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Breve dizionario berlusconiano della storia del Novecento

Breve dizionario berlusconiano della storia del Novecento
Abstract

Vent’anni di berlusconismo hanno coinciso con svariate incursioni dell’attuale leader di Forza Italia nell’interpretazione della storia del Novecento. Il presente contributo mira a ricapitolare, in alcuni lemmi (Comunismo, Confino, Costituzione, Desaparecidos, Kapò, Fascismo e Resistenza), gli interventi di Silvio Berlusconi in merito, nell’arco cronologico che va dal 1994 al 2014. Vengono forniti, parallelamente, alcuni parametri interpretativi e di contestualizzazione a quelli che, solo superficialmente, potrebbero sembrare semplici divertissement, ma che sono, invece, soprattutto per la fonte dalla quale provengono, elementi di una battaglia politico-ideologica che ha teso a rafforzare, e per certi versi a costruire, il pensiero storico della nazione, e a fornirne un’immagine strumentale e distorta che spesso ha fatto presa, lavorando su basi preesistenti, sull’identità collettiva.

Che della storia, e delle sue interpretazioni, si sia sempre fatto un uso politico, perlopiù strumentale e distorto, è cosa risaputa. Fin dall’antichità, infatti, il potere ha utilizzato il passato (e, spesso, coloro che lo studiano) per validare, giustificare, manovrare la propria attualità, cercando in ciò che è stato la ragione – quella più adatta e opportuna, ovviamente – di ciò che è. Questo è uno dei modi, del resto, attraverso i quali il passato ci è stato tramandato, e tuttavia chi si occupa di storia (seriamente) sa bene che il luogo comune relativo alla “storia scritta dai vincitori” altro non è che tale, cioè un luogo comune, perché le voci discordanti, le opinioni contrarie, la versione dei cosiddetti “vinti”, hanno sempre trovato la strada – secondaria, sconnessa, magari poco conosciuta e sicuramente più lunga e tortuosa, e ciononostante esistente – per arrivare fino a noi.
L’uso strumentale della storia non è, quindi, una novità, e tuttavia ha ricevuto, negli ultimi vent’anni, un rinnovato e anche innovativo, e comunque sempre inopportuno, vigore, grazie a Silvio Berlusconi, esponente principale del potere dominante emerso dalla temperie dei primi anni Novanta e dall’implosione del sistema dei partiti che aveva governato l’Italia fino ad allora (è bene ricordare, tuttavia, e ne approfitto in margine a questa breve riflessione, che non c’è stata, né allora né poi, checché se ne pensi, dica e scriva, nessuna fine della Prima Repubblica, che è invece ancora in essere, poiché le repubbliche cambiano – questo insegna una storia ben studiata – solo quando cambiano le loro costituzioni, e la Costituzione Italiana, anche se sottoposta ad alcune modifiche, alcune delle quali significative, è, per fortuna, ancora quella entrata in vigore il 1° gennaio 1948 e nata dalla Resistenza).
Vincitore per anni, per altrettanto tempo Berlusconi ha provato a scrivere la storia a suo uso e consumo, e non solo per ciò che riguarda quella in corso, ma anche per ciò che concerne il passato più recente della nazione, in particolare il complesso secolo breve che, anche se tale nell’interpretazione insuperata di uno dei principali storici del Novecento, Eric Hobsbawm1, sembra avere ancora oggi, in un nuovo secolo-millennio ormai più che iniziato, propaggini e conseguenze che lo rendono non concluso, almeno nella percezione di molti contemporanei, che stentano a parlarne come del “secolo scorso”.
Berlusconi comincia a fornire la sua particolare versione di alcuni “nodi” storici molto presto e continua a farlo anche nella più stretta attualità. Proprio perché è possibile che l’elenco continui, quello che si propone qui come Breve dizionario berlusconiano della storia del Novecento è da considerare come una piccola operazione di ricapitolazione, aperta ad ampliamenti, aggiunte e nuove voci. Anche se, ammettiamolo, speriamo sinceramente che di queste ultime non ci sia bisogno.

yalta

Churchill, Roosevelt e Stalin alla conferenza di Yalta, nel 1945. “Yalta summit 1945 with Churchill, Roosevelt, Stalin” by This file is lacking author information. – [1] The source web page include the following caption: Photo #: USA C-543 (Color). Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.

Seguendo, per quanto possibile, l’ordine alfabetico, cominciamo da COMUNISMO. Come è noto, il termine è stato usato, e lo è ancora, dall’ex premier come un contenitore ideologico che racchiude in sé ogni tipo di nefandezza propria di qualsiasi specie di avversario, sia egli appartenente al contesto politico, sia egli un magistrato responsabile di un’inchiesta che lo riguarda, sia egli un giornalista autore di interventi sgraditi. I “cattivi” sono tutti, e spesso a sproposito, “rossi e comunisti”, in quanto «il comunismo non è solo un’ideologia, ma una malattia, una vera follia tanto è esasperata la sua realizzazione. L’ideologia comunista è la più criminale e disumana nella storia dell’uomo: ha causato oltre cento milioni di morti»2. Quindi il comunismo è, per l’ex Presidente del Consiglio, nel marzo 2014, la peggiore ideologia del Novecento. Non è una novità: risale infatti al febbraio del 2005 uno dei più noti e arditi tentativi berlusconiani di accostamento tra Stalin e Hitler, un parallelo improprio, è evidente, per chi considera con rigore la storia, ma molto facile e ricorrente per chi guarda a questa disciplina come a un “utensile” di una battaglia politica di infimo livello. Durante il consiglio nazionale di Forza Italia, il 3 febbraio 2005, l’attacco alla sinistra – rappresentata, in quel momento, da Fassino, «magro e senza baffi», per Berlusconi, quindi diverso dal leader sovietico – verte tutto sul presupposto che la sinistra (in generale, nazionale e internazionale, del passato e attuale) si sia schierata contro Hitler ma non contro Stalin3. La sinistra è sempre stata, a detta dell’ex premier, dalla parta sbagliata, dimenticando, volutamente o meno, l’opposizione alla politica staliniana di noti esponenti comunisti e socialisti della storia. Il 12 dicembre 2005, durante la conferenza di fine anno, Berlusconi risponde alla domanda di una giornalista de “l’Unità” tirando fuori la pagina del giornale che annuncia la morte di Stalin, invitando la cronista – per lui rappresentante dei comunisti italiani – a «vergognarsi» per la loro complicità in «100 milioni di omicidi»4. Cifre spropositate anche secondo i più feroci critici del regime sovietico5.
Nel febbraio 2006, il premier si sposta oltremanica e sceglie per se stesso un illustre predecessore: suo antesignano, in questo caso6, è il premier Winston Churchill: «ci ha liberato dai nazisti, Berlusconi – dice il Presidente parlando di sé in terza persona – ci libera dai comunisti»7. Nella stessa intervista, il premier sostiene di leggere le opere di Lenin e Stalin e ne fornisce una sbrigativa recensione, ribadendo la cifra di 100 milioni di morti8.
Il 2006 è sicuramente l’annus horribilis dei comunisti che assediano il premier il quale, nel marzo, torna a parlare della malefica ideologia, questa volta spostandosi sul contesto orientale. A suo dire, infatti, il Libro nero del comunismo – letto probabilmente bene come l’opera omnia di Lenin e Stalin – fa chiari riferimenti al fatto che nella Cina di Mao i bambini non venissero mangiati ma bolliti «per concimare i campi». Terrore da guerra fredda nella sua fase più acuta, immediatamente smentito da autorevoli esperti9. Non serve a niente: ancora nel 2011 Berlusconi ripropone i 100 milioni di morti del comunismo-stalinismo, a suo dire superato dai laburisti britannici e dai socialdemocratici tedeschi, ma ancora vivo e vegeto in Italia. È per questo, sostiene l’ancora Presidente del Consiglio, che lui è “in campo”10: la sua è dunque, ed è chiaro da tempo, una sorta di missione religiosa di stampo ideologico. È proprio di quel febbraio 2011, infatti, l’intervento al congresso dei cristiano-riformisti, durante il quale il premier riassume il proprio impegno: «nel ’94 molti di noi sentirono che incombeva sul Paese un grande pericolo, quello che l’ideologia più criminale e disumana della storia [il comunismo] potesse prevalere in Italia»11.

Il tribunale di Milano

Il tribunale di Milano.

La polemica anticomunista di Berlusconi non può dirsi conclusa neanche oggi. I suoi guai giudiziari sono sempre, pur nell’evidente abbandono di gran parte dei suoi alleati politici di un tempo, colpa dei comunisti, a suo dire annidati nei centri del potere giudiziario e mediatico nazionale. Che la storia non gli sia chiara o ben conosciuta risulta evidente dagli episodi citati e da altri più recenti. Ad esempio, nel maggio 2014, l’ex premier ha collocato Antonio Gramsci nel periodo successivo alla conferenza di Yalta del 1945, quando il noto antifascista era morto nel 1937 a causa della violenza fascista12. Ma non è il solo morto illustre che Berlusconi decontestualizza nella storia, come vedremo più avanti.
Recentemente, Berlusconi ha tentato altri azzardati paragoni, accostando alla figura di Stalin, così come a quelle – delle quali ci si chiede quanto in realtà conosca – di Robespierre e Pol Pot, quella, assai poco significativa, nel confronto, del comico politicheggiante Beppe Grillo, definendolo “sanguinario” quanto quei predecessori tanto più illustri13.

Passiamo al secondo lemma (anche se il primo, lo abbiamo visto, ne contiene altri, perlopiù onomastici, quali Stalin, Gramsci, Robespierre, Pol Pot eccetera) di questo piccolo dizionario, CONFINO: le esternazioni, risalenti al settembre 2003, dell’allora premier, concernenti l’istituto giuridico suddetto, sono state talmente incisive (e gravi) da rientrare, come collegamento, nella voce di Wikipedia14, e da meritare, in questo scritto, una voce a se stante, indipendente, cioè, da quella relativa al fascismo.

confino

Il carcere di Santo Stefano a Ventotene, luogo di confino per gli oppositori politici del fascismo “Santostefano“. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Durante un’intervista al settimanale inglese “The Spectator”, pubblicata anche da “La Voce di Rimini”, Berlusconi sostiene che il fascismo fosse una “dittatura benevola” e che Mussolini non abbia “mai ammazzato nessuno”, mandando invece “la gente in vacanza” in posti come le isole pontine, le Tremiti, Pantelleria e Ustica, l’entroterra lucano etc15. Tre affermazioni assurde, che scatenano l’ira dell’opposizione e, soprattutto. degli enti che si occupano di studiare e far ricordare le vittime del fascismo. Così, insieme ai nomi di Matteotti, di Gramsci, di Carlo e Nello Rosselli, di Giovanni Amendola, di Piero Gobetti, di don Giovanni Minzoni, e di noti confinati come Pertini, futuro Presidente della Repubblica, e di tanti altri (l’intera intellighenzia italiana dell’epoca, si può dire, più altre migliaia di persone: 17.000, secondo le stime più accreditate, 177 dei quali morirono in detenzione16), un’Italia democratica e antifascista, non fatta solo di esperti, ritira fuori le migliaia di vittime di una dittatura per nulla benevola, impostasi con olio di ricino e manganello, condanne a morte del Tribunale Speciale, migliaia e migliaia di anni di confino – per nulla una vacanza, e per capirlo basta rileggere, per dirne una, Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi – al quale si poteva essere condannati, grazie alla delazione di milioni di spie compiacenti mescolate alla popolazione nei luoghi di lavoro e di ritrovo, tra gli amici e gli stessi parenti, anche per espressioni comuni come “piove, governo ladro”. Il confino, privazione degli affetti e dei mezzi di sopravvivenza, per anni, senza colpe materiali ma per semplice dissenso politico, fu solo una delle espressioni attraverso le quali il fascismo si impose sulle sue vittime. E, di vittime, Mussolini ne fece milioni: si pensi ai nomi noti, ovviamente, ma anche agli etiopi sterminati con il gas, alle leggi razziali introdotte nel 1938, ai prigionieri slavi lasciati morire nei campi italiani, ai massacri di civili in Jugoslavia e in Grecia. Si pensi anche, volendo, agli italiani lasciati morire nella steppa russa o nelle sabbie africane, oppure sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, sebbene quegli italiani fossero gli stessi che, fino a poco prima, nella stragrande maggioranza, avevano permesso, sostenuto e applaudito la dittatura fascista. Si pensi alle centinaia di migliaia di vittime del fascismo di Salò.
Questi sono solo alcuni esempi di una dittatura per nulla benevola. Eppure va detta una cosa: se il Presidente del Consiglio può permettersi di dire cose del genere, ciò si deve al fatto che l’opinione pubblica del paese che governa(va) non ha ancora fatto i conti con la propria storia. Ciò che Berlusconi sostiene – ed è indubbiamente grave che lo faccia, occupando il ruolo governativo che occupa in quel momento – altro non è che uno dei punti a sostegno (spesso in contraddizione gli uni con gli altri) della consolidata teoria degli “italiani brava gente”, capaci solo di una dittatura arrangiata e subita, come del resto la guerra.

"Firma della Costituzione". Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons. Al centro il Presidente della Repubblica De Nicola; primo a sin. Alcide De Gasperi, entrambi appartenenti alla DC

Firma della Costituzione“. Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons. Al centro il Presidente della Repubblica De Nicola; primo a sin. Alcide De Gasperi. Entrambi appartenevano alla D.C.

Il terzo lemma di questo Breve dizionario potrebbe dirsi, secondo il suo artefice indiretto, scritto dai protagonisti del secondo lemma, confino, sulla base del primo, comunismo (di stampo sovietico-stalinista). Si tratta di COSTITUZIONE. Da un Presidente del Consiglio dei Ministri di un paese democratico, un cittadino altrettanto democratico avrebbe il diritto-dovere di aspettarsi un totale rispetto, una totale dedizione, una consapevole sottomissione a quella che è la legge suprema dello Stato. Così non è stato, e non è, nel rapporto tra Berlusconi e la Costituzione della Repubblica Italiana. Spesso oltraggiata con leggi in contraddizione, ma anche insultata con analisi approssimative e strumentali, la suprema Carta è una dei principali obiettivi polemici del ventennio berlusconiano. Così, se da un lato, per molti cittadini – quei democratici di cui sopra – l’opposizione al governo e l’anti-berlusconismo hanno spesso equivalso alla difesa della Costituzione, Berlusconi ha frequentemente, negli anni, aggettivato la Carta, definendola, ad esempio, d’impostazione «sovietica» in quanto scritta da legislatori appartenenti – in toto, con buona pace dei tanti padri costituenti non filosovietici e neanche comunisti – a tale corrente politica17 e proponendone sostanziali modifiche, proprio in quanto «è una legge fatta molti anni fa, sotto l’influenza di una fine della dittatura con la presenza al tavolo di forze ideologizzate, che hanno guardato alla Costituzione russa come ad un modello da cui prendere molte indicazioni»18. «Sovietico», nel caso specifico, sarebbe l’articolo 41 della Costituzione, che limita l’iniziativa economica privata a ciò che non si pone “in contrasto con la utilità sociale” o che non reca danno “alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, e che la immagina anche utile a “fini sociali”.
Nel giugno 2010, un affaticato Presidente del Consiglio sostiene, durante l’assemblea della Confartigianato, che «governare con le regole che impone la Costituzione è un inferno»: ritorna così l’attacco all’articolo 41, «datato» come tutta la Carta, in cui «si parla molto di lavoro e quasi mai di impresa»19.
Numerosi sono stati, nella storia di venti anni tra maggioranza e opposizione, i tentativi di Berlusconi e dei suoi alleati di imporre significative trasformazioni alla Costituzione. In un’occasione – nel luglio del 2006 – un referendum popolare ha definitivamente bloccato il progetto relativo alla devoluzione e al cosiddetto premierato20. Su quest’ultimo progetto Berlusconi è tornato ancora nel giugno 201421.

Necessariamente rapido, perché per fortuna non ripetuto, è il passaggio, risalente al febbraio 2009, sui DESAPARECIDOS. Qui citato solo per ragioni di completezza, è l’irrispettoso paragone del premier che, durante un comizio elettorale, dice testualmente: «Non farò come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi aprivano lo sportello e dicevano:”È una bella giornata fuori, andate fuori un po’ a giocare”»22. L’infelice battuta – “che fa ridere (solo secondo Berlusconi, ovviamente) ma è drammatico” –, ha provocato un piccolo incidente diplomatico, conclusosi con la convocazione dell’ambasciatore italiano da parte del governo argentino.

Un'immagine tratta da Youtube del filmato in cui Silvio Berlusconi da del "Kapò" a Martin Schulz

Un’immagine tratta da Youtube del filmato in cui Silvio Berlusconi da del “Kapò” a Martin Schulz. Accanto a Berlusconi è seduto l’allora alleato Gianfranco Fini.

Sovvertendo per un attimo, per necessità discorsiva, l’ordine alfabetico, passiamo a un lemma, nonché a uno degli episodi più noti, della parabola berlusconiana. Nel luglio del 2003, durante la seduta del Parlamento Europeo nella quale lo stesso Berlusconi si insediava come Presidente di turno del Consiglio dell’UE, il leader italiano, messo sotto accusa da diversi parlamentari europei, guidati dal tedesco Martin Schulz, a causa del conflitto d’interessi e dei suoi guai giudiziari, si rivolge al collega dandogli del KAPÒ, provocando così l’imbarazzo e lo sdegno di tutto il Parlamento, compresi gli altri italiani presenti23. Il paragonare il collega tedesco a una delle figure chiave, e più oscure, dell’universo concentrazionario nazista, è per Berlusconi, anche quella volta, l’occasione di sfruttare uno stereotipo consolidato: a politici stranieri che pongono questioni concrete e mettono dinanzi alle proprie responsabilità colui che, in quel momento, è anche il loro Presidente, quest’ultimo non riesce a rispondere che ricordando il sole, il mare e l’arte dell’Italia, e dando del nazista all’avversario.
Il cattivo Schulz che attacca il bravo Berlusconi, nella percezione che l’italiano avrebbe voluto che si avesse dello scontro, ricalca ancora il mito della nazionale innocenza24. Tale mito trova la sua apoteosi, per gli italiani tutti e per l’italiano – assai rappresentativo di una caratterologia nazionale, va detto – qui considerato, quando si tratta di fascismo (con i suoi lemma-appendici, come leggi razziali e Mussolini).

Nel lemma FASCISMO tenterò di far rientrare, in realtà senza particolari sforzi interpretativi, alcune delle molteplici variazioni berlusconiane sul tema. Cominciamo dal maggio 1994, quando il leader di Forza Italia, appena divenuto Presidente del Consiglio, rivela al “Washington Post” che, pur sbagliando nell’instaurare una dittatura e nel decidere di entrare in guerra, Mussolini realizzò in Italia anche «cose buone». A suo dire questo sarebbe «un fatto confermato dalla storia»25. Nel marzo 1996, poi, in un’intervista a “il Messaggero”, Berlusconi sostiene che il decreto relativo alla par condicio sia «degno di Mussolini»26: poiché il (suo) decreto gli piace e lo convince, l’esternazione è una chiara lode dell’attività legislativa fascista.
Andiamo avanti fino al novembre dello stesso anno, quando, durante una trasmissione delle sue reti, Berlusconi parla di Mussolini come di un «protagonista di vent’ anni di storia nel bene e soprattutto nel male»27: molto meglio di Prodi, all’epoca avversario diretto definito una «semplice comparsa». Del settembre 2003 è, invece, il già citato riferimento alla «dittatura benevola» di un duce che non avrebbe mai ammazzato nessuno, mentre risale al gennaio 2004 il paragone tra fascismo e magistratura attuale, con il primo «meno odioso dell’odierna burocrazia togata che usava (sic) la violenza in nome della giustizia»28. Evidentemente Berlusconi ha già dimenticato le polemiche relative alle vittime del fascismo, di una violenza effettiva usata come principale strumento del potere.
È del dicembre 2005 una vera e propria summa del pensiero berlusconiano relativo a fascismo e antisemitismo: «Il fascismo in Italia non è mai stato una dottrina criminale. Ci furono le leggi razziali, orribili, ma perché si voleva vincere la guerra con Hitler. Il fascismo in Italia ha quella macchia, ma null’altro di paragonabile con il nazismo e il comunismo. Era una dittatura, però nata e finita con se stessa»29. È, in sintesi, ciò che abbiamo già detto, cioè la versione completa del mito del bravo italiano, riattualizzato – anche se senza evidenti elementi di novità – in chiave berlusconiana: il fascismo bonario, le leggi razziali introdotte per far contento Hitler, il fascismo parentesi, il fascismo non equiparabile ai veri “cattivi”, nazismo e comunismo.
Nel maggio del 2009, invece, il paragone – bonario, piacione, come sempre inopportuno – è tra se stesso e il duce. Sulla scia di un commento del “Financial Times” – agli ordini della sinistra italiana, a detta dell’allora cavaliere – Berlusconi commenta: «Mussolini aveva i nuclei delle camicie nere: io, secondo i giornali che sono i sottotappeti della sinistra nostra all’estero, avrei i nuclei delle veline. Grazie a Dio, mi sembra un po’ meglio…»30.
Tra 2009 e 2010 Berlusconi non perde occasione (pubblica, ovviamente) per raccontare, perlopiù a un uditorio compiacente e ridanciano, la stessa barzelletta antisemita e incentrata sulla Shoah. È solo una delle tante del suo repertorio31, proposte e riproposte solitamente – e siamo nell’ambito delle coincidenze ripetute – nelle date intorno al Giorno della Memoria o dopo visite ufficiali in Israele.

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Marcello De”Ultri, il più recente “riscopritore” dei falsi diari di Mussolini. “Marcello Dell’Utri 2” di Vincenzo Iaconianni – Fotoguru.it. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Nel 2010 è Berlusconi a citare delle fonti – a suo dire estremamente autorevoli, nonostante la storiografia abbia dimostrato che si tratti di falsi32 –, i diari di Mussolini. L’occasione è quella di un nuovo paragone tra se stesso e il duce, questa volta proposto durante il vertice dell’OCSE: «Chi è nella posizione di capo del governo di potere vero non ne ha praticamente nulla. Oso citarvi una frase di colui che era ritenuto un grande e potente dittatore, e cioè Benito Mussolini. Nei suoi diari ho letto recentemente questa frase: “dicono che ho potere, non è vero, forse ce l’hanno i gerarchi ma non lo so. Io so che posso solo ordinare al mio cavallo di andare a destra o di andare a sinistra e di questo devo essere contento”»33. Nel 2011 la lettura della fonte continua ed è accompagnata da quella delle lettere di Claretta Petacci a Mussolini. Con la lettura prosegue il paragone: «È ingovernabile questo Paese. Mussolini diceva che è inutile governare l’Italia, poi un giorno ha detto “È impossibile governare l’Italia” e io lo ripeto. Sto leggendo, tra l’altro, i diari di Mussolini e le lettere della Petacci e devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni». Siamo alla presentazione di uno dei libri di Bruno Vespa – quale occasione migliore per dimostrarsi un lettore buono e accanito, per Berlusconi? – e in quella circostanza l’ex premier fornisce una nuova interpretazione del fascismo, definito una «democrazia minore»34.
Nel gennaio 2013, proprio nel Giorno della Memoria e al noto Binario 21 a Milano, Berlusconi torna a esprimere quello che può ormai essere considerato uno dei punti nodali della sua visione della storia: «È difficile adesso mettersi nei panni di chi decise allora. Certamente il governo di allora, per il timore che la potenza tedesca si concretizzasse in una vittoria generale, preferì essere alleato alla Germania di Hitler, piuttosto che contrapporvisi, e dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta e dello sterminio contro gli ebrei. Quindi il fatto delle leggi razziali è la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene»35.
A fine anno, durante l’ormai consueta presentazione del libro annuale di Vespa, Berlusconi paragona i propri figli alle famiglie ebree perseguitate nella Germania hitleriana36. Poi, come al solito, smentisce, lamenta il fraintendimento, accusa la stampa di strumentalizzazione.

Passiamo all’ultimo lemma di questo Breve (e infelice) dizionario, RESISTENZA. Il rapporto tra l’ex premier e la tappa fondamentale della storia unitaria della nazione non è stato semplice fin dall’inizio, ed è per questo che è utile ripercorrerlo scegliendo come punto di riferimento la celebrazione del 25 Aprile37.
Nel 2002, costretto a individuare un passato nel quale riconoscere se stesso e il suo partito, privo di una tradizione politica, per il suo primo anniversario della Liberazione da Presidente del Consiglio38, Berlusconi sceglie – e non si può fare a meno di immaginare una folla di consulenti obbligati alla ricerca di un modo per superare l’impasse da calendario – di commemorare la figura di Edgardo Sogno. Assente dalle celebrazioni ufficiali, e molto criticato per questo, il Presidente del Consiglio invia, dalla sua residenza privata di Porto Rotondo, un comunicato ufficiale nel quale sostiene che «ricordare e onorare oggi la figura di Edgardo Sogno deve essere l’occasione per sancire una definitiva riconciliazione nazionale, all’insegna dei valori condivisi della libertà, della democrazia e della Patria»39. Sogno è una figura molto contraddittoria della storia italiana: di famiglia nobile e di fede monarchica, profondamente anticomunista, partecipa alla guerra di Spagna a sostegno di Franco. Successivamente si schiera contro le leggi razziali e prende parte, sembra, alla preparazione di alcuni complotti antifascisti organizzati, ma mai attuati, da Maria Josè. Contrario alla guerra e all’alleanza con la Germania nazista, dopo l’8 settembre partecipa alla Resistenza nelle file badogliane e autonome, sostenute dai britannici. Viene anche arrestato e internato nel lager di Bolzano, e alla fine del conflitto gli viene conferita la medaglia d’oro al valor militare. Eletto alla Costituente nelle file del PLI, si schiera contro la vittoria della Repubblica sostenendo che il referendum sia andato soggetto a brogli. L’antifascismo di Sogno lascia presto il posto all’affermazione di un anticomunismo sempre più viscerale: sostenuto dalla CIA e dalla NATO, negli anni Cinquanta dà vita a un movimento eversivo; assertore dell’ipotesi di un presidenzialismo forte e su base militare, è al centro di un progetto golpista nei primi anni Settanta40.

edgardo sogno

Edgardo Sogno ritratto in occasione del suo arresto nel 1976. figura controversa sia della Resistenza che della storia repubblicana, Sogno è per Berlusconi una figura simbolo della riconciliazione nazionale. “Sogno arresto” di Ignoto – l’Unità. Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons.

La figura scelta da Berlusconi per celebrare la Resistenza è quindi estremamente emblematica: più che la liberazione, il premier punta sulla libertà – lo dirà, negli anni successivi, che il secondo termine andrebbe sostituito al primo, e i difensori del 25 Aprile cominceranno, così, anche una battaglia terminologica –, più che sull’antifascismo, sull’anticomunismo.
L’altro tema, poi, è quello della cosiddetta «riconciliazione nazionale», un sinonimo di quel progetto di pacificazione forzata e memoria necessariamente condivisa, tanto inviso, e giustamente, alla storiografia scientifica ma anche, più in generale, alla cittadinanza concretamente antifascista. Sogno piace a Berlusconi in quanto «si è opposto in egual misura al fascismo, al nazismo e al comunismo», e piace anche all’allora Presidente del Senato, il berlusconiano Marcello Pera, che commenta il comunicato del suo leader: «Sogno dimostra che la Resistenza è anche dei liberali, dei laici, dei militari, dei monarchici, non solo della sinistra. I valori della Resistenza sono condivisi da varie culture»41.
L’anno successivo, 2003, Berlusconi è di nuovo il grande assente alle cerimonie ufficiali del 25 Aprile, ma da lontano la sua voce accusa la sinistra italiana di tirare «fuori un argomento come quello della Resistenza, per cercare di mettere in un angolo il problema di oggi: cioè il fatto che la sinistra ha perduto la fiducia degli italiani». La Resistenza è, dunque, per la sinistra, secondo Berlusconi, la scusa ufficiale per non parlare delle «tante cose [che ha] da farsi perdonare. Ha sempre difeso e tuttora difende le dittature ed i dittatori. Adesso anche Fidel Castro»42.
2004, Berlusconi è di nuovo in Sardegna, evidentemente scelta come meta di una celebrazione totalmente privata. Mandato il fedelissimo Sandro Bondi a deporre una corona di fiori davanti all’abitazione di Sogno43, il premier non si esprime pubblicamente.
2005, il 25 Aprile cade tra il governo Berlusconi II e il governo Berlusconi III. Impegnato a fare i conti con la sconfitta alle elezioni regionali e a cambiare tutto perché nulla cambi tra un esecutivo e l’altro, il premier non trova il tempo, neanche quell’anno, di partecipare alle celebrazioni ufficiali. È un’assenza più grave delle precedenti, perché ricorre il 60° anniversario della Liberazione.
2006, al 25 Aprile il Governo Berlusconi III è a fine legislatura, e le elezioni, tenutesi a inizio mese, hanno visto la vittoria dell’opposizione. È un anniversario, per la sinistra, all’insegna della difesa della Costituzione, che nel giugno successivo sarebbe stata sottoposta al secondo referendum della sua storia44. Berlusconi è assente e silenzioso; la sua ministra dell’Istruzione (e candidata sindaco alle imminenti elezioni amministrative), Letizia Moratti, viene contestata alla manifestazione nazionale di Milano45.
Nel 2007 Berlusconi è all’opposizione, ma in quest’occasione non fa mancare la sua voce. Ai microfoni di una trasmissione RAI fa sapere di non aver mai preso parte alle celebrazioni ufficiali in quanto «manifestazioni di parte», nelle quali «non veniva considerata la festa della Liberazione ma la festa di una parte contro l’altra». Ringrazia, poi, gli Stati Uniti, «che con il sacrificio di tanti giovani ci hanno liberato dal nazi-fascismo»46.
Nel 2008 la coalizione di centro-destra vince le elezioni (il governo sarà in carica dal 7 maggio). Il 25 Aprile è una nuova occasione di scontro, con Berlusconi che riceve, proprio in quel giorno, nella sua residenza romana di Palazzo Grazioli, il neoeletto senatore del PdL Giuseppe Ciarrapico, noto simpatizzante fascista47, coinvolto (precedentemente e successivamente) in vari scandali, pluricondannato48. Alle critiche, Berlusconi risponde con una nuova lezione di storia: se il 25 Aprile rappresenta «il ritorno dell’Italia alla democrazia ed alla libertà», va ricordato anche l’odio «tra vincitori e vinti che segnò la coscienza del Paese», e così vanno comprese le «ragioni dei “ragazzi di Salo”» e quelle degli «esuli istriano-dalmati». Il neopremier rinnova l’invito alla «definitiva pacificazione nazionale, non per cancellare la memoria, le ragioni e i torti, ma perché chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa nazione»49.
Il 2009 è l’anno del terremoto de L’Aquila. Casualmente, è anche il primo anno in cui Silvio Berlusconi prende parte alle commemorazioni ufficiali del 25 Aprile. Lo fa a Onna (dopo un veloce passaggio all’Altare della Patria), il centro più colpito dal sisma ma anche il luogo di una strage nazista nel 1944. Non è questa la sede adatta per discorrere del fatto che, negli ultimi anni, si sia notata una spiccata tendenza a parlare di stragi piuttosto che di Resistenza, e del fatto che questo risponda a un preciso disegno politico50; va tuttavia rilevato che il Presidente del Consiglio sfrutta l’occasione del cordoglio nazionale causato dalla tragedia abruzzese per proporre una trasformazione della Festa della Liberazione in festa della libertà, che commemori un po’ tutti i combattenti, fossero essi partigiani o repubblichini. Fazzoletto tricolore al collo ed espressione contrita, il premier che sta per inviare i terremotati in campeggio51 ricorda l’esperienza bellica della propria famiglia e invita a considerare che anche dalla parte «sbagliata», quella della RSI, c’erano «persone in buona fede», così come tra i partigiani ci fu chi «commise errori e colpe»52. La libertà al posto della Liberazione non è una novità – anche la DC dominante, durante la guerra fredda, celebrava «la Resistenza come riconquista della libertà» – e tuttavia, oggi, lo strapotere dato dal semi-monopolio dei mezzi di comunicazione di massa moderni amplifica il messaggio a dismisura: «ne deriva – scrive Focardi – che, mentre negli anni Cinquanta ci fu una competizione fra i partiti per accaparrarsi il monopolio della Resistenza, […] negli anni Novanta, e ancor più all’inizio del nuovo millennio, la competizione politica ha messo a repentaglio i fondamenti stessi di quella memoria. Lo dimostrano le proposte di trasformare il 25 aprile in una “festa della libertà” contro ogni totalitarismo e di abolire del tutto la ricorrenza»53.

alcide cervi

Alcide Cervi, padre dei 7 fratelli uccisi dai fascisti nel 1943. Papà Cervi morì nel 1970, ma secondo Silvio Berlusconi nel 2010 l’uomo era ancora vivo. Foto Istitito Cervi Gattatico

Il 2010 è un brutto anno nella relazione tra Berlusconi e Resistenza. In marzo, durante la trasmissione Rai Porta a Porta, incalzato da Bertinotti, il premier sostiene che sarebbe «felicissimo di conoscere papà Cervi a cui va tutta la mia ammirazione»54, e provoca così l’ilarità di un paese che sa che il padre dei 7 fratelli ammazzati dai fascisti nel 1944 è morto nel 197055. Poi, il 25 Aprile, nel discorso pubblico a reti unificate, parla della celebrazione della «Festa della Libertà – è un lapsus della cui involontarietà non è convinto nessuno – quale espressione di un sentimento nazionale unitario» e rilancia il progetto di modifica della Costituzione56.
Il 25 Aprile 2011 è per Berlusconi l’ultima Festa della Liberazione da Presidente del Consiglio. Mentre nei giorni della celebrazione è impegnato a decidere, tra le altre cose, se bombardare o no la Libia del suo ex amico Gheddafi57, l’annuale polemica sulla ricorrenza si sposta di qualche mese. In piena estate, con la scusa della crisi – negata o sostenuta a seconda delle necessità58 – il governo propone, inserendo la mozione nella Finanziaria, di sopprimere alcune festività civili, e in particolare il 25 Aprile, il 1° Maggio e il 2 Giugno, accorpandole in un’unica data utile, e domenicale59. Successivamente, al ritorno dalle vacanze, una nuova mozione, questa volta da parte del deputato PdL Garagnani, ma accolta subito, con il solito entusiasmo, dall’esecutivo: dopo la Liberazione trasformata in libertà, lo spostamento di data, dal 25 aprile al 18, giorno in cui, nel 1948, si tennero le elezioni politiche che videro una netta affermazione della Democrazia Cristiana e la conseguente relegazione all’opposizione, per i successivi decenni, delle sinistre e soprattutto dei comunisti, mai più al governo nella storia d’Italia60. Quelle elezioni, tenutesi in un clima estremamente teso, che risentiva fortemente della guerra fredda e delle influenze esterne sulla democrazia italiana, sancirono anche il definitivo ingresso dell’Italia nel blocco occidentale.
Dei successivi 25 Aprile di Berlusconi la rete non restituisce grande memoria, e neanche quella personale aiuta. Nel 2014, impegnato con i servizi sociali, il leader della nuova Forza Italia trova giusto il tempo di sostenere, ricordando la diatriba con Schulz – e dicendo di avergli solo offerto, nell’ormai lontano 2003, un’occasione di lavoro – che i tedeschi negano l’esistenza dei campi di concentramento61. Poi si scusa62, ed è un evento più unico che raro.

Questo Breve Dizionario si conclude qui, per ora, ma si spera per sempre. Più che una storia scritta da un vincitore (del passato?), quella proposta da Berlusconi appare una storia usata come modo per attirare l’attenzione, provocare la polemica e, soprattutto, dichiararsi vittima di fraintendimenti, calunnie, travisamenti giornalistici. È una storia (con le sue vittime) stravolta e subito dopo smentita e contraddetta (secondo la logica del continuo “sono stato frainteso”, uno dei topoi letterari del berlusconismo).
È una storia manipolata e per la quale, soprattutto, non si è quasi mai chiesto scusa, ma che in alcuni casi, sfortunatamente, ha beneficiato del principio, anch’esso consolidato, che fa di una bugia detta e ridetta, confermata nonostante e grazie alla lamentela del travisamento, una verità condivisa dall’opinione pubblica. È una storia, appunto, “utensile” politico, per la quale la parola strumento sarebbe già eccessiva. Ma è una storia, anche, non nuova, che, anzi, l’Italia si dice e si ripete da decenni. È la stessa Italia che si vide vittima del fascismo e non sua complice, e che dopo il 25 luglio 1943 negò l’esistenza di un consenso diffuso. È la stessa Italia che, oggi, se la vai a interrogare, difficilmente ammetterà – se non, appunto, in minoranza – un voto che ha reso possibile quattro (finora) governi Berlusconi e, molto più durevolmente, ha ipotecato, sulla base del relativo atteggiamento ideologico ed etico, i decenni che verranno.

Bibliografia
F. Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Roma-Bari, Laterza, 2013
F. Focardi, La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2005
E. Sogno, Testamento di un anticomunista. Dalla Resistenza al Golpe bianco, intervista con A. Cazzullo, Milano, Mondadori, 2000

Cronologia

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1994

E. Caretto, Berlusconi: Mussolini inizio’ bene, “Corriere della Sera, 28 maggio 1994

2002

P. Di Caro, Berlusconi, Edgardo Sogno come simbolo «Si oppose al fascismo e al comunismo», “Corriere della Sera, 26 aprile 2002

2004

L. Fuccaro, «Fascismo meno odioso della burocrazia togata», “Il Corriere della Sera”, 25 gennaio 2004

B. Jerkov, 25 aprile, festa della Liberazione. Le tante assenze di Berlusconi, “La Repubblica”, 25 aprile 2004

2005

Forza Italia. Berlusconi: Fassino non e’ Stalin, ma la sinistra e’ dalla parte sbagliata. Siamo al 47,5%, “Rai News”, 3 febbraio 2005

Berlusconi e il titolo dell’Unità su Stalin, “Il Corriere della Sera”, 12 dicembre 2005

M. Caprara, Berlusconi: il fascismo? Non fu criminale, “Il Corriere della Sera”, 21 dicembre 2005

2006

F. Bei, Io sono come Napoleone. Berlusconi senza freni in tv, “La Repubblica”, 11 febbraio 2006

Io, Churchill e il pericolo comunista. “Leggo l’opera omnia di Lenin e Stalin”,“La Repubblica”, 11 febbraio 2006

M. Del Corona, I «bimbi bolliti» tra storia e leggende, “Il Corriere della Sera”, 28 marzo 2006

25 aprile tra cortei e polemiche. Casini: “Irresponsabile dividere”, “La Repubblica”, 25 aprile 2006

2007

Bravo Biagi, con lui forse calcai la mano, “Corriere della Sera”, 25 aprile 2007

2008

A. Caporale, Ciarrapico: “Io con Silvio ma resto sempre fascista”, “La Repubblica”, 10 marzo 2008

25 aprile, duello Veltroni-Berlusconi. Il leader Pd: “Sfregio a democrazia”, “La Repubblica”, 25 aprile 2008

2010

Gian Antonio Stella, L’elenco (incerto) di vivi e scomparsi, “Corriere della sera”, 24 marzo 2010.

Berlusconi, tutti i riferimenti a Mussolini, “Il Secolo XIX”, 27 maggio 2010

Berlusconi: «Governare con le regole  della Costituzione è un inferno», “Corriere della Sera”, 9 giugno 2010

2011

Berlusconi torni a Onna: fu il suo vero miracolo, “Il Giornale”, 24 aprile 2011

F. Caccia, La svolta di Berlusconi «Bombardiamo anche noi», “Il Corriere della Sera”, 26 aprile 2011

Il 25 aprile di nuovo nel mirino. Il governo: “Sostituiamolo con il 18”, “La Repubblica”, 28 settembre 2011

Berlusconi: “Monti disperato, forse non dura”. E attacca su pensioni e capitali scudati, “La Repubblica”, 15 dicembre 2011

G. Ferrante, Berlusconi: ”Italia ingovernabile, mi sento Mussolini”, “La Repubblica”, 15 dicembre 2011

2014

F. Grilli, Berlusconi: “Il comunismo non è un’ideologia ma una malattia”, “Il Giornale”, 6 marzo 2014

P. Pardi, Premierato forte, Renzi come Berlusconi, “Micromega”, 27 marzo 2014

Berlusconi: «Per i tedeschi i lager non sono mai esistiti». Il Pse: spregevole, “Il Corriere della Sera”, 26 aprile 2014

F. Butera, Berlusconi e la Storia: ”E dopo Yalta venne fuori Gramsci”, “La Repubblica”, 15 maggio 2014

Grillo: Cav, è come Stalin e Pol Pot, “Ansa”, 18 maggio 2014

Berlusconi: “Chiedo scusa ai tedeschi per le frasi sui lager”. E dice: “Uscire da euro sarebbe errore”, “La Repubblica”, 18 maggio 2014 ()

Altre fonti online

Wikipedia:

Calcolo delle vittime dello stalinismo: http://it.wikipedia.org/wiki/Stalinismo#Vittime; http://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Stalin#Calculating_the_number_ of_victims

Berlusconi, Napoleone e Gesù Cristo: http://it.wikiquote.org/wiki/Silvio_Berlusconi (Wikiquote)

Confino: http://it.wikipedia.org/wiki/Confino

Tentativi di riformare la Costituzione: http://it.wikipedia.org/wiki/Politiche_di_Silvio_Berlusconi #Tentativi_di_riformare_la_Costituzione_italiana.

Diari di Mussolini: http://it.wikipedia.org/wiki/Diari_di_Mussolini

Ciarrapico: http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ciarrapico

Youtube:

Comunismo: https://www.youtube.com/watch?v=dj3ubXq5nO4

I terremotati de L’Aquila in campeggio: https://www.youtube.com/watch?v=YSRsr4UaYkI

Berlusconi contro Schulz al Parlamento Europeo: https://www.youtube.com/watch?v=DJaMnLlyPfA

Referendum costituzionale 2006: http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_ del_2006_in_Italia

Papà Cervi: https://www.youtube.com/watch?v=Mrpz4yNOHDo

Messaggio del 25 Aprile 2010: https://www.youtube.com/watch?v=gu5yFcpXfZw

Altro:

Confino: http://scuridio.wordpress.com/le-origini-del-confino/

Papà Cervi: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/alcide-papa-cervi/

Abolizione del 25 Aprile: http://www.anpi.it/no-allabolizione-della-festa-del-25-aprile/; http://www.deportati.it/news/25aprile.html

“Fatti e misfatti”, Italia 1, 16 novembre 1996.


Note:1.Eric J. Hobsbawm, Il secolo breve, varie edizioni. torna su ↑ 2. Silvio Berlusconi alla presentazione di un volume in Senato nel marzo 2014. Cit. in F. Grilli, Berlusconi: “Il comunismo non è un’ideologia ma una malattia”, “Il Giornale”, 6 marzo 2014. torna su ↑

3. «Io non dico che la sinistra è il male, non sono così cieco da non saper distinguere Stalin da Fassino, che tra l’altro è così magro e non ha i baffi, ma non sono neanche così cieco da non vedere che la sinistra italiana è stata contro Hitler ma non contro Stalin, è stata contro Regan nella battaglia sugli euromissili: la sinistra italiana è sempre stata dalla parte sbagliata». Cfr. http://www.rainews.it/it/news.php?newsid=52064. Già in occasione del Giorno della Memoria del 2003 Berlusconi aveva colto l’occasione per mettere sullo stesso piano gli «orrori e […] le sofferenze inferte agli uomini dei due totalitarismi: quello nazista e quello comunista». Cfr. Messaggio del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel giorno della Memoria, cit. in F. Focardi, La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2005, p. 93. torna su ↑

4. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/12_Dicembre/23/pop_stalin.shtml. torna su ↑

5. Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Stalinismo#Vittime; http://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Stalin#Calculating_the_number_of_victims. torna su ↑

6. Nello stesso mese Berlusconi indica come propri termini di paragone Napoleone Bonaparte, l’unico ad aver fatto più riforme di lui (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/02/11/io-sono-come-napoleone-berlusconi-senza-freni.html) e Gesù Cristo («Su Napoleone ovviamente scherzavo: io sono il Gesù Cristo della politica, una vittima, paziente, sopporto tutto, mi sacrifico per tutti». Ansa, Ancona, 12 febbraio 2006). torna su ↑

7. http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/politica/versoelezioni23/versoelezioni23/versoelezioni23.html. torna su ↑

8. Improbabile, ritengo, che la sua fonte siano le opere suddette. Questa la frase di Berlusconi: «In questi giorni a tempo perso sto leggendo l’opera omnia di Lenin e Stalin. Vi garantisco che sono persone che veramente odiano la vita, che veramente fanno male. […] Per Lenin, un comunista deve essere pronto a ricorrere a ogni stratagemma e a celare la verità. Detto, fatto. E Stalin sostiene che cento morti sono una tragedia, un milione una statistica. E allora io dico: cosa sono cento milioni di morti?». Sulla stessa linea, per Berlusconi, sono i comunisti nostrani: «Sono cresciuti alla scuola di Mosca: l’avversario diventa un nemico e quindi va demonizzato e ridicolizzato. Oggi non c’è più l’eliminazione fisica, ma vogliono la distruzione morale e civica. Lo fanno nei miei confronti, ma senza riuscirci». http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/politica/versoelezioni23/versoelezioni23/versoelezioni23.html. torna su ↑

9. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/03_Marzo/28/corona.shtml torna su ↑

10. «La storia del comunismo con oltre 100 milioni di morti alle nostre spalle non è ancora alle nostre spalle. Si sono trasformati in laburisti in Gran Bretagna, in socialdemocratici in Germania mentre quelli di casa nostra erano e sono tuttora comunisti. Ed è per questo che sono in campo». torna su ↑

11. Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=dj3ubXq5nO4. torna su ↑

12.http://video.repubblica.it/politica/berlusconi-e-la-storia-e-dopo-yalta-venne-fuori-gramsci/165946/164435. torna su ↑

13.http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/05/18/grillo-cav-e-come-stalin-e-pol-pot_dec5ed69-cd28-48bd-a316-476714656e9c.html. torna su ↑

14. La voce “Confino” della nota enciclopedia online è imprecisa in quanto non accenna al fatto che l’istituto giuridico fosse già contemplato, in veste di “domicilio coatto”, nella legge penale delle epoche precedenti (cfr. http://scuridio.wordpress.com/le-origini-del-confino/) e, soprattutto, nel codice penale del 1889 (detto comunemente Codice Zanardelli). Il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, emanato nel 1926 e approvato nel 1931, introdusse il confino propriamente politico, destinato cioè agli oppositori del regime, e comminato in via preventiva, cioè senza la necessità di un processo e di una condanna. torna su ↑

15. Cfr. http://www.spectator.co.uk/the-week/diary/11475/diary-83/; http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2003/09_Settembre/11/berlusconi.shtml; http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/berlugiudici/spectator/spectator.html; http://www.internazionale.it/news/italia/2013/11/06/le-gaffe-di-silvio-berlusconi-sul-nazismo/. Il collegamento di Wikipedia rimanda all’utile inserto di “Repubblica” sul confino: http://download.repubblica.it/pdf/diario/13092003.pdf. Nel 2009 anche i terremotati de L’Aquila avrebbero trascorso, a detta del premier, dei piacevoli weekend in campeggio nelle strutture attrezzate per l’emergenza. Cfr. l’intervista completa su YouTube. Citato anche in Berlusconi: Italy earthquake victims should view experience as camping weekend, “The Guardian”, 8 aprile 2009 torna su ↑

16. http://download.repubblica.it/pdf/diario/13092003.pdf torna su ↑

17. http://www.repubblica.it/online/politica/berluparla/torino/torino.html. torna su ↑

18. http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-2/eluana-chigi-quirinale/eluana-chigi-quirinale.html. Spunto, in quest’occasione, era dato dalla triste e nota vicenda di Eluana Englaro. Il giorno dopo Berlusconi confermava: «Che i valori costituzionali abbiano guardato alla carta dell’Unione Sovietica è una realtà storica»: Ansa, 8 febbraio 2009. torna su ↑

19. http://www.corriere.it/politica/10_giugno_09/confartigianato-assemblea-berlusconi_51312216-73af-11df-8fbb-00144f02aabe.shtml torna su ↑

20.http://it.wikipedia.org/wiki/Politiche_di_Silvio_Berlusconi#Tentativi_di_riformare_la_Costituzione_italiana. torna su ↑

21. http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2014/06/18/berlusconi-capo-dello-stato-deciso-dai-segretari-partito-chiusi-una-stanza_1jOptB9Jr2caTKJfVw9ByO.html. torna su ↑

22. http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/berlusconi-desaparecidos/berlusconi-desaparecidos/berlusconi-desaparecidos.html?rss?ref=rephpnews. torna su ↑

23. Memorabile, in quell’occasione, l’espressione allibita e imbarazzata di Gianfranco Fini, all’epoca fedele alleato del premier. Il video dell’incontro-scontro tra Schulz e Berlusconi è disponibile su youtube. torna su ↑

24. A tal proposito, cfr. F. Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe del la seconda guerra mondiale, Roma-Bari, Laterza, 2013. torna su ↑

25. http://archiviostorico.corriere.it/1994/maggio/28/Berlusconi_Mussolini_inizio_bene_co_0_940528054.shtml torna su ↑

26. Citato in http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2010/05/27/AM3FsKjD-berlusconi_mussolini_riferimenti.shtml. torna su ↑

27. “Fatti e misfatti”, Italia 1, 16 novembre 1996. torna su ↑

28. http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/25/Fascismo_meno_odioso_della_burocrazia_co_9_040125011.shtml torna su ↑

29. http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/12_Dicembre/21/premier_fascismo.shtml. Durante la stessa conferenza stampa con i corrispondenti stranieri, Berlusconi difese il calciatore Paolo Di Canio, responsabile di un saluto romano durante una partita: «Un fenomeno di nessuna importanza. Di Canio è un ragazzo per bene, non è fascista. Lo fa solo per i tifosi, non per cattiveria. Un bravo ragazzo, ma un po’ esibizionista».  torna su ↑

30. http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-4/berlusconi-divorzio-4/berlusconi-divorzio-4.html. torna su ↑

31. Siti internet che riportano le barzellette e, anche, filmati youtube, abbondano. Tuttavia, in questo caso, preferisco non citarne e lasciare che, se il lettore è davvero interessato, se le vada a cercare da solo. Molto più interessante, ritengo, l’articolo di Marco Pasqua su “Repubblica” del 23 gennaio 2009, al quale rimando per un commento informato sulla banalizzazione dell’orrore: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/barzellette-antisemite/barzellette-antisemite/barzellette-antisemite.html. torna su ↑

32. http://it.wikipedia.org/wiki/Diari_di_Mussolini torna su ↑

33. http://it.wikipedia.org/wiki/Diari_di_Mussolini torna su ↑

34. http://www.repubblica.it/politica/2011/12/15/news/berlusconi-26671886/?ref=HREA-1. Cfr. anche http://video.repubblica.it/dossier/decreto-salva-italia/berlusconi-italia-ingovernabile-mi-sento-mussolini/83807/82197. torna su ↑

35. http://video.repubblica.it/dossier/elezioni-politiche-2013/berlusconi-shock-su-mussolini-leggi-razziali-sua-peggior-colpa-ma-per-tanti-altri-versi-fece-bene/117470/115932. torna su ↑

36. http://www.repubblica.it/politica/2013/11/06/news/berlusconi_miei_figli_come_ebrei_sotto_hitler-70344590/ torna su ↑

37. A proposito del dibattito sulla Resistenza nella storia dell’Italia repubblicana, sempre valido è il richiamo al volume di F. Focardi, La guerra della memoria, cit. torna su ↑

38. Il governo precedente era durato troppo poco – dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 – perché Berlusconi dovesse “affrontare” ufficialmente la ricorrenza. Ciononostante, nel 1994, appena vinte le elezioni (27 marzo) si era espresso sul 25 Aprile, che «divide piuttosto che unire» (http://www.ilgiornale.it/news/berlusconi-torni-onna-fu-suo-vero-miracolo.html). A “fine carriera”, lo vedremo, Berlusconi avrà cambiato completamente idea, ovviamente a modo suo. torna su ↑

39. http://archiviostorico.corriere.it/2002/aprile/26/Berlusconi_Edgardo_Sogno_come_simbolo_co_0_020426086.shtml torna su ↑

40. Cfr. E. Sogno, Testamento di un anticomunista. Dalla Resistenza al Golpe bianco, intervista con A. Cazzullo, Milano, Mondadori, 2000. torna su ↑

41. http://archiviostorico.corriere.it/2002/aprile/26/Berlusconi_Edgardo_Sogno_come_simbolo_co_0_020426086.shtml torna su ↑

42. http://www.rainews.it/it/news.php?newsid=36051 torna su ↑

43. http://www.repubblica.it/2004/d/sezioni/politica/25aprile/assenzeber/assenzeber.html torna su ↑

44. Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2006_in_Italia. Si tratta del noto referendum sulla devolution e su altre importanti riforme relative alla seconda parte della Costituzione. L’elettorato respinse con il 61,3% di no. torna su ↑

45. http://www.repubblica.it/2006/04/dirette/sezioni/politica/elezioni/festa25aprile/index.html?ref=search torna su ↑

46. Bravo Biagi, con lui forse calcai la mano, “Corriere della Sera”, 25 aprile 2007, in http://bit.ly/1GenG8Y. torna su ↑

47. Cfr. http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/politica/verso-elezioni-9/ciarrapico-fascista/ciarrapico-fascista.html?ref=search. Tra 2010 e 2012 Ciarrapico sarebbe di nuovo tornato all’onore delle cronache per infelici battute di stampo antisemita e omofobo. torna su ↑

48. http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ciarrapico torna su ↑

49. http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/25-aprile-celebrazioni/veltroni-sfregio/veltroni-sfregio.html torna su ↑

50. O di militari al posto dei partigiani: e, infatti, nel suo discorso il premier cita la Brigata Maiella. torna su ↑

51. Cfr. supra n. 15. torna su ↑

52. http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/berlusconi-25-aprile/berlusconi-25-aprile/berlusconi-25-aprile.html. torna su ↑

53. F. Focardi, La guerra della memoria, cit.. pp. 109-110. torna su ↑

54. https://www.youtube.com/watch?v=Mrpz4yNOHDo. Cfr. anche Gian Antonio Stella, L’elenco (incerto) di vivi e scomparsi, “Corriere della sera”, 24 marzo 2010. torna su ↑

55. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/alcide-papa-cervi/ torna su ↑

56. https://www.youtube.com/watch?v=gu5yFcpXfZw torna su ↑

57. http://archiviostorico.corriere.it/2011/aprile/26/svolta_Berlusconi_Bombardiamo_anche_noi_co_8_110426013.shtml torna su ↑

58. http://www.economist.com/node/13944884 torna su ↑

59. http://www.anpi.it/no-allabolizione-della-festa-del-25-aprile/; http://www.deportati.it/news/25aprile.html torna su ↑

60. http://www.repubblica.it/politica/2011/09/28/news/25_aprile-22366363/?ref=HRER2-1 torna su ↑

61. http://www.corriere.it/politica/14_aprile_26/berlusconi-per-tedeschi-lager-non-sono-mai-esistiti-5f64517a-cd54-11e3-8231-7e1a669c55f6.shtml torna su ↑

62. http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-europee2014/2014/05/18/news/berlusconi_lager_scuse_euro-86453333/ torna su ↑

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Breve dizionario berlusconiano della storia del Novecento
DOI: 10.12977/nov58
Parole chiave: , , , , , , ,
Numero della rivista: n. 3, dicembre 2014
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Breve dizionario berlusconiano della storia del Novecento, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov58

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DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO

Iniziative didattiche della rete INSMLI