Rivista dell'Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Recensione su: T. Matta, “Il Lager di San Sabba”

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Recensione su: T. Matta, “Il Lager di San Sabba”

11 giu 2013

Recensione sul volume di T. Matta, Il Lager di San Sabba. Dall’occupazione nazista al processo di Trieste, Beit, Irsml FVG, Trieste 2012, pp. 64.

Abstract

L’autore si sofferma su un volumetto di Tristano Matta dedicato al campo di detenzione di polizia della Risiera di San Sabba, istituito dalle autorità naziste nell’immediata periferia di Trieste e dotato di un forno crematorio; viene sottolineata l’utilità di questo lavoro soprattutto per le numerose scolaresche che vengono in visita al campo, e in particolare per i loro insegnanti, e il suo valore di alta divulgazione.


La recente pubblicazione di alcuni testi, la realizzazione di video-documentari e di mostre – la più recente delle quali, ancora aperta, è dedicata al processo ai crimini della Risiera di San Sabba – suggeriscono come si sia diffuso un rinnovato interesse per il lager della Risera di San Sabba, interesse testimoniato anche da un ininterrotto flusso di visitatori.
Tale fenomeno va in parte ascritto anche al nuovo interesse manifestatosi per la cosiddetta «storia del confine orientale», frutto a sua volta dell’istituzione del Giorno del ricordo, ciò che ha fatto sì che assai spesso – se non addirittura di norma – la visita alla Foiba di Basovizza si accompagni a quella a un luogo di memoria come la Risiera. È evidente che tale approccio rischia di ingenerare confusione tra ordini di problemi diversi – benché sussistano evidentemente alcuni punti di contatto, a partire dalla cornice territoriale dei fatti cui si richiamano e dall’utilizzo della violenza –, mentre sullo sfondo rimane il nodo fondamentale di riuscire a mantenere alto il senso critico e il richiamo alla problematicità degli eventi. Oltre tutto, non è superfluo sottolineare come l’immagine di Trieste propria di molti visitatori – e in particolare di molti insegnanti, qui in visita di formazione o in viaggio con le proprie classi – sia spesso quella un po’ edulcorata della città mitteleuropea, cosmopolita, multietnica, una città di cultura da sempre caratterizzata da spirito di tolleranza e di accoglienza nei confronti delle sue numerose diversità e alterità; “scoprire” la Risiera svela invece un volto per lo più inatteso di queste terre, evidentemente ancora troppo poco noto: quello della città occupata ma anche amministrata dai nazisti; quello di un diffuso e assai volonteroso collaborazionismo (uso non casualmente questo aggettivo), un sistema ramificato sul quale si è soffermato anni addietro Galliano Fogar, cui il testo in oggetto è stato dedicato dall’autore. Una scelta, quest’ultima, non casuale che denuncia tra l’altro come questo lavoro sia animato da un profondo senso di impegno civile che Tristano Matta ha negli anni saputo declinare sia attraverso la sua attività di storico particolarmente rigoroso e puntuale, che attraverso quella di insegnante; due attività non disgiunte tra oro frutto delle quali fu, anni addietro, un importante volume dedicato ai luoghi della memoria (mi riferisco a Un percorso della memoria: guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia, a cura di Tristano Matta, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, Electa, Trieste-Milano 1996). Scrive l’autore di questo suo Il Lager di San Sabba. Dall’occupazione nazista al processo di Trieste: «Il presente volumetto si propone di rispondere all’esigenza di fornire a questo sempre più numeroso pubblico [di visitatori; N.d.R.] – e più in generale di lettori – un nuovo strumento agile e sintetico che contribuisca ad inquadrare la storia del Lager triestino nel suo contesto, sia per quanto concerne il periodo del suo funzionamento durante l’occupazione nazista del Litorale Adriatico, sia per quanto attiene al tema […] del difficile percorso che la memoria di quella violenza ha seguito nel dopoguerra fino allo svolgimento del processo del 1976». (p. 3).
Il termine «volumetto» deriva evidentemente dalle dimensioni del testo, ma non intende ridurne l’importanza che a queste è invece inversamente proporzionale, Esso ospita due saggi, preceduti da una nota introduttiva dell’autore, ovvero L’occupazione nazista e l’istituzione del campo di detenzione di polizia di San Sabba a Trieste (1943-1945), già apparso in un volume collettaneo: Il nazista di Trieste. Vita e crimini di Odilo Globocnik, l’uomo che inventò Treblinka (Beit, Trieste 2011); Il difficile cammino della memoria e della giustizia (1946-1976), già apparso in C. Di Sante, I campi di concentramento in Italia (F. Angeli, Milano 2001). Rigore storiografico e intento divulgativo sono in effetti la cifra di questo lavoro che ne fanno, tra l’altro, un utile strumento didattico a disposizione di insegnanti che troppo spesso delegano lo svolgimento di un tema, magari esaurendolo in un incontro, una visita appunto, l’estemporanea proiezione di qualche film, dimenticando che una didattica efficace si basa sulla costruzione di robusti percorsi, e innanzitutto sulla preparazione dell’insegnante stesso sui nodi fondamentali della storia novecentesca, se guardiamo al caso in questione.
Di qui, allora, l’utilità di un lavoro come questo che offre a insegnanti e visitatori, nonché appassionati e curiosi di storia, un quadro tanto agile quanto esauriente delle vicende relative all’OZAK, alla Risiera di San Sabba, alla memoria difficile del Campo e del biennio 1943-1945, nonché infine all’importante processo di Trieste, tanto più importante perché anche qui si ebbe – su scala locale – un fenomeno analogo a quello descritto da Annette Viewiorka in L’era del testimone, con un’esplosione di testimonianze che furono tanto utili sul piano giudiziario (al di là dell’esito limitato di quel processo) quanto fondamentale in sede di ricostruzione storiografica.

Nota sulla foto: Risiera di San Sabba, photographed by Pier Luigi Mora; Date 2005-10-30

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