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I percorsi dell’altro, laboratorio sulle migrazioni: dalle memorie dei migranti ai contesti di provenienza

I percorsi dell’altro, laboratorio sulle migrazioni: dalle memorie dei migranti ai contesti di provenienza

L’attività artistica alla Rugginosa (foto COESO)

Abstract

A partire dal riordino delle memorie e dei disegni di migranti che hanno transitato nel territorio grossetano dal 2014 ad oggi e soggiornato al Centro di prima accoglienza in località Rugginosa, è nato presso l’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea (Isgrec) un vero e proprio “Archivio migranti” i cui materiali sono stati tradotti, schedati, ordinati interpretati e storicizzati. Da questo progetto sono successivamente derivati una mostra virtuale e un documentario.
Questi due prodotti, presentati ad alcune classi di studenti in occasione di un incontro pubblico, hanno posto le basi per un percorso laboratoriale con i ragazzi della scuola secondaria di secondo grado, finalizzato all’acquisizione del metodo storico critico e alla sua applicazione all’attualità della comunicazione relativa al tema delle migrazioni: scopo ultimo, offrire competenze per formulare quadri interpretativi della realtà, nazionale e internazionale, senza cadere nelle trappole della cattiva informazione o della propaganda.

Indice

3 Ottobre Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. Perché

Il 3 ottobre si celebra la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, istituita dalla legge 45/2016. La Giornata ha lo scopo di ricordare tutte le vittime dell’immigrazione e innescare un percorso virtuoso verso una maggiore sensibilizzazione, all’insegna dei valori umani di solidarietà e partecipazione.

Si tratta di una data simbolica che ricorda il giorno in cui, nel 2013, 368 persone tra bambini, donne e uomini che provenivano da Eritrea ed Etiopia persero la vita in un naufragio a largo di Lampedusa. Da allora il flusso non si è arrestato e neppure la tragedia dei naufragi. Urge più che mai tenere alta l’attenzione su questo fenomeno e cercare di stimolare la conoscenza e la riflessione nella società civile e nella scuola[1].

Non si tratta, infatti, solo di un problema di ordine pubblico, di sicurezza o, in epoca di Covid-19, di protezione sanitaria. Dietro questo flusso migratorio ci sono le persone, con i loro drammi e le loro singole storie di fuga da fame, privazione, guerre, negazione dei diritti fondamentali. Diventa così essenziale ricostruirne i lunghi e complessi percorsi verso i lidi d’Europa in cerca di una vita migliore, sfidando il dolore, la prigionia, le violenze e il rischio altissimo della morte. Storie che spesso si perdono nella macchina complessa dell’accoglienza europea oppure, purtroppo, destinate talvolta a rimanere inascoltate in fondo al mare.

 

Le esperienze sul territorio

L’Italia, come ormai noto, è snodo essenziale e la meta più prossima per giungere in Europa per tutti coloro che provengono dal Nord Africa e dall’Africa sub Sahariana dopo aver superato il deserto e raggiunto la Libia[2]. Una traversata densa di insidie, nelle mani di avidi e brutali scafisti, consegna poi i migranti alle nostre coste: sono soprattutto uomini giovani, ma negli ultimi anni sempre più donne e minori intraprendono questo difficile viaggio.

La ricostruzione delle più recenti ondate migratorie, come emerge dallo studio di Michele Colucci, il cui volume Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai nostri giorni ha il pregio di considerare la storia delle migrazioni in Italia a partire dal secondo dopoguerra ed analizzarne la portata sociale, culturale e politica, ci dice che nel 2011 sono sbarcati 64.261 persone dalla Tunisia, presto affiancata da Libia e Siria. La portata del fenomeno fu alterna, ma di dimensioni epocali:

L’andamento degli arrivi via mare oscilla di anno in anno: nel 2012 si riducono a 13.267, nel 2013 salgono a 42.925, in seguito aumentano ancora, diventando 170.100 nel 2014 e 153.842 nel 2015. Toccano il picco più alto nel 2016, con 181.436 arrivi, mentre nel 2017 scendono di nuovo a 119.247[3]

Inoltre anche le provenienze sono cambiati nel corso di questi anni se

nel 2011 il 45% delle persone sbarcate è di nazionalità tunisina e ancora i tunisini figurano in testa alle statistiche anche in modo meno prevalente rispetto all’anno precedente. A partire dal 2013 la situazione si modifica: i primi tre gruppi sono siriani gli eritrei e i somali; nel 2014 troviamo di nuovo i siriani e gli eritrei seguiti dai maliani; nel 2015 eritrei, nigeriani e somali; nel 2016 nigeriani, eritrei e guineani[4].

Il trend di crescita sembra confermarsi nel primo semestre 2017, ma con l’accordo raggiunto dall’Italia con il Governo di riconciliazione nazionale libico, nel semestre successivo gli arrivi subiscono una decisa contrazione. Il calo è confermato dagli sbarchi degli anni successivi, e tuttavia tale sensibile flessione pare destinata oggi a rallentare i suoi effetti[5].

A seguito della massiccia ondata di immigrazioni del 2014 anche a Grosseto nella primavera erano stati reindirizzati migranti dai centri di accoglienza siciliani. Un primo gruppo di 40 profughi dal Ghana, Etiopia ed Eritrea aveva avuto una provvisoria sistemazione nella frazione di Marina, ma grazie al coinvolgimento delle istituzioni[6] si trovò una soluzione individuando una struttura di prima accoglienza alla Rugginosa, nell’ex asilo comunale della frazione di Grosseto. Qui, in un ambiente defilato rispetto al tessuto urbano, i migranti giunti in pullman dai porti della Sicilia trovavano un primo ristoro e potevano sottoporsi allo screening sanitario preliminare per poi ripartire dopo qualche giorno verso altre destinazioni[7].

L’archivio dei migranti della Rugginosa

Per comunicare con gli operatori del centro e per stabilire un contatto con gli assistenti e i mediatori culturali qualcuno iniziò in maniera del tutto casuale a disegnare e a scrivere. Altri seguirono l’esempio e presto sui muri si accumularono i disegni e le carte. Tracce che divennero testimonianza per i nuovi arrivati e tra gli ospiti della struttura si stabilì la consuetudine di lasciare un messaggio utile a trasmettere loro la fiducia negli operatori e nel futuro.

Attraverso la narrazione per immagini e i testi nelle molte lingue, la creatività vissuta come elemento di distensione e libertà diviene, in queste carte, atto di condivisione e di speranza. Ai disegni, poi, venne apposta una data, dietro suggerimento degli operatori, a documentare il passaggio e l’incontro con la realtà nuova e diversa, a testimoniare l’inizio di una nuova vita dopo la tragica esperienza del viaggio.

Da qui la decisione di affidare all’Isgrec la creazione di un archivio di questi materiali che non possono e non devono disperdersi. È un archivio ancora aperto che a oggi raccoglie 551 disegni e 37 lettere di tipo eterogeneo nei supporti materiali e nei linguaggi. Materiale la cui raccolta ha richiesto lo sguardo incrociato di diverse competenze: digitalizzazione, descrizione e traduzione dei testi hanno permesso la storicizzazione dei materiali raccolti che sono stati catalogati grazie a uno strumento informatico che ne rende intelligibili i complessi e stratificati significati e permette a cittadini e studiosi, ma anche alle scuole, di poter usufruire di questo patrimonio.

Mama Africa (Isgrec, Archivio Migranti)


 

La mostra virtuale e il documentario

Dopo il riordino delle carte è diventata imprescindibile una fase di divulgazione e la comunicazione: per questo, grazie anche all’interessamento della Soprintendenza Archivistica della Toscana che ha voluto promuovere questo giacimento documentario dedicandogli uno spazio importate in occasione della “Domenica di carta” del 2018[8], è stata creata una mostra virtuale. La mostra, che seleziona una parte del materiale d’archivio, ha il pregio di unire una densa parte esplicativa del progetto e note sulle politiche di accoglienza e sulle normative, alla divulgazione del materiale e delle schede esplicative archivistiche, con la traduzione dei testi collegati alle carte. Il criterio che la guida è l’interesse di chi guarda: non si è voluto precostituire dei percorsi obbligati, ma lasciare allo spettatore la libertà di crearne uno proprio – o più di uno – attraverso immagini, lettere, disegni, bigliettini, spesso vergati su materiale di fortuna.

La mostra è disponibile all’indirizzo: https://www.isgrec.it/storie/index.html

Il documentario collegato alla mostra “Storie portate dal vento e dal mare” (regia di Luigi Zannetti) ha cercato di cogliere l’esperienza umana di tanti migranti, che narrano le loro vicende di vita e di viaggio, alla luce di percorsi di integrazione possibile. Contestualmente si mette in luce il lavoro straordinario degli operatori del centro della Rugginosa. È disponibile nella pagina web: https://www.isgrec.it/storie/documentario.html

La partecipazione delle scuole

Sin da subito le scuole hanno dimostrato una particolare sensibilità alla tematica proposta: da decenni infatti la scuola italiana si confronta con i temi dell’accoglienza e dell’inclusione, maturando un’esperienza consolidata di buone pratiche accompagnate da una seria e strutturata riflessione. Durante la giornata pubblica di presentazione del lavoro di riordino dell’archivio e del documentario i più di 120 ragazzi provenienti da istituti tecnici e licei cittadini, già in sala scaricavano la mostra virtuale. Con altrettanto interesse seguivano le esposizioni: la storia “istituzionale” dell’accoglienza in Maremma, e l’approfondimento delle coordinate etiche e legali del diritto d’asilo e del dovere dell’accoglienza[9]. Molte sono state le domande dei ragazzi e la volontà di comprendere la complessità del tema, tale da rendere alta la volontà di partecipare al progetto didattico e ai laboratori, calendarizzati nella seconda parte dell’anno scolastico (ma che purtroppo si sono potuti realizzare solo in una scuola per il sopraggiungere della pandemia di Covid-19).

Il progetto didattico

Tra gennaio e febbraio presso il Liceo Classico “P. Aldi” di Grosseto si sono tenuti due laboratori di due ore ciascuno, in una classe quarta di 25 ragazzi.

Gli obiettivi erano di interpretare la complessità del fenomeno migratorio e destrutturare il discorso sull’altro attraverso un percorso introduttivo sui flussi e sulle presenze dei migranti in Italia e a Grosseto, intesa a chiarire numeri e peculiarità storiche e geografiche del fenomeno, con un’attenzione particolare alle categorie interpretative.

Sono stati affrontati aspetti storici e normativi del fenomeno migratorio, approfonditi alcuni contesti di provenienza e discusso il problema del reperimento delle fonti utili a comprendere la situazione odierna dei paesi africani coinvolti.

Ai ragazzi, divisi in gruppi, è stato assegnato un lavoro di ricerca autonomo che ha permesso loro, tramite materiali preselezionati e il reperimento di informazioni e dati su siti della rete indicati come affidabili, di effettuare una ricognizione di alcune situazioni sociali, economiche, politiche che determinano le varie crisi all’origine dei flussi migratori, spesso sconosciute o poco evidenziate nella stampa e nei media occidentali. Il risultato è stato restituito tramite presentazioni power point, incentrate su tematiche o paesi specifici, e ridiscusso collegialmente.

Ripercorriamo di seguito l’iter dei laboratori effettuati in presenza, con l’intento di fornire una traccia utile per una loro rielaborazione anche in modalità di didattica a distanza, grazie alla presenza ragionata di materiali che si possono reperire in rete e che possono essere utilizzati per costruire profili storico critici dei contesti di provenienza dei migranti.

“God Bless Italy” (Isgrec, Archivio Migranti)

L’incontro degli studenti con le storie: i concetti

Il primo incontro dei ragazzi con le storie dei migranti, avvenuto in occasione della presentazione della mostra e del documentario, ha dimostrato, attraverso i risultati di un test di percezione a loro sottoposto, come già il materiale visionato e l’approfondimento offerto in questo primo step, avesse suscitato un’apertura e una disponibilità all’incontro e alla conoscenza. Il tour virtuale fra le carte aveva incuriosito e creato un clima di ascolto favorevole, mentre le testimonianze dei migranti contenute nel documentario avevano probabilmente favorito, anche grazie al forte impatto empatico, la rimozione di qualche preconcetto.

Dal test di percezione è emersa, infatti, la convinzione da parte dei ragazzi che le migrazioni, da sempre caratteristiche della storia umana, apportino vantaggi al nostro paese in termini di arricchimento culturale e incontro fra tradizioni diverse. Anche dal punto di vista quantitativo i questionari hanno restituito una percezione sul numero di immigrati presenti in Italia ben lontana dall’immagine dell’invasione troppo spesso offerta dal discorso pubblico.

Gli studenti hanno fornito poi nel questionario una definizione di “migrante” incentrata per lo più sul concetto di persona in fuga dalla guerra e compiuto un’identificazione molto marcata fra il migrante e il perseguitato politico, termini che sono stati oggetto quindi di un chiarimento preliminare insieme a quelli di profugo, richiedente asilo, irregolare, clandestino. A partire dal concetto che:

la distinzione tra migrante e rifugiato non è attributo originario dei flussi migratori, ma è costantemente prodotta e riprodotta dalle agenzie incaricate del loro trattamento normativo, amministrativo, giudiziario. Sono le leggi dei Paesi di destinazione, le prassi delle burocrazie, il lavoro delle forze dell’ordine, dei magistrati, degli operatori e degli esperti a costruire queste definizioni, e a imporle (o adattarle) alle persone e alle collettività interessate.[10]

La riflessione si è poi ampliata alla terminologia legata alle diverse forme di assistenza cui ha diritto chi arriva in Italia: con gli studenti, a partire dall’art. 10 della Costituzione italiana,[11] si è parlato di diritto d’asilo e protezione sussidiaria e, ragionando sulle categorie interpretative sul rapporto fra migrazione forzata e migrazione per fame, si è dibattuto circa la recente abolizione della cosiddetta protezione umanitaria, che era destinata proprio a intervenire in quei casi in cui il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno non potevano essere adottati per “seri motivi” umanitari (ad esempio, per motivi di salute o di età, oppure in caso di vittime di carestie o disastri ambientali o naturali, o in caso di vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta).

Migrazione per fame

L’Indice Globale della Fame (http://indiceglobaledellafame.org/), presentato per l’Italia da CESVI, conferma un lieve calo del livello di fame e malnutrizione a livello globale, ma evidenzia la profonda distanza che ci separa ancora dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile “Fame Zero” del 2030. In alcune aree del mondo i problemi di fame e malnutrizione continuano a essere gravi, con crisi alimentari causate da più fattori, tra cui i conflitti e gli effetti del cambiamento climatico, i disastri naturali, una debole governance e gli shock economici, senza dimenticare la questione degli sfollamenti forzati. In particolare, esiste una correlazione marcata tra fame e migrazione forzata, che suggerisce di considerare la fame sia come causa sia come conseguenza dei vasti movimenti delle popolazioni.

Cfr. la scheda di Caritas italiana, “Fame e migrazioni”, disponibile da scaricare al link https://www.caritas.it/caritasitaliana/allegati/7807/Scheda_04_cause_Fame.pdf

Un’introduzione alla storia dell’immigrazione in Italia

Sono state in breve ripercorse le tappe fondamentali che hanno caratterizzato, dal dopoguerra in poi, le modalità con cui l’Italia ha scelto di “fare i conti con l’altro in casa propria”: a partire dalla situazione degli ex sudditi coloniali negli anni Cinquanta e dalla fase transitoria degli anni Sessanta e Settanta in cui si sviluppa il dibattito sul tema, si è inquadrato il momento cruciale rappresentato dagli anni Ottanta-Novanta, quando, dopo l’omicidio di Jerry Masslo a Villa Literno (la notte del 23/24 agosto 1989), si arrivò alla svolta rappresentata dalla legge Martelli, all’adesione italiana agli Accordi di Schengen e alla Convenzione di Dublino[12]. L’attenzione è stata richiamata anche sulla legge di cittadinanza del 1992, che dimostra come queste tematiche entrino con forza in tutta la legislazione italiana e permette di introdurre il dibattito odierno sullo ius sanguinis/ius soli.

Una rapida carrellata dei decreti successivi sull’immigrazione ha cercato di evidenziare lo sviluppo storico e di lungo periodo di alcune tematiche dell’attuale dibattito: si è parlato di diritto all’assistenza sanitaria, dell’istituzione dei Centri di permanenza temporanea, delle politiche di contenimento e blocco dei flussi e dell’instaurarsi del binomio sicurezza pubblica-immigrazione. Contestualmente si è cercato di fornire agli studenti un quadro delle principali ondate migratorie susseguitesi: dai flussi di prossimità dalla Tunisia e dai Balcani dell’immediato dopoguerra, all’ondata di arrivi dall’Albania del 1991 e dei profughi da Kosovo, Serbia, Montenegro alla fine degli anni Novanta; dall’aumento dei flussi Rom dall’Europa orientale fino all’allargamento a est della UE, cesura storica che porta all’aumento proporzionale della presenza in Italia delle nazionalità rumena, ucraina e moldava; dall’aumento delle richieste d’asilo da paesi del Medio Oriente e dall’Asia, interessati da teatri di guerra come l’Afghanistan o l’Iraq, alla cosiddetta “emergenza Nord Africa” del 2011 e alla situazione odierna.

La morte di Jerry Masslo

Jerry Masslo, fuggito dal Sudafrica a causa del regime dell’apartheid e dopo che una figlia gli fu uccisa durante una manifestazione, giunge a Fiumicino nel 1988 chiedendo asilo politico. Trova il Paese impreparato ad accogliere la sua legittima richiesta, poiché ancora esiste in Italia la “riserva geografica” per cui quasi esclusivamente i profughi dell’Europa dell’Est possono avere riconosciuto il diritto di asilo. Nonostante il coinvolgimento dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Masslo si vede negare la richiesta e, appoggiandosi alla Comunità di Sant’Egidio, deve continuare la sua battaglia alla ricerca di una possibile integrazione, accettando lavori precari, come quello di raccoglitore di pomodori a Villa Literno. Qui, nella notte tra il 23 e il 24 agosto del 1989, viene ucciso nella sua baracca. La sua morte fu occasione di una presa di coscienza dell’opinione pubblica italiana che indusse alla formulazione della nuova legge sull’immigrazione.

“Era questo il mio destino? In Libia si è spezzata la mia speranza” (Isgrec, Archivio Migranti)

Dove iniziano le storie dei migranti

Durante la seconda ora del laboratorio l’interesse è tornato quindi sulla contestualizzazione delle “fonti”, senz’altro atipiche, rappresentate dai disegni e dalle tracce lasciate da coloro che sono transitati per la Rugginosa. La traversata del Mediterraneo è uno degli aspetti più frequentemente richiamati nei racconti dei viaggi dei migranti: a partire da queste “testimonianze” si è scelto di introdurre con gli studenti il tema della frontiera marittima e dei salvataggi in mare, chiarendo aspetti spesso richiamati nella cronaca odierna (come la questione della delimitazione delle zone di operazione SAR, “Search and Rescue”, e il principio di “non refoulement”) e stimolando un dibattito sul tema controverso dei respingimenti.

Le immagini dei camion del deserto, che fanno da contraltare anche numerico a quelle delle navi, hanno poi suggerito un’ulteriore riflessione da proporre agli studenti, incentrata sul rapporto fra queste storie e la geografia. Ai ragazzi abbiamo domandato dove, secondo loro, inizino effettivamente le storie dei migranti e come per ricostruirle sia necessario comprendere come la Libia e la traversata del mare sono solo le ultime tappe di viaggi molto lunghi, lungo diverse tratte che finiscono per interagire e coinvolgere anche, ad esempio, le migrazioni interne al continente africano. Ragionando proprio sulle cartine dell’Africa, continente su cui si è scelto di concentrarsi, ai ragazzi è stato chiesto di confrontare provenienze e percorsi, seguendo a ritroso il tragitto compiuto attraverso il deserto, fino ai paesi di provenienza dei migranti.

 

“Conflitti dimenticati” e fake news

Focalizzata l’attenzione sul continente africano, ancora le cartine hanno avuto un ruolo fondamentale in questo momento di riflessione condivisa: dopo aver visionato il cruscotto statistico del Ministro dell’Interno[13] per individuare i principali paesi di provenienza dei migranti, su una cartina muta dell’Africa si è chiesto ai ragazzi di collocare le principali aree di conflitto o emergenza presenti nel continente; la sovrapposizione delle relativamente poche aree di crisi da loro individuate con una cartina esplicitante la realtà dei conflitti in corso è stata all’origine di nuove domande e riflessioni via via più articolate.

Un breve excursus ha cercato di chiarire le diverse motivazioni sottostanti i conflitti (ideologiche o geopolitiche, interetniche e religiose, storico-culturali, di political economy)[14] e ha fornito agli studenti come esempio il caso della drammatica guerra del Congo. Ai ragazzi è stata poi suggerita la necessità di non tralasciare altre zone di crisi che influiscono sugli spostamenti di popolazione: la questione della migrazione per fame è tornata qui fra gli argomenti cruciali per inquadrare la complessità del fenomeno migratorio.

Si è ragionato, poi, con gli studenti su come le informazioni su tali conflitti non siano nell’agenda dei classici organi di stampa italiani e si è introdotto il tema dei “conflitti dimenticati”, trascurati da un’informazione che troppo spesso tralascia di raccontarci ciò che avviene in altre parti del nostro mondo, costringendoci a rivolgerci a canali alternativi per informarci.

La rete, per fortuna, ci viene in aiuto mettendoci a disposizione una grande quantità di informazioni. Ma la veridicità di questi dati non è sempre scontata: le informazioni spesso risultano manipolate e allo studente occorrono strumenti di critica della fonte non così immediati da costruire, ma imprescindibili. Si è quindi scelto di introdurre in classe il tema della necessità di una verifica delle fonti, attraverso un ragionamento sulle fake news, sul razzismo e sulla xenofobia veicolata dai social e sulla propaganda politica spesso racchiusa in certe notizie sull’immigrazione.

“Grazie Italia- Siamo stati cacciati dal Sudan, ma la nazione italiana ci ha accolti” (Isgrec, Archivio Migranti)

I materiali – Come interrogarli per costruire laboratori

Abbiamo proposto agli studenti una selezione di materiali e siti internet e abbiamo chiesto alla classe, divisa in quattro gruppi, di analizzare singoli casi/Paesi africani da cui provenisse un consistente flusso migratorio. La restituzione, avvenuta tramite power point esposti alla classe, in modalità di peer education, ha fornito ulteriore occasione di confronto fra gli studenti.

In prima battuta, ovviamente, sono state proposte le fonti ufficiali, quelle del governo italiano e delle organizzazioni internazionali:

  • si veda, ad esempio, la sezione “Dati e statistiche” del sito del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno che offre l’utilissimo strumento del Cruscotto statistico giornaliero che rappresentata i dati relativi al fenomeno degli sbarchi e l’accoglienza dei migranti presso le strutture gestite dalla Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo (https://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/politiche-migratorie);
  • per quanto riguarda le organizzazioni internazionali, invece, molto utili sono apparsi i report globali offerti ogni anno dall’United Nations Refugee Agency (UNHCR) (https://www.unhcr.org/globalreport2019/) o il Global humanitarian overwiew prodotto annualmente dall’United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) (https://www.unocha.org/global-humanitarian-overview-2020).

Si è suggerita quindi agli studenti l’utilità di consultare le mappe dei siti che realizzano un regolare aggiornamento sulle aree di crisi globali:

Per facilitarne la comprensione, queste ultime sono state integrate anche da una selezione dei rari articoli di cronaca offerti dai giornali italiani e internazionali o da saggi di approfondimento reperibili su riviste online o siti di geopolitica, fra cui, solo a titolo esemplificativo:

La selezione dei Paesi su cui concentrare l’attenzione è stata assolutamente soggettiva, ma l’offerta di materiali agli studenti ha tenuto conto della necessità di affrontare la varietà di tematiche più ampia possibile. Sono stati quindi offerti agli studenti documenti o approfondimenti su problematiche specifiche, a integrazione del lavoro sui singoli paesi. Solo a titolo esemplificativo:

  • per quanto riguarda l’aspetto della violenza interetnica, politica o religiosa, ad esempio, gli studenti hanno ragionato sul Rapporto annuale di Amnesty international, suddiviso per area geografica e per paese per il 2019/2020 (https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/africa-sub-sahariana/);
  • sul tema della tratta delle donne, significativo in particolare per il caso della Nigeria, si è proposto il rapporto curato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), La tratta di esseri umani attraverso la rotta del Mediterraneo centrale: dati, storie e informazioni raccolte dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (https://www.osservatoriointerventitratta.it/wp-content/uploads/2017/07/RAPPORTO_OIM_Vittime_di_tratta_0.pdf);
  • per quanto riguarda la problema della fame nel mondo, il riferimento ovviamente è ai rapporti annuali della Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite: quello del 2019, The state of food security and nutrition in the world. Safeguarding against economic slowdowns and downturns, è disponibile al link http://www.fao.org/3/ca5162en/ca5162en.pdf;
  • in merito alla questione della protezione dell’infanzia, che introduce un altro canale informativo, quello delle pubblicità/campagne umanitarie attraverso le quali molto spesso finisce per costruirsi la nostra immagine di questi paesi, si è proposto a titolo esemplificativo un rapporto dell’UNICEF sul caso della Repubblica centroafricana, Crisis in the Central African Republic. UNICEF Child Alert del novembre 2018 (https://www.unicef.org/child-alert/crisis-central-african-republic).

A volte le stesse fonti sono state alla base della scelta di concentrarsi su alcuni paesi: ad esempio, una bella intervista di un cooperante di Terres des Hommes sulle dinamiche migratorie osservate nel contesto locale della Costa d’Avorio[15] o il focus di una rivista di politica internazionale sul muro che il Kenya sta costruendo per fermare i profughi somali[16] sono diventate occasioni di riflessione da condividere con gli studenti e da cui partire per l’approfondimento di questioni specifiche.

Tutte queste fonti, infine, sono state incrociate con le storie raccontate dall’Archivio migranti dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea (tramite la mostra virtuale e una selezione di documenti offerti alla classe) o da altri siti che raccolgono racconti e testimonianze di percorsi migratori. Solo ad esempio:

  • Scrivere le migrazioni. Archivio di storie, memorie, studi e ricerche sulle migrazioni (https://premioconti.org);
  • il sito Aware Migrants è un progetto realizzato dall’International Organization for Migration (OIM) e finanziato dal Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno italiano (https://awaremigrants.org/).

“Italy home of peace” (Isgrec, Archivio Migranti)

 

La risposta degli studenti

Rispetto alla mole delle informazioni, alla complessità dei temi proposti, ma anche al lavoro in autonomia richiesto ai quattro gruppi in cui era stata divisa la classe, la risposta è stata assolutamente non scontata: l’interesse e il coinvolgimento è stato altissimo e i gruppi hanno raccolto seriamente la sfida di analizzare le informazioni e i dati in maniera critica e autonoma. I gruppi hanno restituito alla classe una presentazione dei temi relativi ai Paesi scelti che sottolineava la comprensione della complessa multidisciplinarietà degli argomenti e l’acquisizione di un metodo critico rispetto alle fonti che costituisce un modello di know how esportabile anche in contesti disciplinari diversi.

Si sono cimentati con il caso della Somalia e tematiche quali il post-colonialismo, i processi di state building, con le vicende della la Repubblica Centrafricana e il problema dell’indice di sviluppo umano (declinato con particolare attenzione all’aspetto della protezione dell’infanzia), con la Nigeria e i conflitti interetnici e il tema dello sfollamento interno, con la Costa d’Avorio e la questione della tratta delle donne e del loro sfruttamento domestico e sessuale. Per ogni Paese hanno scelto spontaneamente di tentare ricostruzioni cronologiche di lungo periodo e letture politologiche delle crisi in corso. In chiusura del laboratorio, inoltre, non sono stati pochi i temi sui quali gli studenti hanno continuato a fare domande, dimostrando interesse per approfondimenti sulla situazione in Libia o la questione delle frontiere marittime. Un interesse vivace che aveva portato a ipotizzare, in accordo con i docenti, un proseguimento con alcuni ragazzi del percorso di ricerca nelle ore pomeridiane presso l’Istituto, cosa non possibile per il sopraggiungere della pandemia.

Tuttavia, al di là delle ricadute relative alle competenze disciplinari, il risultato forse più importante è stato il riscontro di un vivo e tangibile coinvolgimento, testimoniato dall’attenzione forte sul presente, sulla situazione attuale del fenomeno delle migrazioni in termini di rispetto dei diritti umani e delle vite: domande potenti che segnano percorsi di analisi e ricerca nell’ambito delle competenze di cittadinanza attiva, intesa non più come nazionale o europea, ma in senso globale.

 

Spunti per una bibliografia generale

Sulle migrazioni:

  • M. Colucci, Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri, Carocci, Roma, 2018.
  • C. Pettini, Anime sospese. Storie di migranti e del loro percorso di accoglienza, Effigi, Arcidosso, 2016.
  • B. Tertrais Bruno, D. Papin (a cura di), Atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni, ADD Editore, Torino, 2018.
  • S. Bontempelli, Da clandestini a “falsi profughi”. Migrazioni forzate e politiche migratorie italiane dopo le primavere arabe, in “Meridiana” n. 86/2016
  • A. Bolaffi, G Crainz Calendario civile europeo. I nodi storici di una costruzione difficile, Donzelli, Roma, 2019
  • Sul razzismo:
  • M. Aime (a cura di), Contro il razzismo. Quattro ragionamenti, Einaudi, Torino 2016.
  • T. Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, La nave di Teseo, Milano 2018.
  • P. Tabet, La pelle giusta, Einaudi, Torino 1996.

Letture da suggerire ai ragazzi:

  • I. Scego (a cura di), UNHCR (a cura di), “Anche Superman era un rifugiato”. Storie vere di coraggio per un mondo migliore, Il Battello a vapore – Ed. Piemme, Milano 2019.
  • M. Rizzo, Lelio Bonaccorso, Salvezza, Feltrinelli, Milano 2018.
  • F. D’Adamo, Storia di Ismael che ha attraversato il mare, De Agostini, 2017.
  • F. Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari, Dalai editore, Milano 2010.

Note:

[1] S. Alessi, 3 ottobre 2013- Strage di Lampedusa. Il lavoro migrante. Drammi, paure, conflitti in A. Bolaffi, G. Crainz (a cura di) Calendario civile europeo. I nodi storici di una costruzione difficile, Donzelli, Roma, 2019, pp. 399-409; M. Colucci, Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai nostri giorni, Carocci, Roma 2018, p. 175.

[2] Altre due sono le vie scelte dai migranti per giungere in Europa, la rotta del Mediterraneo Orientale (attraverso Grecia Cipro e Bulgaria) e quella terrestre dei Balcani occidentali (Colucci, 2018, p. 173).

[3] Colucci, 2018, p. 169.

[4] Colucci, 2018, p. 169.

[5] Fonte essenziale per le informazioni sui flussi è il sito del Ministero dell’Interno, in particolare il cruscotto statistico: http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_08-09-2020.pdf (visualizzato in data 8/9/2020).

[6] In particolare La Prefettura di Grosseto, Asl 9, Comune di Grosseto e Coeso SdS Grosseto.

[7] Infatti, dopo la breve permanenza alla Rugginosa, i migranti venivano indirizzati in altri centri di accoglienza dove potevano espletare le richieste di asilo. Fino al 2011 i richiedenti asilo erano accolti negli SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), più orientati verso una effettiva integrazione e gestiti dal Ministero dell’Interno in collaborazione con gli enti locali, oppure erano accolti presso i CARA (Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo) che ne pensavano l’assistenza nell’emergenza, gestendo il momento della presentazione delle domande ma ne limitavano la libertà di movimento. A questi da ora in poi si aggiunsero i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) strutture che fanno capo alle prefetture ma che sono affidate a organizzazioni del privato sociale e che nel 2016 gestiva il 73% dei richiedenti asilo.

[8] http://www.soprintendenzaarchivisticatoscana.beniculturali.it/index.php?id=262

[9] Interessante sono stati i contributi del Capo di Gabinetto della Prefettura di Grosseto, Sergio Di Iorio, del Direttore del Coeso-SdS Grosseto, Fabrizio Boldrini, coordinatore del centro della Rugginosa e l’intervento di Fabio Mugnaini docente di antropologia dell’Università di Siena. L’iniziativa, svoltasi il 25 novembre 2019, si inserisce in un più ampia ventaglio di eventi che ha coinvolto oltre alla scuola la società civile, ne riportiamo qui il link del programma completo, che può far riflettere sulla diffusione e la percezione di questa tematica e delle variegate esperienze ad essa collegate https://www.isgrec.it/storie-portate-dal-vento-e-dal-mare-immagini-e-parole-dal-centro-della-rugginosa/

[10] S. Bontempelli, Da clandestini a “falsi profughi”. Migrazioni forzate e politiche migratorie italiane dopo le primavere arabe, in “Meridiana” n. 86/2016.

[11] L’art. 10, comma 3, della Costituzione italiana dichiara che «lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.» L’articolo è cruciale perché fa parte dei “Principi fondamentali”, posti all’inizio della Carta costituzionale e dotati di una accresciuta tutela, e ribadisce anche l’adesione del diritto interno italiano alle norme consolidate di quello internazionale. La norma è interpretata dalla giurisprudenza come il diritto dello straniero di accedere al territorio dello Stato italiano al fine di essere ammesso alla procedura di riconoscimento dello status di rifugiato politico, definito per effetto dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 (ratificata dall’Italia con la legge n. 722 del 1954) quale persona che si trova al di fuori del paese in cui possiede la cittadinanza e che non vi vuole rientrare per il fondato timore di subire persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale, opinione politica.

[12] Per un focus sulla normativa si cfr. il Servizio studi della Camera dei deputati, Immigrazione – Diritto d’asilo e status di rifugiato, disponibile da scaricare al link. https://www.camera.it/cartellecomuni/leg14/RapportoAttivitaCommissioni/testi/01/01_cap09_sch06.htm

[13] http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/cruscotto-statistico-giornaliero url consultata il 26 settembre 2020

[14] La classificazione richiamata è quella classica di Christopher Clapham del 1998, ripresa da G. Carbone, L’Africa. Gli Stati, la politica, i conflitti, Il Mulino, Torino 2012.

[15] A.Ferrari, Le vere ragioni che spingono gli ivoriani a fuggire verso l’Italia. Colloquio con Alessandro Rabbiosi dell’organizzazione Terre des Hommes, in “Agi|Blog Italia” del 27/7/2017 (https://www.agi.it/blog-italia/africa/le_vere_ragioni_che_spingono_gli_ivoriani_a_fuggire_verso_litalia-1958478/news/2017-07-15/).

[16] [16] Il Kenya sta costruendo una barriera per fermare i profughi somali, in “Internazionale” del del 29/3/2018 (https://www.internazionale.it/video/2018/03/29/kenya-somalia-muro#:~:text=Dal%202014%20il%20Kenya%20ha,una%20frontiera%20lunga%20700%20chilometri.&text=Paulo%20sulle%20barriere%20costruite%20per,migranti%20o%20nascondere%20la%20povertà).