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I post-ismi. Gli studi umanistici allontanati da se stessi a causa delle loro tendenze

I post-ismi. Gli studi umanistici allontanati da se stessi a causa delle loro tendenze

Articolo pubblicato su Public History Weekly. Tradotto per Novecento.org da Paolo Ceccoli.

Che cos’è un post-ismo? Lo studio delle scienze umane (Geisteswissenschaften) è un’attività intellettuale che tematizza, investiga e analizza la cultura umana e che si svolge in una maniera specifica che chiamiamo “accademica” o, in molte altre lingue, “scientifica”. Tuttavia, nonostante ciò, esso appartiene alla stessa cultura che rende oggetto di sapere e conoscenza. Ciò vale naturalmente anche per la conoscenza storica. Quando ci si rivolge alla Public History come a uno degli aspetti peculiari degli studi storici e della didattica della storia, questa disposizione funzionale appare evidente.

Pretese di presentare nuove vie

La relazione fra la pratica degli storici e l’uso pubblico della storia dovrebbe essere soggetta a un’attenta riflessione. Che ruolo gioca nel lavoro degli storici? Le tendenze attuali che osservo nelle scienze umane e culturali mi spingono a fare una riflessione. “Postmodernismo” è stato il nome attribuito per decenni a una nuova concezione della comprensione del mondo umano, anche se non è mai stato chiaro cosa realmente quel “post-“ significasse. È qualcosa che pone il presente in un periodo successivo alla modernità o si tratta di una variante della modernità, talvolta denominata modernità riflessiva? [1] I dubbi circa la posizione temporale del pensiero sulla modernità non sono stati ancora superati. Anzi: il prefisso “post-“ è stato usato in modo inflazionistico. Lo si trova Oggi in molti dei tentativi di dare significato peculiare ai modi con cui la contemporaneità affronta i fenomeni culturali del presente. Questi tentativi sono regolarmente collegati alla pretesa di presentare nuove vie per penetrare all’interno degli sviluppi correnti del mondo umano e dentro la dimensione storica della cultura.

La perdita delle basi storiche

Elenco alcuni termini che ho trovato (sono sicuro che ce ne siano molti altri): post-moderno, post-strutturalista, post-costruttivista, post-nazionale, post-nazionalsocialista, post-comunista, post-stalinista, post-industrialista, post-secolarista, post-umano, post-umanista, post-discorsivo, post-femminista, post-nero, post-capitalista, post-coloniale, post-narrativista, post-naturalista, post-positivista, post-razziale, post-teoretico, post-eroico.

Che cosa significa questa inflazione di “post-“, questo “post-ismo”? A mio parere la risposta alla domanda è chiara: usare il prefisso “post-“ in modo terminologico è un modo per dare significato alla posizione temporale nei discorsi sulla cultura umana. Gli autori che lo usano affermano di non saper collocare il loro argomento all’interno dello sviluppo della loro disciplina. Possono denominarlo solo attraverso una negazione temporale; si pongono dopo qualcosa, esprimendo in questo modo dove non si trovano (meglio: dove non si trovano più), senza essere capaci di dare un nome al luogo storico del loro pensiero attraverso una denominazione positiva. Per dirla francamente: non hanno più un fondamento storico sotto i loro piedi.

Un futuro vuoto

La storia è un’interrelazione significativa fra il passato, il presente e il futuro. È basata sull’esperienza del passato, la cui interpretazione rende il presente comprensibile e apre una prospettiva verso il futuro. La storia fornisce un orientamento temporale dentro e intorno alla circostanze di vita del presente. Questo orientamento si dissolve, o almeno viene fortemente limitato, se la propria vita è posta dopo qualcosa. La base storica del presente è il passato nel movimento della sua scomparsa. Da ciò consegue che anche la prospettiva futura è definita negativamente. Il futuro non viene più considerato come qualcosa di promettente, ma appare solo come il risultato di una negazione.

Per citare un esempio tipico: in una specifica indagine storiografica condotta in Germania l’autrice caratterizza la Repubblica Federale Tedesca come una “società di immigrazione post-nazista”[2]. Cosa ci dice sulla Germania una tale affermazione? Non è più nazista, i tedeschi non sono più nazisti. Tuttavia scompare quello che realmente sono – sono cittadini di una democrazia, membri di una società civile, Europeisti convinti, o cos’altro? Sono sfidati dall’immigrazione. Gli immigrati richiedono una nuova comprensione della Germania e della sua intera organizzazione in modo tale da trovare un posto in cui vivere e sviluppare un’identità vivibile. Il potenziale di questa sfida per il cambiamento della cultura democratica tedesca non è menzionato. La dimensione storica all’interno della quale la risposta alla sfida delle migrazioni può e deve essere trovata viene ridotta al semplice fatto che i tedeschi non sono più nazisti. Non è una cosa che apra promettenti prospettive per il futuro. Il futuro è vuoto: è solo una scoria del passato.

Le pigrizie mentali del post-ismo

Questo futuro vuoto può essere ritrovato in molti altri post-ismi. “Post-capitalismo” [3] significa che le promesse del socialismo e del comunismo hanno perso la loro credibilità. Comprendiamo veramente la nostra economia e il suo sviluppo storico affermando che il futuro non può che essere capitalista? Un altro, persino più fondamentale, caso di post-ismo è l’asserzione che noi esseri umani stiamo assumendo un carattere “post-umano”[4]. Che cosa significa per la nostra identità in quanto esseri umani? Significa semplicemente che le conquiste che l’umanità ha ottenuto nel corso dei millenni sono gettate fuori bordo con leggerezza; compresa la fondamentale idea umanistica della dignità dell’uomo e della validità dei diritti umani e civili? Il termine “post-umano” sembrerebbe confermarlo.

La storia è diventata silenziosa, persino per qualche storico

La perdita di orientamento storico che osservo può essere riscontrata anche nel discorso meta storico, seppure in maniera più concettuale. Troviamo, infatti, l’opinione diffusa che la storia non sia nel passato, ma solamente una visione presente del passato. Il passato non ha più nulla da dire al presente, per non parlare di “muoverlo”[5]. È diventato silenzioso.

Io non credo che la storia sia una formazione temporale del passato che il presente possa solo registrare. Senza elementi di significato che vengono dal passato e che lo storico rende effettivi nel corso del suo lavoro, la storia non ci si può rivolgere alla storia in modo convincente[6]. È giunto il tempo di lasciare lo spazio vuoto dell’ “essere dopo” e di rappresentare il passato attraverso un pensiero storico che permetta al presente di ritrovarsi nel regno temporale della cultura umana e della gente che sa di essere quello che è.

Per approfondire
  • Aylesworth, Gary (2015), “Postmodernism”, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Spring 2015 Edition), Edward N. Zalta (ed.): http://plato.stanford.edu/archives/spr2015/entries/postmodernism/ (last accessed 2.8.2016)
  • Rüsen, Jörn (2013), Historik. Theorie der Geschichtswissenschaft. Köln et al.: Böhlau.
  • Rüsen, Jörn: Dimensioning Historical Culture, in: Dietsch, Johan; Karlsson, Maria; Stenfeldt, Johan; Zander, Ulf (Eds): Historia Vid Skiljevägen. Historiekulturella Sonderingar När Och Fjärran. O.O.: Agerings 2015, S. 61-82.
Risorse web

Note:

[1] Aylesworth, Gary (2015), “Postmodernism”, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Spring 2015 Edition), Edward N. Zalta (ed.): http://plato.stanford.edu/archives/spr2015/entries/postmodernism/ (last accessed 2.8.2016)

[2] Cf. Messerschmidt, Astrid: Historisch-politische Bildungsarbeit in der postnationalsozialistischen Migrationsgesellschaft. Erinnerung im Kontext von Rassismus und Antisemitismus, in: Zeitschrift für Genozidforschung 14 (2013), pp. 20-39.

[3] Mason, Paul: Postkapitalismus. Grundrisse einer kommenden Ökonomie. Frankfurt am Main: Suhrkamp 2016.

[4] Braidotti, Rosi: The Posthuman. Cambridge/UK 2013.

[5] Runia, Eelco: Moved by the Past: Discontinuity and Historical Mutation. New York Columbia University Press 2014.

[6] Rüsen, Jörn: Historik. Theorie der Geschichtswissenschaft. Köln: Böhlau 2013.

Opera di Barbara Kruger. Foto di Amaury Laporte, tratta da Flickr.