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Guerre balcaniche: lotta di liberazione o conquista?

Guerre balcaniche: lotta di liberazione o conquista?

Un laboratorio didattico

Introduzione e traduzione di Paolo Ceccoli

PREMESSA
LA STORIA CHE UNISCE I BALCANI OCCIDENTALI
(HISTORY THAT CONNECT THE WESTERN BALKANS)

Negli anni Novanta le guerre nei paesi dell’Ex-Jugoslavia mandarono totalmente in frantumi la vita sociale e politica della regione. Dopo la firma degli accordi di pace, la comunicazione e la reciproca comprensione dovevano assolutamente essere ricostruite.

Come insegnare la storia divenne perciò una sfida formidabile. Euroclio, Associazione europea degli educatori in campo storico, affrontò questa sfida nel 2003 promuovendo, insieme a professionisti dell’educazione storica serbi e croati, un progetto congiunto. Questo fu l’inizio del programma STORIA CHE UNISCE.

Il programma che punta al miglioramento dell’educazione storica in tutti i paesi dell’Ex-Jugoslavia, così come nella più ampia area dei Balcani occidentali, è indirizzato nel senso dell’educazione alla pace, alla democrazia, alla tolleranza e alla formazione del pensiero critico.

Gli educatori della regione, lavorando insieme per sviluppare materiali inclusivi e multiprospettici, sono stati capaci di trattare in maniera coordinata una storia particolarmente delicata e difficile da ricostruire.
Lo sviluppo dei materiali può essere inteso anche come un percorso per la costruzione delle competenze necessarie al pensiero storico ed usato come base per un approccio alternativo ai curriculum nazionali. In quest’ultimo quadro, infatti, si colloca la pubblicazione di Once upon a time…we lived together, un volume di 23 laboratori per l’insegnamento della storia della Ex-Jugoslavia nella prima metà del XX secolo.

Nei seminari di presentazione la pubblicazione, prima in inglese e poi nelle sette lingue locali (albanese, bosniaco, croato, macedone, montenegrino, serbo e sloveno) ha riscosso un notevole successo. Il testo, la cui edizione inglese è reperibile on line (www.euroclio.eu), è stato presentato in occasione della XX Conferenza annuale di Euroclio, associazione europea di educatori in campo storico, tenutasi dal 31 marzo al 5 aprile 2014 a Ohrid, in Macedonia.

Il laboratorio che qui traduciamo è tratto da quel volume e propone agli studenti italiani di affrontare il tema delle guerre balcaniche e della loro ricezione nell’opinione pubblica del tempo.

Le guerre balcaniche

Nei primi anni del Novecento la penisola balcanica era ancora in gran parte governata dall’Impero Ottomano.

Il grande impero islamico era tuttavia in grande crisi.

Da un lato, nel corso dell’Ottocento, il nazionalismo crescente all’interno delle popolazioni cristiane assoggettate, ma non solo, aveva generato cospicui movimenti centrifughi: la fragile indipendenza della Grecia, la sempre maggiore autonomia dei principati romeni, l’indipendenza della Serbia e del Montenegro, la nuova aggressiva autonomia della Bulgaria, una certa inquietudine tra le popolazioni arabe.

Dall’altro le élite turche avevano reagito alla crisi in maniera uguale e contraria. Nel tentativo di evitare il crollo di quello che i giornali dell’epoca chiamavano “il malato d’Europa”, un gruppo di ufficiali, i Giovani Turchi, aveva destituito nel 1909 il sultano Abdulhamit II, ostile ad ogni innovazione. Essi promossero la ripresa del movimento di riforma costituzionale all’occidentale che era già iniziato nel corso dell’Ottocento; misero sul trono un fratello del sultano, Maometto V, più favorevole alle riforme, e cercarono di realizzare una politica moderna senza però riuscire ad evitare contrasti e conflitti con alcuni gruppi organizzati fra le nazionalità non turche.

Fu in questo contesto che nacquero le guerre balcaniche e in un certo senso anche la Prima Guerra Mondiale, o almeno l’episodio che la scatenò.

Nonostante i tentativi di modernizzazione, l’Impero ottomano si rivelò, infatti, ugualmente molto debole. Nel 1908 non riuscì ad opporsi all’annessione unilaterale della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria Ungheria, nel 1911/12 dovette subire l’invasione italiana di quella che diventerà successivamente la Libia. Infine, nel 1912/13, in circostanze avverse, perse la guerra contro una lega di stati balcanici. Sul piano interno, inoltre, negli stessi anni, il governo di Istanbul dovette far fronte a tentativi insurrezionali come quello macedone del 1903, represso nel sangue, che ne resero particolarmente complicata la situazione politica e la reputazione internazionale.

Gli eventi precipitarono nell’ottobre del 1912 quando l’esercito ottomano fu sconfitto dalle operazioni militari congiunte di Bulgaria, Serbia, Grecia e Montenegro. Dopo secoli il governo turco era stato quasi totalmente espulso dal territorio europeo. Già nel dicembre del 1912, dopo la firma di un primo armistizio, iniziarono a Londra, sotto l’egida delle grandi potenze dell’epoca, le trattative per risolvere il conflitto. I Giovani Turchi, insoddisfatti per la piega che stavano prendendo le trattative, imposero la ripresa della guerra nel febbraio del 1913. In aprile le ostilità cessarono di nuovo in modo sfavorevole per il governo del Sultano e la conferenza di Londra, dopo aver creato lo stato dell’Albania – che tuttavia non comprendeva tutti i territori abitati da albanesi – affidò alle trattative fra gli stati vincitori il compito di stabilire i reciproci confini. La Bulgaria, considerandosi insoddisfatta della piega presa dagli avvenimenti, attaccò nel luglio del 1913 la Grecia e la Serbia. Essa intendeva conquistare l’intera Macedonia, regione contesa fra i tre stati, nella quale era presente anche con un discreto movimento indipendentista. I Serbi e i Greci contrattaccarono simultaneamente e diedero occasione all’Impero ottomano di riprendere anch’esso le ostilità. In aggiunta la Romania, neutrale durante la Prima Guerra Balcanica, rivolse le sue armate contro la Bulgaria allo scopo di allargare i propri domini nella regione del delta del Danubio.

I Bulgari, accerchiati da tutte le parti, non ebbero altra scelta che domandare la pace, perdendo quasi tutte le conquiste che avevano ottenuto nel 1912. La Macedonia fu divisa quasi totalmente fra serbi e greci, la Tracia fu assegnata in gran parte alla Grecia e gli Ottomani riuscirono a riconquistare Edirne con la piccola regione della Tracia orientale che ancora oggi conosciamo come Turchia europea. Le ostilità si chiusero con il trattato di Bucarest del 10 agosto 1913, un anno prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Il laboratorio che presentiamo fornisce agli studenti l’occasione di conoscere e approfondire aspetti poco noti di questi importanti conflitti, mostrandoli da diverse e spesso contrastanti prospettive.

IL LABORATORIO
di Mire Mladenovski
  • Domande chiave
    • Le guerre balcaniche furono combattute come guerre di liberazione o di conquista?
    • Quale fu il significato delle guerre balcaniche?
      • Altre questioni che saranno affrontante nel modulo:
        1. Qual è la cronologia degli eventi?
        2. Quali aspettative e quali giustificazioni accompagnarono i conflitti?
        3. Come furono percepiti?
        4. Quali sono state le conseguenze delle Guerre balcaniche?
  • Argomento
    • Le Guerre Balcaniche (1912-1913), con un’attenzione speciale al ruolo di tutti i soggetti coinvolti nella guerra e in modo particolare alle loro aspettative e delusioni.
  • Obiettivi di apprendimento
    • Gli studenti:
      1. saranno capaci di porre gli eventi storici nella loro cornice temporale;
      2. svilupperanno il pensiero critico e la capacità di analisi delle fonti;
      3. impareranno a valutare gli eventi storici attraverso un approccio multiprospettico;
      4. riconosceranno le relazioni di quegli anni fra paesi e nazioni coinvolti, le loro speranze e delusioni durante le Guerre Balcaniche. Comprenderanno inoltre come quegli eventi influenzarono la vita dei popoli.
  • Finalità:
    • acquisire una visione multiprospettica delle Guerre Balcaniche attraverso l’analisi di varie fonti;
    • aprire una discussione sulle speranze e le delusioni suscitate dalle Guerre Balcaniche;
    • familiarizzarsi con l’atmosfera politica durante le Guerre Balcaniche e cercare di spiegare le controverse reazioni agli eventi.
  • Linee Guida per l’insegnante. Tempo 90 minuti in classe più lavoro a casa.
    • Attività 1
      • Lavoro di gruppo – Ogni gruppo riceve lo stesso materiale per realizzare una linea del tempo.
    • Attività 2
      • Lavoro di gruppo – analisi di diverse fonti e discussione.
    • Attività 3
      • Lavoro di gruppo – scrivere un articolo di giornale sulle Guerra balcaniche.
        • Brainstorming sul termine “guerra”, tutte le idee degli studenti saranno segnate sulla lavagna;
        • Il compito consiste nello scrivere a casa un articolo che contenga, sulla base dei documenti forniti, contenga tutti gli elementi scritti sulla lavagna.
    • Attività 4
      • Lavoro di gruppo – mettere in ordine, scegliere i documenti e discuterne nel tentativo di rispondere alle questioni chiave.

 

Attività 1 – REALIZZARE UNA LINEA DEL TEMPO ! Ciascun gruppo (4 o 5) riceve lo stesso materiale per realizzare la linea del tempo.
Qual è la cronologia delle Guerre Balcaniche?

Il compito consiste nel mettere in ordine cronologico sei eventi significativi correlati con le Guerra Balcaniche. Ogni evento deve comprendere la data, il titolo, il documento scritto e la fonte visiva che vi si riferisce.

Per ottenere questo risultato tutte le fonti dovrebbero essere ritagliate dal foglio di lavoro. Dopo il ritaglio dovrebbero essere messe in ordine su di un foglio bianco. Questo lavoro renderà possibile la realizzazione di una linea del tempo dei maggiori avvenimenti delle Guerre Balcaniche.

Questo è un lavoro di gruppo e ciascun gruppo ha il medesimo compito. Alla fine ciascun gruppo presenterà i risultati del proprio lavoro agli altri.

 

Titoli

La Lega Balcanica

Trattato di Londra

Trattato di Bucarest

Seconda Guerra Balcanica

Prima Guerra Balcanica

Indipendenza Albania

Anni

1912-1913

1912

1913

28 novembre 1912

30 maggio 1913

10 agosto 1913

Testi

L’alleanza balcanica è costituita da una serie di trattati bilaterali fra gli stati balcanici, Bulgaria, Grecia, Montenegro e Serbia, diretti contro l’Impero Ottomano che all’epoca controllava ancora buona parte della penisola balcanica.

I combattenti furono la vittoriosa Lega Balcanica (Serbia, Grecia, Bulgaria e Montenegro) e lo sconfitto Impero Ottomano. I rappresentanti delle grandi potenze furono Impero Britannico, Germania, Russia, Austria-Ungheria e Italia.

Bulgaria, Grecia, Montenegro e Serbia attaccarono l’Impero Ottomano determinando, in sette mesi di campagna, dopo cinque secoli, la fine della dominazione ottomana della penisola balcanica. Il risultato della guerra fu il Trattato di Londra.

Nel Novembre 1912 a Vlore un’assemblea di 83 notabili dichiarò l’Albania uno stato indipendente.

Secondo l’articolo II del Trattato di Londra, l’Albania sarebbe stata riconosciuta come uno stato autonomo sotto la sovranità del Sultano ottomano.

La Bulgaria non fu soddisfatta della divisione del territorio macedone. Attaccò quindi gli eserciti alleati che contrattaccarono penetrando in Bulgaria. La Romania e l’Impero Ottomano colsero l’occasione per intervenire contro la Bulgaria e ottenere guadagni territoriali. La Bulgaria perse la maggior parte dei territori che aveva guadagnato con la Prima Guerra Balcanica.

La Bulgaria aveva contestato senza successo la distribuzione operata dai suoi alleati dei territori presi ai Turchi durante la Prima Guerra Balcanica (1912-13). Secondo i termini del trattato alla Bulgaria venne garantita solo una piccola parte della Macedonia, una striscia costiera sull’Egeo, compreso il porto di Dedeağaç (Alessandropoli). Alla Serbia andò il nord e il centro della Macedonia, alla Grecia fu assegnata la Macedonia meridionale, mentre la Romania ebbe la Dobrugia meridionale.

Foto

"London Peace Treaty Signing 30 May 1913" by Unknown - scanned. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.

London Peace Treaty Signing 30 May 1913” by Unknown – scanned. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.

"28nentor" by Marubi - http://sq.wikipedia.org/wiki/Skeda:Ismailqemal02.JPG. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.

Ismail Qemali and his cabinet during the celebration of the first anniversary of independence in Vlorë on 28 November 1913 “28nentor” by Marubi – http://sq.wikipedia.org/wiki/
Skeda:Ismailqemal02.JPG
. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.

Poster

"Balkan League poster" by Philly boy92 - Own work. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.

Balkan League poster” by Philly boy92Own work. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.

Left: Bulgarian propaganda postcard from 1912. At top are images of Montenegrin King Nikola Petrovic Njegos, Serbian King Petar Karadjordjevic, and the rulers of Bulgaria and Greece, as well as Serb, Bulgarian and Greek patriotic slogans. Serbia and Montenegro borders are in red, Greece in blue, Bulgaria in green. - http://www.robinsonlibrary.com/history/balkan/history/war1912.htm#.UyWrqWBX4lM

Cartolina di propaganda bulgara del 1912. In alto ci sono le immagini del Re del Montenegro Nikola Petrovic Njegos, del Re della Serbia Petar Karadjordjevic e dei sovrani di Bulgaria e Grecia, così come gli slogan patriottici serbi, bulgari e greci. I confini di Serbia e Montenegro sono in rosso, quelli della Grecia in blu, quelli della Bulgaria in verde – http://www.robinsonlibrary.com/
history/balkan/history/
war1912.htm#.UyWrqWBX4lM

Vignette/
Disegni

Teaching modern, southeast European History. Alternative material, The Balkan Wars, 2009, p.106

Teaching modern, southeast European History. Alternative material, The Balkan Wars, 2009, p.106

boh

 

Attività 2 – Spiegate le aspettative che si attendevano dalla guerra.
Quali furono le giustificazioni e le aspettative delle Guerra Balcaniche?

Il compito consiste nel cogliere, attraverso l’attento esame dei documenti, le ragioni della guerra (aspettative e giustificazioni). Una volta raggiunto l’obiettivo ciascun gruppo dovrebbe esporre di fronte agli altri i propri risultati e ne dovrebbe seguire una discussione.

Il primo gruppo lavora con mappe e statistiche.

Il secondo gruppo lavora con le vignette.

Il terzo gruppo lavora con i documenti ufficiali.

Il quarto gruppo lavora con i documenti non ufficiali.

Documenti per il gruppo 1

Fonte 1 Statistiche ufficiali della popolazione della Macedonia secondo i vari paesi

Dati bulgari

(Kantchev, 1900)

Dati serbi

(Gopcevic, 1889)

Dati greci

(Delyani, 1904)

senza il vilayet del Kossovo

Turchi

499204

231400

634017

Bulgari

1181336

57600

332162

Greci

228702

201140

652795

Albanesi

128711

165620

Valacchi

80767

69665

25101

Ebrei

67840

64645

53147

Zingari

54557

28730

8911

Serbi

700

2048320

Misti

16407

3500

18685

Totale

2258224

2870620

1724818

Tabella creata dall’autore secondo i dati presi da “Teaching modern southeast european history. Alternative education material. The Balkan wars. 2009.

Fonte 2 Aspirazioni degli stati balcanici secondo la commissione Carnegie

"Territorial aspirations of the Balkan states, 1912" di Th. Weinreb / Carnegie Endowment for International Peace - Carnegie Endowment for International Peace (Division of Intercourse and Education; Report of the International Commission to Inquire into the Causes and Conduct of the Balkan Wars. 1914. Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons.

Territorial aspirations of the Balkan states, 1912” di Th. Weinreb / Carnegie Endowment for International Peace – Carnegie Endowment for International Peace (Division of Intercourse and Education; Report of the International Commission to Inquire into the Causes and Conduct of the Balkan Wars. 1914. Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons.

Fonte 3 Carta etnografica della Macedonia secondo il punto di vista Serbo

fonte 3

Fonte 4 Carta etnografica della Macedonia secondo il punto di vista Bulgaro

fonte 4

Documenti per il gruppo 2

Fonte 1 Viaggio di svago!

- Mi dia dei biglietti circolari per Sofia, Belgrado, Cettigne e Atene; con un’opzione per il ritorno. - Quanti biglietti, prego? - Sette o ottocentomila per il momento. Tobias Heinzelmann, Balkanska kriza u osmanliskim karikaturama. Satiricne novine Karagjoz i Kalem 1908-1914, Istanbul, 1999

– Mi dia dei biglietti circolari per Sofia, Belgrado, Cettigne e Atene; con un’opzione per il ritorno.

– Quanti biglietti, prego?

– Sette o ottocentomila per il momento.

Tobias Heinzelmann, Balkanska kriza u osmanliskim karikaturama. Satiricne novine Karagjoz i Kalem 1908-1914, Istanbul, 1999

Fonte 2 Vignetta albanese

La caricatura mostra una donna che impersona l’Albania e si difende dall’attacco dei paesi vicini. Il Montenegro è rappresentato come una scimmia, la Grecia come una tigre, e la Serbia come un serpente. Il testo in albanese recita: “Via da me! Sanguisughe!” Newspaper “Dielli”. 13.02.1913, pg. 3

La caricatura mostra una donna che impersona l’Albania e si difende dall’attacco dei paesi vicini. Il Montenegro è rappresentato come una scimmia, la Grecia come una tigre, e la Serbia come un serpente. Il testo in albanese recita: “Via da me! Sanguisughe!”

Newspaper “Dielli”. 13.02.1913, pg. 3

Fonte 3 Macedonia, finalmente la Libertà

Illustrazione: Macedonia, finalmente la Libertà. Punch or the London charivari, 27 novembre 1912.

Illustrazione: Macedonia, finalmente la Libertà.

Punch or the London charivari, 27 novembre 1912.

Fonte 4 Vignetta slovena

Rivoluzione Istanbul

Rivoluzione Istanbul

Fonte 5 Vignetta bulgara

L’espulsione degli Ottomani dall’Europa.

L’espulsione degli Ottomani dall’Europa.

Documenti per il gruppo 3

Fonte 1 I termini del trattato di alleanza balcanica.

Ci sono due parti nel trattato di alleanza tra Bulgaria e Serbia. Una parte, l’alleanza difensiva tra gli stati contraenti, afferma che ciascuno stato si impegna “ a soccorrersi l’un l’altro con tutte le sue forze nell’eventualità che uno di loro sia attaccato da uno o più stati”. L’altra parte consiste in un protocollo segreto nel quale essi prendono accordi per una guerra contro la Turchia nell’eventualità che difficoltà interne o esterne dell’Impero Ottomano possano mettere in pericolo gli interessi nazionali di uno dei contraenti o l’equilibrio politico nel Balcani. Un importante aspetto di questa seconda parte consiste nell’accordo sulla spartizione territoriale dei territori conquistati dopo il successo di questa eventuale guerra. (…) alle regioni intermedie deve essere concessa autonomia. Se, comunque, entrambe le parti dovessero essere d’accordo sul fatto che tale autonomia non possa essere concessa, la regione andrebbe divisa fra di loro secondo le linee definite dal trattato, con l’eccezione di un futura regione intermedia lasciata indivisa e successivamente ripartita secondo l’arbitrato dello Zar di Russia.

Anderson, Frank Maloy and Amos Shartle Hershey, Handbook for the Diplomatic History of Europe, Asia, and Africa 1870-1914. Prepared for the National Board for Historical Service. Government Printing Office, Washington, 1918.

Fonte 2

Manifesto al popolo bulgaro, 5 ottobre 1912

L’umano sentimento cristiano, il sacro dovere di aiutare i tuoi fratelli quando la loro stessa esistenza è minacciata e l’onore e la dignità della Bulgaria Mi hanno imposto di chiamare alle armi i figli del paese che sono pronti a difenderlo. La nostra causa è giusta, gloriosa e sacra. Con umile fede nella protezione e nell’aiuto di Dio Onnipotente, annuncio al popolo bulgaro che la guerra per i diritti umani dei Cristiani in Turchia è stata dichiarata. Ordino al coraggioso esercito bulgaro di invadere il territorio della Turchia! Insieme con noi contro il nostro mortale nemico e con lo stesso scopo, combatteranno le armi dei nostri alleati, i paesi balcanici – Serbia, Grecia e Montenegro. In questa lotta della Croce contro la Mezzaluna, della libertà contro la tirannia, avremo la simpatia di tutti i popoli che amano la giustizia e il progresso.

Kishkilova, Балканските войни.

Fonte 3 Dichiarazione di Giorgio I di Grecia

5 ottobre, AL MIO POPOLO I sacri doveri che ci legano al nostro caro paese, ai nostri fratelli in schiavitù e all’umanità, chiedono che lo stato, dopo il fallimento dei pacifici tentativi assicurare diritti umani ai cristiani sotto la dominazione turca, prenda le armi allo scopo di mettere fine alle sofferenze che essi hanno patito per secoli. La Grecia, insieme ai suoi alleati, che sono ispirati dai medesimi sentimenti e legati dagli stessi doveri, intraprende la santa lotta della giustizia e della libertà per i popoli oppressi dell’Oriente. Il nostro esercito e la nostra marina, pienamente consci del loro dovere verso la Nazione e la Cristianità, consapevoli delle loro tradizioni nazionali e orgogliosi del loro valore e della loro superiorità morale, entrano pieni di fede nella lotta, pronti a versare il loro sangue onesto allo scopo di restaurare la libertà per i sudditi della tirannia. La Grecia, insieme ai suoi alleati, perseguirà questa causa sacra ad ogni costo, invocando l’aiuto di Dio in questa lotta di civiltà pienamente giustificata, noi gridiamo Viva la Grecia, Viva la Nazione.

Gardika-Katsiadaki, Margaritis, The Aegean

Fonte 4 La dichiarazione di guerra

Miei cari Serbi, quello che non avrei mai pensato è accaduto. I Bulgari, i nostri fratelli nel sangue e nella fede, i nostri alleati, hanno iniziato contro di noi una guerra non dichiarata. Essi hanno versato il sangue dei loro fratelli, dei loro alleati e hanno ucciso in modo inumano i feriti. Essi hanno spezzato l’alleanza contratta con la spada e hanno distrutto l’amicizia e la fratellanza. È ormai otto giorni che sui campi di Ovce in Macedonia, sugli antichi confini della nostra patria, una feroce battaglia è in corso e sangue fraterno è versato. (…) I Bulgari hanno dimenticato il fraterno aiuto dei Serbi, il sangue versato e gli eroi caduti nei campi della Tracia! Essi hanno deriso l’ideale slavista e hanno mostrato un esempio repellente di ingratitudine e avidità. Facendo così i Bulgari mi hanno ferito profondamente, hanno ferito i miei onesti sentimenti slavisti. Possa la responsabilità per questo crimine contro gli Slavi e il genere umano ricadere su chi l’ha commesso. E quale scopo? Perché essi non vogliono discutere pacificamente la disputa sulla divisione! (…) Possa Dio Onnipotente e la fortuna degli eroi essere d’aiuto per i miei cari soldati in questa triste guerra necessaria per cause di forza maggiore. Belgrado, 25 giugno 1913 Re Pietro I (firmato)

Fonte 5 Dichiarazione di re Nicola del Montenegro

27 luglio 1913 Montenegrini! (…) schiacciato dalle vittorie acquisite e dalla gloria dei suoi alleati, il nostro quarto compagno ha voluto impadronirsi con la forza di ciò che abbiamo conquistato insieme, incurante della giustizia di Dio e del paterno giudizio dello Zar nostro patrono. (…) i Bulgari, malguidati, si sono distaccati dal nostro gregge slavo (…) hanno attaccato i loro fratelli e alleati. I avrebbero dovuto evitare di usare le stesse armi e avrebbero dovuto essere capaci di rispettare gli interessi reciproci e la solidarietà slava. Queste decisione pesa molto duramente sul mio cuore, perché un braccio deve essere tagliato usando un braccio, non possiamo fare altrimenti. La mia anima è sopraffatta dalla tristezza perché devo incoraggiarvi a respingere con il vostro valore gli attacchi bulgari, ma io mi auguro che, quando l’angelo della pace allargherà le sue ali sui Balcani, l’albero dell’unità slava, rinnovato e forte, crescerà dal nostro sangue slavo mescolato.

Firmato Nikola Cettigne, 27 luglio 1913 Balkanski rat u slici i reči 23, 14 (27) July 1913.

Documenti per il gruppo 4

Fonte 1 Decisioni sull’atteggiamento che gli Albanesi dovrebbero adottare in caso di una guerra balcanica

– Skopje, 14 ottobre 1912 La sezione del Comitato di “Salvezza” di Skopje e la “Società nera” hanno tenuto una riunione di emergenza sul tema: la Turchia porterà la guerra; come potremo salvare l’Albania?

    Sono state prese le seguenti decisioni:

  1. mandare un proclama alle Grandi Potenze;
  2. formare un gruppo di delegati per rompere l’accordo dei montanari di Scutari con il Montenegro;
  3. questa delegazione avrà il compito di unificare le regioni albanesi allo scopo di salvare il paese dal pericolo di essere diviso in varie parti.

Il proclama, firmato il 16 ottobre 1912 dalla Società Nera stabilisce che: come rappresentante del popolo albanese la Società è onorata di informarvi che il popolo albanese non sta combattendo per rafforzare la dominazione turca nei Balcani quanto piuttosto per impadronirsi dell’intero territorio albanese. Perciò, qualunque possa essere l’esito della guerra, gli Albanesi non ammetteranno nessun’altra forma di amministrazione che quella di un unico governo.

Akte të Rilindjes Kombëtare Shqiptare, pp. 255-256.

Fonte 2 Hristo Kabachiev (importante attivista del movimento operaio bulgaro e internazionale) parla delle aspirazioni bulgare nei confronti della Macedonia.

Naturalmente la Macedonia fu la terra verso la quale tutti i desideri e le simpatie della borghesia bulgara furono dirette. Da quel momento in poi la borghesia non sarebbe più stata separabile dalla sua ossessione di “liberare” la Macedonia. Anzi, più il capitalismo si sviluppa e più il desiderio patriottico per la Macedonia veniva incitato.

…la Macedonia divenne il pomo della discordia fra i popoli balcanici. I grandi stati capitalistici suscitavano l’appetito dei loro popoli verso la Macedonia in modo tale da poterli indebolire e disunire ancora di più. Essi raggiunsero i loro obbiettivi sia attraverso i loro intrighi fra i piccoli stati della penisola balcanica, sia attraverso l’incitamento pianificato delle ostilità nazionali all’interno della Macedonia stessa.

Fonte 3 La presa di posizione di Dimitrije Tucovic nei confronti dei conquistatori balcanici della Macedonia.

…Noi Socialdemocratici, perciò, non possiamo chiederci a chi dovrebbe andare la Macedonia, perché non possiamo essere d’accordo che appartenga alla Serbia, alla Bulgaria o alla Grecia, nemmeno che sia divisa fra quegli stessi stati… L’unica visione corretta che noi Socialdemocratici sosteniamo è: Libertà e non oppressione, uguaglianza e non subordinazione di tutte le nazioni. Tutto ciò può essere raggiunto non attraverso la conquista della Macedonia da parte della Bulgaria, della Serbia o della Grecia e con la spartizione fra di loro, ma con la piena libertà della popolazione macedone, costituita come un membro alla pari degli altri all’interno della Federazione Balcanica. Naturalmente lo stesso ragionamento di applica alla Tracia e all’Albania.

Historical Archives of Belgrade CPY Vol 3 1950 str.239-242

Fonte 4 Memorandum sull’indipendenza della Macedonia sottoposto dalla colonia macedone di San Pietroburgo alla Conferenza dei rappresentanti delle Grandi Potenze a Londra.

…ora la Macedonia è stata di nuovo liberata. Tuttavia l’Europa è incline a compiere gli stessi errori che furono commessi nel 1878. Invece di proclamare uno stato autonomo di Macedonia, i suoi nuovi liberatori hanno deciso di spartirsela; siamo convinti e crediamo profondamente che la parte più avvertita e democratica dei popoli serbo, bulgaro e greco non abbia partecipato alla spartizione del popolo macedone. Eppure la Macedonia ha tutti i diritti storici e naturali all’autodeterminazione. Lungo il corso dei secoli è stata un’unità politica autonoma o è stata inclusa nella struttura di altri stati, un risultato della sua individualità e della sua posizione geografica. I confini della Macedonia sono definiti chiaramente dalle montagne che la circondano e dalle coste del mare. Questo insieme geografico e l’intero sistema di fertili vallate e campi allineati a ventaglio determinano inoltre la visibilità del paese e la sua unità economica…

Documents on the struggle of the Macedonian people for independence and national state, Skopje 1985, p. 597

Attività 3 – Scrivete un documento sulle Guerre Balcaniche
Come furono percepite le guerre?

Si comincia con una piccola raccolta spontanea di idee sul termine GUERRA. Sulla lavagna si registrano dieci/quindici parole nate dal brainstorming. Dopo di che ciascun gruppo assume un certo ruolo. Questi sono alcuni dei ruoli possibili, ma ciascun insegnante può scegliere autonomamente anche altri ruoli.

Primo Gruppo – un soldato che scrive una lettera alla sua famiglia o che rilascia un’intervista; Secondo Gruppo – un civile che scrive una lettera alla sua famiglia o rilascia un’intervista; Terzo Gruppo – un giornalista che scrive un articolo sulle Guerre Balcaniche; Quarto Gruppo – un giornalista che scrive un articolo sulla questione albanese o sulla questione macedone durante le Guerre Balcaniche.

Il compito per ciascun gruppo è quello di preparare un documento scritto (lettera, articolo etc); in ciascuno di questi testi scritti devono comparire le parole nate dalla discussione iniziale sul concetto di GUERRA.

Documenti per il gruppo 1

Fonte 1 Le aspettative di un soldato serbo

Il soldato serbo, come il greco, era fermamente convinto che in Macedonia avrebbe trovato dei compatrioti, uomini che avrebbero parlato la sua lingua e lo avrebbero saluto con jivio o zito. Ha trovato persone che parlano una lingua diversa dalla sua, che gridano, hurra! Egli ha frainteso o non ha capito nulla. La teoria che aveva appreso da giovane di una Macedonia serba o di una Macedonia greca naturalmente ne ha sofferto, ma la sua convinzione patriottica che la Macedonia, se non lo è già, debba diventare greca o serba è rimasta inalterata. Senza dubbio la Macedonia è stata ciò che egli voleva che diventasse ai tempi di Dusan il Forte o dell’Impero Bizantino. Sono stati unicamente gli agitatori e propagandisti bulgari che hanno instillato nella popolazione l’idea di essere Bulgari. Gli agitatori vanno espulsi dal paese, e tutto diventerebbe di nuovo come avrebbe sempre dovuto essere, serbo o greco. Conseguentemente essi agirono sulle basi di queste convinzioni. Chi erano questi agitatori che avevano fatto dimenticare al popolo la lingua greca e la serba? Innanzitutto i preti, poi i maestri di scuola, infine gli elementi rivoluzionari che, sotto il precedente regime, avevano formato una “organizzazione”, capibanda e membri delle stesse, contadini che li avevano aiutati con cibo e denaro, in una parola l’intera popolazione maschile almeno per la parte istruita e informata.

Carnegie Endowment for International Peace, Report of the International Commission… , pp.50-51.

Fonte 2 Lettera del Lieut. Colonel Zarko Trpkovits

Il 21 di giugno, durante la battaglia, fui colpito alla gamba e al tallone destro da una palla. Incapace di muovermi dovetti rimanere fermo sul posto. Vennero poi alcuni soldati bulgari e due di loro cominciarono a derubarmi. Mi presero un portafoglio di pelle che conteneva 115 franchi, un orologio del valore di 48 franchi, una borsa di pelle, un portasigari di ambra, una spallina, un fischietto, una scatola di fiammiferi, il mio copricapo e la sua coccarda. Dopo avermi preso tutto ciò stavano per andarsene ma uno di loro disse: “adesso uccidiamolo!” Si mise perciò ad affilare il suo coltello contro la sua pistola e mi inferse tre profondi tagli, due sulla destra e uno sulla sinistra. L’altro mi diede un forte colpo sulla gamba e sulla parte destra del costato. Un terzo bulgaro si avvicinò e mi colpì nel petto con il suo moschetto, poi se ne andarono.

Received by Lieut. Colonel Zarko Trpkovits.

Fonte 3 Il morale nell’esercito bulgaro analizzato dal capo di stato maggiore bulgaro anni dopo la guerra

Il morale del nostro esercito non era affatto buono. Dopo aver sofferto privazioni e malattie così a lungo il nostro esercito era depresso. I negoziati politici che si stavano prolungando mettevano a disagio i nostri soldati. Erano tutti desiderosi di tornare a casa al più presto possibile e sentivano nostalgia dei loro focolari. Inoltre la prospettiva di combattere contro i nostri alleati non era affatto popolare fra i soldati e tutti avrebbero voluto evitarla. Gli ufficiali nascondevano regolarmente il fatto che nelle unità c’erano state dimostrazioni e proteste contro la guerra, dal momento che il Comandante in capo gli aveva minacciati di rimozione se avessero permesso disordini. In questo modo nessuno poteva dire la verità. Naturalmente ci fu qualche propaganda disfattista fra gli elementi più estremi, ma non era così pericolosa come la convinzione intima dei soldati che questa guerra fratricida non avrebbe portato nulla di buono. I terremoti a Veliko Turnovo e Gorna Oryahovitsa si aggiunsero inoltre alla depressione.

Fichev, Selected Works.

Fonte 4 Estratto di lettera di un soldato greco catturato dai Bulgari nelle regione di Razlog

Rodopi, 11 luglio 1913 Questa è stata una guerra molto dolorosa. Abbiamo bruciato villaggi abbandonati dai Bulgari. Essi hanno bruciato i villaggi greci e noi i bulgari. Loro massacrano, noi massacriamo e il fucile Mannlicher ha fatto il suo lavoro contro tutti coloro che, tra gli appartenenti a quella disonesta nazione, caddero nelle nostre mani. Rimangono in prigione solo 41 dei 1200 prigionieri che catturammo a Nigrita, dovunque siamo stati non abbiamo lasciato nessuna radice di questa razza.

Teaching modern southeast europian history, Alternative education material, The Balkan Wars, 2009

Fonte 5 Lettera di Ippocrate Papavassiliou a sua moglie, Alessandra. Sneftsi, del 23 giugno 1913

Mia carissima moglie, durante la campagna contro la Turchia ero solito scriverti da villaggi turchi, ora, durante la campagna contro la Bulgaria ti scrivo da posti bulgari. Ti scrivo di nuovo dopo due giorni dalla mia precedente, immediatamente dopo la battaglia di Kilkis, un grande trionfo. Kilkis era la tana, la città sacra dei Bulgari e la sede dei comitati di guerriglia, così come il luogo di nascita di Danef. Dopo la battaglia la bruciarono: fu un grande spettacolo, bruciò per due giorni. La gente, tutti Bulgari, era già scappata. Il nostro esercito, mia cara, avanza costantemente al galoppo inseguendo gli arroganti Bulgari che fuggono come lepri, i mascalzoni. Corrono troppo forte per noi, ma li prenderemo, dovranno pur fermarsi da qualche parte. Non puoi immaginare, cara, il quadro che la scena di questa guerra rappresenta. Ovunque andiamo incontriamo desolazione e miseria. I Turchi, che sembra abbiano sofferto molto sotto i Bulgari, ora si vendicano bruciando villaggi e raccolti. Dovunque si poggi la vista c’è sempre un villaggio in fiamme. I Bulgari sono fuggiti, non ci sono più Bulgari in Macedonia, i mostri se ne sono andati per sempre. Dovresti vedere che razza di codardi sono: i prigionieri che abbiamo catturato tremano tutti di paura. Come sono felice che questa guerra sia venuta a sbarazzarci una volta per sempre di questi prepotenti, ci abbia costretto a conoscerci l’un l’altro, ci abbia permesso di rimuovere la loro pelle di leone e mostrarli come sono, quelli che avevano ingannato il mondo facendosi chiamare “Prussiani dell’est”, quella ridicola, stupida gente! Non contenti di quello che avevano già avuto, mascalzoni e imbroglioni, volevano prendere anche le parti dei loro alleati, quelli che li avevano aiutati nelle loro conquiste, senza i quali, sotto la dominazione turca, sarebbero morti da tempo. Ora perderanno tutto quello che avevano, se lo meritano. Sono un esempio vivente della favola del cane e l’osso. Ti sento sempre al mio fianco, insieme ai nostri cari bambini. Ti desidero ardentemente, ma la vittoria è conforto e sollievo, perché significa che la nostra separazione non durerà ancora a lungo. Non credo che la guerra durerà ancora più di due settimane. Cos’ha da dire adesso Eugenio sui Bulgari che ammirava così tanto?

With all my love, Your husband Trichas, pp.318-319

Fonte 6 Un generale bulgaro si preoccupa della sicurezza, della vita, della proprietà e dell’onore della popolazione dei territori liberati

Lozengrad, 13 dicembre 1912 Certe informazioni giunte al quartier generale ci fanno sospettare che certe persone e certi ufficiali abbiano osato ridursi al saccheggio e alla violenza nei confronti della popolazione civile dei territori conquistati. Dal momento che, da un lato, questi atti estremamente inumani e riprovevoli compromettono la nazione bulgara e, dall’altro, scuotono la fiducia di quelli che dovrebbero essere nostri sudditi, specialmente la popolazione civile di religione islamica, nella capacità del nostro paese di salvaguardare il loro onore, la loro proprietà e la loro vita, ordino:

  1. i comandanti dell’esercito e i governatori militari devono prendere misure severe e rapide in modo tale che siano messe in moto le inchieste per perseguire i responsabili di tali atti commessi nelle aree occupate dalle loro unità. I colpevoli debbono essere portati immediatamente davanti ai tribunali, senza alcun riguardo per il loro rango o la loro posizione. Tutti i comandanti devono essere avvisati di punire tali atti criminali senza pietà, tenendo a mente le responsabilità che avrebbero se non lo facessero.
  2. Misure severe devono essere prese per stabilire ordine e disciplina nelle retrovie. Tutti coloro che non appartengono all’esercito o non lavorano per l’esercito devono essere rispediti in Bulgaria. Tutti coloro che appartengono all’esercito, ma, a causa della loro inaffidabilità potrebbero compromettere il servizio nelle retrovie, debbono essere spediti al fronte.
  3. Tutti gradi debbono essere avvisati che la popolazione civile dei territori occupati, senza alcun riguardo per la nazionalità o religione, è sotto la protezione delle nostre leggi militari e che ogni violenza o ingiustizia immotivata sarà perseguita dalle stesse leggi. Per raggiungere questi scopi mi appello alla cooperazione di tutte le autorità civili e militari.
  4. In conclusione, vorrei ricordarvi che abbiamo iniziato questa guerra in nome di ideali altamente umanitari, cioè per liberare queste popolazioni da un regime che è insopportabile per la sua violenza e ingiustizia. Dio aiuti i suoi coraggiosi figli bulgari a raggiungere con successo questo nobile scopo. In questo momento mi appello a loro perché non permettano che alcuni dei loro compagni compromettano con tali atti, di fronte al mondo civile, questo grande e glorioso risultato.

V. Georgiev-St. Trifonov



Documenti per il gruppo 2
Fonte 1 Testimonianza di Rahni Effendi di Strumnitsa

…fu istituita una gendarmeria e un gendarme e un soldato ricevettero l’ordine di andare in giro casa per casa a cercare tutti i Musulmani, con l’ordine di comparire davanti ad una commissione. Io stesso fui convocato con gli altri. La procedura fu la seguente – il comandante serbo chiedeva: “che genere di uomo è questo?” La risposta era semplicemente “buono” o “cattivo”. Nessuna ricerca veniva fatta sui nostri caratteri, non c’erano né difese né discussioni. Se un membro della commissione diceva “cattivo”, ciò bastava a condannare il prigioniero. Ogni membro della commissione aveva i propri nemici che intendeva distruggere, perciò non si opponeva ai desideri degli altri membri. Una volta pronunciata la sentenza il prigioniero veniva svestito dei suoi abiti, legato e i suoi soldi venivano presi dal comandante serbo. Io fui dichiarato “buono” e così, forse, un decimo dei prigionieri. Quelli che avevano ricevuto la sentenza negativa vennero legati per tre e portati nel mattatoio, spesso i loro nasi e le loro orecchie vennero tagliati prima che fossero uccisi. Questa strage andò avanti per un mese, credo che tra tre e quattro mila Musulmani furono uccisi in città e nei villaggi vicini. Abdul Kerin Aga, di Strumnitsa ha confermato le affermazioni del testimone precedente. Suo figlio fu legato al cancello della sua casa. Egli andò da Toma, il capo delle bande bulgare, e cercò di trattare con lui per salvare la vita al figlio. Toma, per salvare la vita del ragazzo, chiese 100 sterline. Egli aveva già pagato in altre due occasioni 50 e 70 sterline per salvargli la vita. Disse a Toma che non aveva denaro pronto, ma avrebbe cercato di vendere un negozio se i Bulgari avessero aspettato fino a sera. Toma rifiutò di aspettare e il ragazzo fu fucilato.

Carnegie, p.73

Fonte 2 La fondazione Carnegie per la pace internazionale esprime i suoi commenti sulle perdite “parallele” derivate dall’incendio dei villaggi e dall’esodo della popolazione.

L’incendio di villaggi e l’esodo delle popolazioni sconfitte è un incidente tradizionale di tutte le insurrezioni e guerre balcaniche. È un’abitudine di quei popoli. Quelli che loro stessi hanno sofferto lo infliggono a loro volta sugli altri. Avrebbe potuto essere evitato solo da ordini categorici di Atene, Belgrado e Sofia, e solo se la chiesa e le organizzazioni insurrezionali si fossero decise ad assecondare i loro governi. Un generale appello all’umanità fu infatti pubblicato dagli insorti macedoni della “Organizzazione interna”, ma sembra che abbia prodotto ben pochi effetti.

Carnegie, p.73

Fonte 3 Le memorie di Martulkov sui primi contatti fra l’esercito serbo e i cittadini della sua città natale di Veles nell’autunno del 1912

Fin dall’inizio gli alleati balcanici – i liberatori – segnarono grandi vittorie contro i Turchi. In occasione della occupazione da parte dell’esercito serbo dalla nostra citta di Veles, noi cittadini ricevemmo molto solennemente i “liberatori”. Bisogna riconoscere il fatto che nei primi giorni della guerra la maggior parte della popolazione, con poche eccezioni, delirava di felicità. La fine di 500 anni di giogo turco era finalmente arrivata! Eravamo pieni della speranza che sarebbero arrivate condizioni favorevoli ad una vita migliore, alla ricostruzione, alla fine delle difficoltà del passato e alla protezione del popolo macedone. Ma, sfortunatamente, poté vedersi fin dai primissimi giorni l’aria che tirava fra i nostri alleati – “liberatori” – e il genere di sorprese che ci saremmo dovuti aspettare nel futuro prossimo…I nostri “liberatori” non nascondevano le loro mire ad una Grande Serbia. Quando iniziavano una conversazione con un cittadino qualsiasi gli chiedevano, “Cosa sei?” Se ricevevano una la risposta che lui o lei non erano serbi, replicavano: “è stato così fino ad ora, ma cambierà nel futuro. I Bulgari hanno lavorato per convincervi di essere Bulgari, ma ora diventerete buoni Serbi…dovreste saperlo: dove mettono piede i Serbi la sarà Serbia”.

Martulkov, Moeto učevstvo…, pp. 243-4

Fonte 4 Leone Trotsky, la più famosa figura della Rivoluzione Russa del 1917. L’aggiunta, di Lenin, fu spedita per un articolo sulle guerre balcaniche del quotidiano russo Kievskaya.

“I Komitađi (ribelli bulgari e serbi) cominciano appena fa buio. Irrompono nella case turche e albanesi e molte volte si ripetono le stesse cose: furti e ferimenti a colpi di arma da taglio. Skopje possiede 60000 abitanti, metà dei quali sono albanesi e turchi. Qualcuno è fuggito ma molti sono rimasti. Ora sono diventati vittime tutte le notte vittime di eccidi e ferimenti”. Trotsky si aspettava di raccontare la vittoria militare degli Slavi, ma, dopo aver visto i massacri brutali, ha deciso di ritornare in Russia. “Non ebbi la forza di sopportarlo, rimasi senza fiato. Il mio interesse politico e la mia enorme curiosità morale di scoprire cosa stava succedendo erano svanite. Tutto quello che rimaneva fu il desiderio di scappare al più presto possibile.”



Documenti per il gruppo 3
Fonte 1 La guerra nei Balcani 1

L’avida e corrotta Europa, per secoli, ha consentito che i Turchi torturassero e uccidessero i Cristiani innocenti come fossero animali. È colpa della colta e civilizzata Europa se la sfortuna è caduta su di loro prigionieri ancora di quella creatura umana mostruosa per fanatismo religioso che si chiama il Turco. L’apparentemente progressiva, colta e umanitaria Europa lascia soffrire tutti. Allo stesso modo l’insaziabilità, l’ingordigia e l’invidia culturale dell’Europa, in altre parole la personalità e la corruzione di questa era “civilizzata”, onestamente, hanno sempre ostacolato chi si fosse alzato in difesa dei martiri e degli oppressi, per liberarli dalla bestia assetata di sangue. Così il Turco, rimasto tranquillo alla vista della filantropia culturale dell’Europa, ha ucciso, bruciato provviste, assalito donne, bambini e anziane inferme. Ogni qualvolta che i popoli martirizzati hanno tentato, nella loro disperazione, di sollevarsi per scuotersi di dosso il giogo della bestia ottomana, immediatamente, tu, colta Europa, i cui membri avrebbero dovuto aiutare a sopprimere la bestia ottomana, ti lamenti e piangi in nome della povertà cristiana. Tutto ciò in nome della falsa e contaminata civiltà culturale dell’Europa…

Quotidiano NASA SLOGA, Pola, 17 Ottobre 1912

Fonte 2 La guerra nei Balcani 2

I paesi balcanici non sono sicuramente entrati in guerra solo per ottenere piccole promesse di riforma in Turchia, ma anche con la speranza di ottenere completa autonomia per le province cristiane, o almeno per allargare i loro territori (…) Naturalmente il successo finale dei paesi balcanici dipende dalla loro prontezza per la guerra, dalla mutua comprensione e dalla realizzazione degli interessi reciproci. Se questa Alleanza sarà fondata su solide fondamenta, il suo successo sarà garantito, i paesi alleati saranno capaci di opporsi a tutte le minacce esterne come un corpo unico, come una nuova autorità.

The Obzor (L’Orizzonte), quotidiano di Zagabria, 10 ottobre 1912

Fonte 3 Una prospettiva slovena sulla situazione in Macedonia

…ogni Slavo penserebbe a gettare acqua sul fuoco di questa disputa; persino i Russi, come fratelli maggiori, evitano di interferire direttamente agendo nel conflitto come arbitri. … Il “Mondo Russo” (“Ruskoje Slovo”) avverte esplicitamente i Serbi – e implicitamente anche i Bulgari – che in caso di guerra non potranno contare sull’aiuto russo né sulla simpatia dell’Intesa…”. Una nuova guerra non sarà in nessun modo consentita. Le Grandi Potenze hanno a disposizione i mezzi necessari per mettere fine alle dispute stupide e all’intransigenza di una o dell’altra parte. Uno di questi mezzi è l’autonomia della Macedonia, anche se è chiaro che una tale misura sarà presa solo in un caso estremo, quando tutti gli altri mezzi si saranno dimostrati inefficaci. L’opinione del quotidiano russo non è nuova nel panorama politico internazionale. Era da mesi che nei Balcani, in qualche piccola cerchia, era nota l’esistenza di un partito – più o meno importante – favorevole alla creazione di una Macedonia autonoma: il partito dei separatisti. Essi agiscono segretamente ed è chiaro perché. Ma se ricevessero il supporto di una parte forte come quella russa, potrebbero prendere il coraggio a due mani, ottenere nuovi seguaci e il futuro potrebbe inaspettatamente sorridere loro.

Slovenec, 122, 31 May 1913

Fonte 4 Estratto da un articolo di un giornale bulgaro del 26 luglio 1913 – Il trattato di pace è stato firmato.

Il trattato di pace è stato firmato a Bucarest ma non ci sarà affatto la pace nei Balcani. Non ci può essere pace dove c’è violenza. Il trattato di pace firmato a Bucarest è una sanzione della più brutale delle violenze. La Bulgaria non vi si adatterà mai. Amputata, con confini ristretti, saccheggiata, soffocata, violentata essa comincerà a lavorare all’interno delle sue frontiere per rafforzare di dieci volte la propria economia, la propria energia fisica e la propria cultura allo scopo di prendere alla prima occasione ciò che le appartiene per diritto nazionale e storico.

Народна Воля [Narodna Volya]53, No.58, 26 Luglio 1913 in Kishkilova, Балканските войни.



Documenti per il gruppo 4
Fonte 1 Estratti di due giornali albanesi pubblicati all’estero che esprimono due atteggiamenti differenti nei confronti delle guerra balcaniche

A. DA UN GIORNALE PUBBLICATO A BOSTON La Grande Riunione che i patrioti hanno tenuto a Boston il 6 ottobre 1912 è notevole nella storia del movimento albanese. Altre riunioni tenute in America espressero il patriottismo e gli ideali della nostra gioventù. Tuttavia la riunione del 6 ottobre ha mostrato un’altra cosa inaspettata e molto notevole, poiché rara: intendo il suo significato politico. Non è stata un’occasione senza senso avere patrioti raccolti insieme e provenienti da ogni angolo dell’America che, unanimemente, dichiaravano che l’interesse dell’Albania è la totale unione con la Turchia contro i paesi balcanici. L’Albania è in pericolo, potrebbe essere divisa e può essere aiutata solo dai suoi amici e dai suoi sostenitori. Questa riunione è il motivo che, in una certa misura, ha indotto il governo ottomano a proteggere i diritti dell’Albania alla conferenza di Londra. Non può essere negato che, se la Turchia avesse voluto abbandonare la sua protezione dell’Albania, sarebbe stato nei suoi interessi dare alla Grecia, alla Serbia e al Montenegro quanto quei paesi chiedono, e fare pace con quei regni rimanendo a fronteggiare la sola Bulgaria. Tuttavia la nostra azione unitaria l’ha resa più mite, e la nostra politica le ha fatto comprendere i suoi errori e il danno causato nel passato ed essa ha voluto ricompensarci insistendo che Janina, Shkodra e, se possibile, Monastir, siano parte della nuova Albania.

Dielli (The Sun), 19 December 1912, p. 1.

B. DA UN GIORNALE PUBBLICATO A SOFIA Il programma della quattro grandi potenze unite è qualcosa di auspicabile. La nazione albanese non deve unirsi con la Turchia e lottare insieme a chi è destinato a morire. Dovrebbe invece alzare la propria voce e richiedere i propri diritti alle Grandi Potenze. Dovrebbe mostrare a tutto il mondo che la nazione albanese è in uno stato di schiavitù e che da quattro anni a questa parte sta lottando e chiedendo l’autonomia dell’Albania.

“Mbi Aleancen Ballkanike” (About the Balkan lliance), Liri e Shqiperise, (Albania’s Freedom) 12 October 1912, p. 1.

Fonte 2 La distruzione causata dalla guerra nei villaggi vicino a Scutari e la sofferenza della gente che cerca di trovare una “valida” ragione per la sua miseria – Un racconto di Mary Edith Durham

Alcuni distretti erano così grandi che mi occorrevano da tre a dieci giorni per girarli a cavallo prestare aiuto e ritornare a Scutari. In tutto ho fatto visita, vicino Scutari, a circa 1022 famiglie cui fu bruciata la casa. La cosa più patetica di tutte fu che pochissimi fra loro avevano una vaga idea del perché una tale rovina si fosse abbattuta su di loro. Donne con bambini che stavano morendo di fame chiedevano: “Perché i Grandi Re (le Potenze) avevano permesso che i soldati fossero venuti ci avessero derubato e ucciso? Non facevamo del male a nessuno. Ci hanno preso le capre e le pecore, tutto, ogni cosa. E quando mio marito ha cercato di salvare le pecore, gli hanno sparato. La nostra casa è in cenere. Stiamo morendo di fame sulla strada”.

M. Edith Durham, p.296.

Fonte 3 Telegramma del capo del Governo provvisorio albanese ai ministri degli esteri del Montenegro, Serbia, Bulgaria e Grecia del 29 novembre 1912

Vorrei informare le Loro eccellenze di un evento notevole accaduto nella vita nazionale degli Albanesi. I rappresentanti di tutte le regioni albanesi, di differenti confessioni religiose, si sono riuniti ieri in Assemblea Nazionale nella città di Vlora dichiarando l’indipendenza dell’Albania ed eleggendo un Governo Provvisorio. Gli Albanesi sono felici di congiungersi alla famiglia delle nazioni libere dell’Europa orientale, non avendo altro scopo che vivere in pace con tutti i loro vicini. Sperando che questo cambiamento nella vita nazionale e il Governo Provvisorio saranno riconosciuti dai governi delle Loro Altezze Reali; che ogni azione ostile dei vostri eserciti all’interno dei confini nazionali cessi e che i territori albanesi occupati ora dagli eserciti alleati siano di nuovo liberi.

Qeveria e Përkohëshme e Vlorës…, pp.42-43



Documenti per il gruppo 5
Fonte 1 Testo sulla rivolta di Ohrid-Debar da parte dello scrittore di Struga, Risto Krie

Nei villaggi di Rajca e Prnjezi in Albania, presso il confine con la Macedonia, dalla parte opposta del monte Jablanica, si sono radunati molti rifugiati albanesi e macedoni, compresi il vice primo ministro albanese Milan Matov, l’ex-generale del Sultano, Essad Pasha e molti altri. Essi furono provvisti di grande ospitalità. I rifugiati macedoni e albanesi formarono ciascuno i loro quartier generali. Lo scopo dei membri dei due stati maggiori fu la liberazione della Macedoni e la congiunta presa del potere nelle loro mani. Il quartier generale della ribellione macedone-albanese fu posto nel villaggio di Rayjo.

Risto Krle Autobiography, Skopje, 1990, p. 164

Fonte 2 La rivolta di Tikvesh

La rivolta di Tikvesh fu la prima resistenza armata popolare e di massa al governo serbo che aveva occupato la Vardar Macedonia dopo il ritiro delle forze turche nella Prima Guerra Balcanica. La rivolta cominciò il 19 giugno del 1913 nella regione di Tikvesh e durò sette giorni. La rivolta di Tikvesh fu il risultato di una sollevazione popolare spontanea, organizzata e condotta da locali attivisti rivoluzionari, e guidata da comandanti dell’organizzazione appoggiata da truppe dell’ORIM (Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedonia).

Violeta Achkova and Nicholas Žežov “treason and assassinations in Macedonian history”, Skopje, 2004th

Fonte 3 Ai governi e al pubblico degli Stati Balcanici Alleati

I Macedoni, nel corso dei secoli, si sono continuamente sollevati e hanno combattuto per l’indipendenza e, attraverso la loro persistente lotta, hanno contribuito alla liberazione della Serbia, della Grecia e della Bulgaria…Più di centomila combattenti macedoni hanno combattuto spalla a spalla con gli eserciti alleati…invece della Macedonia celebrata da Alessandro il Macedone, consacrata dall’Apostolo San Paolo, resa degna dall’attività dei santi fratelli Cirillo e Metodio…invece della Macedonia libera, unita e integrale, la diplomazia europea e, insieme a lei voi, nostri fratelli, alleati e liberatori, ci state facendo a pezzi, distruggendo i nostri sacri ideali…Ricordate fratelli bulgari, serbi e greci che voi risorgete dopo 14 sanguinose guerre della Russia contro l’Impero Ottomano…Ricordate che una Macedonia smembrata sarà tra di voi un’eterna mela della discordia. Ricordate che anche nei tempi passati della storia molti stati, uno dopo l’altro, sono periti nella lotta per la Macedonia, non continuate la sanguinosa lista dei morti nel tempo presente…Macedonia dovrebbe essere uno stato indipendente all’interno dei suoi confini etnici, geografici, culturali e storici, con un governo che risponda ad un’assemblea nazionale…un corpo rappresentativo nazionale dovrebbe essere istituito…nella città di Salonicco, eletto a suffragio universale. Fratelli alleati e liberatori! Speriamo che le nostre parole raggiungano i vostri cuori e le vostre menti. San Pietroburgo, firmato dai rappresentanti autorizzati

Taken from Makedonskii Golos, St. Petersburg, pages52-55

Fonte 4 L’idea di una Macedonia autonoma discussa da un giornalista francese nell’agosto del 1912

Stiamo per mettere in pratica un certo avanzamento verso l’autonomia della Macedonia? L’idea di una Macedonia per i macedoni in questi anni è progredita e tende a sostituire l’idea di una più pericolosa spartizione della Macedonia e di una sua divisione fra differenti stati balcanici. Tuttavia le convulsioni che hanno disturbato di continuo questa provincia sembra abbiano origine in un movimento bulgaro piuttosto che in un movimento macedone. In queste condizioni sarebbe difficile organizzare l’autonomia macedone senza favorire considerevolmente il partito bulgaro, sacrificando i partiti delle altre nazionalità. Ciò provocherebbe, a quanto pare, disperati scoppi di resistenza persino nel cuore stesso della Macedonia. Infine non dovremmo dimenticare che i Greci e i Koutzo-Valacchi (Romeni) di Macedonia, per paura di una egemonia dell’elemento slavo, sono in favore dello status quo.

Alberic Cahuet, “La situation en Turquie et la proposition Berchtold”, L’Illustration, 3626, 24 agosto 1912, p. 123.

Fonte 5

Le autorità serbe in Ohrid e in gran parte della Macedonia occidentale erano informate dei preparativi che erano stati intrapresi per scatenare un’insurrezione nella regione. A causa di questi preparativi Mirko Novakovic – capo di stato maggiore del distretto di Bitola, riferisce, con un telegramma del 12 settembre al Ministero degli interni di Belgrado, tra l’altro:

fonte_5_bande

capita che a capo dell’area di Prespa siano bande anarchiche condotte da Peter Chaulev nella foto tratta da Wikipedia – http://en.wikipedia.org/wiki/Ohrid–Debar_Uprisinge Kristo Trajcev, leader bulgari, che con i loro cetnici (partigiani) stanno minacciando danni più gravi degli Arnauti (soldati albanesi al servizio dei Turchi) e che in caso di intrusione di queste banda possono razziare i villaggi e le città…ed è tutto pronto.

P. Mitreska, Documenti serbi sulla storai della regione di Ohrid-Struga (1890-1940) Struga, 2002 str.182 dok.107


Attività 4 Ordina i documenti!
Come furono percepite le guerre?

Quali sono le conseguenze della guerra? Gli studenti analizzeranno i documenti e poi determineranno a quale di questi termini possano essere associati e perché. I termini sono i seguenti:

  • Notevole
  • Memorabile
  • Produce cambiamenti
  • Evocativo
  • Rivelatore

Deve seguire una discussione che dovrebbe portare alla risposta alla seconda questione chiave: Perché le guerre balcaniche sono un tema sensibile e controverso ancora oggi?

Documenti per tutti i gruppi

Fonte 1 Statistiche delle guerre balcaniche

Area in miglia quadrate

Popolazione stimata

Prima della guerra

Dopo la guerra

Prima della guerra

Dopo la guerra

Albania

11317

850000

Bulgaria

33647

43310

4377516

4467006

Grecia

25014

41933

2666000

4363000

Montenegro

3474

5603

26000

500000

Romania

50720

53489

7230418

7516418

Serbia

18650

33891

2911701

4527992

Turchia europea

65350

10882

6130200

1891000

Fonte 2 Cartolina serba dalle guerre balcaniche
Saluti dalla costa Serba, Durazzo. Ricordo dal primo porto serbo. ttp://sh.wikipedia.org/wiki/ Datoteka:Pozdrav_sa_srpskog_primo rja.jpg

Saluti dalla costa Serba, Durazzo. Ricordo dal primo porto serbo. ttp://sh.wikipedia.org/wiki/Datoteka:Pozdrav_sa_srpskog_primorja.jpg

Fonte 4 Tomba in un villaggio presso Bitola, Macedonia “Qui giacciono Liskovski Petko 1882-1970 Soldato turco 1910-1912 Soldato serbo 1914-1915 Soldato bulgaro 1916-1918 Ultimo dono dei nipoti Hrsto, Krste e Mishko.” Immagine pubblicata in un articolo del Telegraf.MK

Fonte 5 Proclamazione dell’Albania indipendente
Fonte 7 Zebrnjak, ossario memoriale dei soldati serbi delle guerre balcaniche, Kumanovo, Macedonia
Fonte 8 Cambiamento delle insegne alla stazione di Skopjie dopo l’entrata dell’esercito serbo in città.
Fonte 9 La Macedonia divisa dopo le guerre balcaniche

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Dati articolo

Autore: and
Titolo: Guerre balcaniche: lotta di liberazione o conquista?
DOI: 10.12977/nov45
Parole chiave: , , , , , , , ,
Numero della rivista: n. 3, dicembre 2014
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: and , Guerre balcaniche: lotta di liberazione o conquista?, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov45

INDICI

n. 10, agosto 2018
"Con le lenti di Gramsci"
Dossier del n. 10 della rivista
Pensare la didattica
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n. 9, febbraio 2018
Editoriale
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Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
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Didattica in classe
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Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
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Didattica in classe
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n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
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Uso pubblico della storia
Didattica in classe
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Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
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Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO

Iniziative didattiche della rete INSMLI