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Il Welfare State

Il Welfare State
Abstract

Storia e caratteristiche del welfare State in Europa per rispondere ad alcune domande chiave che permettono di affrontare lo studio dell’argomento con gli studenti a partire dalla secondaria di primo grado. Che cosa si intende con Welfare State? Quando è nato? A quali bisogni risponde? Come si alimenta? Quante tipologie esistono? E’ ancora oggi sostenibile?

Il problema del Welfare

Welfare e Europa, uniti da un comune destino

Il tema del Welfare State risulta un buon punto di partenza per una riflessione sull’Europa, in quanto l’una e l’altro sono stati legati finora da un comune destino. La sopravvivenza di entrambi è dipesa da una reciprocità che, per quanto caratterizzata da una tensione dialettica mai superata, è apparsa inscindibile. Il secondo Novecento nel vecchio Continente è stato attraversato proprio dall’impegno parallelo del consolidamento del Welfare State a livello nazionale e della costruzione di una integrazione sempre più forte tra i diversi Paesi europei: se da una parte il welfare nazionale ha svolto funzioni economiche e di sostegno sociale indispensabili alla sopravvivenza di comunità nazionali coese, dall’altra il consolidamento dell’Unione Europea è risultato essenziale per garantire la stabilità macroeconomica del contesto in cui i singoli Paesi si collocavano.

E tuttavia, se per oltre mezzo secolo questi due obiettivi sono sembrati complementari al punto da rappresentare una delle eredità più preziose da affidare al nuovo millennio, nell’ultimo ventennio sono entrati profondamente in crisi fino a diventare apparentemente incompatibili. A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, dopo il completamento del mercato unico e il perfezionamento di una politica monetaria comune, e in particolare dopo la definizione dell’Eurozona, il processo di integrazione economica è sembrato non solo ostacolare, ma addirittura minare la possibilità stessa di sopravvivenza del welfare. Quello che poteva sembrare uno spazio economico più robusto si è trasformato progressivamente in una sorta di gabbia, che ha irrigidito il regime dei diversi sistemi di welfare nazionale, imponendo dall’esterno dei vincoli penalizzanti.

Quattro motivi di conflitto

Come ricorda Maurizio Ferrera, uno dei maggiori esperti europei in materia di welfare, la tensione di carattere generale tra solidarietà su scala nazionale e integrazione economica su scala europea si è articolata in quattro “sottotensioni” distinte[1]:

  • la prima “oppone la dimensione economica e quella sociale del processo di integrazione in quanto tale e riguarda la missione strategica della UE e la sua governance”.
  • La seconda linea di tensione “riguarda il funzionamento dell’Eurozona e oppone Nord a Sud, Paesi centrali e Paesi periferici, creditori e debitori”.
  • La terza linea corre da Ovest a Est, e “riguarda soprattutto la libera circolazione (di lavoratori, imprese e servizi) nel mercato interno, e oppone Paesi con welfare consolidato e Paesi con welfare relativamente limitato e bassi costi del lavoro”.
  • La quarta e ultima linea di tensione – verticale – oppone invece Bruxelles (ovvero le istituzioni sovranazionali) agli Stati membri (governi nazionali e rispettiva sovranità).

Sono queste quattro faglie a destabilizzare l’equilibrio del welfare, dell’Europa e del loro reciproco rapporto, fino a metterne in discussione la sopravvivenza. E se nonostante alcune sensibili differenze tra le politiche sociali adottate a livello nazionale l’Europa era riuscita a mantenere fermi alcuni capisaldi comuni che avevano fatto parlare di un “modello europeo di welfare” dotato di una sua peculiare solidità e contrapposto ad altri modelli realizzati su presupposti radicalmente differenti[2], l’esplosione della crisi del 2008 ha inferto il colpo di grazia alla sua credibilità, aprendo spazi di discussione circa la sostenibilità dei livelli pregressi di protezione sociale un po’ su tutti i fronti: previdenza, sanità, istruzione, politiche famigliari,…

Il welfare, chiave per la sopravvivenza dell’Europa

È emerso chiaro nel corso di questo ultimo decennio che quello del welfare sarà uno dei temi cardine da affrontare per il futuro dell’Europa, così come sarà fondamentale individuare con precisione gli snodi e il verso del rapporto crisi-welfare per consentire la sua stessa sopravvivenza. Se da una parte infatti è partita la ridda di coloro che – non senza interessi – hanno immediatamente fatto coincidere l’esigenza di ridiscutere i modelli di welfare con quella di ridurne peso e livelli, adducendo a motivo il fatto che per decenni l’Europa “è vissuta al di sopra delle proprie possibilità” ed è giunto il momento di procedere a una drastica cura dimagrante o addirittura a un suo smantellamento, dall’altra si è fatto sentire chi parla piuttosto di una rimodulazione delle tipologie di intervento, con una maggiore integrazione dei quattro modelli classici finora adottati – cui si accennerà poco oltre – per la realizzazione di un modello viepiù solido e adeguato su scala continentale, assolutamente credibile e concorrenziale nei confronti degli altri modelli esistenti (americano, cinese,…).

Questo breve testo, che riassume la storia e le caratteristiche del Welfare State, intende offrire spunti e materiali per una riflessione al riguardo con gli studenti. È stato steso con l’intento di proporlo direttamente agli studenti della Secondaria di secondo grado, ma con piccole forme di mediazione è adatto anche agli studenti della Secondaria di primo grado. La presente introduzione, accompagnata da un corredo di documenti di varia natura, è seguita da alcuni suggerimenti di carattere metodologico e da una specifica proposta di uso didattico.

In calce è indicata la bibliografia minima utilizzata per la sua composizione e nelle note sono riportati i riferimenti ai materiali.

Che cosa è e quando nasce il Welfare State?[3]

Definito in genere con il termine inglese Welfare State, lo stato sociale (detto anche stato assistenziale) è il fondamento dei moderni Stati di diritto basati sul principio di uguaglianza. La sua origine può essere individuata nelle Poor Law (leggi sui poveri) inglesi del 1601, nate per provvedere al sostentamento delle famiglie più disagiate. Sempre in Inghilterra si compie la seconda tappa di sviluppo di questo modello con la creazione, già nella prima metà del XIX secolo, di leggi volte a tutelare, dopo lo scoppio della rivoluzione industriale, i lavoratori dagli incidenti di cui potevano essere vittime sul lavoro e alcune classi sociali come i minori, gli orfani, le vedove.

Nel 1883 il cancelliere Bismarck introdusse in Germania l’assicurazione sociale, il cui scopo era favorire la riduzione della mortalità e degli infortuni nei luoghi di lavoro e per istituire una prima forma di previdenza sociale. Per arrivare al completamento di questo processo bisogna tornare nel Regno Unito durante la seconda guerra mondiale: nel 1942 viene infatti stilato dall’economista William Beveridge il rapporto conosciuto con il suo nome, che definisce e introduce i concetti di sanità pubblica e pensione sociale per i cittadini, proposte che vennero poi attuate dal Primo Ministro Clement Attlee nel 1945[4].

Cinque FAQ a proposito di Welfare

A quali bisogni risponde il modello del Welfare State?

Questo tipo di Stato si propone come finalità quella di ridurre le disuguaglianze sociali, garantendo diritti e servizi sociali come: l’assistenza sanitaria, l’istruzione pubblica, le norme del mercato del lavoro, l’indennità di disoccupazione e i sussidi familiari nei casi in cui ne venga rilevato il bisogno, l’accesso alle risorse culturali e la difesa dell’ambiente naturale.

Come si alimenta il Welfare State?

Tutto ciò viene garantito attraverso denaro pubblico: la spesa sociale rappresenta una voce consistente del bilancio degli stati di diritto[5] e le risorse impiegate nel welfare provengono quasi sempre dalle tasse pagate dai cittadini. Anche per questa ragione in molti casi il sistema di tassazione è studiato in modo progressivo: chi più guadagna o è più ricco, viene tassato in modo proporzionale al suo reddito, quindi in misura maggiore di chi ha redditi più bassi. Lo stato sociale opera inoltre delle politiche di redistribuzione dei redditi a favore delle fasce più bisognose, come il salario minimo o il reddito di cittadinanza.

Quanti tipi di Welfare State esistono[6]?

All’interno di un quadro generale che ha come valori comuni il metodo democratico, i diritti individuali, l’uguaglianza di opportunità, la libertà di contrattazione e la solidarietà, si possono individuare nel continente europeo quattro grandi modelli di Welfare State, per delineare i quali ci siamo serviti del testo di Cavalli e Martinelli, riportando nelle note la pagina di riferimento del testo. Prima di passare alla descrizione, bisogna precisare che la creazione del mercato unico europeo non ha messo in discussione il predominio degli stati nazionali in questo campo e l’armonizzazione delle politiche sociali, delle politiche del lavoro, degli istituti di protezione sociale è stata solo parziale.

þ Il modello nordico[7] (o welfare socialdemocratico)

Questa tipologia offre servizi pubblici da parte dello Stato con standard elevati su base più o meno ugualitaria. Il pubblico impiego è un settore molto esteso, le politiche del lavoro promuovono l’uguaglianza di genere e sussidi di disoccupazione direttamente gestiti dai sindacati. La tassazione, anche per rendere possibile questo livello, è molto alta. Si inseriscono in questo modello Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia[8].

þ Il modello continentale[9] (o welfare conservatore)

Questa tipologia lega gli schemi di assicurazione sociale alla base occupazionale. I servizi in questo caso sono assicurati attraverso la componente non salariale del costo del lavoro, dalla partecipazione de sindacati e delle organizzazioni imprenditoriali alla gestione degli schemi pensionistici. Le garanzie per la sicurezza del lavoro sono forti. Si inseriscono in questo modello Germania, dove di fatto è nato, Austria, Francia, Benelux.

þ Il modello mediterraneo[10]

Questa tipologia viene da alcuni studiosi ricompresa nella precedente, da alcuni divisa da essa perché si ritiene importante sottolineare la forte dipendenza dai sistemi offerti dalla struttura familiare a compensazione delle carenze dei servizi pubblici. Questa compensazione è assicurata attraverso una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. Da rilevare che esistono comunque differenze di genere nel trattamento salariale, che scoraggiano di fatto il lavoro fuori casa delle donne, così come sono caratteristici del modello un’assistenza sanitaria universalistica e schemi pensionistici che creano forti differenze tra chi è oggi in età pensionabile e chi si affaccia al mondo del lavoro o vi è inserito da meno di vent’anni. Si rileva in particolare che il modello mediterraneo è caratterizzato da una spesa pubblica elevata quasi esclusivamente finalizzata a pensioni e assistenza sanitaria e che trascura altri settori, quali ad esempio l’istruzione. Notevole anche la regolazione fortemente dualistica del mercato del lavoro, che prevede forme di protezione molto alte per i lavoratori pubblici e dipendenti rispetto alle altre categorie. Si inseriscono in questo modello Italia e Spagna, come Portogallo e Grecia.

þ Il modello residuale (o welfare anglosassone/liberale)[11]

In questa tipologia, l’impegno dello Stato si limita a fornire interventi di tipo temporaneo in risposta a bisogni individuali solo nel caso in cui non riescano ad attivarsi gli altri canali di intervento ( famiglia e mercato) e sono in genere modesti e di breve durata. La produzione di servizi sociosanitari è largamente privatizzata. Si inseriscono in questo modello il Regno Unito dopo il governo Thatcher e l’Irlanda. Si avvicinano ad esso gli Stati Uniti.

E i nuovi paesi europei?[12]

Tra il 2003 e il 2013 l’unione Europea ha visto l’ingresso di molti paesi a seguito dell’implosione dell’Unione Sovietica. I sistemi di welfare State di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Bulgaria, Romania, ma anche di Cipro e Malta, non sono stati oggetto di definizione di ulteriori modelli: essi vengono piuttosto considerati come una ibridazione dei quattro precedentemente presentati.

L’Italia e il welfare

La specificità del Welfare State italiano

Pur spendendo per le politiche sociali una quota del PIL in linea con quella degli altri paesi europei, oscillante tra il 26% e il 28%, l’Italia presenta un sistema di protezione sociale che risulta fortemente squilibrato a favore del sistema pensionistico, che assorbe circa il 62% della spesa totale, contro il 46% della media europea per questa voce. Proprio su questo tema si concentrano alcune delle pubblicazioni che inseriamo in bibliografia, in particolare quelle di Passerini e Boeri e proprio su questo tema, che ha ripercussioni su molti altri aspetti, si sono concentrati (e scontrati) gli attori politici e sindacali negli ultimi anni.

La situazione attuale

Il modello dello stato sociale subisce un primo contraccolpo nel momento in cui, in una fase di abbassamento della natalità, la generazione dei “baby boomers” ha raggiunto l’età pensionabile: la combinazione di questi due fattori ha alterato il rapporto tra popolazione attiva e chi percepisce un reddito da pensione, rendendo difficile mantenere il sistema pensionistico così come era stato inizialmente pensato[13]. A questo va aggiunto che la durata media della vita si è allungata, la partecipazione delle donne, che tradizionalmente svolgevano compiti di cura nei confronti di bambini ed anziani, nel mondo del lavoro è aumentata in molti paesi europei, producendo quindi un aumento per la spesa sulla sicurezza sociale e sulla salute.

A seguito della grande crisi economica globale manifestatasi a partire dal 2008, il sistema dello stato sociale è entrato in una crisi che da molti viene giudicata irreversibile e una buona parte della cittadinanza che apparteneva al ceto medio si è trovata “retrocessa” in classi sociali con meno disponibilità economiche e maggiore bisogno di assistenza da parte dello stato[14]. Questo peggioramento, con diverse misure e caratteristiche, è riscontrabile in tutti i modelli di stato sociale sopra individuati e descritti.

Possiamo ancora permetterci uno stato sociale?[15]

Alcuni arrivano così oggi a mettere in dubbio la possibilità di continuare a sostenere lo stato sociale, altri propongono di diminuire la spesa pubblica e il prelievo fiscale. Il divario sociale all’interno dei singoli stati europei, ma anche nell’Europa nel suo complesso, è aumentato, con gravi ripercussioni sui problemi di giustizia e di equità sociale. La riflessione su sistemi di welfare che possano, nella congiuntura attuale, rispondere ai bisogni della popolazione, ha portato a nuovi modelli. Si è fatta strada anche la proposta di soluzioni di Commonfare (Welfare dei beni comuni), che si basa sulla concessione di un reddito minimo garantito a tutti i cittadini, sulla definizione di un salario minimo e sulla gestione condivisa dei beni comuni.

Una proposta didattica; un debate, su un caso simulato

La nostra proposta didattica prende spunto proprio dalla domanda che abbiamo posto alla fine del testo, ma che è in realtà quella che ci ha guidati nella sua stesura come nella ricerca e predisposizione di tutti i materiali che sono proposti in cartella: “Possiamo ancora permetterci uno stato sociale?”. Offriamo qui alcuni spunti per un lavoro in classe improntato alla didattica controversiale nella modalità del debate, ma restano naturalmente validi altri suggerimenti didattici, come il dossier documentato e lo studio di caso.

Tra i tanti possibili, abbiamo individuato due temi rispetto ai quali si può proporre il debate agli studenti e per questa ragione nei materiali essi hanno documenti più corposi, la cui lettura è consigliata in fase preliminare come preparazione e in fase post dibattito per giungere a delle conclusioni che lo rendano efficace. A noi è parso che potesse essere interessante e utile per gli studenti un confronto sui sistemi scolastici e sui sistemi sanitari, due realtà che vivono più da vicino rispetto ad altre[16].

Accanto alla possibilità di costruire in classe un vero e proprio “contraddittorio” simulato tra i due gruppi (quello dei sostenitori del welfare e quello dei suoi detrattori) opportunamente supportati da testi e argomentazioni attinte dal corredo documentale, offriamo a puro titolo esemplificativo la cornice di due casi simulati nella quale inserire la proposta didattica, che potrà essere modulata dall’insegnante.

Situazione A

Scuola secondaria di primo grado[17]

Claire si è da poco trasferita in Italia con la sua famiglia. I genitori desiderano capire bene come funziona il sistema scolastico italiano confrontato con quello del loro paese d’origine, la Francia, per iscrivere a scuola Valentina, che ha 12 anni e il fratellino di 4. Per aiutare Claire e la sua famiglia si organizza un debate nel quale la classe viene suddivisa in due gruppi. Ad un gruppo è affidato il compito di illustrare il sistema italiano, all’altro quello francese. La mamma di Claire, francese, sostiene che in Italia Claire impiegherà un anno in più per completare il suo ciclo di studi. Il papà, italiano, il contrario. Chi ha ragione?

Situazione B

Scuola secondaria di secondo grado[18]

Marco e la sua famiglia si trasferiranno in Germania. Qualcuno suggerisce ai genitori di informarsi molto bene sul sistema sanitario, perché è molto diverso da quello italiano. Solo sottoscrivendo anche un’assistenza privata, viene detto loro, potranno fruire di tutti i servizi sanitari fino ad oggi loro offerti gratuitamente in Italia. La classe, suddivisa in due gruppi, è invitata a discutere sulle differenze tra i due sistemi per stabilire se uno dei due sistemi offre ai cittadini una copertura sanitaria maggiore.

La presenza in classe di studenti di altri paesi europei, la frequenza degli alunni di un anno di scuola all’estero, gli scambi organizzati tra scuole potranno essere poi vere occasioni per affrontare i temi di cittadinanza europea legai al welfare a partire dalla diretta esperienza dei discenti.

Materiali

Si indicano di seguito dei materiali di particolare rilevanza per lo studio del caso italiano, che, insieme con il testo e i materiali ivi citati, possono aiutare il docente a preparare un debate efficace.

Dati statistici sul Welfare

Per tutti i dati statistici in materia di Welfare italiano si consiglia di consultare il sito: www.welfare.gov.it

Per un’analisi puntuale e completa delle diverse voci che compongono il Welfare State, si rimanda al rapporto annuale ISTAT: http://www.istat.it/it/files/2016/12/Asi-2016.pdf

Nascita del Welfare State in Italia

Spesa sanitaria delle regioni italiane 2017

Reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito

La spesa per lo stato sociale in italia e in Europa OCSE 2016

Articoli sul tema “come si alimenta il welfare in Italia”:

Articoli sul tema “Immigrati e Welfare State in Italia”

Bibliografia ragionata

Tito Boeri, populismo e stato sociale, Laterza, 2017. La pubblicazione riprende la lectio magistralis tenuta da Boeri lo scorso marzo all’apertura della Biennale Democrazia di Torino 2017, il cui tema era “uscite di emergenza”. Si tratta di un volume di agile consultazione.

A. Cavalli – A. Martinelli, La società europea, Il Mulino, 2015, pag. 245. Questo testo è stato utilizzato per la creazione di tutti i percorsi didattici e gli approfondimenti tematici proposti nel corso della Summer School di Fiesole 2017.

Federico Rampini, “Non ci possiamo più permetter uno stato sociale”. Falso!, Laterza, 2012 Questo testo, agile e ben scritto, argomenta la tesi del titolo attraverso la comparazione di tre diversi sistemi di welfare direttamente sperimentati dall’autore.

Sitografia di riferimento

Legislazione europea
http://eur-lex.europa.eu
Per l’accesso ad alcuni documenti è richiesta la registrazione

Dati statistici sul welfare:
http://www.welfare.gov.it
Origini del welfare State: http://www.sissco.it/articoli/cittadinanza-1075/alle-origini-dello-stato-sociale-nellitalia-repubblicana-la-ricezione-del-piano-beveridge-e-il-dibattito-nella-costituente-1084/
La lettura di questo articolo è importante per i collegamenti con la costituzione italiana

Come si alimenta il welfare in Italia
http://www.corriere.it/economia/16_giugno_05/welfare-difficile-sostenibilita-lungo-termine-82c0c516-2b41-11e6-9053-0e7395a81fb7.shtml
http://www.corriere.it/economia/17_febbraio_15/welfare-spesa-sociale-l-italia-quarta-europa-battuta-anche-svezia-d5bc7928-f3c7-11e6-a927-98376e914970.shtml

Il welfare è ancora sostenibile?
Lectio magistralis Boeri alla Biennale Democrazia 2017
http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/03/29/news/torino_una_lezione_di_tito_boeri_apre_al_teatro_regio_biennale_democrazia_-161685407/

Proposta minima di Boeri
http://www.askanews.it/economia/2017/03/29/welfare-boeri-serve-codice-unico-europeo-di-sicurezza-sociale-pn_20170329_00326/
http://www.stamptoscana.it/articolo/economia/welfare-state-e-sostenibilita-un-modello-ancora-possibile

Cambiamenti nel welfare
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/03/18/news/la_politica-160868804/?ref=search

Caso tedesco ottobre 2016
http://www.repubblica.it/esteri/2016/10/08/news/il_giro_di_vite_di_berlino_tagli_al_welfare_per_stranieri_sussidi_solo_dopo_5_anni-149321103/?ref=search

Inchiesta su welfare italiano dopo la crisi
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2015/10/13/news/cosi-l-italia-e-diventata-piu-povera-con-la-crisi-e-il-nostro-welfare-e-tra-i-peggiori-in-europa-1.234203

Immigrati e Welfare State in Italia
http://www.italianieuropei.it/tablet/item/301-immigrazione-e-welfare-state-in-italia.html

Welfare e istruzione

I sistemi educativi in Europa
http://www.erasmusplus.it/sistemi-educativi-in-europa-37-paesi-a-confronto/
Segnaliamo che questo link porta ad una pagina che permette di scaricare molti materiali di approfondimento.

Il sistema scolastico italiano a confronto con quello europeo
http://www.snals.it/Archivio_Documenti/studi/sist-edu_100702.pdf
Segnaliamo che non si tratta di un articolo, ma di un documento PDF di 46 pagine

La spesa per l’istruzione in Italia/1
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-03-26/eurostat-italia-maglia-nera-spesa-pubblica-istruzione-e-cultura–120216.shtml?uuid=ACoyCEvC

La spesa per l’istruzione in Italia/2
http://www.osservatorioinca.org/12-563/archivio-spesa-per-listruzione-pubblica-nellue:-italia-al-21-posto.html

Rapporto OSCE su PIL/istruzione 2016
http://www.indire.it/2016/09/28/uno-sguardo-sullistruzione-a-livello-globale-i-risultati-del-rapporto-ocse-2016/

I sistemi sanitari in Europa
http://cor.europa.eu/en/documentation/studies/Documents/health-systems/health-systems-it.pdf

Segnaliamo che si tratta di un documento PDF di 118 pagine

Articoli in lingua inglese

I modelli di welfare in Europa: http://www.learneurope.eu/index.php?cID=300

Il modello nordico: www.sconfinare.net/il-modello-nordico-li-dove-il-Welfare-state-davvero-funziona/

Videografia di riferimento

La nascita dello stato sociale in Europa

www.raistoria.rai.it/articoli/piani-beveridge-la-nascita-del-welfare-moderno/24522/default.aspx

Il video, che tratta in modo esaustivo l’argomento dal 1945 in avanti, è realizzato con il contributo del professor Lucio Villari. Durata 45’’, lingua italiana.

Video animato di tipo didattico sul tema Welfare State and Social Democracy (lingua inglese) della durata inferiore ai 4 minuti. Si consiglia la visione di questo video in fase preliminare/introduttiva

What is the welfare state? In lingua inglese. Video con slide e commento. Piuttosto lungo ( 14 minuti) è completo e può essere proposto come lezione introduttiva.

The meaning of welfare state: questo video, della durata inferiore ai due minuti, consiste in una sola slide molto condensata della definizione di WS. Interessante.

The welfare State. A video for school. In lingua inglese. Si tratta di un breve video prodotto da un docente per spiegare ai propri alunni il welfare State. Il livello linguistico non eccellente e l’esemplificazione scelta (l’aiuto portato ad un cittadino a seguito di un incidente) non ne rendono possibile l’utilizzo come supporto alla spiegazione, ma diventa piuttosto un modello per prodotti che potrebbero essere realizzati dal docente stesso (ad esempio se adotta la didattica rovesciata) o dagli studenti.

Questo video è una raccolta di interviste in lingua inglese raccolte nel 2012 all’Economic Ideas Forum in Dublino, organizzato dal Center for European Studies (CES) e aventi al centro la domanda “Il welfare europeo è condannato? Idee per andare avanti”. Il video è abbastanza complesso trattandosi di spezzoni di interviste in lingua originale, perciò se ne consiglia l’uso in fase avanzata di percorso.

Materiali che richiedono la mediazione dell’insegnante per l’utilizzo:

  1. Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Libro bianco sul welfare, Roma 2003
  2. F. OLEARI, L. PATACCHIA, L. SPIZZICHINO, Il welfare in Europa: elementi per un confronto, Fondazione Zancan
  3. M. FERRERA, Verso una cittadinanza sociale “aperta”. I nuovi confini del welfare nell’Unione Europea, Working papers del dipartimento di studi sociali e politici n° 8/2004
  4. P. MESTURINI, Sistemi di welfare: un’analisi comparata di alcune specificità dei paesi Italia, Svezia, Germania, lavoro svolto nell’ambito di un progetto formativo presso la direzione Politiche Sociali della regione Piemonte, 2011
  5. Ministero Economia e Finanza, La spesa pubblica in Europa 2007-2015, Roma, gennaio 2017
  6. S. VOGLIOTTI, S. VATTAI, Modelli di welfare State in Europa, IPL 2014

 


Note:

[1] M. FERRERA, Rotta di collisione. Euro contro welfare?, Laterza, 2016, pag. 5

[2] Cfr F. RAMPINI, Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale. Falso!, Laterza, 2012,  pagg. 3-ss

[3] Cfr G.A. RITTER, Storia dello stato sociale, Laterza, 1996

[4] Per approfondire questo aspetto, consigliamo la visione del video www.raistoria.rai.it/articoli/piani-beveridge-la-nascita-del-welfare-moderno/24522/default.aspx e l lettura del relativo articolo. Il video è realizzato con il contributo del professor Lucio Villari. Durata 45’’. Importante per i collegamenti con la costituzione italiana anche la lettura dell’articolo http://www.sissco.it/articoli/cittadinanza-1075/alle-origini-dello-stato-sociale-nellitalia-repubblicana-la-ricezione-del-piano-beveridge-e-il-dibattito-nella-costituente-1084/

[5] “L’Unione Europea ha il 7% della popolazione mondiale, il 25% del PIL mondiale e il 50% della spesa per il welfare”. A. CAVALLI – A. MARTINELLI, La società europea, Il Mulino, 2015, pag. 245

[6] Per le caratteristiche dei differenti modelli si veda il documento S. VOGLIOTTI – S. VATTAI, Modelli di welfare State in Europa, IPL 2014, inserito nei materiali in cartella.

[7] CAVALLI-MARTINELLI, pag. 254

[8] Approfondimenti su questo modello nell’articolo www.sconfinare.net/il-modello-nordico-li-dove-il-welfare-state-davvero-funziona/

[9] CAVALLI-MARTINELLI, pag. 254-255

[10] CAVALLI-MARTINELLI, pag 255

[11] CAVALLI-MARTINELLI, pag. 253

[12] CAVALLI-MARTINELLI, pag. 256

[13] Su questo aspetto della “crisi” del sistema di welfare oltre agli articoli relativi alla Biennale Democrazia di Torino 2017, si rimanda alla lettura integrale di T. BOERI, populismo e stato sociale, Laterza, 2017

[14] La questione viene approfondita da CAVALLI-MARTINELLI alle pagine 248-252.

[15] Il testo che ha guidato la nostra riflessone in questa direzione è stato il già citato F. RAMPINI, “Non ci possiamo più permettere uno stato sociale”. Falso!, Laterza, 2012

[16] l’ISTAT segnala come l’Italia si trovi in coda alla classifica europea nella spesa destinata all’Istruzione in rapporto al PIL, appena il 4.6%, vale a dire poco più di 70 miliardi. Si colloca invece al 47° posto, quasi ultima al mondo tra i Paesi civili in termini di libertà di scelta educativa; superata perfino la “ex rossa” Mosca di Putin.  (Fonte Il Giornale, 8 aprile 2017).

[17] Per la preparazione di questo debate e per trarre poi le giuste conclusioni sono stati indicati nella bibliografia ragionata, cui si rimanda per le specifiche, questi materiali: http://www.erasmusplus.it/sistemi-educativi-in-europa-37-paesi-a-confronto/http://www.snals.it/Archivio_Documenti/studi/sist-edu_100702.pdf; http://www.indire.it/2016/09/28/uno-sguardo-sullistruzione-a-livello-globale-i-risultati-del-rapporto-ocse-2016/

[18] Per la preparazione di questo debate e per trarre poi le giuste conclusioni sono stati indicati nella bibliografia ragionata, cui si rimanda per le specifiche, questi materiali: http://cor.europa.eu/en/documentation/studies/Documents/health-systems/health-systems-it.pdf

 

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Dati articolo

Autore: and
Titolo: Il Welfare State
DOI: 10.12977/nov226
Parole chiave: , , ,
Numero della rivista: n.9, febbraio 2018
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: and , Il Welfare State, Novecento.org, n. 9, febbraio 2018. DOI: 10.12977/nov226

INDICI

n. 9, febbraio 2018
Editoriale
"Insegnare l’europa contemporanea"
Dossier del n. 9 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 8, agosto 2017
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
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Iniziative didattiche della rete INSMLI