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Wikipedia come storia pubblica. Com’è e come potrebbe essere

Wikipedia come storia pubblica. Com’è e come potrebbe essere

By Lane Hartwell – Photographed by Lane Hartwell (http://fetching.net/) on behalf of the Wikimedia Foundation, CC BY-SA 3.0, Link

Un paradigma del rapporto tra rete e storia

La rete ha modificato in modo significativo il rapporto della opinione pubblica con la storia, entrando «con prepotenza per diffondere le sue realizzazioni con siti e comunicazioni di storia» e in modo tale da «cambiare anche lo stesso rapporto con gli eventi del passato recente, ricollocandoli in una più vasta costruzione, quella delle memorie individuali e collettive»[1].

Il web è stato capace di produrre logiche e linguaggi connessi alle pratiche e alle comunità che in esse si sono incontrate: per ciò che riguarda la storia sono progressivamente venute meno le differenze tra stili comunicativi propri del sapere scientifico e quelli di altre forme di costruzione sociale della memoria, in un percorso che ha visto mutare e ampliarsi la nozione di uso pubblico della storia e definirsi in modo più ampio quello di storia pubblica.

Scrive Noiret che «proprio la Public History, spesso, presuppone la sparizione dell’“autore” nel senso conosciuto dagli storici accademici e dal loro sistema di pubblicazioni seriali e monografiche» prevedendo «collaborazioni pluri-disciplinari e d’integrazioni tra linguaggi professionali diversi» in modo tale che gli esiti possano «molto raramente da ricondursi al lavoro del singolo storico» investendo «molteplici forme di comunicazione»[2]: il web 2.0 in particolare è caratterizzato dalla possibilità di creazione di contenuti da parte degli utenti (User-generated Contents, UGC), i quali hanno assunto una inedita funzione attiva di riproduzione, rielaborazione, diffusione “virale” di notizie, contenuti e visioni del mondo. Questo elemento è centrale per una realtà come Wikipedia, l’enciclopedia on line libera e collaborativa che è anche un eco-sistema comunitario. Per facilità di fruizione e diffusione Wikipedia è diventata un riferimento preferenziale per un primo approccio a qualsiasi argomento e, per molti studenti, principale (se non unico) luogo di informazione e ricerca extra-scolastica, al punto da essere stata definita il «nuovo Vangelo apocrifo della generazione telematica di inizio millennio»[3].

Chi è l’autore?

Wikipedia è una fonte terziaria che si basa su fonti secondarie, uno strumento di divulgazione che aggrega informazioni preesistenti e non accetta le ricerche originali, utilizzando informazioni pubblicate in precedenza e già diffuse nella comunità scientifica.

In essa viene meno «uno dei requisiti essenziali della ricerca storica: la verificabilità del dato attraverso la certezza dell’identità del suo autore»[4]: chiunque può scrivere di storia in modo sostanzialmente anonimo entrando in una comunità di users attivi, un gruppo opaco (benché non segreto) di pari che prevede cooperazione e scambio. Al suo interno la dimensione collettiva e partecipativa viene declinata attraverso «orizzontalità del sapere e degli scambi interpersonali»[5] e si associa nei fatti all’esercizio dell’eclettismo, del generalismo e dell’antispecializzazione, basandosi su una visione pedagogica «improntata all’ottimismo antropologico» che «teorizza la buona fede negli uomini e la trasparenza nei loro comportamenti»[6].

Sull’enciclopedia libera infatti non scrive un gruppo di lavoro definito e non c’è autorità di revisione che abbia responsabilità decisionale per temi contenuti, registro e stile: esiste uno «spazio in continua evoluzione in cui singoli (e in realtà anche gruppi) interagiscono in modo più o meno conflittuale cercando di rendere egemone la propria visione del passato».[7] Attorno alle modifiche nelle “discussioni” che accompagnano ogni voce si ritrova una comunità che definisce norme e confini e dirime eventuali conflitti: in ogni caso si tratta di una minoranza di utenti che scrive, modifica, corregge le voci[8].

Wikipedia inoltre non è esente da un più ampio problema che si è posto nel rapporto tra web e democrazia: come immenso repertorio di informazione storica extra-scientifica e non professionale Internet ospita un pesante, talvolta inaccettabile, uso pubblico della storia e agevola il brulicare di materiali storico-revisionisti, dal negazionismo sulla Shoah o sui genocidi alle più sottili, trasversali e diffuse ossessioni complottiste e della sedicente “controstoria”[9]. Una ampia “fasciosfera” digitale agisce su più livelli per la promozione di un clima ideologico orientato a destra attraverso mimetismo, disinformazione e diffusione notizie false sull’oggi e offensiva sulla ricostruzione del passato, realizzando nei fatti un paradossale rovesciamento dello spirito democratico, libertario e utopico che ha caratterizzato la genesi del web[10]. Per quanto concerne Wikipedia è dunque la stessa dimensione di collaborazione aperta che implica di per sé rischi di inadeguatezza e conflitti di idee, ma anche di vandalismo e manipolazione ideologica.

I pilastri di Wikipedia

Il progetto culturale di Wikipedia si regge su “cinque pilastri”, presenti fin dal 2001: Wikipedia è un’enciclopedia; ha un punto di vista neutrale;  è libera;  ha un codice di condotta; non ha regole fisse[11].

In quanto enciclopedia presenta caratteristiche generaliste ed elencative: come si è già detto è una fonte di terzo livello, soggetta a norme fondate sulla verificabilità, sul consenso della comunità scientifica e sul divieto di pubblicare ricerche originali. In questo senso, una voce storica “a norma” deve mostrare lo stato dell’arte su un determinato tema, basarsi sulla produzione storiografica per, più generalmente, diventare una sintesi di elementi di senso comune storico. Diversamente da un’enciclopedia tradizionale Wikipedia non fornisce un’impostazione generale o criteri editoriali e redazionali che stabiliscano la significatività dei contenuti:[12] manca strutturalmente in essa una regìa unitaria, che in termini storiografici significa mancanza di orientamento e prospettiva o compresenza a geometria variabile (potenzialmente contraddittoria) di molte di esse. Come è stato osservato «nonostante la nozione di oggettività, ogni voce di Wikipedia di fatto esprime scelte, propone criteri di argomentazione, stabilisce connessioni che sono proprio quello da cui una ricerca nuova e originale dovrebbe, pur tenendo debito conto, emanciparsi, per procedere e cercare nuove possibilità di indagine, nuovi nessi, nuovi problemi»[13]. In tal senso Wikipedia «è una impresa collettiva eternamente incompiuta di scrittura di un’enciclopedia; ed è anche un social network. […] Assomiglia più ad una piazza che a un archivio e, come tale, è una lente sui processi culturali e sociali in corso; […] uno specchio [….] di quelle minoranze che in buona o cattiva fede si industriano a istruirla gratuitamente»[14]. In altri termini, Wikipedia è dunque  una mappatura degli interessi cognitivi di chi è più attivo in rete.

Il secondo pilastro affronta la questione centrale del punto di vista neutrale (Neutral point of view) che deve guidare la scrittura delle pagine. Gli argomenti devono risultare affrontati “equamente” e il più possibile “senza pregiudizio”, senza incorrere nell’“ingiusto rilievo”. Più che un’ingenua e chimerica «obiettività» quello che qui si cerca di ottenere è una consapevole «neutralità»,[15] che implichi cioè la descrizione di controversie e non il coinvolgimento in esse: una redazione corretta dovrebbe rispettare le differenti posizioni su un argomento, restituendole in modo chiaro, imparziale, proporzionale alla rilevanza e con fonti validate e verificate.

Scrivere tutti?

In assenza di comitato scientifico e di esperti il confronto si basa sul fair-play e sull’onestà intellettuale degli utenti con l’arbitrato di amministratori, divenuti tali in base alla “carriera” nella collaborazione con Wikipedia: in questo senso il punto di vista neutrale è un obiettivo a cui tendere, nei fatti il risultato di negoziazione tra posizioni differenti. Questa mediazione tra gli utenti stessi comporta, nel precipitato concreto, «una narrazione storica costruita di fatto da chi riesce a raccogliere maggior consenso nella comunità degli utenti e degli amministratori di Wikipedia». Il fattore tempo diventa quindi la «risorsa fondamentale da spendere per presidiare le voci e per acquisire credito ed esperienza all’interno della comunità dei wikipediani»: «nella stesura di una voce preverrà il punto di vista di quell’utente, o di quel gruppo di utenti, che dimostrerà più volontà/capacità di gestire polemiche a volte estenuanti».[16]

La consapevolezza che deriva dal sapere esperto è particolarmente importante quando si tratta di scrivere una sintesi che voglia essere enciclopedica: è la conoscenza degli elementi di un dibattito storiografico e della significatività delle prospettive che permette di valutare l’adeguato peso di una tesi e le modalità della sua comunicazione ai non addetti ai lavori. Al contrario una partecipazione generalista e fondata sulla sola buona volontà o su un interesse non adeguatamente supportato da abito professionale non sembrano condizioni ottimali per ottenere risultati soddisfacenti nella redazione di un testo collettivo. Non  bisogna poi sottovalutare oltre gli errori materiali o redazionali, le falsificazioni, le omissioni o le manipolazioni che emergono in relazione a voci “sensibili” e oggetto di controversia.

Edit wars

In questo senso in Wikipedia è facile trovare pubblicistica che non risponde a criteri scientifici o, in modo più sottile, frammenti e brani di storiografia validata usata in modo decontestualizzato o strumentale. Se esistono studi sulla voce Révolution francaise o quelle relative alla guerra di Algeria in Francia[17], in Italia sono di particolare interesse le «guerre di revisione (edit wars)» relative alla storia del fascismo e dell’antifascismo, oppure del brigantaggio e della storia risorgimentale: «pagine» che «su questi temi offrono una mole sterminata, ingovernabile, di prove in questo senso, mentre alcuni articoli restano sospesi per lungo tempo nel limbo delle voci “da controllare” […] ma rimangono comunque on line»[18].

L’esame critico di voci legate alla storia del fascismo, dello squadrismo, del confine orientale, dell’antifascismo e della Resistenza mostra la tenace presenza di una storiografia revisionista, poco sorvegliata e di dubbia scientificità[19]: il precipitato digitale della cultura della nuova destra, composta da voci diversificate che si vorrebbero “controcorrente”, “dissidenti” e “fuori dal coro”, vittime di una congiura della “storia di sinistra”[20].

Come nell’arena (digitale) della storia pubblica anche in Wikipedia trovano spazio conflitti ideali e controversie memoriali quando non vere e proprie falsificazioni: da qui l’invito di molti attivisti attenti alla salvaguardia dei saperi accessibili in rete alla partecipazione e a una «doverosa attività di vigilanza sulle pagine dell’enciclopedia libera. […] Come tutte le piazze, perché le camicie nere non se ne impossessino ha bisogno della nostra presenza»[21]. Forti di questa consapevolezza è anche opportuno sottolineare che proprio per questo Wikipedia, la sua analisi, conoscenza e frequentazione, può essere l’ambiente digitale in cui sperimentare attività didattiche innovative basate sulla fruizione critica e attiva delle sue voci, volte «a imparare a cercare nel web» e a «educa[re] al dubbio»[22].

Una “editwar”.
By IRP at en.wikipedia. Later versions were uploaded by Train2104, ZenerV at en.wikipedia. – Transferred from en.wikipedia to Commons by Sreejithk2000 using CommonsHelper., CC BY-SA 3.0, Link

Gusto d’antan

Un effetto tanto significativo quanto non immediatamente prevedibile per la storia pubblica, nella versione italiana di Wikipedia, è l’amplificazione una dinamica riscontrabile nella sfera della comunicazione e nella scuola: ovvero una rappresentazione del passato tendenzialmente conservatrice, non in senso politico ma storiografico. L’impostazione generale dei portali di storia e l’analisi delle voci mostra infatti la solidità di un «frame etno-nazionalista» e di «argomenti che fanno riferimento ad una visione del passato consolidata nell’opinione pubblica e alle fonti della vulgata mainstream» (stampa, televisione e media tradizionali): «una visione della storia che mette al primo posto gli aspetti politico-militari e diplomatici, anziché quelli legati alla storia economica, sociale, di genere, della mentalità, della cultura e vita materiale».[23]

Molte voci sono dettagliate ed erudite, con un taglio evenemenziale che esclude i dibattiti storiografici e che ha come risultato un generale livellamento dal gusto rétro. Uno studio sulle voci relative alla Grande guerra, condotto sulle pagine di questa rivista, ha riscontrato «un’attività prevalente di assemblaggio di riassunti, estratti, citazioni ricavati da altre enciclopedie, da manuali scolastici, da opere divulgative, e, solo eccezionalmente, da monografie di storici autorevoli. […] Le voci riflettono spesso un’impostazione del tutto tradizionale, essendo costituite prevalentemente da testo e corredate da immagini fotografiche utilizzate come semplici illustrazioni e non come fonti storiche». Per concludere che «Wikipedia è il luogo del dilettantismo» in cui «prevale una storiografia amatoriale chiusa in se stessa, priva del supporto, dell’aiuto della storiografia professionale»[24]. Anche in questo Wikipedia finisce per essere un insieme di sintomi dello stato di salute della storia pubblica, forse uno specchio di quello che una società digitale avanzata è e, per converso, di quello che potrebbe essere.

Libertà e partecipazione

L’ideologia wikipediana prevede implicitamente una «battaglia anti-gerarchica e anti-intellettualistica, in favore di una nuova democrazia partecipativa»[25]:  in questo senso il tema della libertà è il cuore del terzo pilastro, secondo cui “Wikipedia è libera” e il “suo contenuto è modificabile da chiunque seguendo alcuni codici di condotta”. Le voci “non sono mai sotto il controllo di un singolo, nemmeno qualora si tratti del soggetto della voce; di conseguenza ciascuna voce aggiunta o modificata può essere a sua volta modificata liberamente e ridistribuita dalla comunità”. L’idea della costruzione di un sapere condiviso e di una circolazione egualitaria del sapere non è separabile da quella dell’opacità e dell’anonimato dei contributi. Competenza e professionalità, al posto di essere considerate come elementi di autorevolezza e affidabilità, risultano svalutate: su questo punto, Larry Sanger (insieme a Jimbo Wales uno fondatori di Wikipedia) ha preso nel tempo le distanze dalla sua creazione, ritenendo che essa abbia contribuito alla diffusione di un «antintellettualismo pervasivo che ha […] delegittimato il ruolo del sapere esperto»[26].

Tuttavia Wikipedia, per la sua struttura, ha in sé, almeno in potenza gli anticorpi per reagire alla sua corruzione in virtù della sua autocorrettività: la stessa semplice possibilità della modifica di ogni voce, quali che siano le procedure relative, implica la possibilità di verifica, correzione e miglioramento dei contributi. In un iper-testo cooperativo che si regge sull’intervento di volontari, motivazione, interesse personale e disponibilità di tempo da dedicare al lavoro di scrittura e redazione saranno sempre  decisivi per la qualità del risultato (per altro sempre in fieri). È ragionevole individuare una correlazione direttamente proporzionale tra energie dedicate a contribuire e discutere e la possibilità di un’azione culturale caratterizzata da conoscenze validate e metodologicamente corrette. Questa è al tempo stesso la debolezza e la forza di Wikipedia.

[L’ultimo controllo di tutti i siti è stato effettuato il 1°-2-2018]


Note:

[1] S. Noiret,“Public History” e “storia pubblica” nella rete in «Media e storia» (a cura di Francesco Mineccia e Luigi Tomassini), in «Ricerche storiche», N.2-3, May-December 2009, pp. 275-327, p. 275.

[2] ibidem.

[3]M. Gotor, L’isola di Wikipedia. Una fonte elettronica, in S. Luzzatto, Prima lezione di metodo storico, Laterza, Roma-Bari, 2010, p. 185.

[4]G. De Luna, Tutti sono storici (ma chi è Tacito?), in «Tuttolibri – La Stampa», 5 maggio 2012, http://www.lastampa.it/2012/05/08/cultura/libri/tutti-sono-storici-ma-chi-e-tacito-xwEE0ACi9CYAwy2FjFXHrN/pagina.html

[5]Gotor, L’isola di Wikipedia, cit., p. 192.

[6] Ivi, p. 188.

[7] T. Baldo, Riflessioni sulla narrazione storica nelle voci di Wikipedia, in «Diacronie», “Crash test”. Continuità, discontinuità, legami e rotture nelle dinamiche della storia contemporanea, 29, 1/3 2017, p. 2, http://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2017/03/06_BALDO.pdf

[8] Ibidem.

[9]In una letteratura vastissima cfr.: G. Ziccardi, Il negazionismo in Internet, nel deep web e sui social network: evoluzione e strumenti di contrasto, in «Politeia», 125, 2017, pp. 107-119; L. Boltanski, A. Esquerre, Verso l’estremo. Estensione del dominio della destra, Mimesis., Milano 2017; P.Minto, Ha vinto l’Alt-Right, in «Prismo», 9/11/2016, http://www.prismomag.com/alt-right-vittoria-trump/; V. Marino, Bomberismo, troll e capre, in «Vice», 25/11/2016, https://www.vice.com/it/article/7b55vy/alt-right-italiana-provocatori-fake-news-bufale-troll-bomberismo-populismo;

[10] T. Berners-Lee, L’architettura del nuovo web: dall’inventore della rete il progetto di una comunicazione democratica, interattiva e intercreativa, Milano, Feltrinelli, 2001.

[11] https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Cinque_pilastri

[12] Gotor, L’isola di Wikipedia, cit., pp. 194-195.

[13] Minuti, Il web e gli studi storici, cit., p. 16

[14] L. Filipaz, Wi-chi? Battaglie per il sapere in rete, in «Zapruder, storie in movimento», 39, 2016, pp. 142-149, p. 148.

[15] Zazzara, Bianchi, La storia formattata, cit., pp.142-143.

[16] Baldo, Riflessioni sulla narrazione storica nelle voci di Wikipedia, cit., p. 3.

[17] Zazzara, Bianchi, La storia formattata, cit, pp. 137,144.

[18] Ivi, pp. 150 ss.

[19] S. Talia, Fascinazione Wikipedia, il mito della ‘cricca’ e il conflitto reale, in «Giap», 13/5/2014, http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=17162. ; N. Bourbaki, Wikipedia e la storia deturpata: il caso Presbite, in «Giap, 13/11/2014 http://www.wumingfoundation.com/giap/2014/11/wikipedia-e-la-storia-deturpata-il-caso-presbite/

[20]G. Turi, La cultura delle destre, Bollati Boringhieri, Torino 2013, pp. 136 ss.; N. Bourbaki, WikiDaus e il fascismo enciclopedico, in «Il lavoro culturale», 17/5/2017, http://www.lavoroculturale.org/wikidaus-fascismo-enciclopedico/; S. Talia, Un paese di “mandolinisti”. Wikipedia, i falsi storici su via Rasella e il giustificazionismo sulle Fosse Ardeatine, in «Giap», 5/5/2015, http://www.wumingfoundation.com/giap/2015/05/un-paese-di-mandolinisti-wikipedia-i-falsi-storici-su-via-rasella-e-il-giustificazionismo-sulle-fosse-ardeatine/#4

[21] Talia, Fascinazione Wikipedia, cit.

[22] P. Vayola, Scrivere di storia contemporanea a scuola: un percorso su e per Wikipedia sviluppato dall’Istoreto di Torino, in «Bricks», 4, 2017, http://www.rivistabricks.it/wpcontent/uploads/2017/12/2017_4_05_Vayola.pdf

[23] Baldo, Riflessioni sulla narrazione storica nelle voci di Wikipedia, cit., p. 5.

[24]A. Prampolini, La “Grande Guerra” e le enciclopedie: Wikipedia e 1914-1918- online, in «Nocento.org», 7, 2017, http://www.novecento.org/uso-pubblico-della-storia/la-grande-guerra-e-le-enciclopedie-wikipedia-e-1914-1918-online-1947/

[25]Gotor, L’isola di Wikipedia, cit., p. 200.

[26] Zazzara, Bianchi, La storia formattata, cit., p. 144.

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Wikipedia come storia pubblica. Com’è e come potrebbe essere
Parole chiave: , ,
Numero della rivista: n.9, febbraio 2018
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Wikipedia come storia pubblica. Com’è e come potrebbe essere, Novecento.org, n. 9, febbraio 2018.

INDICI

n. 9, febbraio 2018
Editoriale
"Insegnare l’europa contemporanea"
Dossier del n. 9 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 8, agosto 2017
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO

Iniziative didattiche della rete INSMLI