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Lavorare con i dati e la tecnologia

Lavorare con i dati e la tecnologia

I nostri occhi che si stancano a leggere le storie si riposano osservando i disegni. Se c’è qualcosa che la nostra mente e la nostra immaginazione hanno difficoltà a realizzare, il disegno corre subito in aiuto. Il disegno è la fioritura a colori della storia, nessuno può pensare un disegno che non abbia storia.

Orhan Pamuk, Il mio nome è Rosso

Numeri, parole, immagini

A scuola mi capita spesso di lavorare con un pregiudizio: la storia è fatta di numeri. Date, sequenze di papi e imperatori, cifre statistiche su caduti in battaglia o popolazioni decimate da epidemie, la critica varia a seconda dell’orientamento della classe e della porzione di programma oggetto della lezione.

La tendenza, che riscontro nella mia didattica, e più in generale nell’editoria scolastica con oscillazioni da manuale a manuale, è lavorare molto meno sul dato e molto più sulla narrazione.

Entrambi i temi sono i cardini per una materia come la storia, ma spesso nei manuali come nella pratica didattica, basata ancora principalmente su una dimensione orale e discorsiva, la narrazione sostituisce il dato, e gli studenti sono solo parzialmente in grado di confrontarsi in modo critico con i dati e le loro rappresentazioni grafiche, mentre sarebbe importante costruire competenze che permettano di passare dai dati alla narrazione attraverso un percorso logico, fatto di progressive verbalizzazioni che aggiungano conoscenza in modo graduale rispetto all’informazione di partenza, col giusto grado di oscillazione fra storytelling e visual thinking.

In particolare, programmi come il PISA (nel quale il nostro paese, come noto, non brilla ai posti alti delle classifiche) puntano con enfasi sulla capacità di interpretare e creare rappresentazioni grafiche come competenza chiave per le prossime generazioni di studenti;1 inoltre è sempre più comune imbattersi in informazioni grafiche, presenti ormai in forma massiccia su tutti i quotidiani,2 oltre che su internet. Si tratta dunque di una questione di alfabetizzazione, che non ha semplicemente a che fare con la capacità di relazionarsi con un’immagine ad alto tasso informativo, ma che coinvolge la sfera più ampia dell’educazione civica e della cittadinanza attiva.

Un percorso di alfabetizzazione

Quella che cercherò di descrivere è un’ipotesi di flusso operativo per lavorare su tabelle di dati, utilizzando alcune tecnologie didattiche che permettano da un lato di rendere il processo più semplice, efficiente ed efficace, dall’altro di instaurare dinamiche di confronto e dibattito che valorizzino l’intervento del singolo e la discussione di gruppo.

Il lavoro è stato progettato per le lezioni dei corsi di Didattica della storia del secondo ciclo TFA tenute dal prof. Antonio Brusa presso l’Università di Pavia. Sono partito ispirandomi ad uno studio di caso di Cesare Grazioli dedicato alle transizioni demografiche nel mondo e nel Mediterraneo, pubblicato sul sito novecento.org,3 cercando di costruire un’attività didattica che permettesse agli studenti di interagire con i dati presentati in maniera efficace. Per farlo, mi sono servito di due applicazioni webware disponibili liberamente sul web: seppure non pensate direttamente per la didattica, consentono soluzioni preziose a scuola sia per quanto riguarda il coinvolgimento degli studenti nell’attività, sia per il risultato finale che permettono di costruire. La prima è Piktochart (http://piktochart.com), un programma che consente con relativa agilità di costruire infografiche; la seconda è Padlet (https://it.padlet.com) una bacheca virtuale interattiva che permette di condividere rapidamente immagini, files e piccoli post di commento.

Le infografiche

In rete è possibile reperire decine di programmi per pubblicare infografiche: la mia scelta si è orientata su Piktochart perché, rispetto alla concorrenza, risulta più flessibile e semplice da usare, permettendo sia di salvare i risultati come immagini da scaricare sul pc, sia di pubblicarli direttamente online. Con una semplice ricerca, sarà facile reperire applicazioni alternative che soddisfino le esigenze di ogni singolo utente.

L’infografica è un prodotto ormai familiare agli occhi del lettore contemporaneo: basata sull’idea che le informazioni contenute in un’immagine raggiungano il cervello in maniera più rapida e permanente che un testo scritto, ben si presta alle richieste di una didattica costretta a lavorare con soglie di attenzione sempre più ridotte e con la necessità di presentarsi in modo attraente e coinvolgente agli occhi dello studente.

Infografiche come sintesi di ricerca

Organizzare un’attività finalizzata alla realizzazione di un’infografica significa innanzitutto impostare un complesso lavoro di ricerca, di cui la produzione finale costituirà solo la punta dell’iceberg. Si tratta di selezionare e valutare fonti visuali e testuali relative al tema proposto, nell’ottica di giungere a una sintesi unica, che combini entrambi gli aspetti nella produzione di una nuova conoscenza che utilizzando e facendo interagire linguaggi differenti. In questo senso, l’infografica si presenta come ricerca espressa attraverso una metafora visuale, che dimostri il grado di comprensione del sistema di relazioni che sottende al problema attraverso la selezione, la manipolazione e l’organizzazione dei materiali eterogenei forniti dall’insegnante.4

Infografiche come rappresentazione di processi

Il risultato finale dovrà essere più di un semplice poster, di un collage di informazioni, ma dovrà mettere in evidenza il processo che ha portato alla produzione di nuova conoscenza. In questo senso, un’infografica con valenza didattica si differenzia dai prodotti realizzati per il mondo dei media, che spesso sono più vicini al mondo della pubblicità che a quello della ricerca, con la persuasione piuttosto che con l’argomentazione. Non si tratta pertanto di realizzare una presentazione accattivante dal punto di vista estetico ma incapace di considerare punti di vista alternativi o domande sorte in corso d’opera, che potrebbero apparire come deviazioni rispetto alla questione iniziale: bisogna immaginare un processo che metta in grado gli studenti di sviluppare una ricerca che – partendo da un ambito preciso – li porti a confrontarsi con aspetti differenti del problema, spingendoli a mettere in relazione fonti diverse, individuando connessioni o contraddizioni, eventualmente meravigliandosi delle scoperte raggiunte al termine del loro lavoro.

Le bacheche virtuali

La chiave per realizzare un progetto efficace consiste nella rapidità e facilità con cui vengono messi a disposizione i materiali su cui lavorare, e nella creazione di un sistema efficiente che supporti il dibattito fra gli studenti. Ancora una volta la risposta tecnologica viene dal mondo del business. Sono molteplici i software e webware disponibili in rete per creare bacheche virtuali, brainstorming e discussioni di gruppo. I vantaggi dell’utilizzo di tali strumenti sono principalmente due: permettono di coinvolgere anche gli studenti meno propensi a partecipare attivamente a un dibattito e permettono di dislocare la discussione nello spazio e nel tempo, lasciando una traccia permanente delle produzioni dei singoli partecipanti, che può essere organizzata in un secondo tempo.

Per quanto riguarda l’applicazione, la mia scelta si è orientata sul webware Padlet, che oltre ad una estrema semplicità di utilizzo (è possibile caricare materiali col sistema drag and drop e per realizzare un commento basta un semplice click), permette di disporre i post molto liberamente dal punto di vista spaziale su una bacheca virtualmente illimitata. È quindi possibile raggruppare i testi simili per argomento, copiare e incollare direttamente alcune porzioni, creare opposizioni fra gruppi di argomentazioni opposte. Molto spesso, il risultato di tale organizzazione rivela una struttura che potrebbe preludere alla creazione di una mappa concettuale che implica una riflessione sulle informazioni di tipo grafico e che risulta preziosa per impostare l’infografica nel suo aspetto finale.

Tracce di un percorso didattico

I due strumenti appena descritti sono serviti in via sperimentale a creare una serie di infografiche basate in parte sullo studio di caso di Cesare Grazioli sopra citato: i risultati, insieme ai dati di partenza e a una serie di riflessioni più ampie sull’uso della tecnologia a scuola, sono stati raccolti in una bacheca virtuale aggiornata in corso d’opera grazie anche al contributo degli abilitandi, consultabile all’indirizzo: http://it.padlet.com/raffaele_guazzo/dati.

Ho cercato di sintetizzare il flusso di lavoro in una mappa mentale, disponibile a questo indirizzo: https://www.mindomo.com/it/mindmap/2cd5ee3797c2ca96be6c37e3aa70b9ad.

mindomo

Fasi di lavoro:
  • TRADURRE

Il primo passo per lavorare su tabelle di dati numerici è renderle fruibili. Una tabella non è autoevidente, specie agli occhi di uno studente. Richiede attenzione, abitudine al confronto col dato numerico, capacità di mettere in relazioni cifre e fatti, di cogliere la correlazione fra il dato e la realtà che vuole rappresentare. Si può partire da un semplice grafico, passare ad organizzare più grafici in una struttura complessa che stimoli a riflettere e a confrontare. Si possono anche corredare le rappresentazioni con domande che guidino il processo di apprendimento in maniera graduale.

  • ELABORARE

Una volta individuata la maniera più efficiente per tradurre il dato in immagine, è possibile cominciare effettuare alcune operazioni di tipo logico tentando di spiegare le relazioni fra i dati messi in evidenza e cominciando ad aggregare dati diversi. Si possono selezionare da ciò che abbiamo a disposizione elementi omogenei e con caratteristiche comuni – ad esempio dal punto di vista spaziale – e provare a disporli su una carta geografica.

Oppure disaggregare dal dato principale gli elementi che lo compongono, e valutare di ognuno il peso che ha nella creazione del totale. Appartengono a questo genere di manipolazioni relazioni numeriche come le medie ponderate, le relazioni tra due fattori (popolazione/età, popolazione/sesso, ecc…). 5

Si possono infine ipotizzare manipolazioni più sofisticate che tendono a (ri)oganizzare i dati in sistemi logici di complessità crescente e potenzialmente aperti, che si prestano ad essere ampliati in corso d’opera. Mi riferisco ad esempio alla creazione di mappe concettuali, o soluzioni analoghe, atte a mettere in evidenza relazioni di correlazione, causa, effetto.

  • VERBALIZZARE

Quale che sia l’operazione di manipolazione prescelta, il processo deve passare attraverso una fase nella quale l’insegnante guida gli alunni a fissare le nuove conoscenze che vengono create attraverso il lavoro in classe: la verbalizzazione.

Ogni volta che viene introdotto un nuovo dato o prodotto un nuovo grafico, si propone alla classe un nuovo problema che va affrontato in modo graduale. Gli strumenti della verbalizzazione possono essere sia individuali (domande a cui rispondere) che collettivi (dibattito di gruppo/classe) presentati in forma scritta oppure orale, ma in ogni caso devono portare ad un confronto su quanto costruito fino a quel momento. In questo caso gli strumenti della didattica digitale mettono a disposizione soluzioni preziose per condividere materiali e opinioni, in una gamma di possibilità che vanno dalla creazione di bacheche virtuali, ove mettere a disposizione i materiali di studio e dare la possibilità di pubblicare piccoli post di commento, fino alla creazione di più complessi e strutturati brainstorming.

Quale che sia la forma scelta, la verbalizzazione del processo di apprendimento deve per forza passare da una fase di confronto nella quale si condividono idee, si integrano posizioni simili, si eliminano quelle non produttive e si selezionano quelle più rilevanti.

  • VALUTARE

Una volta reso evidente il dato e create le relazioni, è il momento di valutarle. L’operazione ha come obbiettivo la creazione – attraverso una serie di verbalizzazioni – di un contesto sempre più complesso, nel quale i dati di partenza rappresentano una parte relativa. In questa fase entrano in gioco le conoscenze pregresse dell’alunno che l’insegnante valorizzerà partendo col confrontare i dati iniziali con i dati vicini alla realtà vissuta dalla classe, riconducendo il lavoro dalla dimensione astratta dello studio scientifico al tentativo di comprensione e descrizione della realtà che dovrebbe rappresentare l’autentico oggetto della Storia come disciplina.

Confrontare il dato “lontano” (quanti cittadini stranieri ci sono in Italia) con quello “vicino” (quanti alunni stranieri ci sono in classe) vuol dire creare una relazione significativa – e ripercorribile – fra mondo reale e attività scolastica.

  • SINTETIZZARE

Al termine dell’intera attività è necessario fare il punto della situazione. Attraverso una fase di debriefing che metta in evidenza il sapere prodotto dagli studenti, il lavoro si conclude con la produzione di un testo scritto (eventualmente sostituibile con una discussione di gruppo) che tiri le fila del processo cognitivo. Le forme che tale produzione può assumere sono essenzialmente due: un testo di tipo argomentativo e concettuale, un resoconto narrativo.

Attività

1. QUANTO CRESCIAMO

Passiamo ora ad analizzare nel dettaglio le infografiche prodotte alla luce dei presupposti appena illustrati. La parte da cui prende avvio il lavoro è visualizzabile integralmente all’indirizzo: https://magic.piktochart.com/output/5228758-tendenze1.

1.a

1a

Il primo grafico descrive l’andamento della popolazione mondiale dal 1850 ai dati stimati per il 2050. Gli alunni sono invitati ad analizzare la curva attraverso domande guida che pongono in evidenza la rapida crescita verificatasi nel 1950. La tendenza a crescere è confermata anche per il futuro, ma la progressione è di tipo aritmetico e non esponenziale.

1.b

2

Nel secondo grafico ho manipolato il dato di partenza, disaggregando i valori di ogni singolo continente. Si evince che, pur confermando la tendenza alla crescita, i ritmi cambiano in maniera significativa. In particolare, la crescita è costante in Asia, subirà un’accelerazione decisa in Africa mentre Europa, Americhe e Oceania cresceranno a ritmi molto ridotti.

1.c

3

Successivamente ho prodotto un nuovo grafico che, partendo dagli stessi dati, mettesse in evidenza la distribuzione della popolazione mondiale sui vari continenti. Le immagini restituiscono con immediatezza l’idea che l’Asia sia la zona più popolosa della terra, mentre l’Europa rivestirà un ruolo sempre più marginale. Agli alunni viene affidato il compito di descrivere questi rapporti, prendendo in considerazione un continente alla volta.

2. PERCHÉ CRESCIAMO

È giunto ora il momento di interrogarsi sui fattori che determinano ritmi di crescita differente: un breve dibattito in classe renderà evidente che i dati forniti finora non sono sufficienti a fornire risposte. Serve quindi scendere nel dettaglio e ragionare su informazioni diverse, che ho raccolto in una seconda infografica: https://magic.piktochart.com/output/5230258-transizioni2-diviso.

2.a

4

In questo caso ho introdotto una distinzione economica tra paesi già sviluppati e in via di sviluppo, le cui popolazioni vengono considerate ora per fascia d’età. Gli alunni sono invitati a identificarne le caratteristiche (la fascia centrale è quella attiva sia dal punto di vista della produzione di ricchezza che della procreazione, sostiene economicamente le altre due, che sono improduttive sotto entrambi gli aspetti considerati), a rimarcare le differenze fra i due paesi e a formulare alcune ipotesi sullo sviluppo futuro.

2.b

5

Le ipotesi vengono confrontate con i due nuovi grafici, che mettono in evidenza come il paese sviluppato presenti una popolazione mediamente più vecchia, mentre quello in via di sviluppo presenti un incremento della fascia attiva.

Gli alunni sono ora invitati a valutare le informazioni ottenute e a rapportare il dato teorico alla situazione concreta: come si traducono queste informazioni nella vita quotidiana? Che conseguenze ci possono essere, ad esempio, sul sistema pensionistico? E sulla ricerca di un posto di lavoro?

3. DUE ESEMPI

Sempre nell’ottica di ricondurre il discorso dal concreto all’astratto, ho provato a dare un’identità a due paesi: Italia ed Etiopia. La terza infografica è consultabile per intero all’indirizzo :https://magic.piktochart.com/output/5229835-italiaetiopia

3.a

6

In questo caso state aggiunte ulteriori informazioni rispetto a quelle precedenti,6 mentre agli studenti viene chiesto di commentare le differenze marcate sotto ogni singolo aspetto, provando ad intuire – sulla scia del lavoro già fatto in precedenza – come cambieranno i due paesi nel corso del tempo.

3.b

7

Le ipotesi vengono nuovamente messe alla prova da un grafico, che invita a trarre le conclusioni sull’intera attività. Siamo di fronte a due modelli di crescita demografica: uno tradizionale (Etiopia, alta natalità, alta mortalità infantile, età media bassa) che sta gradualmente trasformandosi in un modello di tipo moderno (Italia, bassa natalità, età media alta, crescita della popolazione ridotta). Ogni modello presenta punti critici e punti di forza: in una dimensione globale bisogna individuare soluzioni per evitare che ciascuno dei due sistemi collassi.7 Tra le varie ipotesi che gli studenti proveranno a formulare, la più efficiente è senz’altro la migrazione: mentre un paese come l’Italia non avrà poolazione attiva sufficiente per sostenere le esigenze delle altre due fasce, l’Etiopia ne avrà in esubero; la conseguenza più logica è la redistribuzione della popolazione mondiale in base alle esigenze di ogni singolo paese.

La sperimentazione in classe

Durante l’ultima settimana di lezione ho proposto ai miei studenti (classi seconda e terza di un istituto professionale ad indirizzo commerciale) un’attività basata su quanto progettato per i corsisti TFA. Ho deciso però di non partire dalle infografiche realizzate da me, ma di fornire loro direttamente i materiali grezzi, chiedendo di rappresentarli graficamente seguendo la traccia di alcune domande.

Dopo aver diviso la classe in gruppi di 2-3 studenti, sono partiti dalla creazione di una bacheca virtuale che servisse a me per fornire e organizzare i materiali di lavoro (tabelle, indicazioni operative, segmentazione dell’attività) e agli studenti per caricare le loro produzioni scritte e grafiche. Per questioni di tempo (avevo a disposizione 4-6 ore), ci siamo limitati a svolgere solo la prima parte del lavoro presentato. In particolare, è stata analizzata la crescita della popolazione mondiale, quella di ogni singolo continente e la distribuzione della popolazione per continente. Ogni gruppo aveva il compito di realizzare un grafico con Piktochart per ciascuna delle tre fasi, e di realizzare un testo che rispondesse a una serie di indicazioni-guida, simili alle domande inserite nella mia infografica. Al termine di ciascuna fase, dopo aver reso disponibile ai compagni il proprio lavoro su Padlet, i ragazzi hanno dibattuto sia sulle rappresentazioni, scegliendo la migliore, sia sui testi, scegliendo il più esauriente e in alcuni casi integrandolo con informazioni mancanti o precisandone la forma linguistica.

Le bacheche realizzate dagli studenti sono consultabili agli indirizzi:

http://it.padlet.com/raffaele_guazzo/demografia

http://it.padlet.com/raffaele_guazzo/demografia2

In un caso, parte delle produzioni realizzate e selezionate dai ragazzi è stata raccolta in un’infografica di riepilogo, visualizzabile all’indirizzo: https://magic.piktochart.com/output/7013128-demografia2ipc.

I risultati

Il riscontro ottenuto dai ragazzi è stato più che soddisfacente: superati gli attimi di diffidenza iniziale, dovuti a un’attività che esulava dal programma didattico e giungeva quasi al termine della scuola, si sono lasciati coinvolgere dal lavoro, grazie anche all’abitudine ad un uso estensivo di tecnologie digitali (in particolare di Padlet). Non erano nuovi al confronto con tabelle e grafici, argomenti già affrontati nel programma di informatica, e non hanno avuto difficoltà nell’utilizzo delle applicazioni, se non causate dalla lentezza e dalla non perfetta connessione della strumentazione a loro disposizione. Ho dovuto vigilare durante la fase della produzione di testi scritti per arginare la tentazione di facili ricerche su Google come alternativa alla riflessione sui grafici, ma nel complesso i risultati sono stati buoni, e la partecipazione è stata attiva nonostante l’imminente chiusura dell’anno scolastico.

Soluzioni offline

Come evidenziato dai professori Antonio Brusa e Annarita Vizzari, i cui preziosi consigli sono stati vitali per realizzare questa attività, il maggior limite della proposta consiste nel fatto che le due applicazioni utilizzate sono disponibili solamente online: questo implica la necessità di un’aula informatica funzionale e di una connessione internet efficiente. In alternativa si potrebbero ricavare

i singoli grafici direttamente dalle tabelle: sia Excel che i corrispettivi open source mettono a disposizione questo strumento. Le elaborazioni prodotte potrebbero essere condivise tra gli studenti utilizzando programmi ormai comuni nella pratica didattica come Dropbox o Google Drive e i risultati potrebbero essere ricomposti, invece che con un’infografica, con una presentazione di slides realizzata con Powerpoint o equivalenti open source.

A rigore di logica, si potrebbe operare anche in maniera completamente analogica (disegnare i grafici, scrivere le risposte sul quaderno, dibattere oralmente le verbalizzazioni), ma verrebbero a cadere la rapidità dell’esecuzione, l’impatto grafico delle rappresentazioni, la condivisione di informazioni che coinvolge tutta la classe e non solo gli studenti più aperti al confronto pubblico, cioè il vero valore aggiunto dell’utilizzo della tecnologia informatica per un lavoro di questo tipo.


Note:

1 Science News Infographics: Teaching Students to Gather, Interpret, and Present Information Graphically, Lamb, Polman, Newman, Smith, https://www.questia.com/library/journal/1G1-363011984/science-news-infographics-teaching-students-to-gather.

2 Particolarmente efficaci, anche se troppo complesse per un uso didattico, quelle proposte da «Il Corriere della Sera» nel suo inserto domenicale, La Lettura, che l’editore Rizzoli ha recentemente raccolto in un volume, Le mappe del sapere.

3 http://www.novecento.org/dossier/mediterraneo-contemporaneo/le-transizioni-demografiche-nel-mondo-e-nel-mediterraneo/

4 D. Abilock, C. Williams, Recipe for an Infographic, inKnowledge Quest” vol. 43 n. 2, pagg. 46-55.

5 È opportuno notare che per creare tali relazioni potrebbe rendersi necessarie informazioni aggiuntive: il docente può fornirle direttamente oppure invitare gli alunni a cercarle sul manuale o in rete. In tal caso andranno selezionate le fonti, estrapolati i dati e resi fruibili come indicato sopra.

6 I dati forniti dallo studio di caso di Grazioli sono stati integrati con quelli relativi all’aspettativa di vita (fonte: CIA World Factbook 2014 citato in https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_aspettativa_di_vita) e al tasso di mortalità infantile (Fonte: ricerca ONU 2012 citata in https://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_di_mortalit%C3%A0_infantile#Stati)

7 Illuminante in questo senso il saggio di Jared Diamond, Collasso (Einaudi, Torino 2005)

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Lavorare con i dati e la tecnologia
DOI: 10.12977/nov112
Parole chiave: , , , , ,
Numero della rivista: n. 5, dicembre 2015
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Lavorare con i dati e la tecnologia, Novecento.org, n. 5, dicembre 2015. DOI: 10.12977/nov112

INDICI

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La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
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Editoriale
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Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
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Pensare la didattica
Didattica in classe
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Uso pubblico della storia
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n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
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