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Cittadinanza e Costituzione… “Mamma mia”!

Qualche suggerimento in vista dell’esame, con uno sguardo al futuro

Abstract

Il nuovo esame di Stato prevede l’accertamento delle conoscenze e delle compenze di Cittadinanza e Costituzione e riserva una parte specifica della prova orale ai percorsi realizzati in questo ambito.
Sebbene attesa, l’Ordinanza ministeriale n. 205 dell’11.03.2019 ha suscitato nel mondo della scuola preoccupazioni e apprensione. L’articolo riflette su che cosa siano le competenze di Cittadinanza e Costituzione e che posto abbiano nell’insegnamento della storia. Offre inoltre utili suggerimenti e spunti in vista del prossimo esame e argomenta sulla necessità di progettare per il futuro percorsi didattici di storia che includano il concetto di cittadinanza in senso storico.

Introduzione

Queste brevi note nascono a seguito della notizia che, a partire dall’anno scolastico in corso, saranno oggetto di valutazione del colloquio d’esame anche le competenze acquisite nell’ambito dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione.

L’11 marzo il Miur ha diffuso l’Ordinanza Ministeriale n. 205 in cui delinea le modalità di svolgimento del nuovo esame. Oltre alle indicazioni relative alla prima e seconda prova e allo svolgimento dell’intera sessione, l’ordinanza si sofferma sul colloquio, che è assai diverso da quello della precedente normativa. Le novità riguardano il modo in cui dovrà essere avviato. Lo studente non inizierà rispondendo alle domande dei commissari ma autonomamente, sollecitato da spunti, testi e progetti che troverà nella busta estratta a sorte a partire da una delle terne predisposte dalla commissione in coerenza con il documento del consiglio di classe. Vi sarà poi una parte dedicata alle esperienze di alternanza scuola lavoro rinominate «percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento». Infine – e qui entriamo nel merito della questione – una parte sarà dedicata alle attività, ai percorsi e ai progetti svolti nell’ambito di «Cittadinanza e Costituzione», [che dovranno essere] illustrati nel documento del consiglio di classe e realizzati in coerenza con gli obiettivi del PTOF.[1]

 

Era nell’aria….

Che nella riforma dell’esame sarebbe entrata in qualche forma Cittadinanza e Costituzione era già nell’aria fin dai primi giorni di scuola. Tuttavia, il fatto che le sia stata riservata una parte specifica del colloquio ha creato molta apprensione e diffuse preoccupazioni. È vero che l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione è previsto in tutti i Piani dell’offerta formativa redatti ogni tre anni dalle scuole ma è tutt’altro che scontato trovarlo nelle programmazioni disciplinari specialmente della scuola secondaria di secondo grado, in cui non è oggetto di una valutazione specifica. Spesso, infatti, il suo insegnamento è lasciato alla buona volontà, alla consapevolezza civica e alla sensibilità professionale dei singoli docenti. Inoltre, non tutte le scuole hanno predisposto un curricolo di Cittadinanza e Costituzione che copra tutta la verticalità dell’insegnamento dei cinque anni della scuola secondaria di secondo grado.

La preoccupazione serpeggia visibilmente soprattutto nei licei e in quelle scuole in cui l’insegnamento di diritto non è curricolare: in questi casi, urge la ricerca di una soluzione rapida ed efficace per far arrivare gli studenti preparati alla maturità. Invece, quando l’insegnante di diritto ha svolto il suo programma, la situazione è più tranquilla: solitamente si finisce per fare totale affidamento su questa materia.

Nel vociare dei corridoi e delle sale professori, accanto alla preoccupazione sembra anche di poter cogliere poca chiarezza su che cosa effettivamente sia Cittadinanza e Costituzione. Il fatto stesso che ci si senta tranquilli soltanto perché l’insegnante di diritto ha svolto il suo programma, ci porta a riflettere su una particolare questione: non accade forse che il concetto di cittadinanza sia inteso in modo troppo restrittivo e che lo si limiti all’ambito esclusivamente giuridico?

 

Che cos’è?

L’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione è entrato nella scuola italiana più di dieci anni fa (art. 1 del Decreto Legge 1º settembre 2008, n.137, poi convertito nella Legge 30 ottobre 2008, n.169),[2] affidato all’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale. Ma Cittadinanza e Costituzione non è mai stata una disciplina: non ha nuclei fondanti o una natura profonda a cui richiamarsi. Nell’intenzione del legislatore è pensata piuttosto come una competenza trasversale, un sapere agito nella realtà, che si nutre delle conoscenze che provengono da tutte le discipline insegnate. Non è valutabile in itinere perché – come ogni competenza – prevede una maturazione lenta e progressiva, attraverso la quale le conoscenze disciplinari divengono uno strumento per orientarsi nel mondo, per saperlo leggere, interpretare e vivere per diventare cittadini informati e responsabili. L’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione è finalizzato a far acquisire agli studenti un modo consapevole di essere nella realtà. Per costruire questo obiettivo, non basta dunque avere conoscenze di diritto costituzionale ma è richiesto l’apporto di tutte le discipline, perché nella scuola tutti i saperi concorrono alla formazione del cittadino. Fermo restando, ovviamente, che l’ambito storico, geografico e sociale conferisca a questo insegnamento l’imprescindibile dimensione temporale e spaziale di cui necessita ogni riflessione sociale e politica sull’essere donne e uomini oggi.

 

Il quadro normativo

Se volgiamo lo sguardo alla normativa ci accorgiamo che l’individuazione da parte dell’Unione Europea delle «competenze chiave di cittadinanza» risale al 2006[3]. Esse vengono riprese e rafforzate dalla Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2018 «relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente» in cui, tra le numerose indicazioni fornite, vi è anche quella di

promuovere lo sviluppo di competenze in materia di cittadinanza al fine di rafforzare la consapevolezza dei valori comuni enunciati nell’articolo 2 del trattato sull’Unione europea e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.[4]

In linea con la Raccomandazione, il Miur ha diffuso nel 2018 il Sillabo per l’Educazione civica digitale[5], con «lo scopo di inquadrare il corpus di temi e contenuti che sono alla base dello sviluppo di una piena cittadinanza digitale degli studenti attraverso il percorso educativo». Esso costituisce una integrazione alla normativa precedente al fine di arrivare all’introduzione «ordinamentale nei modi previsti per il sistema scolastico».

 

Competenza globale e cittadinanza

La Competenza globale Global Competency (GC) for an inclusing world,promossa dall’Unesco e dal Consiglio d’Europa, è uno dei temi più discussi in ambito educativo, poiché si pone la questione di come i sistemi scolastici possano fornire efficaci strumenti per preparare gli studenti «ad inventarsi un futuro che affronti in modo appropriato le sfide globali e nel valorizzare le opportunità di condividerle con i loro compagni cittadini del mondo».[6]

La CG è definita come «una capacità multidimensionale» che permette agli individui di

esaminare i problemi locali, globali ed interculturali, comprendere ed apprezzare differenti prospettive e visioni del mondo, interagire rispettosamente e con successo con gli altri e condurre azioni responsabili nei confronti della sostenibilità e del benessere collettivo.[7]

Essa mette in gioco le disposizioni necessarie per apprendere e capire il mondo in cui si vive e per agire al suo interno in una dimensione di inclusione sociale e di rispetto della differenza dell’altro. In una realtà complessa come quella attuale per essere cittadini responsabili, consapevoli e partecipi, occorre avere competenze di cittadinanza globale: da quelle relazionali e sociali a quelle digitali, da quelle politiche ed economiche allo sviluppo di una cittadinanza imperniata sui valori globali della pace.

 

Che fare?

L’auspicio è che ogni insegnante, nell’ambito della propria materia, si muova nella direzione di un’integrazione disciplinare volta a costruire un curricolo verticale di Cittadinanza e Costituzione. Tuttavia occorre anche chiedersi che cosa può fare un docente di storia rispetto a questo insegnamento e, nello specifico, cosa può fare da qui al giorno dell’esame, qualora non abbia già impostato un percorso in tal senso.

La storia rappresenta il filo conduttore e l’ossatura attorno alla quale poter raccogliere le conoscenze e i saperi utili per essere un cittadino libero, consapevole e attivo in una società complessa. Lo studio della storia permette di entrare in profondità nel concetto di cittadinanza e   di problematizzarlo a prescindere da semplificazioni o stereotipi manichei. L’insegnamento della storia conferisce al tema della cittadinanza spessore temporale e spaziale, dà vitalità al suo divenire e lo contestualizza nelle diverse realtà sociali e politiche.

In particolare, la programmazione di storia del quinto anno della scuola secondaria di secondo grado per i licei e gli istituti tecnici affronta una serie di temi, questioni e problemi che, se opportunamente focalizzati tramite alcune categorie storiografiche, possono essere altamente formativi rispetto al concetto di cittadinanza assunto sia in senso prettamente storico sia in senso  lato come saper essere cittadini del presente.

 

Alcuni esempi: il concetto di stato

Il concetto di stato, correlato a quello di cittadinanza, ci permette di attraversare tutta la storia del secolo scorso per arrivare a oggi. Possiamo porci alcune questioni di fondo, ad esempio: Cosa vuol dire essere cittadini di uno stato liberale? Nella versione italiana, significa che non tutti possono votare, almeno fino al 1912, quando il suffragio viene concesso agli uomini, indipendentemente dal censo e dal livello di istruzione, ma – come è noto – non alle donne, che votano soltanto nel 1946, dopo la fine della guerra e della dittatura. Si può partire dall’Italia, allargando la riflessione agli altri paesi europei dell’inizio del Novecento per far emergere come il diritto di voto sia strettamente connesso a contesti politici e sociali sempre differenti.

Pertanto stato e cittadinanza, in tutte le loro significanze e caratteri, possono fornire un’efficace chiave di lettura e sollecitare utili comparazioni tra l’età liberale, quella totalitaria e, infine, quella democratica, attraversando tutto il XX secolo.

 

Il tema dei diritti

Anche il concetto di diritti può costituire un valido approccio al tema della cittadinanza condotto  all’interno del programma di storia contemporanea. Qui le domande guida si moltiplicano: Quali diritti erano connessi alla cittadinanza nelle tre diverse età statuali succedutesi nel Novecento? E quali i doveri? Vi erano diritti sociali? E se sì: Quando sono arrivati? Chi li ha concessi? Come sono stati conquistati? In linea con tali questioni si colloca la nascita dei grandi partiti di massa di fine Ottocento e dei primi del Novecento, così come la grande ripresa economica del Secondo dopoguerra e il nuovo protagonismo delle classi lavoratrici.

Anche i tre totalitarismi del Novecento possono essere affrontati tramite una chiave interpretativa che passa attraverso i temi dello stato, della cittadinanza e dei diritti. In questo senso, lo studente può essere sollecitato a ripercorrere la prima metà del XX secolo confrontando i diritti, i doveri, le aspettative, le negazioni in atto nei sistemi fascista, nazista e stalinista fino ad arrivare alla massima negazione dei diritti umani che è stata la Shoah in Europa. La diffusione nel secondo Novecento del concetto di diritto sociale, che si inquadra nel grande progresso economico dei «trenta gloriosi», come alcuni storici definiscono il trentennio che è seguito alla fine della Seconda guerra mondiale, rappresenta un passaggio fondamentale nel processo di diffusione e consolidamento delle moderne democrazie occidentali.

Il tema dei diritti umani ci apre un varco verso il secondo Novecento quando, con la Costituzione Italiana e la Dichiarazione di diritti dell’uomo del 1948, si fa strada un’idea di stato, quello democratico, che deve farsi garante non solo dei diritti politici ma anche di quelli personali, sociali, culturali, economici, e non in relazione ad un singolo paese ma rispetto all’intera comunità internazionale. L’età dei diritti riguarda dapprincipio l’Occidente europeo, che rinasce da una devastazione senza pari alla ricerca di una nuova idea di mondo in grado di garantire pace e prosperità. Ma investe poi anche gli stati di altri continenti che, in nome dei diritti e dell’idea di autonomia e autodeterminazione, hanno lottato per avviare la lunga decolonizzazione di cui ancora in qualche modo viviamo gli strascichi nelle vicende del presente dei paesi asiatici e africani. La difficoltà di garantire tali diritti è anche una delle chiavi interpretative per affrontare la crisi delle democrazie di fronte alla globalizzazione e agli  attuali spostamenti di popolazione.

 

La Costituzione

Altra parola importante è Costituzione. Studiare il processo che ha portato alla Costituzione del 1948 permette di immergersi in quel crogiuolo di progetti e idee per il futuro democratico che ha portato alla redazione di un testo i cui principi sono fondamentali ancora oggi per la cittadinanza italiana, europea e globale. Furono proprio quei principi che permisero alle istituzioni di accogliere le aspirazioni di uguaglianza, parità e giustizia che progressivamente, dal Secondo dopoguerra fino a oggi, hanno reso possibile una serie di leggi che lentamente hanno portato all’abolizione delle disparità, come indicava l’articolo 3. Un processo in divenire che – come tale – ha conosciuto e conosce pause e ripensamenti, ma il cui obiettivo ideale è alla base dell’educazione alla cittadinanza.

 

La cittadinanza europea

Infine, un ruolo importante è da attribuire allo studio delle istituzioni dell’Unione Europea. La proposta ripercorre il processo di formazione dell’U. E. attraverso una serie di accordi che, a partire da quelli economici, sono volti alla definizione dell’idea di Europa già elaborata dal Manifesto di Ventotene. Libera circolazione di merci, capitali, persone e idee sono elementi essenziali nel delineare la consistenza del concetto di cittadinanza europea e nell’attribuirle spessore storico e culturale dinnanzi alla straripante diffusione di luoghi comuni e semplificazioni che mirano a vedere nell’idea stessa di Europa l’origine degli attuali disagi sociali, economici e politici.

 

L’educazione alla cittadinanza nel programma di storia

In realtà, nell’insegnamento della storia affrontare  le questioni di cittadinanza è – o dovrebbe essere – una normale routine: la storia, infatti, si occupa principalmente della vita degli uomini e delle donne in contesti sociali e politici definiti. Se anche solo a memoria si ripercorrono alcuni snodi fondamentali della storia contemporanea o di quella antica, medievale e moderna, è inevitabile imbattersi proprio nelle questioni relative alla cittadinanza. D’altra parte, se si sfogliano le pagine del manuale di una quinta classe e la programmazione personale per ripercorre le unità trattate e in programma fino a maggio, ci si rende conto, e con grande sollievo, che c’è già tutto! Tutt’al più, occorre tematizzare e recuperare le conoscenze per farle interagire in contesti diversi, alla ricerca di continuità, trasformazioni o rotture.

La storia è considerata una disciplina altamente formativa proprio perché permette di compiere operazioni di contestualizzazione in tempi e spazi diversi, di operare confronti, di ricollocare nel loro ambito idee e concetti strumentalmente utilizzati in modo improprio, come spesso accade nell’uso della storia nel presente.

 

La storia come “valigetta di strumenti” per insegnare la cittadinanza

Con la storia si viaggia avanti e indietro nel tempo, muniti di una valigetta di strumenti, con cui smascherare la semplificazione, il luogo comune, lo stereotipo per fare emergere le complessità e le peculiarità che nascono dal contesto in cui gli eventi si collocano. Sapersi orientare nella molteplicità di narrazioni storiche è un buon obiettivo di cittadinanza a cui mirare alla fine del ciclo scolastico, lavorando sia sull’asse temporale che su quello delle fonti, sulle quali si costruisce la storia e qualsiasi altra informazione, anche nella contemporaneità[8]. Chi insegna sa che, per consolidare le conoscenze e farle diventare un “saper essere”, è necessario recuperarle continuamente e applicarle in ambiti diversi, contigui e similari come possono essere i contesti storici, culturali, sociali e politici su cui si articola la storia contemporanea italiana, europea e mondiale.

 

Conclusioni

Questo rapido panorama non vuole avere alcuna pretesa di esaustività. Si propone piuttosto di offrire uno spunto non solo in vista del prossimo esame di Stato ma anche – e soprattutto – per iniziare a riflettere e progettare i propri percorsi didattici di storia in una prospettiva che includa l’acquisizione del concetto di cittadinanza in senso storico. Un progetto che necessariamente deve e può riguardare anche la storia antica, medievale e moderna. Si può studiare il passato in tanti modi, ma nella scuola occorre innanzitutto avere chiari quali siano il senso e gli obiettivi che si vogliono raggiungere. In altri termini, bisogna crederci al fatto che studiare la storia aiuti davvero ad acquisire la consapevolezza del proprio ruolo di cittadini e a vivere meglio nel presente.

 

Sitografia

 


Note:

[1]                     https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/OM+n+205.pdf/5b13a3f8-845b-49be-a52d-6659e66023da  Il PTOF è il Piano Triennale dell’Offerta Formativa ossia il documento programmatico e informativo più importante di un istituto scolastico in cui si pianifica l’intera offerta formativa articolata nel triennio.

[2]                     https://www.miur.gov.it/cittadinanza-e-costituzione

[3]                     https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/allegati/all2_dm139new.pdf

[4]                     https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018H0604(01)&from=EN

[5]                     https://www.generazioniconnesse.it/site/it/educazione-civica-digitale/

[6]                     https://retedialogues.it/wp-content/uploads/2017/02/REIMERS-Educare-alle-competenze-globali.pdf in cui si trova la traduzione e riduzione del testo di Fernando Reimers, Educare alle competenze globali, disponibile per intero all’indirizzo https://www.neafoundation.org/content/assets/2012/11/Educating for Global Competence by Fernando Reimers.pdf

[7]                     http://www.oecd.org/pisa/aboutpisa/

[8]              Si veda l’interessante intervista realizzata da Agnese Portincasa, Cinque domande sulla didattica della storia, Novecento.org, n. 11, febbraio 2019, https://www.novecento.org/pensare-la-didattica/cinque-domande-sulla-didattica-della-storia-3575/  in particolare la domanda n. 2.