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“Conspiracy – Soluzione Finale” e la Conferenza di Wannsee tra verità storica e invenzione cinematografica

“Conspiracy – Soluzione Finale” e la Conferenza di Wannsee tra verità storica e invenzione cinematografica

In una lettera del 26 febbraio 1942 al Ministro degli esteri del Reich Martin Luther, Reinhard Heydrich fece seguito alla Conferenza di Wannsee chiedendo a Luther assistenza amministrativa per l’attuazione della “Endlösung der Judenfrage” (Soluzione finale della questione ebraica).
Crediti: Di Reinhard Heydrich – Probably near to http://www.ghwk.de/fileadmin/user_upload/pdf-wannsee/dokumente/begleitschreiben-heydrich-1942.pdf (See http://www.ghwk.de/wannsee-konferenz/dokumente-zur-wannsee-konferenz.html ).For a more natural photo colouration of original document see: http://www.ghwk.de/fileadmin/user_upload/pdf-wannsee/dokumente/luther_einladung_dezember1941_barrierefrei.pdf, Publico Dominio, Link

Abstract

La Conferenza di Wannsee è uno snodo centrale nella storia della Shoah. Il 20 gennaio 1942, 15 uomini in rappresentanza di diverse agenzie del Terzo Reich si riunirono per circa 90 minuti per decidere come meglio coordinare lo sterminio degli ebrei d’Europa. Della riunione rimane solo un verbale illuminante ma al tempo stesso pieno di eufemismi e omissioni che restituiscono solo in parte il tono della discussione. Come rappresentare questo evento in forma cinematografica? Quali opportunità e sfide presenta l’idea di una rappresentazione in cui compaiono solo i carnefici? In che modo si possono usare i film su questo evento come strumento didattico? Questo saggio risponde a queste domande attraverso l’analisi del film per la televisione Conspiracy – Soluzione Finale, coprodotto da Hbo e Bbc e andato in onda nel 2001. Traendo spunto dal lavoro dello storico Robert Rosenstone, il saggio sostiene la tesi che il film offra un apprezzabile esempio di divulgazione storica anche quando la rappresentazione non aderisce del tutto al dato storico in senso stretto. In virtù di queste qualità, e sulla base di esperienza diretta dell’autore, il saggio sostiene inoltre che il film può essere usato con profitto a fini educativi.

Introduzione

La Conferenza di Wannsee è un punto di snodo nella storia della Shoah. Il 20 gennaio 1942, 15 rappresentanti di alto livello dello Stato, del partito Nazionalsocialista e delle SS si riunirono in una villa alla periferia sud di Berlino su invito del capo dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich (Rsha) Reinhardt Heydrich per discutere la “soluzione finale” del problema ebraico in Europa. Più precisamente, la riunione dibatté nel dettaglio quali categorie di ebrei dovessero essere oggetto delle misure in discussione (particolare attenzione fu dedicata ai cosiddetti Mischlinge): deportazione e sterminio immediato o per esaustione su scala continentale. Al termine della riunione, durata circa 90 minuti, fu servito un rinfresco.

Della conferenza fu redatto un verbale, il Protocollo di Wannsee, distribuito ai partecipanti e di cui è arrivata una copia sino a noi. Contrariamente a quanto creduto in un primo tempo dagli studiosi, la riunione non rappresenta il momento in cui fu presa la decisione di sterminare gli ebrei d’Europa. In realtà non fu neanche l’unica tenutasi in quei mesi sul tema. Però fu probabilmente la più importante, vista la quantità e l’importanza delle agenzie coinvolte. Ciò che rende la Conferenza di Wannsee straordinaria però è soprattutto il fatto che abbia lasciato tracce tangibili sotto forma del Protocollo redatto dal segretario della conferenza Adolf Eichmann. In un regime come il Terzo Reich in cui molte decisioni chiave venivano prese e comunicate in forma orale, il verbale della conferenza è particolarmente importante perché fotografa un momento in cui la disposizione di procedere con lo sterminio venne comunicata a una serie di organi cui venne assegnato il compito di coordinarsi tra loro per garantirne il successo. Inoltre, nonostante il linguaggio spesso eufemistico e allusivo presente qui così come in molti altri documenti relativi alla Shoah, il Protocollo offre anche altri passaggi che lasciano pochi dubbi sul grado di responsabilità delle agenzie rappresentate alla riunione: la Cancelleria del Reich, i ministeri di Giustizia, Interno, Esteri, ed Economia, così come le autorità civili a capo dei territori orientali sotto occupazione, oltre che ovviamente del Partito. In aggiunta, il verbale fornisce anche un’illuminante illustrazione della lotta per il potere dentro il Terzo Reich, con Heydrich che aprì i lavori conferendo alle SS la «responsabilità della direzione della soluzione finale».[1]

La conferenza fornisce quindi informazioni preziose su modi e tempistica del processo decisionale legato alla “soluzione finale”, lasciando però spazio a diverse interpretazioni sui motivi dello sterminio. La divisione tra gli storici fu particolarmente evidente tra gli “intenzionalisti” e i “funzionalisti”, che animarono la discussione storiografica sul tema soprattutto tra gli anni Ottanta e Novanta. I primi interpretarono la conferenza come una riunione convocata con lo scopo di mettere in atto al meglio la decisione di sterminare gli ebrei presa da Hitler intorno alla seconda metà del 1941. I secondi invece videro la conferenza come il tentativo di porre rimedio a problemi creati nei mesi precedenti da varie agenzie in gara tra loro per trovare soluzioni sempre più radicali alla “questione ebraica”, quali ad esempio le deportazioni degli ebrei dal Reich prima che l’Unione Sovietica fosse stata sconfitta. In sunto, la prima scuola focalizzava l’analisi più sulle persone, e in particolare Hitler; la seconda più sul processo di “radicalizzazione cumulativa” di cui erano protagoniste le varie agenzie del Terzo Reich, spesso in competizione l’una con l’altra.[2] La riflessione storiografica successiva ha trovato un punto di equilibrio che attinge a entrambe le posizioni. Se da un lato vi è consenso tra gli storici che la Shoah non fu semplicemente l’attuazione di un piano pregresso ma il risultato di una serie di decisioni prese spesso a livello locale, è anche vero che suddette decisioni vennero prese all’interno di un contesto in cui “fantasie di genocidio” contro gli ebrei erano parte della Weltanschauung nazista sin dall’inizio.[3] Riguardo la Conferenza di Wannsee, Longerich sostiene che la riunione fosse un importante passaggio del processo decisionale attraverso cui Hitler trasformò una vaga intenzione di distruggere gli ebrei in programma concreto di sterminio in stretta collaborazione con altri centri di potere all’interno del Terzo Reich, primo fra tutti Heinrich Himmler. Per Longerich, la conferenza va anche interpretata all’interno della lotta di potere tra Heydrich e Himmler combattuta a suon di soluzioni sempre più estreme.[4]

La Conferenza di Wannsee al cinema e in TV e la genesi di Conspiracy

Per essere un aspetto di primaria importanza in un evento così ampiamente rappresentato come la Shoah, la Conferenza di Wannsee è stata messa in scena sul piccolo o grande schermo un numero relativamente limitato di volte. Tra queste vale la pena citare due apparizioni secondarie nella nota miniserie televisiva della Nbc Olocausto (Holocaust, Marvin J. Chomsky, 1978) e nel più recente film L’uomo dal cuore di ferro (The Man with the Iron Heart, Cédric Jimenez, 2017) tratto dal romanzo di Laurent Binet HHhH. Più significativamente, la Conferenza è al centro di un piccolo numero di film prodotti per la TV tra gli anni Ottanta e il presente. La Conferenza del Wannsee (Die Wannseekonferenz, Heinz Schirk, 1984), coprodotto dall’emittente pubblica austriaca Orf e quella bavarese BR in Germania Ovest, è strato oggetto di un remake trasmesso dal canale Zdf nel 2022 in occasione dell’ottantesimo anniversario e andato in onda in Italia con il titolo La conferenza (Die Wannseekonferenz, Matti Geschonneck). Di gran lunga più nota è però la coproduzione in lingua inglese tra l’Hbo e la Bbc Conspiracy – Soluzione finale (Conspiracy, Frank Pierson, 2001), su cui si concentrerà il resto di questo contributo.

Il film nacque da un’idea di Pierson il quale, dopo aver visto Die Wannseekonferenz nel 1995, propose ai vertici della Hbo di farne una versione in lingua inglese per una nuova generazione scritta dallo sceneggiatore Loring Mandel. La scelta di rivolgersi a un network via cavo come Hbo non fu casuale. Il modello di business dell’emittente si fondava infatti sugli abbonamenti piuttosto che sulle inserzioni pubblicitarie, e in quegli anni stava cementando una reputazione di canale capace di affrontare temi difficili (si pensi a serie come The Wire o The Sopranos). Per quanto riguarda le produzioni di carattere storico, l’interesse del network era per storie conflittuali o spinose che educassero il pubblico senza necessariamente sentire il bisogno di fornire morali edificanti o fare ricorso al lieto fine.[5] Un film sulla Conferenza di Wannsee era in linea con questa strategia. Il network rispose infatti in maniera entusiastica, tanto che per alcuni anni la sceneggiatura di Conspiracy fu sviluppata in parallelo con quella di un film gemello, dal titolo Complicity, che avrebbe dovuto occuparsi del silenzio degli Alleati di fronte allo sterminio ebraico. A causa di problemi in fase di scrittura, Complicity venne accantonato nel 1998, mentre Conspiracy ricevette il via libera definitivo nel 2000.[6]

Conspiracy ha una durata di 96 minuti, quanto la stessa conferenza. Salvo qualche ripresa in esterni, la maggior parte dell’azione consiste nella rappresentazione drammatica della riunione stessa.  Considerate le premesse, non sorprende la scelta di un cast di attori di prim’ordine, tra cui spiccano tra gli altri Colin Firth nella parte di Wilhelm Stuckart (Segretario di Stato nel Ministero degli Interni), Stanley Tucci nella parte di Adolf Eichmann (Obersturmbannführer delle SS e segretario della riunione), e soprattutto Kenneth Branagh nella parte di Reinhard Heydrich (Obergruppenführer delle SS e Capo della Polizia di sicurezza e del SD). La scelta degli attori è importante nel contesto di questo intervento perché danno corpo e voce alla sceneggiatura, la quale a sua volta si basa sul Protocollo. Essa, infatti, da un lato segue l’ordine della discussione stabilita dal verbale e ne riproduce alla lettera alcuni passaggi; dall’altro lato, comprensibilmente, se ne distacca in altri, aggiungendo dialoghi e più in generale introducendo scelte autoriali rese necessarie dalla stringatezza e asetticità delle note vergate da Eichmann. Terzo elemento chiave per poter procedere con l’analisi del film sono le scelte registiche. Conspiracy si concentra esclusivamente sul punto di vista dei carnefici e la camera da presa è sempre posizionata in linea con lo sguardo degli attori, con l’intenzione dichiarata da parte del regista Pierson di far sentire gli spettatori come se fossero presenti anche loro all’evento.[7] Da queste decisioni scaturiscono una serie di conseguenze di natura storiografica e di etica della rappresentazione la cui analisi costituisce il nucleo di questo intervento.

Conspiracy e la storiografia

Conspiracy è un film dall’intenzione dichiarata di essere storicamente accurato e al passo con la storiografia del tempo. A questo scopo, la produzione si avvalse della consulenza storica del direttore dello United States Holocaust Memorial Museum Michael Berenbaum, dello storico della ”soluzione finale” Christopher Browning, e soprattutto della ricercatrice Andrea Axelrod, che condusse una mole importante di ricerca su fonti primarie e secondarie (tra cui i verbali del processo di Norimberga e del processo Eichmann, biografie dei partecipanti alla conferenza, opere di storici come Claudia Koonz, Christopher Browning, Raul Hilberg, e Hans Mommsen) per garantire il più possibile l’accuratezza o plausibilità della sceneggiatura.[8] Al tempo stesso, il film introduce elementi non presenti nel verbale, spingendosi talvolta al punto di introdurre dinamiche senza specifico riscontro storico per poter illustrare un punto storiografico più generale.

Come conciliare questa apparente contraddizione? Per rispondere ci viene in aiuto lo storico americano Robert Rosenstone, pioniere dello studio del rapporto tra cinema e storia. In un importante testo pubblicato nel 2001 Rosenstone affronta direttamente il tema delle invenzioni, il punto di maggior separazione tra la storia scritta e quella proiettata sullo schermo, con osservazioni rilevanti per questa analisi di Conspiracy. Le invenzioni secondo Rosenstone sono inevitabili e cominciano già dal fatto che i personaggi storici sono interpretati da degli attori, i quali danno corpo e voce ai personaggi con cadenze, movenze e manierismi che non possono non essere in qualche misura “inventati”. Più in generale, a causa del bisogno di dover sempre ricorrere a un’immagine specifica, il film deve sempre «riassumere, sintetizzare, generalizzare, simbolizzare in immagini».[9] Un film non può esprimere concetti astratti o generali (come ad esempio rivoluzione, evoluzione, progresso) se non attraverso «varie tecniche di condensazione, sintesi, e simbolizzazione». Quest’operazione non avviene però nel vuoto. Secondo Rosenstone, per poter essere considerato “storico”, un film deve relazionarsi con il “discorso storico”. In altre parole, non può fare ricorso a invenzioni capricciose che vanno contro le conoscenze acquisite dalla storiografia. Rosenstone riassume questo argomento icasticamente introducendo la distinzione tra invenzioni “vere” e “false”: le prime si collocano all’interno del discorso storiografico e possono a esso contribuire, soprattutto in ottica di storia pubblica; le seconde no e danno luogo a distorsioni che concorrono a corrodere il discorso pubblico sulla storia.[10]

Sulla scorta delle osservazioni di Rosenstone, è ora possibile affrontare in maniera più compiuta la dialettica tra accuratezza storica e invenzione in Conspiracy. L’esempio di ”invenzione” su cui più si sono soffermati gli storici è quello della rappresentazione di Wilhelm Stuckart e del Segretario di Stato della Cancelleria del Reich Friedrich Wilhelm Kritzinger. Secondo il Protocollo, Stuckart, coautore delle Leggi di Norimberga e fautore di un approccio legalistico all’antisemitismo, propose la sterilizzazione obbligatoria per i Mischlinge come alternativa meno onerosa dal punto di vista amministrativo e più in linea con la legge rispetto all’«evacuazione». Il film riproduce questa obiezione, aggiungendo però una veemenza che porta Stuckart allo scontro verbale con Heydrich e con Gerhard Klopfer, Oberführer delle SS e Segretario Permanente della Cancelleria del Partito Nazista, in maniera non plausibile dal punto di vista storico ma che serve ad illustrare il conflitto tra gli organi civili dello Stato da un lato e le SS e il partito dall’altro.[11]

La rappresentazione di Kritzinger è ancora più eclatante in quanto è l’unico partecipante alla riunione a essere turbato e contrario all’idea di attuare lo sterminio su scala continentale, svolgendo così la funzione di “coscienza morale” del film.[12] Il Protocollo non riporta nessun intervento di Kritzinger, anche se è vero che nel dopoguerra fu lui l’unico tra i partecipanti alla conferenza a esprimere rimorso per aver preso parte ai crimini nazisti. In un passaggio chiave del film, non appena Heydrich chiarisce il vero significato del termine “evacuazione”, Kritzinger interrompe per affermare che Hitler stesso gli aveva personalmente confermato di non avere intenzione di sterminare gli ebrei, al che Heydrich risponde che Hitler continuerà a negare anche in futuro.[13] Questo passaggio è stato interpretato in diversi modi dagli studiosi. Ad esempio, Alan Steinweis criticò la rappresentazione da “coraggioso obiettore” di Kritzinger in termini di eccesso di licenza artistica problematica dal punto di vista storico (e implicitamente morale).[14] Alex Kay d’altro canto interpretò la stessa licenza artistica non tanto come un passo falso ma come una strategia narrativa essenziale per permettere agli spettatori di avere una visione più completa dell’evento.[15]

L’approccio metodologico mutuato da Rosenstone permette di fornire una valutazione meno impressionistica di questi scarti. Conspiracy è per forza di cose più una reinterpretazione del Protocollo di Wannsee che una sua traduzione per lo schermo. In altre parole, il film dialoga con la storiografia e cerca di fornire un’interpretazione dell’evento. Tra i principali argomenti storiografici discussi in fase di stesura della sceneggiatura figurava l’intenzione di presentare la Conferenza come un modo per consolidare il potere di Heydrich, e per estensione delle SS, all’interno del Terzo Reich attraverso il controllo da loro operato sulla ”soluzione finale”.[16] L’enfasi posta sulle obiezioni di Stuckart e Kritzinger è eccessiva in rapporto all’evidenza storica specifica, ma funzionale al punto storiografico incentrato sulla lotta di potere interna allo Stato nazista tra diverse agenzie come chiave per comprendere il processo di ”radicalizzazione cumulativa” alla base della “soluzione finale”. La risposta di Heydrich a Kritzinger riguardo le rassicurazioni di Hitler, un’altra “invenzione”, serve lo stesso scopo: nella “soluzione finale” di Conspiracy Hitler ha un ruolo defilato mentre il dominio è nelle mani delle SS.[17] Il tono minaccioso con cui Heydrich intimidisce Stuckart e Kritzinger dopo che hanno espresso le loro ritrosie accentua ulteriormente il messaggio. Nei termini posti da Rosenstone, Conspiracy propone delle “invenzioni vere” al servizio di un’interpretazione storiografica in linea di massima più vicina all’approccio «funzionalista».

Altre scelte, che qui possono essere menzionate solo brevemente, confermano questo approccio. Ad esempio, il tono della riunione è intenzionalmente più simile a quello del Consiglio di amministrazione di una qualsiasi società per azioni, con Heydrich nel ruolo del CEO, che alla rappresentazione consolidata dei gerarchi nazisti.[18] Alla fine della Conferenza, l’Heydrich di Conspiracy congeda i partecipanti con un discorso motivazionale in cui li elogia per il ruolo che svolgeranno nell’avanzamento della razza umana. È un’altra “invenzione vera” che colloca la Wannsee di Conspiracy all’interno di un paradigma Baumaniano incentrato sullo stretto rapporto tra Shoah e modernità al centro del dibattito storico negli anni Novanta.[19] In linea con questo approccio, il film attinge in maniera consapevole all’immagine del “carnefice da scrivania” ma non si limita semplicemente a riciclare il tema della “banalità del male”. Ad esempio, l’Eichmann di Conspiracy è spietato, meticoloso e ambizioso, più in linea con la storiografia recente piuttosto che incapace di comprendere la portata delle proprie azioni come nella classica interpretazione Arendtiana.[20] Infine, il film introduce un’altra ”invenzione” quando Klopfer chiede agli altri partecipanti quanti di loro fossero giuristi di formazione: le mani alzate sono 9 su 15.[21] Anche questo non è un dettaglio aggiunto per caso, e si inserisce nell’alveo solcato da parte della storiografia degli anni Novanta incentrata sull’alto livello di istruzione e sul favorevole retroterra socioeconomico di molti dei funzionari e tecnocrati di medio livello che resero possibile il genocidio.

Considerata l’attenzione con cui il film cura il messaggio storiografico sul ruolo dominante svolto dalle SS nella direzione della “soluzione finale” trasmesso agli spettatori, non sorprende come gli stessi principi si applichino anche alla rappresentazione dei partecipanti alla Conferenza, e nessuno più di Heydrich.

La rappresentazione di Heydrich: fascino fascista?

L’Heydrich di Conspiracy è interpretato magistralmente da Kenneth Branagh. Nelle parole dello studioso Rich Brownstein, l’interpretazione di Branagh è «penetrante» e una tra le più notevoli nella storia del cinema sulla Shoah.[22] L’attore domina la scena dando vita a un Heydrich magnetico, suadente o minaccioso a seconda del momento, sempre in controllo di sé e della conferenza, al tempo stesso «carismatico» e «un bullo».[23] Rispetto alla versione finale, l’Heydrich delle prime stesure della sceneggiatura era decisamente più gioviale, ironico, sempre pronto a flirtare con le segretarie. Da questo punto di vista sarebbe stato più vicino al vero Heydrich, ma anche in questo caso il film sacrifica l’accuratezza storica su aspetti specifici nell’intento di esprimere più chiaramente l’interpretazione storiografica sulla Conferenza come prova di forza delle SS e personalmente di Heydrich all’interno del Terzo Reich.[24] Al di là di questo principio, vi sono altri aspetti legati al modo in cui sono rappresentati i partecipanti alla Conferenza e Heydrich in particolare che meritano di essere brevemente analizzati.

Conspiracy racconta la riunione più tristemente famosa del secolo scorso interamente dal punto di vista dei partecipanti. Come già accennato, toni della conversazione e dinamiche interpersonali tra i partecipanti sono paragonabili a quelle di altre riunioni, e in aggiunta la macchina da presa è sempre posizionata in modo tale da far sentire agli spettatori di essere tra i partecipanti, piuttosto che degli osservatori esterni. Vi è in altre parole una commistione di straordinarietà dell’argomento e familiarità dell’ambientazione che crea una sorta di «illusione di intimità con i carnefici» per gli spettatori che è senza dubbio un modo efficace di mostrare la logica atroce della disumanizzazione.[25] Al tempo stesso, la maggior parte dei partecipanti alla conferenza sono istruiti e competenti professionisti di successo dotati di «qualità sociali altamente sviluppate».[26] Tutte caratteristiche queste normalmente percepite come positive.

Questo comporta due diversi ordini di considerazioni per gli spettatori. La prima è che, se è vero che Heydrich occupa la scena come ci aspetteremmo lo facesse un manager di successo, in un certo senso deve anche essere vero che l’aspettativa è che un manager di successo si comporti un po’ come Heydrich in Conspiracy. Questo può portare a guardare da un punto di vista meno stereotipato rispetto alle rappresentazioni più tradizionali il tema della natura e forma dei crimini nazisti.[27] Alternativamente, questa rappresentazione dei “carnefici da scrivania” può però anche portare a fascinazione mista a repulsione per Heydrich. Nella sua recensione pubblicata sull’American Historical Review, Alan Steinweis notò come grazie a Branagh Conspiracy corresse il rischio di rendere Heydrich «una figura molto più persuasiva di quanto lo fosse realmente».[28] Vale la pena a questo punto leggere queste considerazioni alla luce di un passaggio chiave del classico saggio di Susan Sontag sul fascino fascista, originariamente pubblicato nel 1975. In risposta ad alcuni prodotti culturali che avevano eroticizzato e sessualizzato il nazismo e soprattutto le SS, la Sontag notò come le SS incarnassero l’ambizione di esercitare potere assoluto sugli altri e come questa pretesa di potere avesse una dimensione estetica: in quanto avanguardia anche razziale, le SS erano un corpo militare di élite con l’ambizione di essere tanto violento quanto bello.[29] Alla luce di quanto scritto sopra, e seppur fatte in un contesto originariamente molto diverso, le valutazioni fatte dalla Sontag si possono indubbiamente applicare anche all’Heydrich interpretato da Kenneth Branagh. Nell’ultimo segmento discuterò brevemente la ricaduta dal punto di vista pedagogico di questo e alcuni altri dei temi discussi in questo intervento.

Conclusione: Conspiracy e l’insegnamento

Conspiracy è un film il cui utilizzo è spesso raccomandato per studenti delle scuole superiori o universitari. Francesco Maria Feltri ne raccomanda la visione a supporto dell’approccio storico alla didattica in quanto il film è una «fedele ricostruzione della Conferenza di Wannsee, evento emblematico del carattere burocratico della “soluzione finale”».[30] Barry Langford propone di usare sia Conspiracy che il precedente La Conferenza del Wannsee (a cui adesso si potrebbe aggiungere il remake del 2022) in quanto «gli studenti beneficiano dall’essere messi in condizione di comparare diversi trattamenti drammatici dello stesso materiale storico».[31] Sono considerazioni entrambe condivisibili, e si potrebbe aggiungere che la visione di entrambi i film aiuterebbe ad illustrare alcuni aspetti dell’approccio «intenzionalista» e di quello «funzionalista», ad esempio attraverso la discussione del modo in cui Hitler è molto più centrale nella narrazione in La Conferenza del Wannsee rispetto a Conspiracy.

L’esperienza di chi scrive con l’uso di Conspiracy in classe risale ad alcuni anni fa, intorno alla metà degli anni Dieci. Ho mostrato spezzoni del film all’interno di moduli sulla storia e memoria della Shoah per studenti della laurea triennale all’Università di Winchester in Inghilterra. Una volta chiarita la differenza tra un «docudrama» come Conspiracy e un documentario tradizionale, il film si presta bene all’utilizzo suggerito da Feltri e da Langford. In aggiunta, il film illustra bene il linguaggio eufemistico usato dai nazisti riguardo la “soluzione finale”, e si presta a una riflessione su come navigare fonti ambigue e opache. Grazie ad alcune «invenzioni vere» il film inoltre mostra con successo alcune dinamiche di potere all’interno del Terzo Reich, e più in generale i temi discussi nella sezione di questo intervento sulla storiografia. Conspiracy è da questo punto di vista forse anche troppo efficace, al punto che tra le prime impressioni degli studenti spesso figurava quella di trarre l’insegnamento erroneo che Heydrich avesse costretto gli altri partecipanti a mettere in atto le misure discusse nel film.[32] L’interpretazione di Heydrich da parte di Branagh è centrale in questa lettura eccessiva.

Con una certa regolarità la risposta dei miei studenti si mostrò non indifferente al carisma di Branagh/Heydrich. Il fascino, compreso nei termini offerti dalla Sontag, c’era. Una volta posti di fronte al potenziale problema di essere attratti da uno dei principali carnefici nazisti, e cosa può volerci dire il film con questa scelta (così come quella di mettere gli spettatori in una posizione di partecipanti alla conferenza), la risposta degli studenti talvolta andava oltre il referente storico specifico per soffermarsi su un punto più generale: da Heydrich in giù, gli uomini che presero parte alla conferenza non saranno forse esempi di ”banalità del male” in senso Arendtiano, ma banalità delle motivazioni (piccole gelosie, rivalità, e frustrazioni) e straordinarietà delle misure discusse coesistono in maniera inquietante, e inquietante proprio perché in parte familiare. Per coloro interessati al tema dei carnefici e delle loro motivazioni, Conspiracy rappresenta un esempio di rappresentazione dei nazisti post “uomini comuni” degno di attenzione e che difficilmente lascia gli studenti indifferenti.


Note:

[1] Il verbale della Conferenza di Wannsee, in Regione Emilia-Romagna Assemblea Legislativa, https://www.assemblea.emr.it/cittadinanza/per-approfondire/formazione-pdc/viaggio-visivo/lo-sterminio-degli-ebrei-in-urss-e-in-polonia/la-conferenza-di-wannsee/il-protocollo-di-wannsee/approfondimenti/il-verbale-della-conferenza-di-wannsee, url consultata il 10 dicembre 2023. Le citazioni nel corso del testo seguono questa traduzione.

[2] Questo sunto è tratto in parte dal Prologo del libro di P. Longerich, Wannseekonferenz: Der Weg zur «Endlösung», Pantheon Verlag, Monaco, 2016, pp. 7-20. Il libro è stato pubblicato in italiano da Einaudi nel 2018 e rappresenta lo stato dell’arte nella storiografia sul tema. Altri lavori importanti pubblicati in anni relativamente recenti comprendono H.-C. Jasch e C. Kreutzmüller (a cura di), The Participants: The Men of the Wannsee Conference, Berghahn, New York 2017 e G. Wolf, The Wannsee Conference in 1942 and the National Socialist Living Space Dystopia, in “Journal of Genocide Research”, 17, 2015, 153-75. Per una lettura più scorrevole ma comunque di pregevole valore storiografico, è sempre valido M. Roseman, The Villa, the Lake, the Meeting: Wannsee and the Final Solution, Allen Lane, Londra, 2002.

[3] D. Stone, Histories of the Holocaust, Oxford University Press, Oxford, 2010, p. 7.

[4] Longerich 2016, pp. 159-164.

[5] D. Heller, Films, in Edgerton G.R. e Jones J.P. (a cura di), The Essential HBO Reader, University Press of Kentucky, Lexington, 2013, pp. 42-51.

[6] Su questi temi, si veda N. K. Johnson, «A Classroom History Lesson Is Not Going to Work». Hbo’s Conspiracy and Depicting Holocaust Perpetrators on Film, in Zumhof T. e Johnson N. K. (a cura di), Show, Don’t Tell: Education and Historical Representations on Stage and Screen in Germany and the USA, Verlag Julius Klinkhardt, Bad Heilbrunn, 2020, pp. 172-96.

[7] S. Gigliotti, Commissioning Mass Murder: Conspiracy and History at the Wannsee Conference, in Paris M. (a cura di), Repicturing the Second World War: Representations in Film and Television, Palgrave Macmillan, Londra, 2007, nota 17, p. 222; M. Bostock, Implicit Criminologies in the Filmic Representations of Genocide, in Lippens R. e Murray E. (a cura di), Representing the Experience of War and Atrocity: Interdisciplinary Explorations in Visual Criminology, Palgrave Macmillan, Cham, 2019, pp. 133.

[8] Johnson, 2020, pp. 189-190.

[9] Per questa citazione e le seguenti in questo paragrafo, vedi R. A. Rosenstone, The Historical Film: Looking at the Past in a Postliterate Age, in Landy M. (a cura di), The Historical Film: History and Memory in Media, Athlon, Londra, 2001, pp. 50-66.

[10] R. A. Rosenstone, The Historical Film: Looking at the Past in a Postliterate Age, in Landy M. (a cura di), The Historical Film: History and Memory in Media, Athlon, Londra, 2001, pp. 50-66.

[11] Gigliotti 2007, p. 130; Johnson 2020, p. 191. Secondo Alex Kay Conspiracy arriva al punto di suggerire che Stucker fosse contrario allo sterminio tout court; vedi A. J. Kay, Speaking the Unspeakable: The Portrayal of the Wannsee Conference in the Film Conspiracy, in “Holocaust Studies”, 27, 2021, p. 192. Anche Browning ebbe da ridire sulla rappresentazione a suo parere troppo «moderata» di Stuckart; vedi N. K. Johnson, Hbo and the Holocaust: Conspiracy, the Historical Film, and Public History at Wannsee‘, Tesi di Master’s, Indiana University, 2016, p. 58.

[12] Gigliotti 2007, p. 128.

[13] Gigliotti 2007, p. 129;

[14] A. E. Steinweis, Conspiracy. Produced by Nick Gillott; Directed by Frank Pierson; Screenplay by Loring Mandel. 2001; Color; Running Time 96 Minutes. Distributed by Home Box Office (Hbo), in “The American Historical Review”, 107, 2002, p. 674.

[15] Kay 2021, p. 190.

[16] Colin Callender, Notes/Wannsee, 6 dicembre 1996, Scatola 10, faldone 7, Loring Mandel Papers, 1942-2006, M2006-124, Wisconsin Center for Film and Theater Research, University of Wisconsin-Madison, Madison, Wisconsin. 1.

[17] Johnson 2016, p. 80; Gigliotti 2007, p. 130.

[18] Johnson 2020, p. 183; D. Gritten, When the Job is Odious, in “Los Angeles Times”, 13 maggio 2001, https://www.latimes.com/archives/la-xpm-2001-may-13-ca-62810-story.html, url consultata il 16 novembre 2023.

[19] Bostock 2019, p. 134.

[20] Johnson 2020, p. 183. Su Eichmann, si veda D. Cesarani, Becoming Eichmann: Rethinking the Life, Crimes, and Trial of a “Desk Murderer”, Da Capo Press, Cambridge, MA 2007.

[21] Kay 2021, p. 191; A. Jettinghoff, The Wannsee Lawyers: Legal Positivism Derailed?, in “Nijmegen Sociology of Law Working Papers Series”, 2015, 2015, p. 3.

[22] R. Brownstein, Holocaust Cinema Complete: A History and Analysis of 400 Films, with a Teaching Guide, McFarland, Jefferson, NC, 2021, p. 227.

[23] Kay 2021, p. 195; R. C. Reimer e C. J. Reimer, Historical Dictionary of Holocaust Cinema, The Scarecrow Press, Lanham MD, 2012, p. 46.

[24] Su Heydrich vedi R. Gerwarth, Hitler’s Hangman: The Life of Heydrich, Yale University Press, New Haven, CT, 2011.

[25] Gigliotti 2007, p. 133.

[26] E. Hedling, Whose Repressed Memories? Max Manus: Man of War and Flame & Citron (from a Swede’s Point of View)‘, in Gustafsson T. e Kääpä P. (a cura di), Nordic Genre Film: Small Nation Film Culture in the Global Marketplace, Edinburgh University Press, Edimburgo, 2015, p. 45.

[27] Johnson 2020, p. 183.

[28] Steinweis 2002, p. 675.

[29] S. Sontag, Under the Sign of Saturn, Farrar, Straus & Giroux, New York, 1980, p. 99.

[30] F. M. Feltri, Tra storiografia e didattica: Insegnare a Shoah, in Maletta S. e Peri M. (a cura di), La Shoah Oggi, Studium, Roma, 2018 [ebook], pp. 5.1-5.26.

[31] B. Langford, Mass Culture/Mass Media/Mass Death: Teaching Film, Television, and the Holocaust, in Eaglestone R. e Langford B. (a cura di), Teaching Holocaust Literature and Film, ed., Palgrave Macmillan, New York, 2008, p. 64.

[32] Simili risultati son ostati riscontrati tra spettatori oltre l’età scolastica dallo studio di S. Rauch, Rethinking Holocaust Film Reception: A British Case Study, Lexington Books, Lanham MA, 2020 [ebook], p. 171.7.

Dati articolo

Autore:
Titolo: “Conspiracy – Soluzione Finale” e la Conferenza di Wannsee tra verità storica e invenzione cinematografica
DOI:
Parole chiave: , , ,
Numero della rivista: n.21, giugno 2024
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo:
, “Conspiracy – Soluzione Finale” e la Conferenza di Wannsee tra verità storica e invenzione cinematografica, Novecento.org, n.21, giugno 2024.

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