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Il potenziamento dell’offerta formativa e l’alternanza scuola-lavoro. Le buone pratiche

Il potenziamento dell’offerta formativa e l’alternanza scuola-lavoro. Le buone pratiche
Abstract

L’introduzione dell’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro rende possibile un importante potenziamento dell’offerta formativa. Dopo una rapida premessa sulla normativa di riferimento, utile a comprendere ciò di cui si sta parlando e per stabilire il valore innovatore dell’attività – in particolare per i percorsi di studio liceali – si procederà descrivendo un progetto di alternanza promosso dal Liceo Artistico M.M Lazzaro di Catania.

Introduzione

Questo intervento sviluppa alcuni spunti raccolti nella giornata di studi Insegnare la storia ai “Millennials, promossa dalla SISSCo e svoltasi venerdì 27 gennaio, presso il Dipartimento di Filosofia Comunicazione Spettacolo dell’Università degli Studi Roma Tre. Il convegno, scandito in diverse sessioni rivolte all’approfondimento di temi specifici (Normativa e Governance della formazione, con interventi di P. Causarano, A. Bistarelli e L. Cajani; Contenuti, Competenze e metodi, con interventi di A. Brusa ed A. De Bernardi), ha previsto anche uno spazio per la presentazione delle cosiddette “buone pratiche”, un campione esemplificativo di alcune concrete prassi didattiche realizzate all’interno di differenti percorsi scolastici.

Nello specifico in questo breve articolo si riporta la testimonianza di un docente di una scuola del Sud, il Liceo Artistico M.M. Lazzaro di Catania, istituto inserito in un quartiere semiperiferico della città e con un’utenza variegata dal punto di vista sociale, in cui una parte cospicua della popolazione studentesca proviene dai paesi etnei limitrofi. Una scuola che solo di recente ha raggiunto l’autonomia amministrativa e gestionale e che, negli ultimi anni, si è trovata a far fronte ad un trend crescente di iscrizioni. Questi importanti cambiamenti, che hanno riguardato la singola istituzione scolastica, sono coincisi con l’avvio della legge n. 107/2015 per la “Buona Scuola”.

Progettazione e ampliamento dell’offerta formativa

Dal punto di vista organizzativo numerosi e importanti sono stati i mutamenti introdotti, che hanno inciso profondamente sugli assetti scolastici con un impatto senza precedenti, vista la rapidità con cui si è dovuto procedere. Tra i tanti se ne possono indicare due, sperimentati per esperienza diretta: il PTOF e l’immissione in ruolo dei docenti inseriti nell’organico di potenziamento.

Il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) è la carta d’identità della singola istituzione scolastica, e anche una sorta di algoritmo contenente tutti quegli elementi e meccanismi in grado di garantirne il funzionamento (dagli organici ai quadri orari, dalle attività extracurriculari alle uscite didattiche). Un documento che combina aspetti didattico-educativi e burocratici, declinati in un’ottica pluriennale (triennale), con delle revisioni periodiche connesse ai passaggi del RAV (Rapporto di Autovalutazione) e del PdM (Piano di Miglioramento).

L’introduzione dell’organico di potenziamento dell’offerta formativa, di cui l’istituzione scolastica può servirsi per realizzare progetti ad hoc previsti nel PTOF, costituisce una delle principali novità contenute nella nuova legge. A questo proposito, l’attribuzione alla singola istituzione di queste figure non dovrebbe essere casuale, ma il risultato di un progetto incardinato nel piano dell’offerta formativa della scuola. Una recente nota esplicativa del MIUR (n. 2852 del 05/09/16) specifica che «l’organico dell’autonomia può essere utilizzato per far fronte alla complessità dei bisogni formativi degli studenti, alle esigenze e alle necessità didattiche e organizzative della scuola, tenuto conto anche delle priorità, dei traguardi e degli obiettivi di processo individuati nel Rapporto di Autovalutazione (RAV) e delle azioni inserite nel Piano di Miglioramento (PdM)». Occorre che si svolga un’attenta riflessione al proposito, al fine di massimizzare una risorsa che, nel migliore dei casi, risulta essere sottoutilizzata. Questa nuova dotazione, infatti, è parte integrante del cosiddetto “organico dell’autonomia”, serve a far fronte alle ordinarie necessità didattiche curricolari, ma anche per la realizzazione della progettualità extra e può essere utilizzata con discreti margini di flessibilità. Fermi restando alcuni vincoli di fondo, innanzitutto in merito all’indistinzione nel profilo contrattuale tra docenti curricolari e docenti di potenziamento, restano ampi gli spazi di autonomia organizzativa. La nota citata ribadisce che l’organico dell’autonomia per il potenziamento e il miglioramento della qualità dell’offerta formativa può assolvere ad almeno tre diverse funzioni: 1) garantire gli insegnamenti del curricolo d’istituto; 2) promuovere e ampliare la progettualità; 3) supportare l’organizzazione scolastica.  Di conseguenza, è dunque auspicabile un utilizzo di queste risorse soprattutto per la realizzazione di una progettualità didattica che arricchisca il curricolo di base.

L’alternanza scuola-lavoro: dal generale al particolare

Questa premessa consente di avvicinare il cuore dell’intervento: dunque le istituzioni scolastiche hanno la possibilità di ampliare l’offerta formativa attraverso la messa a disposizione un organico ad hoc, l’organico di potenziamento, anche se su questo aspetto sono ancora ampi gli spazi per un miglioramento organizzativo ed un più efficace utilizzo da parte dei dirigenti scolastici. L’estensione dell’offerta formativa consente all’istituzione scolastica di ampliare il curricolo, prolungare non solo dal punto di vista orario le attività (permanenza pomeridiana), ma anche e soprattutto di uscire da una dimensione solipsistica, mettendo in comunicazione la scuola con il territorio.

Il quadro normativo: passato e presente

La legge 107 stabilisce al comma 33 che «al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro […] sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio». Il comma 41 si occupa, invece, del “dove” questa attività vada svolta, ossia degli interlocutori dell’istituzione scolastica nelle attività di alternanza. Esso prevede che a decorrere dall’anno scolastico 2015/2016 venga istituito presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, d’intesa con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sentiti il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dello sviluppo economico, il registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro. Il registro consta di «un’area aperta e consultabile gratuitamente in cui sono visibili le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili a svolgere i percorsi di alternanza. Per ciascuna impresa o ente il registro riporta il numero massimo degli studenti ammissibili nonché i periodi dell’anno in cui è possibile svolgere l’attività di alternanza».

In realtà, sull’alternanza era già intervenuto il D.L.vo n. 77 del 15 aprile 2005 (ministro Moratti), che ne aveva però fissato solo le linee generali. Questo provvedimento, che concepiva l’alternanza scuola-lavoro «come modalità di realizzazione dei corsi del secondo ciclo, sia nel sistema dei licei, sia nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale, per assicurare ai giovani, oltre alle conoscenze di base, l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro», prevedeva che «gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età […] possono presentare la richiesta di svolgere […] l’intera formazione dai 15 ai 18 anni o parte di essa, attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa». Non sfugge  come nel decreto del 2005 i percorsi di alternanza fossero previsti per tutti i percorsi di studio, ma senza alcun obbligo di realizzazione.

La definizione del “dove” resta un fattore cruciale. A questo proposito la legge 107 interviene ad ampliare la platea delle imprese/associazioni/enti accoglienti rispetto al D.L. n. 77 del 2005: infatti, in aggiunta alle imprese, comprese le rispettive associazioni di rappresentanza, e agli enti pubblici e privati, inclusi quelli del terzo settore, sono previste collaborazioni con «gli ordini professionali, ovvero con i musei e gli altri istituti pubblici e privati operanti nei settori del patrimonio e delle attività culturali, artistiche e musicali, nonché con enti che svolgono attività afferenti al patrimonio ambientale o con enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI». Il motivo dell’allargamento è presto detto: rendendo questo passaggio parte integrante del curricolo, e quindi obbligatorio per tutti i percorsi di studio, è necessario poter avere un bacino di disponibilità il più ampio possibile. Considerata l’universalità dell’alternanza, nel senso che essa viene estesa a tutti i percorsi di formazione superiore di secondo grado, siano essi tecnico-professionali o liceali – quest’ultimo passaggio è il principale elemento di novità – emerge l’esigenza di avere un allargamento della platea. Tuttavia, al fine di garantire un’esperienza significativa per i partecipanti, nonché di assicurare l’affidabilità dei soggetti ospitanti ne viene comunque disposta la loro iscrizione nei registri speciali delle Camere di Commercio.

Un modello di alternanza per i percorsi liceali

Le istituzioni scolastiche privilegiano, e non solo nei territori dove la presenza dell’impresa privata è più esigua, la collaborazione istituzionale pubblica. L’adeguatezza del contesto è un problema che ha a che vedere sia con la sicurezza e l’affidabilità degli ambienti in cui si svolge l’alternanza sia con la congruità dell’esperienza rispetto all’indirizzo di studio, in una logica di affinità.

Il Liceo Artistico Lazzaro di Catania ha sperimentato sotto la supervisione delle professoresse Serena Agodi e Donata Musumeci, parallelamente alle attività ordinarie di alternanza, un percorso di eccellenza rivolto ad alcune classi e che ha ottenuto importanti riconoscimenti istituzionali anche grazie a una collaborazione con il Museo Civico Castello Ursino, l’Istituto di Scienza e tecnologia della Cognizione del CNR di Catania e la cattedra di Ancient History della Faculty of Classics dell’Università di Oxford.

Epicum – questo il nome dell’attività di alternanza – si inserisce all’interno del progetto I.Sicily, finalizzato a rendere disponibile on-line il corpus completo di iscrizioni risalenti alla Sicilia antica, e prevede la digitalizzazione delle schede di catalogo relative alle collezioni epigrafiche del Museo Civico Castello Ursino di Catania. Il lavoro si articola in più fasi: nella prima sono previste l’attività di pulitura delle epigrafi, il riscontro catalografico e la digitalizzazione da parte degli allievi, la realizzazione degli scatti fotografici delle epigrafi digitalizzate (a corredo delle schede) e la produzione di un video sul Castello Ursino; nella seconda l’allestimento di una mostra presso il museo; nell’ultima, programmata per il prossimo anno scolastico, un approfondimento della divulgazione sul web attraverso la collaborazione con il CNR. L’informatizzazione è strutturata secondo campi compatibili con quelli del database di I.Sicily.

Il Museo possiede una prestigiosa collezione epigrafica, costituita da due raccolte settecentesche. Alcune iscrizioni sono esposte secondo i vecchi criteri di fruizione museale, ma la maggior parte è custodita in deposito. Uno dei principali obiettivi dell’esperienza è, dunque, far conoscere al pubblico fruitore ed alla comunità degli studiosi il patrimonio epigrafico attualmente non esposto al pubblico. L’idea si colloca nell’ambito della promozione del museo tramite l’inserimento nel circuito di mostre internazionali, le iniziative di comunicazione web e implementazione delle modalità di fruizione integrata delle collezioni permanenti (attività di didattica museale; apertura del museo ad iniziative culturali, teatrali e musicali, ecc…).

Un importante riconoscimento istituzionale, inoltre, ha coronato l’attività descritta. Il D.M. n. 663 dell’1 settembre 2016 ha disposto lo stanziamento di risorse finanziarie destinate alla diffusione di pratiche virtuose e di eccellenza di alternanza scuola-lavoro. Per la Regione Sicilia, in particolare sono stati stanziati € 64.221,00 da suddividersi tra licei, istituti tecnici e istituti professionali, secondo una graduatoria che includesse due istituzioni scolastiche per categoria. Tale somma è stata destinata al finanziamento di progetti di eccellenza di alternanza scuola-lavoro che le istituzioni scolastiche hanno realizzato negli anni precedenti e che si riteneva potessero essere replicabili. Il Liceo Lazzaro di Catania si è classificato primo tra tutti i licei siciliani che hanno presentato la propria candidatura, e non può sfuggire come a tale risultato abbia contribuito l’importante collaborazione con centri di ricerca nazionali e stranieri. Tra gli indicatori per la valutazione finale, infatti, era menzionata la possibilità che il “progetto fosse assistito da enti e istituti di ricerca che ne assicurassero la rigorosa validità scientifica”.

Conclusioni

Per concludere uno sguardo alla storia e al suo insegnamento. Il progetto Epicum ha come suo principale obiettivo quello di incentivare la conservazione, la catalogazione e la fruizione dei beni culturali. La storia, come metodo di ricerca e come dato conoscitivo e disciplinare, serve da elemento strutturale nell’esercizio dell’ordinamento del materiale museale e della sistemazione e della fruizione del bene materiale. E con il medesimo metodo si potrebbe replicare qualcosa di simile all’interno di un archivio (ad esempio su un fondo non ancora catalogato per mancanza di personale) o di una biblioteca.

È un dato che suggerisce la costituzione di una rete di collaborazione tra istituzioni scolastiche ed enti di ricerca pubblici e privati. In questo senso l’iniziativa della SISSCo costituisce un’importante occasione di raccordo con il mondo della scuola. Il passo successivo potrebbe passare dalla formulazione di specifici percorsi di alternanza, oppure dalla messa a disposizione di un supporto sistematico di consulenza didattico-metodologica e di aggiornamento in servizio rivolto ai docenti.