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La memoria del ritorno. Il dopoguerra degli ex deportati politici nel Friuli Venezia Giulia

Abstract

La vicenda del ritorno dei deportati politici in una regione – che nel dopoguerra era prevalentemente agricola – permette di capire alcuni aspetti della dinamica della ricostruzione postbellica, con l’ausilio, anche di fonti orali, tra le quali le voci femminili. Il lavoro, quindi, basato su fonti orali, è previsto per la durata di 2/4 ore e può essere ampliato, usando le fonti audiovisive citate in sitografia.

deportati politici liberazione mauthausen

By Donald R. Ornitz – USHMM, courtesy of National Archives and Records Administration, College Park, Public Domain, Link

Testo per i docenti

Il dopoguerra e gli ex deportati del Friuli Venezia Giulia

Il periodo compreso tra il 1945 e i primi anni Sessanta riveste un’importanza cruciale nella storia dell’Italia contemporanea: sono gli anni della formazione della Repubblica, dell’approvazione della Costituzione, della ricostruzione economica, del consolidamento di un’Italia repubblicana sospesa tra il lascito del passato Ventennio e la ristrutturazione del corpo sociale e statuale. La vita quotidiana dei cittadini è segnata da una profonda dicotomia: da una parte la ricerca di normalizzazione, e la costruzione di un possibile futuro, dall’altra le conseguenze dei traumi di guerra.

Il Friuli Venezia Giulia rappresenta un delicato banco di prova per la ricostruzione, in quanto le problematicità proprie del secondo dopoguerra italiano si innestano in un territorio che presenta alcune complessità peculiari. Sottoposto, dal settembre 1943 fino al maggio del 1945, alla amministrazione militare tedesca (Operationszone Adriatisches Küstenland), al termine del secondo conflitto mondiale è suddiviso in due zone distinte: una parte è unita alla nascente repubblica italiana, mentre la zona A della Venezia Giulia è amministrata dal Governo militare alleato. Il confine caldo tra blocco occidentale e orientale che taglia le due provincie di Gorizia e Trieste rende tangibile la contrapposizione ideologica tra le due sfere d’influenza. Il nuovo contesto politico influisce sulla rielaborazione delle vicende belliche, e sulle possibilità e modalità del reinserimento degli ex deportati antifascisti dai campi di concentramento e sterminio.

È questo il contesto in cui, anche nella Friuli Venezia Giulia, la società tenta la riorganizzazione della vita quotidiana, e nel quale i reduci antifascisti fanno ritorno. I danni di guerra hanno compromesso i beni privati, il comparto industriale e le infrastrutture indispensabili allo svolgimento delle attività economiche1. La crisi occupazionale coinvolge anche questa regione: in un contesto prevalentemente rurale e povero, molti sono coloro che cercano nell’emigrazione, anche interna al territorio italiano, uno sfogo a tali problematiche2. Le relazioni dei reduci con il movimento operaio, con i partiti e con le istituzioni per quello che riguarda il tema del lavoro è complesso: a prescindere dalla contraddizione tra necessità di reimpiego e gestione della disoccupazione, le aspettative dei reduci sono alte e dettate dalla necessità cogente di contribuire al sostegno economico delle famiglie alle quali ritornano3. Nello stesso arco di tempo, le Corti d’Assise Straordinaria di Trieste e di Udine sono chiamate a giudicare i reati «di intelligenza, corrispondenza o collaborazione con i Tedeschi, o di aiuto e assistenza ad essi prestata»4. L’apparato amministrativo riprende la propria attività, mentre i meccanismi dell’epurazione esprimono sanzioni spesso ambigue5. Questi temi inquadrano un dopoguerra complesso, che viene restituito nelle testimonianze di antifasciste e antifascisti deportati del Friuli Venezia Giulia proposte in percorso, come emblematiche della narrazione del ritorno e del reinserimento dei reduci in una società italiana in frantumi. I passi proposti riguardano un arco temporale che parte dalla fine del secondo conflitto mondiale e arriva ai primi anni Sessanta, consentendo in tal modo di mettere in luce l’intreccio delle problematiche fin qui indicate, ma anche le contraddizioni insite nella ricostruzione che portò l’Italia del ’45, prevalentemente rurale, al boom economico degli anni Sessanta [DOC 1, 2]. Parallelamente a ciò, si traccia una memoria al femminile del medesimo percorso. Le deportate che fanno ritorno incontrano, oltre alle difficoltà delle quali già si è tracciato un affresco, gli ostacoli relativi a una società maschile nella quale il ruolo della donna, l’impegno civile e politico al femminile, vengono sottoposti a un lungo e contraddittorio percorso di definizione6 [DOC 3, 4, 5].

Bibliografia
  • AAVV, Friuli e Venezia Giulia: storia del ‘900, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, Libreria editrice goriziana, Gorizia 1997.
  • N. Badurina, Nora Pincherle, Savina Rupel, Milojka Mezorana: il lungo processo dell’elaborazione narrativa del trauma, nella rivista telematica DEP Deportate, Esuli e Profughe – Ca’ Foscari, n.15/2011, http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=18891
  • F. Bearzatto, Il sale sul tarassaco. Michele Mezzaroba, dall’infanzia friulana a Mauthausen, Nuovadimensione, Portogruaro 2007.
  • F. Bearzatto, Sopravvissuto a Buchenwald e al Vajont. La storia di Geremia Della Putta, Nuova dimensione, Portogruaro 2012.
  • E. Bergamasco, Il cielo di cenere, a c. di I. R. Pellegrini, U. Perissinotto, Nuovadimensione, Portogruaro 2007.
  • G. Bertuzzi, Friuli 1946, Il primo anno di pace: alla riscoperta del voto, Libreria editrice goriziana, Gorizia: 1999.
  • A. Bistarelli, La storia del ritorno: i reduci italiani del secondo dopoguerra, Bollati Boringhieri, Torino 2007.
  • A. Bravo, La vita offesa, Milano, F. Angeli, 1992
  • M. Coslovich, I percorsi della sopravvivenza. Storia e memoria della deportazione dall’Adriatisches Kustenland, Mursia, Milano 1994
  • M. Coslovich, Racconti dal lager. Testimonianze dei sopravvissuti ai campi di concentramento tedeschi, Mursia, Milano 1997
  • P. Gabrielli, La pace e la mimosa. L’Unione donne italiane e la costruzione politica della memoria (1944-1955), Donzelli, Roma 2005,
  • F. Verardo, I conti con il passato: informatori, propagandisti, banditi e segretari; storie e profili dei collaborazionisti nei processi delle Corti d’Assise Straordinarie di Udine e Trieste nel secondo dopoguerra (1945/1947), lezione 2 del 2 marzo 2016 in «Corso d’aggiornamento per docenti della scuola Secondaria di primo e secondo grado. “Dopo la bufera”. Il Friuli e la Venezia Giulia di fronte alla ricostruzione nel secondo dopoguerra (1945-1964)»,
  • http://www.irsml.eu/corsi_aggiornamento/Le_caratteristiche_e_le_peculiarita_delle_Corti_d_Assise.pdf
  • R. Spazzali, Epurazione di frontiera. Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2000.
Sitografia

– Supporto didattico, enciclopedia e lessico

  • http://www.treccani.it/

– Memoria della deportazione e ritorno dei reduci

  • http://www.testimonianzedailager.rai.it/index.htm
  • http://www.lageredeportazione.org/testimonianze/pagina108.html
  • http://www.deportati.it/

– Donne, Resistenza e deportazione:

  • L. Cavani, Le donne nella Resistenza, 1965, video uscito in occasione del ventesimo anniversario della Liberazione, http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma/la-resistenza-le-donne-nei-campi-di-concentramento/4545/Rai%20Scuola
  • Le testimonianze di Elvia Bergamasco, Rosa Cantoni, Savina Rupel – http://www.hyperfvg.org/fvg/storia.html
  • Rivista on line DEP. Deportate, Esuli e Profughe – Università Ca’ Foscari di Venezia – http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=18891
  • Corso d’aggiornamento per docenti della scuola Secondaria di primo e secondo grado sul dopoguerra, “Dopo la bufera”. Il Friuli e la Venezia Giulia di fronte alla ricostruzione nel secondo dopoguerra (1945-1964) – http://www.irsml.eu/attivita-irsml/corsi/485-corso-di-aggiornamento-per-docenti-dopo-la-bufera
Testo per gli allievi

Il ritorno, dopo la guerra

Il secondo dopoguerra in Italia è il periodo in cui inizia la ricostruzione economica, sociale e politica del Paese. La giovane Repubblica italiana si confronta con il lascito del Ventennio; fa i conti con i traumi di guerra nel tentativo di costruire un possibile futuro. Il punto di partenza è un territorio prevalentemente rurale, nel quale il comparto industriale, le infrastrutture e i beni privati hanno subito danni ingenti durante la guerra. Il punto d’arrivo è il consolidamento della grande industria che porterà al boom economico degli anni Sessanta. Questa è l’Italia alla quale fanno ritorno gli ex deportati antifascisti dai campi di concentramento e sterminio.

I brani di testimonianze qui proposti rappresentano esperienze singole, frammenti di storie, che tuttavia mettono in luce alcune delle strategie adottate dagli ex deportati del Friuli Venezia Giulia per inserirsi nel tessuto economico e sociale al quale fanno ritorno. Il tentativo di adattamento dopo la deportazione a una realtà in frantumi mette in luce alcune delle caratteristiche, non prive di contraddizioni, insite nella società in trasformazione.

A rendere ancora più complesso il tentativo di reinserimento da parte degli ex deportati, è il fatto che, al loro ritorno, essi trovano una società spesso indifferente se non incredula rispetto ai racconti dello sterminio. Sul racconto al femminile delle antifasciste, inoltre, grava il diffuso pregiudizio nei confronti della donna deportata, colpevole di aver trasgredito ai rigidi canoni di una società in alcuni suoi aspetti ancora arcaica e chiusa, di essersi intromessa in qualche modo in questioni politiche. Inoltre, la maggior parte delle ex deportate «dovette confrontarsi con il disagio dell’ambiente circostante davanti all’indicibilità di ciò che avevano subito e di qualcosa che spesso veniva confusamente collegato a connotazioni di violenza sessuale»7.

Dossier di documenti

Documento 1

Michele Mezzaroba nasce a Frisanco nel 1920. Cresciuto in Val Còlvera (attualmente provincia di Pordenone) in un contesto di emarginazione sociale e economica, emigra a Milano. Militare nei Balcani, dopo l’8 settembre 1943 è partigiano della «Garibaldi» in Val Colvera e deportato a Mauthausen nel dicembre del 19448. Dopo la Liberazione fa ritorno prima a Frisanco, poi a Milano.

L’arrivo a Frisanco. Siamo arrivati tutti e quattro assieme a Frisanco. Qualcuno ci ha visti arrivare. Come siamo entrati in paese, hanno cominciato a suonare le campane. E tutti in paese, quando suonano le campane a Frisanco, vogliono sapere perché le suonano. Ogni suono di campana ha il suo significato. Quel giorno le hanno suonate a festa. La gente del paese è uscita di casa, è arrivata dai campi, dai boschi, dai battiferri, in tanti, per vederci […] Dopo qualche mese è tornato a Frisanco anche Aldo Dreon, deportato a Dachau. Così, del Comune di Frisanco, eravamo tornati in cinque dai campi di sterminio. Ci dicevano tutti che eravamo “miracolati”, perché eravamo tornati. Per alzare un poco l’allegria, ché non si sapeva che cosa pensare, ci hanno voluto portare alla pesa pubblica tutti assieme: in cinque di noi non arrivavamo a 250 chili.

Le macerie di Milano. Non avevo lavoro. Sono emigrato a Milano […] Ero disoccupato, e per vivere ho cominciato ad andare a pescare qualche pesciolino. […] Nel luogo dove andavo a pescare, avevano dato a una ditta la concessione di riempire parte di questa grande cava, che fino al dopoguerra era un laghetto per la pesca sportiva, scaricando macerie, rottami della Milano rasa al suolo dai bombardamenti. Là, c’erano degli uomini piuttosto trasandati, se non pezzenti, che con dei rampini rovistavano nelle macerie. Un giorno ho chiesto a un gruppo di loro: «Cosa cercate?». «Un po’ di carbone antracite, un po’ di carbone cock, un po’ di ferro, un po’ di ottone, un po’ di metalli… Poi, alla sera, vengono con i camion a prendere i sacchi con il materiale che noi recuperiamo, e ci danno da poter vivere». Così ho smesso la pesca ed ho cominciato a passare al setaccio le macerie, prima che le buttassero in acqua, a rovistare i cumuli di rottami, in cerca di pezzi di metallo, o di carbone. Una sera, un autista che veniva alla cava con un camion per scaricare il materiale è tornato con un rimorchio coperto da un telo, con i centini e i tendoni. Noi dormivamo lì, in questo rimorchio, e guadagnavamo la nostra giornata. Mi guadagnavo da mangiare. Ho fatto il barbone.

Documento 2

Geremia Della Putta nasce a Erto nel 1925 (Val Vajont, attualmente provincia di Pordenone). Nel ‘33 emigra a Postumia con la famiglia. Dopo l’8 settembre 1943 è partigiano della «Osoppo» in Val Cellina; viene deportato a Buchenwald nel dicembre 19459. Dopo la liberazione torna in Val Vajont.

Il viaggio del ritorno. La lunga marcia verso casa. Mi sono accordato con altri cinque italiani. La partenza è stata difficile, perché eravamo molto deboli e ci reggevamo sulle gambe solo per istinto. Fatti pochi chilometri oltre Buchenwald, non sapevamo più quale fosse la via diritta: avevamo di fronte a noi boschi fitti, strade senza indicazioni, campagne svuotate, fiumi e laghi senza ponti o guadi segnati, perché i bombardamenti in Germania avevano riportato le strade al Medioevo. […] Dopo quattro mesi di marcia siamo giunti a Innsbruck, da lì in l’Italia.

Ritorno alla vita: il dopoguerra a Erto. Quando finalmente mi sono rimesso abbastanza in salute, il mio problema è diventato quello di trovare un lavoro. Malgrado le gravi difficoltà economiche, nel 1946 sono finalmente stato assunto come manovale dalla cartiera di Longarone per eseguire dei lavori di rinforzo lungo il fiume. Finito il lavoro per la cartiera, non riuscivo a trovarne un altro in zona, perciò sono andato a Bolzano, a Trento e a Varese. Negli anni Sessanta diverse ditte importanti stavano assaltando il settore dell’energia elettrica, costruendo decine di centrali idroelettriche sulle nostre Alpi. Molti ertani venivano assunti in queste imprese e impiegati nei lavori ad alta quota, anche sopra precipizi considerevoli… senza le protezioni e le corde che si usano oggi in tutela degli operai. Nel ’55, ’56 avevano iniziato i lavori per la diga del Vajont. Nel 1963 anch’io ero stato assunto da una di queste ditte che investivano nel settore idroelettrico.

L’onda violenta. L’antica comunità viene dispersa. Il 10 ottobre ero al lavoro a Lappago quando si è sparsa la voce. Io e i compaesani siamo partiti assieme, immediatamente. Siamo andati verso le nostre case a piedi, con il cuore nelle mani. Non trovavamo più i sentieri che avevamo calpestato fin da bambini. E poi si è aperta la valle: una distesa di roccia nuda e liscia che rifletteva gli ultimi raggi del sole. Era un paesaggio lunare: pareva di guardare il cielo dalla luna. Sei anni dopo, osservando le immagini dello sbarco dell’Apollo 11, ci sarebbe parso di rivedere la vallata nei giorni dopo il disastro.

Documento 3

Elvia Bergamasco, nata nel 1927 a Manzano (Udine), collabora con la Resistenza e viene deportata nel giugno 1944 a Auschwitz 2-Birkenau, quindi Buchenwald, Dora, Kamnitz. Liberata, fa ritorno a Manzano10.

Il regalo che ci hanno fatto quando siamo tornate è stata una domanda: «Siete state violentate? Vi hanno violentate?» […] Tra le cose che più ci hanno fatto soffrire è il fatto che non credevano a quello che si raccontava. Ci hanno messo il cerotto, lo dico sempre […] Alcuni di noi sono andati a finire anche in manicomio perché raccontava quello che era successo. Non credevano. Non credevano.

Documento 4

Carolina Ghersetti, nata a Pisino (Pola) nel 1907, casalinga. Partecipa attivamente alla Resistenza. Arrestata, viene deportata ad Auschwitz nel luglio 1944, poi Ravensbruck e Oranienburg. Liberata dai russi, rientra in Italia nell’ottobre del 194511.

Quando è finita la guerra mi sarei lasciata ammazzare prima di credere che tutto sarebbe rimasto così per tanti anni. Io credevo che quando sarei venuta a casa tutto sarebbe stato diverso, che tutto sarebbe andato bene. Invece io conosco donne che vanno ancora a servire a 75 anni perché non arrivano a vivere con la pensione, e dall’altra parte, si sciupa e si vive nell’abbondanza. Non era questo il mondo che sognavano i deportati.

Documento 5

Bruna Gustini, nata a Trieste nel 1920. Arrestata nel novembre 1943 a Monfalcone in seguito a un rastrellamento da parte delle SS, viene deportata ad Auschwitz e successivamente a Flossenburg12.

Del campo di concentramento ci sono tante conseguenze, se non altro psicologiche che restano sempre… Se lei arriva a fissarsi e a pensare sempre a quello, allora davvero diventa matto. Invece io non mi sono fissata. Io ho sempre cercato di distrarmi e di non pensare più. Ormai è passato quel periodo e basta, è chiuso, non voglio pensare più. Io quasi non ero più me stessa, capisce? Ho cercato di lasciare da parte quel lato della mia vita, di non ricordarlo, no?

Proposte operative

1. rapporto fra testo e documenti

1. Nel testo si parla di strategie adottate dagli ex deportati per inserirsi nel tessuto economico e sociale al quale fanno ritorno. Sottolinea nei documenti i passaggi che possono esemplificare tall comportamenti.

2. Nel testo si parla di contraddizioni della società del dopoguerra. Individua nei documenti gli elementi che si riferiscono a questo aspetto.

3. Nel testo si fa riferimento alla particolare considerazione che nel dopoguerra si aveva della donna deportata, ritenuta colpevole di aver trasgredito ai rigidi canoni di una società in alcuni suoi aspetti ancora arcaica e chiusa. Sottolinea nelle testimonianze i passaggi spia di tale opinione.

2. integrazione delle informazioni contenute nel testo

Leggi i documenti e attraverso il questionario guidato ricava nuove informazioni rispetto a quelle presenti nel testo.

a. Quali strategie concrete vengono adottate dagli ex deportati per reinserirsi nella società?

b. Quali strategie di carattere psicologico vengono adottate dagli ex deportati per tentare di costruire il proprio futuro?

c. Quale tipo di economia sussiste nelle comunità alle quali tornano gli ex deportati?

d. Quali sono le spie del cambiamento economico che coinvolge l’Italia nel dopoguerra, nei documenti proposti?

e. Quali sono le contraddizioni che le testimonianze proposte mettono in luce?

f. Quali ostacoli al reinserimento dei reduci comporta la incredulità diffusa nei confronti dei racconti sullo sterminio?

g. Come incide sul tentativo di reinserimento nella società delle donne ex deportate il disagio dell’ambiente circostante davanti al sospetto verso un’esperienza estrema spesso collegata confusamente alla violenza sessuale?

3. i documenti che permettono di porre un problema

Nel dopoguerra, gli ex deportati vivono in una situazione di precarietà psicologica e materiale. Leggi questo brano di Anna Bravo in La vita offesa, Milano, F. Angeli, 1992, p. 352: «Aiuterebbe a superarla un quadro di vita e di lavoro sereno e garantito, dove chi è stato tanto a lungo schiacciato dall’ambiente torni a sperimentare la possibilità di controllarlo in modo positivo. Ma per la maggioranza dei sopravvissuti avviene proprio il contrario: disoccupazione o condizioni di lavoro durissime, una repressione antipartigiana e antioperaia ricordata con amarezza proporzionale al sacrificio patito; una vita soffocata dalle preoccupazioni materiali, un’assistenza praticamente inesistente per malattie che durano anni, il risarcimento sempre rimandato […]».

Metti in evidenza i problemi che la storica cita. Scegline uno. Prova a descriverlo, servendoti anche della documentazione qui raccolta, o iniziando una ricerca a partire dalla bibliografia presentata.


Note:

1 Cfr. A. Bistrarelli, La storia del ritorno: i reduci italiani del secondo dopoguerra, Bollati Boringhieri, Torino 2007 pp. 91-110.

2 Cfr. G. Bertuzzi, Friuli 1946, il primo anno di pace: alla riscoperta del voto, Libreria editrice goriziana, Gorizia: 1999, p. 14-28; In F. Bednarz, Il mercato del lavoro nel Friuli-Venezia Giulia. Contraddizioni e dilemmi di uno sviluppo, in AAVV, Friuli e Venezia Giulia: storia del ‘900, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, Libreria editrice goriziana, Gorizia 1997, p. 481-482.

3 Cfr. Bistrarelli, La storia del ritorno, pp. 88-133.

4 Cfr. F. Verardo, I conti con il passato: informatori, propagandisti, banditi e segretari; storie e profili dei collaborazionisti nei processi delle Corti d’Assise Straordinarie di Udine e Trieste nel secondo dopoguerra (1945/1947), lezione 2 del 2 marzo 2016 in «Corso d’aggiornamento per docenti della scuola Secondaria di primo e secondo grado. “Dopo la bufera”. Il Friuli e la Venezia Giulia di fronte alla ricostruzione nel secondo dopoguerra (1945-1964)», http://www.irsml.eu/corsi_aggiornamento/Le_caratteristiche_e_le_peculiarita_delle_Corti_d_Assise.pdf

5 Cfr. R. Spazzali, Epurazione di frontiera. Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2000, p. 17.

6 Cfr. P. Gabrielli, La pace e la mimosa. L’Unione donne italiane e la costruzione politica della memoria (1944-1955), Donzelli, Roma 2005.

7 N. Badurina, Nora Pincherle, Savina Rupel, Milojka Mezorana: il lungo processo dell’elaborazione narrativa del trauma, nella rivista telematica DEP Deportate, Esuli e Profughe – Ca’ Foscari, n.15/2011, http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=18891, cit. p. 13.

8 Per la testimonianza completa, cfr. F. Bearzatto, Il sale sul tarassaco. Michele Mezzaroba, dall’infanzia friulana a Mauthausen, Nuovadimensione, Portogruaro 2007.

9 Per la testimonianza integrale, cfr. F. Bearzatto, Sopravvissuto a Buchenwald e al Vajont. La storia di Geremia Della Putta, Nuova dimensione, Portogruaro 2012.

10 Per la testimonianza integrale, cfr. E. Bergamasco, Il cielo di cenere, a c. di I. R. Pellegrini, U. Perissinotto, Nuovadimensione, Portogruaro 2007.

11 Cfr. M. Coslovich, Racconti dal lager. Testimonianze dei sopravvissuti ai campi di concentramento tedeschi, Mursia, Milano 1997, pp. 155-158

12 Cfr. M. Coslovich, I percorsi della sopravvivenza. Storia e memoria della deportazione dall’Adriatisches Kustenland, Mursia, Milano1994, pp. 313-314

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Dati articolo

Autore: and
Titolo: La memoria del ritorno. Il dopoguerra degli ex deportati politici nel Friuli Venezia Giulia
DOI: 10.12977/nov180
Parole chiave: , , ,
Numero della rivista: n.8, agosto 2017
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: and , La memoria del ritorno. Il dopoguerra degli ex deportati politici nel Friuli Venezia Giulia, Novecento.org, n. 8, agosto 2017. DOI: 10.12977/nov180

Dossier n. 8, agosto 2017

INDICI

n. 8, agosto 2017
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO

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