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Il genocidio armeno in rete: parole e immagini sul primo “Olocausto” del ‘900

N.B.: La ricerca sul Web è stata effettuata assumendo come data di riferimento il 25 ottobre 2015.

sitografia

Il genocidio armeno, che era stato cancellato dalla storia del Novecento in quanto evento dimenticato o negato (con la sola eccezione minoritaria della memoria coltivata dalla diaspora armena), ha conosciuto negli ultimi anni, e soprattutto nel corso del 2015 (l’anno della ricorrenza del centenario), un crescente interesse da parte dei media. Interesse che trova la sua spiegazione nel contesto dell’attuale crisi geopolitica del Medio Oriente e che coinvolge a livello mondiale non solo la stampa, il cinema, la televisione, ma anche e in modo particolare il Web: il new medium verso il quale convergono, integrandosi, tutti gli altri media della società contemporanea.

Su Google

Per averne la prova è sufficiente digitare nel campo di ricerca di Google “Genocidio Armeno” nelle diverse lingue. Il motore di ricerca segnala, come risultato delle interrogazioni, il numero delle pagine web (un numero certamente approssimativo, ma tuttavia rappresentativo di un ordine di grandezza) che contengono le parole “Genocidio Armeno” presenti in rete e indicizzate ad una determinata data. Impostando la ricerca in lingua inglese (Armenian Genocide), francese (Génocide arménien), tedesca (Völkermord an den Armeniern), italiana, turca (Ermeni Soykırımı), armena (Հայոց ցեղասպանություն) e sommando i risultati, il numero delle pagine web (testi, immagini, video) individuato da Google ammonta, alla data del 25 ottobre 2015, a circa 2.265.000. Un numero che sta ad indicare come la presenza in rete del genocidio armeno sia oggi consistente, anche se (inevitabilmente e comprensibilmente) inferiore a quella del “grande genocidio” del Novecento, vale a dire la Shoah, il cui numero totale di pagine (fornito sempre da Google per le stesse aree linguistiche e alla medesima data) ammonta a circa 3.790.000[1]. Una presenza in cui le fotografie svolgono un ruolo importante, ma assai problematico, nella comunicazione della tragedia del popolo armeno (così come della Shoah)[2]. Ai limiti intrinseci, di “veridicità/fedeltà”, del materiale iconografico nella rappresentazione del genocidio, Google aggiunge un ulteriore fattore distorsivo costituito dalla particolare modalità di visualizzazione delle immagini. Il motore di ricerca, infatti, mostra (nella sezione “Immagini”) le fotografie disposte a mosaico, creando una sorta di collage privo di didascalie, che, mettendo sullo stesso piano immagini di ieri e di oggi, foto autentiche e foto false, produce in chi le osserva un grande disorientamento e ostacola il loro corretto utilizzo.

Su Wikipedia e nel resto del web

Volendo “misurare” la presenza ed anche il “grado di popolarità” del genocidio armeno nel Web è opportuno ricorrere, oltre che a Google, anche a Wikipedia[3]. L’enciclopedia online più consultata a livello mondiale fornisce (direttamente o tramite fonti terze) delle statistiche relative alla produzione e alla fruizione delle proprie voci, che nel caso in esame risultano essere particolarmente interessanti. Innanzitutto è possibile constatare come siano numerose le edizioni linguistiche dell’enciclopedia che contengono la voce “Genocidio Armeno”: 78, alla data del 25 ottobre 2015 (voce “Shoah/Olocausto”: 123). Prendendo in considerazione le edizioni in lingua inglese, francese, tedesca, italiana, turca e armena, il totale delle visite/accessi alla voce “Genocidio Armeno”, nel periodo ottobre 2014–ottobre 2015, ha raggiunto la cifra ragguardevole di 2.725.000, non lontana da quella delle visite alla voce “Shoah/Olocausto” che sono state 3.385.000[4]. La dinamica delle visite alla voce “Genocidio Armeno” negli ultimi cinque anni rivela, inoltre, un andamento progressivamente crescente, a cui corrisponde un andamento decrescente delle visite alla voce “Shoah/Olocausto”. Per la voce “Genocidio Armeno” si passa infatti da 1.573.000 visite nel periodo ottobre 2010–ottobre 2011 a 2.725.000 nel periodo ottobre 2014-ottobre 2015; mentre per la voce “Shoah/Olocausto”, con riferimento agli stessi periodi, le visite scendono da 5.326.000 a 3.385.000. Un andamento analogo lo si può riscontrare anche dal lato della produzione/scrittura delle due voci nelle edizioni linguistiche dell’enciclopedia prese in esame. I contributi/apporti (edits) dei diversi autori (editors) alla voce “Genocidio Armeno” sono passati da 1.050 nell’anno 2010 a 2.592 nel periodo gennaio-ottobre 2015; mentre i contributi/apporti alla voce “Shoah/Olocausto”sono scesi da 1.163 a 587[5].

La grande quantità ed eterogeneità delle pagine web (testi, immagini, video) inerenti al genocidio armeno, la difficoltà di orientarsi nelle “disordinate” (e talora fuorvianti) liste/visualizzazioni generate da Google richiedono, come risposta, la compilazione di sitografie che si facciano carico di valutare e di selezionare le risorse online da proporre agli utenti della rete. Di seguito vengono perciò segnalati alcuni siti che affrontano il genocidio armeno con diverse modalità e finalità, scelti tra quelli più rappresentativi e/o maggiormente dotati di contenuti informativi e documentali.

Il genocidio armeno nell’attuale contesto geopolitico globale

Gli odierni conflitti nel Medio Oriente, il terrorismo islamico, l’espulsione/cancellazione delle minoranze cristiane dai territori asiatici, la guerra civile in Siria, i flussi migratori verso l’Europa, i non facili rapporti dell’Occidente con la Turchia di Erdogan e il suo ruolo “ambiguo” nella regione sono i principali fattori geopolitici che stanno alla base del nuovo interesse dei media per il genocidio armeno. Tra i diversi siti che trattano sul Web l’argomento alla luce dell’attuale contesto internazionale, segnaliamo:

  • <http://www.balcanicaucaso.org/content/advancedsearch?SearchText=genocidio+armeno>: sito in lingua italiana dell’Osservatorio balcani-caucaso (l’osservatorio, che è un progetto indipendente della Fondazione Opera Campana dei Caduti con sede a Rovereto, indaga “in modo crossmediale e con un approccio partecipativo e multisettoriale” le trasformazioni sociali, politiche e culturali nel sud-est Europa, Turchia e Caucaso, e pubblica periodicamente nel proprio sito le relazioni degli analisti);
  • <http://www.rfi.fr/emission/20150424-france-armeniens-traces-ancetres-genocide>: sito in lingua francese dell’emittente radiofonica RFI – Radio France International contenente reportage (podcast) sulla storia del genocidio armeno e sull’attualità della questione armena;
  • <http://www.mepc.org/search/node/armenian%20genocide>: sito in lingua inglese dell’organizzazione nonprofit americana Middle East Policy Council, che si occupa del Medio Oriente e della “questione armena” dal punto di vista politico, economico e culturale, con una particolare attenzione agli interessi americani (USA) nella regione. Il sito pubblica gli articoli e i commenti degli esperti del Council elencandoli per argomenti (Topics/Regions o Search Results) e tipologie (Book Review, Commentary, Journal Essay, etc.).
Siti identitari e siti negazionisti

Numerosi sono i siti delle associazioni armene sparse per il mondo, espressione organizzativa delle comunità nate dalla diaspora[6]. In questi siti il genocidio viene presentato come l’evento storico su cui si fonda l’identità nazionale del popolo armeno (evento, per il cui riconoscimento da parte degli stati ospitanti le associazioni hanno svolto e svolgono tutt’ora, dove l’obiettivo non è stato ancora raggiunto, una forte azione politica), e fatto oggetto di una narrazione ricorrente e ritualizzata, che segue schemi ormai consolidati e utilizza nella maggior parte dei casi le stesse fonti documentali; narrazione spesso accompagnata da informazioni sulle attività divulgative, sulle novità editoriali e sulle iniziative commemorative promosse dalle associazioni in occasione del centenario. Indichiamo di seguito alcuni siti delle associazioni armene della diaspora:

In occasione della ricorrenza del centenario del genocidio (1915-2015), la Repubblica di Armenia ha voluto dare un risalto internazionale all’evento. A tal fine ha istituito un’apposita commissione governativa per l’organizzazione delle iniziative commemorative, la quale si è dotata di un sito web multilingue (armeno, francese, inglese, russo, turco, spagnolo): Armenian Genocide Centennial <http://armeniangenocide100.org/>. Il sito è suddiviso in cinque sezioni; nella versione in lingua inglese: Genocide (la storia del genocidio nelle sue diverse fasi e nei suoi molteplici aspetti), Recognition (il riconoscimento internazionale del genocidio), Share Your Story (la piattaforma digitale mediante la quale gli armeni possono raccontare e condividere le storie dei loro antenati), News (notizie dal mondo), Library (libri, foto, video inerenti al genocidio e alle manifestazioni per il centenario).

Ai siti delle associazioni armene della diaspora e a quelli governativi della Repubblica di Armenia si contrappongono i siti delle associazioni/istituzioni turche (o filoturche) che sono portatrici di una diversa narrazione dei fatti basata sulla negazione della natura genocidaria dell’evento storico e sulle responsabilità degli armeni[7]. Tra questi, segnaliamo:

Siti museali e archivistici

Le fotografie (con le immagini tragiche delle esecuzioni, dei massacri, dell’esodo forzato degli armeni dall’Anatolia orientale, delle “marce della morte” verso il deserto siriano) i rapporti dei diplomatici europei e americani, le testimonianze dei sopravvissuti costituiscono, insieme, un corpus documentario fondamentale a sostegno della tesi che la Turchia, governata dai “Giovani Turchi”, durante la prima guerra mondiale, ha ideato, organizzato e attuato un vero e proprio “genocidio” della popolazione armena che viveva entro i confini dell’impero ottomano[8]. Sul Web sono perciò diversi i siti di musei e archivi (reali o virtuali) che permettono agli utenti della rete di accedere (integralmente o parzialmente) ai loro patrimoni documentali. Tra questi segnaliamo:

  • <http://www.genocide-museum.am/eng/index.php>: sito multilingue (armeno, francese, inglese, russo, turco) del museo-accademia nazionale di scienze Armenian Genocide Museum-Institute – AGMI, che ha sede a Yerevan (o Erevan), capitale della Repubblica di Armenia (il sito è strutturato in cinque sezioni dedicate, nella versione in lingua inglese, a: Pre-Genocide Armenia, Armenian Genocide, Documents, Research, Recognition; la sezione Armenian Genocide comprende: una cronologia degli eventi, le mappe dei luoghi del genocidio, diverse collezioni fotografiche ordinate per date, autori e soggetti; la sezione Documents contiene documenti diplomatici provenienti dagli archivi americani, britannici, francesi, tedeschi e austriaci; nella sezione Research trovano posto storie familiari e racconti di testimoni oculari);
  • <http://www.armeniangenocidemuseum.org/>: museo virtuale in lingua inglese, inaugurato in occasione del centenario del genocidio, che nasce da un progetto congiunto di diverse istituzioni/associazioni: Armenian Genocide Museum and Memorial, Armenian National Institute, Armenian Assembly of America (il museo propone, in una suggestiva e struggente successione di immagini di paesaggi dell’Armenia e di musiche etniche, un percorso conoscitivo nella storia del Metz Yeghern);
  • <http://www.armenocide.de/>: database multilingue (inglese, tedesco, turco) contenente documenti diplomatici tedeschi relativi al genocidio armeno;
  • <http://www.genocide1915.org/>: sito in lingua inglese, sviluppato in collaborazione con la Union of Armenian Associations in Sweden, che pubblica, oltre a diverse collezioni fotografiche sul genocidio, i rapporti dell’ambasciata di Svezia in Turchia al ministero degli esteri svedese, negli anni dal 1915 al 1917 <http://www.genocide1915.org/arkiv_se_ud.html>.
Siti didattici

L’impegno, a tutto campo, delle comunità armene della diaspora per il riconoscimento da parte delle nazioni ospitanti (governi e società civili)[9] del genocidio ha portato anche alla creazione di siti web con finalità didattiche. Tra questi, segnaliamo:

  • <http://www.teachgenocide.com/>: sito gestito dall’organizzazione nonprofit americana Genocide Education Project, con sede a San Francisco, attiva da tempo nella realizzazione di un progetto educativo sui genocidi focalizzato sul caso armeno (il sito si rivolge agli insegnanti fornendo loro un vasto e articolato materiale di supporto che consiste in: guide didattiche, bibliografie, sitografie, audiovisivi, documenti d’archivio, articoli di giornale, mappe, schede illustrative, ecc.);
  • <http://www.learngenocide.com/>: sito, gestito sempre da Genocide Education Project, che propone un “lesson plan” interattivo sul genocidio armeno (“Learn about the Armenian Genocide through the experiences of Nicole, an Armenian American trying to return to the historic lands of her family”);
  • <http://www.armenian-genocide.org/>: sito dell’organizzazione nonprofit americana Armenian National Institute – ANI, che offre un’ampia e ben organizzata documentazione sulla tragedia del popolo armeno e che comprende una sezione dedicata specificatamente alle Educational Resources (Resource Guide, Maps of the Genocide, Multimedia Resources, Genocide Curricula, Encyclopedia Entries, Genocide FAQ);
  • <http://www.armeniangenocide.com.au/>: sito del progetto The Armenian Genocide Education Website Australia – AGEWA, promosso dalla Armenian Historical Society of Australia – AHSA. Il sito ha una sezione dedicata alle Teacher & Student Resouces, che contiene: un programma scolastico per lo studio della storia del genocidio armeno mediante l’utilizzo di fonti archivistiche australiane disponibili online, questionari/esercizi per la verifica delle conoscenze acquisite dagli studenti, materiali di supporto (letture raccomandate, fotografie, documenti d’archivio, ecc.).
Il genocidio armeno nelle enciclopedie online

Nel Web sono migrate le grandi enciclopedie nazionali (abbandonando la tradizionale edizione cartacea o affiancandola con una versione digitale) e sono nati nuovi progetti di opere enciclopediche utilizzate da un vasto pubblico. Pertanto, una sitografia che intenda offrire un quadro sufficientemente completo della presenza in rete del genocidio armeno non può non includere le enciclopedie online.

Enciclopedie universali

Tra le enciclopedie universali, la Britannica è quella che dedica il maggior numero di voci al genocidio armeno e all’Armenia, in generale, <http://www.britannica.com/search?query=armenian+genocide&page=1>. La voce principale, “Armenian Genocide” <http://www.britannica.com/event/Armenian-Genocide>, è firmata dallo storico americano Ronald Grigor Suny, uno dei principali studiosi della storia dell’Armenia e dei massacri di cui è stato vittima il popolo armeno, autore di numerose pubblicazioni, tra cui:“They Can Live in the Desert but Nowhere Else”: A History of the Armenian Genocide, (Princeton University Press, 2015).

L’enciclopedia Larousse, nella versione in rete, propone una breve voce redazionale, “Génocide Arménien” <http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/g%C3%A9nocide_arm%C3%A9nien/186105>, che fa parte di un più ampio e articolato dossier sulla prima guerra mondiale <http://www.larousse.fr/encyclopedie/divers/Premi%C3%A8re_Guerre_mondiale/184616>.

La Treccani online, diversamente dalle altre enciclopedie citate, non ha una voce specifica sul genocidio armeno, ma lo affronta come caso storico particolare all’interno delle voci “Genocidio” curate da Marco Cesa (Enciclopedia delle scienze sociali, 1994) <http://www.treccani.it/enciclopedia/genocidio_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/> e da Mauro Raspanti (Enciclopedia Italiana – VI Appendice, 2000) <http://www.treccani.it/enciclopedia/genocidio_(Enciclopedia-Italiana)/>.

Enciclopedie open access

Armeniapedia è un’enciclopedia “open access” in lingua inglese dedicata esclusivamente all’Armenia e al popolo armeno (storia, società, economia, cultura, arte, ecc.) <http://www.armeniapedia.org/wiki/>, che ha adottato, ispirandosi alla più nota Wikipedia, la tecnologia e la filosofia wiki. La voce “Armenian Genocide” <http://www.armeniapedia.org/wiki/Armenian_Genocide> mette a disposizione del lettore/visitatore una ricca documentazione sul genocidio, costituita da: “articles of the time” (Contemporary Articles), “first-hand accounts” (Armenian Genocide Survivor and Eyewitness Accounts), “suggested readings” (Armenian Genocide Books), “suggested pictures” (Armenian Genocide Photos).

Come è già stato detto, anche Wikipedia propone numerose voci sul genocidio armeno. Tra queste è doveroso segnalare, innanzitutto, la voce dell’edizione in lingua inglese dell’enciclopedia “Armenian Genocide” <https://en.wikipedia.org/wiki/Armenian_Genocide> e, a seguire, le voci dell’edizione in lingua francese, “Génocide Arménien” <https://fr.wikipedia.org/wiki/G%C3%A9nocide_arm%C3%A9nien>, e tedesca, “Völkermord an den Armeniern” <https://de.wikipedia.org/wiki/V%C3%B6lkermord_an_den_Armeniern>; voci, queste, che, pur nei limiti di un’informazione enciclopedica necessariamente sintetica, affrontano l’argomento nella sua complessità, con una visione di lungo periodo, fornendo ai lettori/visitatori un ampio repertorio di fonti storiche e una vasta bibliografia. La voce dell’edizione in lingua italiana, “Genocidio armeno” <https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno>, risulta essere, invece, povera di contenuti (più interessata all’attualità della “questione armena” che alla storia del genocidio); può tuttavia tornare utile consultarla limitatamente alla bibliografia delle pubblicazioni in italiano.

Enciclopedie tematiche

La Online Encyclopedia of Mass Violence (OEMV) <http://www.massviolence.org/> è una banca dati elettronica “open access”, in lingua inglese, ideata dallo storico e politologo francese Jacques Sémelin, implementata e aggiornata da Sciences Po (Centre d’Etudes et de Recherches Internationales – Paris), che contiene contributi di esperti, di diversa formazione e provenienza, nel campo della violenza di massa (antropologi, psicologi, politologi, storici). Ad integrazione dei saggi monografici, il sito mette a disposizione degli utenti della rete una mappa geografica interattiva delle aree del mondo che sono state teatro di stermini e genocidi nel corso del Novecento, ed anche un glossario con schede di approfondimento sui termini utilizzati più frequentemente per descrivere i fenomeni di violenza di massa. Digitando “Armenian Genocide” nel campo di testo del motore di ricerca interno (Site Search), come risultato dell’interrogazione vengono elencati alcuni saggi monografici sull’argomento accessibili full text; in particolare segnaliamo: “The Extermination of Ottoman Armenians by the Young Turk Regime (1915-1916)di Raymond Kevorkian; “ Diyarbekir (1915-1916): Young Turk Mass Killings at the Provincial Level” di Ugur Umit Ungor.

La Holocaust Encyclopedia, (l’enciclopedia online del United States Holocaust Memorial Museum – Washington, DC), pur essendo focalizzata sulla Shoah, dedica (nella versione in lingua inglese) alcuni articoli al genocidio armeno <http://www.ushmm.org/wlc/search/?langcode=en&query=armenian+genocide&group=>: “The Armenian Genocide (1915-16): Overview”; “The Armenian Genocide (1915-16): In Depth”; “World War I and the Armenian Genocide”.

Un’altra importante enciclopedia online in lingua inglese che riserva uno spazio significativo al genocidio armeno è la International Encyclopedia of the First World War <http://encyclopedia.1914-1918-online.net/>[10]. L’enciclopedia, il cui progetto nasce nel 2011, in Germania (presso la Freie Universität di Berlino) sotto la direzione scientifica dello storico tedesco Oliver Janz e con la collaborazione dei principali studiosi a livello internazionale della “Grande Guerra”, contiene una voce specifica sul genocidio armeno, “Armenian Genocide” <http://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/armenian_genocide>, redatta dallo storico americano Ronald Grigor Suny, e altre numerose voci che trattano argomenti correlati (Related Articles). Il genocidio armeno costituisce, pertanto, un tema ricorrente nell’enciclopedia a cui viene attribuito il giusto rilievo nell’ambito delle vicende del primo conflitto mondiale <http://encyclopedia.1914-1918-online.net/search/?fq%5Bquery%5D=armenian+genocide>; rilievo, favorito dall’approccio globale e multiprospettico alla storia della “Grande Guerra” adottato dal comitato editoriale (Editorial Board)[11]. Non è, perciò, un caso che la cronologia (timeline) dell’enciclopedia <http://encyclopedia.1914-1918-online.net/ww1-timeline/> abbia assunto come data ultima del periodo storico preso in esame il 1933, l’anno della pubblicazione del romanzo “I quaranta giorni del Mussa Dagh” (“The Forty Days of Musa Dagh” / “Die vierzig Tage des Musa Dagh”), dove l’autore, lo scrittore ebreo praghese Franz Werfel, racconta un episodio della resistenza armena contro i turchi avvenuto nel 1915. Il romanzo, che era stato un successo editoriale, aveva contribuito a far conoscere al pubblico internazionale del tempo, europeo e americano (con alcune significative eccezioni nella sua diffusione: era stato proibito nella Germania nazista, non era stato tradotto in armeno), la persecuzione e i massacri dei cristiani armeni in Turchia durante la prima guerra mondiale[12].


Note

[1] Per una comparazione tra i due genocidi del Novecento: Hans-Lukas Kieser, Dominik J. Schaller (Hrsg.), Der Völkermord an den Armeniern und die Shoah – The Armenian Genocide and the Shoah, Zürich, Chronos Verlag 2002; Jonathan Wilson, Holocaust and Armenian Genocide Compared, <http://www.armeniangenocidedebate.com/holocaust-and-armenian-genocide-compared>.

[2] Sull’uso delle fotografie nella narrazione del genocidio armeno e sui problemi che ne derivano: Benedetta Guerzoni, Cancellare un popolo. Immagini e documenti del genocidio armeno, Milano, Mimesis, 2013; Antonio Brusa, Ravished Armenia. Che cosa ci può raccontare una foto falsa, in “HISTORIA LUDENS” <http://www.historialudens.it/didattica-della-storia/209-ravished-armenia-che-cosa-ci-puo-raccontare-una-foto-falsa.html>. Sull’uso delle immagini della Shoah: Maurizio G. De Bonis, L’immagine della memoria – La Shoah tra cinema e fotografia, Roma, Onyx Edizioni, 2007; Frédéric Rousseau, L’enfant juif de Varsovie. Histoire d’une photographie, Paris, Seuil, 2009.

[3] Su Wikipedia: Andrew Lih, La rivoluzione di Wikipedia, Torino, Codice Edizioni, 2010; Antonio Prampolini, Wikipedia e le regole per la scrittura delle voci di storia, Novecento.org, n. 3, 2014 <http://www.novecento.org/dossier/le-risorse-didattiche-digitali-su-resistenza-e-seconda-guerra-mondiale/wikipedia-e-le-regole-per-la-scrittura-delle-voci-di-storia/>.

[4]Fonti statistiche: visite voci Genocidio Armeno e Shoah/Olocausto di Wikipedia: <http://stats.grok.se/>.

[5]Fonti statistiche: contributi/apporti voci Genocidio Armeno e Shoah/Olocausto di Wikipedia: <http://vs.aka-online.de/cgi-bin/wppagehiststat.pl>.

[6] Sulla diaspora degli armeni: Laurence Ritter, La longue marche des Arméniens : Histoire et devenir d’une diaspora, Paris, éd. Robert Laffont, 2007; le voci di Wikipedia: Armenian diaspora, <https://en.wikipedia.org/wiki/Armenian_diaspora> e Diaspora arménienne, <https://fr.wikipedia.org/wiki/Diaspora_arm%C3%A9nienne>; il sito del museo della diaspora armena (in lingua armena) <http://armdiasporamuseum.com/>; il sito ufficiale (versione in lingua inglese) del Ministero della Diaspora della Repubblica Armena (Armenian Ministry of Diaspora) <http://en.hayernaysor.am/>.

[7] Sul negazionismo del genocidio armeno: Marcello Flores, Il genocidio degli armeni, Bologna, il Mulino, 2015, in particolare il capitolo IX, La memoria e la storia, pp. 259-283; la voce di Wikipedia edizione in lingua inglese, Armenian Genocide denial, <https://en.wikipedia.org/wiki/Armenian_Genocide_denial>; la voce di Wikipedia edizione in lingua francese, Négation du Génocide arménien, <https://fr.wikipedia.org/wiki/N%C3%A9gation_du_G%C3%A9nocide_arm%C3%A9nien>; Gilles Karmasyn, La Négation du Génocide Arménien sur Internet, in “Revue d’histoire de la Shoah”, no 177-178, janvier-août 2003, <http://www.phdn.org/armenocide/internet/web2.html>.

[8] Sulla definizione di genocidio e sulla storia del relativo concetto: Marco Cesa, Genocidio, in “Enciclopedia delle scienze sociali”, 1994, <http://www.treccani.it/enciclopedia/genocidio_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/>; Mauro Raspanti, Genocidio, in “Enciclopedia Italiana – VI Appendice”, 2000, <http://www.treccani.it/enciclopedia/genocidio_(Enciclopedia-Italiana)/>; George J. Andreopoulos, Genocide, in “Encyclopædia Britannica Online”, <http://www.britannica.com/topic/genocide>; John Docker, Raphael Lemkin’s History of Genocide and Colonialism, paper for United States Holocaust Memorial Museum, Center for Advanced Holocaust Studies, Washington DC, 26 February 2004, <http://www.ushmm.org/confront-genocide/speakers-and-events/all-speakers-and-events/raphael-lemkins-history-of-genocide-and-colonialism>.

[9] Sul riconoscimento politico del genocidio armeno da parte della comunità internazionale: la voce di Wikipedia edizione in lingua inglese, Armenian Genocide recognition, <https://en.wikipedia.org/wiki/Armenian_Genocide_recognition>; la voce di Wikipedia edizione in lingua francese, Reconnaissance politique du génocide arménien, <https://fr.wikipedia.org/wiki/Reconnaissance_politique_du_g%C3%A9nocide_arm%C3%A9nien>.

[10] Sulla International Encyclopedia of the First World War: Antonio Prampolini, La Grande Guerra e le enciclopedie: Wikipedia e <1914-1918-online>: due siti enciclopedici “open access” a confronto, in “Il genocidio degli armeni e la prima guerra mondiale”, 3° Convegno nazionale sull’insegnamento della storia nell’era digitale, Piacenza, 21-23 maggio 2015.

[11] Sulla storiografia del genocidio armeno: Marcello Flores, Il genocidio degli armeni, op.cit. (in particolare il cap. IX, La memoria e la storia). Sulla storiografia della prima guerra mondiale: Jay Winter, Historiography 1918-Today, in “1914-1918-online. International Encyclopedia of the First World War”, <http://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/historiography_1918-today>; Santanu Das, Gerhard Hirschfeld, Heather Jones, Jennifer Keene, Boris Kolonitskii, Jay Winter, Global Perspectives on World War I. A Roundtable Discussion, in “Zeithistorische Forschungen/Studies in Contemporary History”, <http://www.zeithistorische-forschungen.de/1-2014/id=5009>.

[12] Sulla biografia di Franz Werfel: <http://www.treccani.it/enciclopedia/franz-werfel/>; <https://de.wikipedia.org/wiki/Franz_Werfel>. Sul romanzo storico “I quaranta giorni del Mussa Dagh”:

<https://de.wikipedia.org/wiki/Die_vierzig_Tage_des_Musa_Dagh>; <https://en.wikipedia.org/wiki/The_Forty_Days_of_Musa_Dagh>

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Il genocidio armeno in rete: parole e immagini sul primo “Olocausto” del ‘900
DOI: 10.12977/nov118
Parole chiave: , , , ,
Numero della rivista: n. 6, luglio 2016
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Il genocidio armeno in rete: parole e immagini sul primo “Olocausto” del ‘900, Novecento.org, n. 6, luglio 2016. DOI: 10.12977/nov118

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