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Il romanzo storico: prerogative e controindicazioni

Il romanzo storico: prerogative e controindicazioni

(Il saggio nasce da una riflessione dell’autore alla conferenza AIPH di Ravenna del 2017, nell’ambito del panel “Il racconto della storia”, realizzato dall’Associazione PopHistory)

Cos’è davvero il romanzo storico?

Il romanzo storico è un genere letterario utile a un approccio di Public History? Il primo passo per rispondere a queste domande è spiegare cosa intendiamo per romanzo storico. Secondo l’Enciclopedia britannica il romanzo storico è “Un romanzo che ha come ambientazione un periodo storico e che tenta di trasmettere lo spirito, le maniere e le condizioni sociali dell’epoca passata con dettagli realistici ed una fedeltà (in alcuni casi solo apparente) ai fatti documentati. Il lavoro può trattare personaggi realmente esistiti o può contenere una miscela di personaggi di fantasia e storici”[1]. La Historical Novel Society americana ritiene che “Per essere considerato storico, un romanzo deve essere stato scritto almeno cinquanta anni dopo gli eventi descritti, o sono state scritte da qualcuno che non era in vita al momento di quegli eventi (che ci si avvicina quindi solo dalla ricerca). Consideriamo storici anche i seguenti stili di romanzo: storie alternative (come Fatherland di Robert Harris), pseudo-storico (come L’isola del giorno prima di Umberto Eco), i romanzi di slittamento temporale (come La signora di Hay di Barbara Erskine), fantasie storiche (come la trilogia di Re Artù di Bernard Cornwell) e romanzi multitemporali (come Le ore di Michael Cunningham)[2]”. Sono convinto che la definizione più ridotta dell’Enciclopedia britannica sia quella che meglio si addica a una narrazione di Public History.

Da Waverly a I Promessi Sposi

Il romanzo storico, comunque, presenta diversi problemi di definizione teorica tanto che si preferisce indicarlo come un modo letterario: la narrazione storica impone una modalità di scrittura testimoniale e documentaria, orientata alle fonti che è molto diversa da quella degli altri generi[3]. Esso nacque e conobbe una grande espansione durante l’Ottocento quando la narrativa cominciò a basarsi su un robusto lavoro di studio che non aveva precedenti e che differenzia il romanzo storico da un genere, quello gotico, sempre romantico e spesso ad ambientazione storica dove però la storia è solo il pretesto per descrivere un luogo fantastico. Waverley dello scrittore scozzese Walter Scott, pubblicato nel 1814, è considerato il capostipite del romanzo storico. Fu seguito a breve da Rob Roy (1818) e poi da Ivanhoe (1819).  Secondo Lukács, Walter Scott fu il primo romanziere a non considerare la Storia come una mera cornice all’interno della quale collocare vicende di stampo moderno ma a puntare sul realismo della ricostruzione[4]. In Italia è presente uno dei capolavori riconosciuti del genere: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. La prima edizione dei Promessi Sposi è del 1827, anche se quella di riferimento oggi è del 1840[5]. La storia è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola ma è una critica di Manzoni alla dominazione austriaca del Lombardo-Veneto. Per il nostro discorso, però, è importante il giudizio negativo che lo stesso Manzoni darà al genere. L’autore scrisse che il romanzo storico era un componimento “che non c’è verso giusto di farlo, perché il suo assunto è intrinsecamente contraddittorio”. L’obiezione di Manzoni riguarda la pretesa del romanzo storico di rappresentare una realtà storica attraverso l’invenzione letteraria, elementi ontologicamente opposti[6].

“Quel ramo del lago di como…”. Illustrazione di Francesco Gonin (1808-1889) – edizione del 1840 dei Promessi Sposi, Pubblico dominio, Collegamento

Invenzione letteraria e realtà storica: le verità inattese

L’opera di Maria Bellonci, fondata su una minuziosa ricerca documentaria, offre una soluzione originale alle preoccupazioni espresse da Manzoni un secolo prima. Nei suoi scritti, invenzione e vero positivo non sono contrapposti ma complementari. Per la Bellonci l’invenzione è lo strumento indispensabile per acquisire conoscenza del passato perché permette di penetrare la coscienza dei personaggi e svelarne, attraverso un processo di immedesimazione, le verità inattese. Con questo approccio, la scrittrice riscatta il romanzo storico dal rifiuto manzoniano e scrive la Storia attraverso la quotidianità che è uno strumento per raggiungere l’interiorità, in una forma narrativa in cui Storia e finzione coesistono in una unità organica e contribuiscono a mostrare la pienezza del passato[7]. Lucrezia Borgia (1939) e Rinascimento privato (1985) sono paradigmatici esempi di buona narrativa e ottima divulgazione. Se Lucrezia è una biografia, Rinascimento privato è un vero romanzo storico[8]. Entrambi, però, sono l’esempio di come la divulgazione storica e la narrativa possano essere interpretate con grande rigore e trasmettere comunque quelle emozioni che un lettore si attende da una bella storia. Questo avviene perché l’autrice cerca di entrare nella psicologia di Isabella d’Este, Marchesana di Mantova: “sono stati cinque anni all’incirca, nei quali ho letto lettere della mia Isabella (a migliaia) e sono entrata non solo nel suo pensiero ma nella formazione logica del suo pensiero[9].

Un bicchiere di vino con Cesare Borgia, di John Collier – Daily Telegraph, King Albert’s Book (London, 1914), page 152. Scanned by Dave Pape., Pubblico dominio, Collegamento – La dama raffigurata al centro del dipinto è Lucrezia Borgia

Alla ricerca del verosimile: colmare i vuoti delle fonti storiche

Per usare una metafora letteraria, lo scrittore di romanzi storici è come uno dei genetisti di Jurassic Park, il romanzo di fantascienza scritto da Michael Crichton nel 1990. Nella finzione, per creare un parco di divertimenti popolato da dinosauri vivi, i genetisti partono da frammenti di DNA di dinosauro trovati nei fossili e li riparano con frammenti di DNA di animali simili tutt’ora in vita. Nello stesso modo, il narratore parte dalle fonti storiche e cerca di colmare i vuoti in esse attraverso la narrazione, per creare emozioni e ricostruire i sentimenti. Come in Jurassic Park, però, i dinosauri così creati risultano approssimazioni dei dinosauri veri, così il romanzo storico produce un’approssimazione del periodo storico trattato, tanto più riuscita quanto il romanziere avrà saputo maneggiare la materia storica o avrà saputo avvalersi delle giuste consulenze di storici o, meglio, di Public Historian in grado di non fermarsi al ragionamento storico e di addentrarsi nella materia letteraria. Proprio questo <<valore aggiunto>> della narrativa rispetto all’esposizione dei semplici fatti storici rende il romanzo storico ricco di appeal verso il grande pubblico che ha l’impressione di comprendere non solo i fatti ma anche le emozioni di epoche passare. L’effetto collaterale di questa interpretazione che il romanziere fa degli avvenimenti storici è che un’epoca può essere travisata nelle sue linee essenziali.

Di Karl Pavlovič BrjullovtAFrCGFUhXM8Jg at Google Cultural Institute zoom level scaled down from second highest, Pubblico dominio, Collegamento – Il dipinto è una delle fonti di ispirazione del romanzo “Gli ultimi giorni di Pompei”.

Guardare dall’alto delle mura

La vera difficoltà del romanzo storico risiede proprio nel fatto che sfumature e dibattiti storiografici scompaiono nel racconto per esigenze narrative col rischio di fornire una versione troppo semplicistica di un percorso storico. Eppure la potenza narrativa di un romanzo è un alleato che non è possibile trascurare quando si immagina un approccio di Public History. Pensiamo, ad esempio, alla narrazione dell’epica guerriera che si basa sulla teichoscopìa cioè il guardare dall’alto delle mura. Questa tecnica si rifà al celebre passo dell’Iliade (Libro 3) quando Elena nomina i vari guerrieri achei dagli spalti[10]. Omero ha bisogno che il suo pubblico visualizzi i contendenti che poi si affronteranno in singolar tenzone (monomachìa). Questo alternarsi di campi larghi e campi stretti è alla base della tecnica narrativa del mostrare invece di narrare che viene insegnata in tutti i corsi di scrittura creativa. Un alleato potente del narratore che un saggista non può utilizzare con la stessa libertà.

Elena sulle mura della città di Troia, di Frederic Leighton, 1st Baron Leightonhttp://artmight.com/albums/2011-02-07/art-upload-2/L/Leighton-Frederic/ger-FredericLeighton-HelenOnTheWallsOfTroy.jpg, Public Domain, Link

Il momento narrativo come occasione di riflessione critica

Secondo Hayden White la forma di cui lo storico moderno si avvale per dare significato agli eventi del passato è quella narrativa. Lo studioso di Storia inserisce gli avvenimenti del passato in una trama che serve a mettere in luce i rapporti tra essi e a illuminarne il significato. L’adozione di una forma narrativa, però, non è mai neutrale e comporta una precisa scelta di contenuto. Questo approccio meta-storico parte dalla sfiducia di ottenere una verità oggettiva del passato e quindi dall’esigenza di offrire diverse interpretazioni “retoriche” dello stesso, che rappresenta molteplici punti di vista[11]. Nel romanzo storico post-moderno il racconto diviene luogo privilegiato di riflessione critica e filosofica dove la memoria individuale di un avvenimento ha la medesima importanza dell’avvenimento stesso[12]. Un esempio in questo senso è proprio Rinascimento privato[13].

Se ci ponessimo dunque la domanda “La narrativa può aiutare comprendere il medioevo e più in generale la Storia?”, dovremmo dare una risposta composita. Come nota Maura Striano, Professoressa di pedagogia a Firenze – la narrazione è il primo dispositivo interpretativo e conoscitivo di cui l’uomo, in quanto soggetto socio-culturalmente situato, fa uso nella sua esperienza di vita: “In effetti, le esperienze umane non rielaborate attraverso il pensiero narrativo non producono conoscenza funzionale al vivere in un contesto socio-culturale ma rimangono, invece, accadimenti ed eventi opachi, assolutamente non comprensibili”[14]. La padronanza degli strumenti di questa narrazione costituiscono il quid che differenzia il bagaglio professionale del public historian da quello dello storico accademico. Uno di questi strumenti è senz’altro il romanzo storico.

Isabella D’Este, protagonista di “Rinascimento privato”. Dipinto di Leonardo da VinciWeb Gallery of Art:   Image  Info about artwork, Pubblico dominio, Collegamento

L’inquietudine che ci porta a scavare

March Bloch sosteneva che per comprendere il presente è necessario srotolare il film dalla fine per risalire lentamente indietro e ritrovare le origini, i momenti di separazione, di conflitto, le sconfitte, i segni del tempo[15]. Questi snodi storici, però, sono anche gli elementi decisivi per costruire una buona narrazione ed è decisivo utilizzarli nel nostro racconto. Lo Storico deve saper porre le domande giuste per capire dove l’esposizione dei fatti che ha davanti “emette un suono falso e lì scavare”, perché la ricerca storica parte da un’inquietudine nei confronti di un’idea di presente che non ci soddisfa” [16]. L’inquietudine è, però, alla base di ogni narrazione e può costituire un punto di incontro tra le esigenze della Storia e quelle del grande pubblico.


Note:

[1] https://www.britannica.com/art/historical-novel (ultimo accesso 19.4.2017), traduzione dal sito http://www.webnauta.it/wordpress/romanzo-storico/ (ultimo accesso 19.4.2017)

[2] https://historicalnovelsociety.org/guides/defining-the-genre/ (ultimo accesso 19.4.2017), traduzione dal sito http://www.webnauta.it/wordpress/romanzo-storico/ (ultimo accesso 19.4.2017)

[3] Margherita Ganeri, Il Romanzo storico in Italia, Piero Manni editore, Lecce 1999, pp. 7-10.

[4] György Lukàs, Il Romanzo Storico, Einaudi, Torino 1965, pp. 25-28.

[5] Wu Ming, New Italian epic, Einaudi, Torino, 2009 pp. 16-17.

[6] G. Falseschini Lerner, La stanza degli orologi in Narrare la storia Mondadori, Milano 2006, pp.113-124, spec. p. 113.

[7] Falseschini Lerner, La stanza degli orologi cit., p. 113.

[8] Falseschini Lerner, La stanza degli orologi cit., p.115.

[9] Antonelli, La voce dei documenti cit. p. 105.

[10] Omero, Iliade, Libro III, vv. 215-240

[11] H. White, Prefazione a The Content of the form, Baltimore and London, John Hopkins University Press, 1987.

[12] Falseschini Lerner, La stanza degli orologi cit., p. 119.

[13] Falseschini Lerner, La stanza degli orologi cit., p. 119.

[14] M. Striano, La narrazione come dispositivo conoscitivo ed ermeneutico, in Francesca Pulvirenti (a cura di) M@gm@ vol.3 n.3 Luglio-Settembre 2005 http://www.analisiqualitativa.com/magma/0303/articolo_01.htm (ultima consultazione 18.07.2016)

[15] M. Bloch, I caratteri originali della storia rurale francese, Einaudi, Torino 1973, p. XXXI.

[16] Bidussa Oltre il libro di storia cit.