse di restare nascosto (i Levi D’Ancona), chi di cercare di salvarsi riparando a Roma (la famiglia della cuginetta veronese di Luisa, Donatella Levi[8]) e chi, come la famiglia di Luisa, provò, senza successo, di arrivare a riparare in Svizzera. Soltanto questi ultimi vennero scoperti e subirono la deportazione. Non occorre indugiare troppo, con bambini della primaria, sugli aspetti più atroci della sorte dei deportati[9]. Basterà spiegare che l’unico superstite della famiglia fu Franco. Fu Franco – riuscito a riparare in Svizzera – a tornare a Mantova al termine del conflitto e a recuperare la valigia. E, metaforicamente, tramite quella valigia, a permettere alla storica Maria Bacchi di ricostruire la storia di cui anche noi, ora, siamo venuti a conoscenza.  

 

Bibliografia:
  • Maria Bacchi, Cercando Luisa. Storie di bambini in guerra 1938-1945 Sansoni, Milano 2000.
  • Maria Bacchi, Fernanda Goffetti (a cura di), Storia di Luisa. Una bambina ebrea di Mantova, Gianluigi Arcari Editore, Mantova 2011.
  • Donatella Levi, Vuole sapere il nome vero o il nome falso?, Cierre  edizioni, Sommacampagna (Verona) 2011.
ALLEGATI

1. Foto

2. Il libro “Storia di Luisa”

3. Osserviamo la foto

4. Scheda per la catalogazione delle foto semplificata

5. Ricavo informazioni dai documenti


Note:

[1] L’intero libro, non più in vendita, è stato scansionato ed è ora scaricabile dal sito dell’Istituto mantovano di Storia contemporanea, al link: http://www.istitutomantovanodistoriacontemporanea.it/wp-content/uploads/2019/03/Storia_di_Luisa.pdf. Le schede didattiche cui si fa riferimento nel testo costituiscono la seconda parte del libro.

[2] Le informazioni sono tutte vere, ricavate dai saggi introduttivi al libro. Dell’orologio da tavolo esiste anche una fotografia riprodotta nel testo.

[3] Per rendere più verosimile il passaggio, le riproduzioni delle fotografie possono essere riposte in una scatola di latta. In questa fase si useranno le foto di ambito familiare e relative agli ambienti, più le fotografie riportate nella mappa 2 contenuta nel libro. Non quelle delle schede storiche di contesto (quindi non le numero 15, 16, 17, 20). Le foto sono nell’allegato 1.

[4] Vedi l’allegato 3.

[5] In qualche scheda le fotografie sono più d’una. In fase di preparazione del lavoro si avrà cura di riprodurre una foto per ciascuna scheda utilizzata e, a seconda del numero di bambini della classe, eventuali foto ulteriori (riproducendo, in quel caso, copie della scheda in numero pari alle foto riprodotte per ciascuna)

[6] Si ponga attenzione, in fase di preparazione del lavoro, a far sì che ci sia, fra le foto distribuite, Luisa accanto alla bicicletta, risalente all’agosto del 1943. Benché si tratti di una foto posseduta dal cugino di Luisa e non appartenente all’album originale – conservato in Israele dalla figlia di Franco – è la penultima foto nota di Luisa (l’ultima è la bellissima Luisa col cappotto riprodotta in apertura della sezione di schede dedicate alla secondaria di primo grado) e consente di periodizzare abbastanza correttamente il momento (presumibilmente fra ottobre e novembre del 1943) in cui la famiglia lasciò Mantova e nascose la valigia.

[7] Conoscendo la classe, è meglio preparare in anticipo i raggruppamenti di schede che pensiamo di affidare a ciascun gruppo.

[8] Se si ha voglia di approfondire la sorte dei “bambini nascosti” restando agganciati alla vicenda della famiglia Levi, Donatella ha raccontato la sua storia nel libro autobiografico: Donatella Levi, Vuole sapere il nome vero o il nome falso?, Cierre  edizioni, Sommacampagna (Verona) 2011.

[9] Al centro di formazione in didattica della Shoah dello Yad Vashem a Gerusalemme, gli insegnanti sono invitati a prestare particolare attenzione a non anticipare, con bambini di età della primaria, informazioni sui campi di sterminio e di lavorare, piuttosto, sugli effetti delle leggi discriminatorie adottate negli anni ’30. In Israele vi è, come intuibile, una sensibilità estrema verso eventi che hanno inciso profondamente nella vita di molti degli attuali abitanti del paese. In Italia, in occasione della giornata della memoria, i bambini sono invece esposti a sollecitazioni e informazioni, captate magari anche solo casualmente nella vasta programmazione televisiva dedicata alla Shoah. Pur senza indugiare sui dettagli, conviene essere pronti a rispondere a eventuali domande provenienti dai bambini stessi.