Abbecedario delle partigiane. Un progetto tra i tre ordini di scuola per gli 80 anni dalla Liberazione
Heuberg 17 luglio 1944, Benito Mussolini passa in rassegna i reparti della divisione “Italia”. Fotografia d’epoca, Pubblico dominio, Collegamento
Abstract
L’autore riflette sui processi di nazionalizzazione delle masse e di costruzione delle cittadinanze che caratterizzano il profilo dello stato-nazione otto-novecentesco, impostato sull’idea di omogeneità etnica, non senza contraddizioni e compromessi, in particolare sul tema della tolleranza. Particolare attenzione è dedicata al caso italiano e alle sue peculiarità storiche, tra cui si evidenziano l’invenzione, l’applicazione e l’esportazione del fascismo e la particolare carica assunta dall’esperienza colonialista, seppure di minore durata rispetto ad altri paesi, che sono stati fattori condizionanti nella costruzione della cittadinanza italiana. La crisi contemporanea dello stato-nazione fondato sull’omogeneità etnica apre prospettive contrastanti: il ritorno al nazionalismo e all’intolleranza o la multiculturalità.
INTRODUZIONE
«Quante volte si può commettere lo stesso errore prima di accorgersi di stare sbagliando?
(studentessa di classe V di una primaria)
Nel suo Diario partigiano, Ada Gobetti annotava, tra i fitti impegni e le riunioni per il Comitato Provinciale dei Gruppi di difesa della donna e per il Partito d’Azione, di aver
provato rimpianto di non esser stata designata a occuparmi della scuola. È l’unico campo in cui avrei delle idee e, per quanto vaghi ancora, dei programmi. Mi sembra che non basti assolutamente – che non si debba anzi – tornare alla scuola di prima del fascismo, all’umanistico Ginnasio che pure ho tanto amato e la cui rovina ho così vivamente deprecato. Se da questo nostro tormento nascerà, come spero, una società nuova, dovrà avere anche una scuola nuova. È a crear questa scuola nuova – che sia al tempo stesso specchio ed elemento creatore della nostra rivoluzione democratica – che bisognerebbe pensare sin d’ora.[1]
Era il 24 marzo del 1945 e si era alla vigilia di quella Liberazione di cui nel 2025 si è festeggiato l’ottantesimo anniversario e che non sarebbe stata possibile, nella forma e negli esiti che ha avuto in Italia, senza la scelta di moltissime donne di ogni fascia sociale e di età diverse di partecipare in prima persona a tutti gli ambiti necessari alla lotta. Una scelta totale e consapevole di resistenza che ha permesso loro di agire in molti modi, tradizionali e alternativi, nella prospettiva di un deciso ripensamento degli stereotipi sociali. Durante la Resistenza le donne sono state infermiere negli ospedali clandestini, si sono occupate del razionamento delle risorse, si sono mobilitate per impedire i rastrellamenti, hanno sfamato i disertori, rammendato stracci, pedalato e camminato chilometri per consegnare messaggi programmatici, imbracciato armi, lavorato perché gli uomini erano al fronte e badato anche alla casa e ai figli. Sono state circa 35000 le partigiane combattenti, 20000 le patriote, 70000 le affiliate ai Gruppi di difesa della donna, circa 4500 sono state arrestate e torturate, 3000 deportate in Germania, 2750 fucilate o impiccate, un migliaio sono morte in combattimento e 19 sono state decorate con la medaglia d’oro nel dopoguerra.[2]
Dalle biografie di molte di loro sembra non esserci alcun divario tra Liberazione e scuola nel senso di un movimento naturale, permanente e necessario di rinnovamento culturale a cui è chiamata a partecipare tutta la società. Staffette, combattenti o organizzatrici dei Gruppi di Difesa della Donna, per molte partigiane l’esperienza della Resistenza non si concluse con la fine della guerra, ma proseguì naturalmente nell’impegno educativo e civile. La scuola divenne uno spazio privilegiato per continuare la lotta in forma nuova, nell’ottica di una continuità tra lotta politica ed educazione. Valga d’esempio il caso di Angela Maria Colantoni Stevani, tra le fondatrici dell’Unione femminile nazionale, che insegnò filosofia nelle superiori e fu assistente di Storia della filosofia e di pedagogia; o di Dina Bertoni Jovine, allieva di Lombardo Radice, che fu ispettrice didattica degli istituti italiani al Cairo fino al 1940 e negli anni ’50 diresse con Ada Gobetti “Educazione democratica”, fondò inoltre “Riforma della scuola” e si occupò sempre di tematiche legate all’educazione e alla Scuola sulle più importanti riviste pedagogiche nazionali. Ma si pensi anche a Laura Bianchini, laureata in filosofia e pedagogia, che insegnò tutta la vita e fu tra le deputate elette all’Assemblea costituente; a Tina Anselmi, prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica italiana che, oltre alla lunga carriera politica, fu maestra elementare; a Teresa Mattei, tra le firmatarie dell’articolo 3 della Costituzione, che fu importante pedagogista e presidente della Cooperativa di Monte Olimpino che promuoveva un cinema fatto dai bambini e, naturalmente, ad Ada Gobetti di cui Antonella Fimiani scrive:
Educare è per lei una questione politica, un’altra via per continuare la battaglia intrapresa durante la Liberazione. La scelta di dedicarsi alla formazione di grandi e piccoli nasce dalla presa d’atto che la Resistenza incompiuta debba inverarsi nell’intimo dei legami familiari.[3]
A partire da questi dati e grazie ad una proposta della sezione Anpi[4] di Altamura di coinvolgere scuole e territorio in una iniziativa che prestasse attenzione al ruolo delle donne nella Resistenza italiana, ha preso forma un progetto ampio, durato circa cinque mesi e conclusosi l’8 marzo con una esposizione dei lavori degli studenti.
Il percorso per l’Abbecedario delle Partigiane, che ha coinvolto tutti e tre gli ordini di scuola[5] e l’Università degli Studi di Bari, si inserisce all’interno di un progetto di ricerca interdipartimentale che la stessa Università ha avviato nel 2022 in collaborazione con scuole e associazioni territoriali pugliesi dal titolo più ampio Abbecedario della cittadinanza democratica[6] e che ha tra gli obiettivi, la virtuosa mescolanza di saperi e generazioni. Seguendo questa direzione, in quattro mesi di lavoro studenti e studentesse hanno realizzato degli elaborati grafici confluiti poi in una mostra finale di cui si dirà in seguito. Come prima cosa è stata assegnata la lettura di testi diversi scelti per ciascun ordine di scuola: un albo illustrato per la primaria, un racconto di formazione per la secondaria di primo grado, un diario autobiografico con valore di testimonianza storica per la secondaria di secondo grado. Prima di analizzare le fasi progettuali di ogni ordine, occorre precisare l’ambito metodologico nel quale il progetto si è radicato assumendo una sua specificità.
IL METODO ABBECEDARIO
«Non ci manca certo la comunicazione, anzi ne abbiamo troppa; ci manca la creazione. Ci manca la resistenza al presente».
(G. Deleuze – Che cos’è la filosofia?)
Per metodo Abbecedario si intende un lavoro di “ricerca-azione di tipo partecipativo” che si focalizza sul ruolo delle parole e sulle loro ricadute sulla cittadinanza democratica, a partire dai contesti concreti in cui si vive questa cittadinanza, e quindi in particolare dalle Scuole. Storicamente l’Abbecedario ha il vantaggio di tenere in sé più livelli di interpretazione che rimandano ad altrettante possibilità di utilizzo: un primo livello è banalmente etimologico (da abecedarius, abecedarium) e ci permette di organizzare la scelta dei termini secondo una precisa scansione alfabetica; il secondo livello, di derivazione ottocentesca, consente di raccogliere immagini e informazioni che costituiscano l’essenziale (l’abc) su un dato tema; il terzo livello è più concettuale e si rifà all’Abécédaire di Deleuze, un film-conversazione che, seguendo un andamento rizomatico, consente la connessione tra parole appartenenti a territori differenti e privi di centro. Nelle sperimentazioni avviate nelle scuole, si è scelto di dare particolare rilievo a questa terza modalità, seguendo il principio di connessione ed eterogeneità di tutte le parole selezionate da studenti e studentesse in modo da metterne in evidenza il percorso creativo. Perciò, se da un lato è emersa la connessione tra parole apparentemente non affini (l’amicizia come girotondo; la fiducia come bottone; la comunicazione come uscita da un labirinto), dall’altro è stato necessario andare al di là della parola per individuare dei concetti che fungessero da nodi e ponti (se la A era stata già occupata da Amicizia, il concetto fondamentale di Ambiente ha avuto bisogno di un territorio affine, come Natura o Habitat). Un metodo creativo, si è detto, ma non per questo meno rigoroso perché, se è vero che gli abbecedari sono potenzialmente infiniti, la scelta delle parole va sempre ponderata e giustificata attentamente. Fondamentale in questo processo di selezione rigorosa dei termini è stata la realizzazione nelle scuole di laboratori legati a 12 differenti aree scientifico disciplinari: Fisica sperimentale, Fisica teorica, Mineralogia, Georisorse minerarie, Petrologia, Ecologia, Lingua e letteratura greca, Lingua e letteratura latina, Filosofia teoretica, Storia contemporanea, Diritto privato, Diritto romano e fondamenti del diritto europeo.
Rispetto all’importanza del contesto va infine evidenziato che il tipo di ricerca è nata in riferimento al Community-based participatory research, di matrice americana, che parte proprio da un’indagine dei contesti locali, in cui i membri di una comunità diventano collaboratori attivi dei ricercatori accademici. Similmente, il metodo Abbecedario è stato adattato a seconda dei contesti e dei soggetti: i banchetti durante gli eventi pubblici hanno permesso di raccogliere le parole dei passanti; la sezione del sito si è arricchita progressivamente di nuovi termini e di nuove connessioni grazie anche alla diffusione del Qr stampato su magliette e segnalibri. Ma il contesto più significativo è stato certamente quello scolastico: in due anni il progetto ha coinvolto più di 4000 studenti e studentesse di 34 istituti, 227 classi, dalla Scuola dell’Infanzia alle Secondarie superiori guidati da tre motti attorno ai quali si sono costruiti mondi: “Regalaci una parola”; “Studenti in cattedra”; “Do you care?”[7]
METODOLOGIA E FASI DI LAVORO DELLA PRIMARIA DI PRIMO GRADO
«Se non ero in giro ad accompagnare qualcuno, ero a casa a studiare oppure in qualche stalla, cortile o cucina a parlare o convincere un gruppetto di donne. Di qua e di là per tutti i paesi, alla luce del sole e col pericolo delle spie. Per tutti quei mesi, in tutti quei paesi e campagne».
(Teresa Vergalli – Partigiane)
Il progetto con la primaria è stato realizzato in 6 fasi, da ottobre a marzo 2025. In questo paragrafo ci limiteremo a dare brevi riferimenti sulle tappe delle prime 5 fasi e sulla metodologia utilizzata grazie al tutoraggio degli studenti e delle studentesse liceali.
Fase 1: come primo step è stato consegnato alle cinque quinte coinvolte nel progetto l’Albo illustrato Partigiane[8]. In quell’occasione si è portata all’attenzione degli studenti e delle studentesse il significato delle parole Resistenza, Liberazione e Partigiani/e in una discussione molto vivace sulla conoscenza dei contesti italiani anche dal punto di vista paesaggistico, oltre che sulla differenza tra Nord e Sud, sul coinvolgimento di diversi strati sociali, sulle differenze di genere e di ruoli. Dopo aver scritto alla lavagna le parole chiave: Resistenza, Liberazione, Partigiani/e si è chiesto di associarvi immagini, luoghi o altre parole. Alla parola Resistenza, gli studenti hanno collegato: Ribellione, Montagne, Lotta contro il fascismo; a Liberazione: Libertà, Fine della guerra; a Partigiani/e: Coraggio, Staffette, Pistole. Queste associazioni hanno stimolato una riflessione a partire dalla domanda-guida: “La Resistenza è solo lotta armata?” Tra le considerazioni più interessanti, quella di S. secondo cui la liberazione “non finisce mai” perché “può sempre succedere di doversi ribellare a delle cose che non ci piacciono e che non sono giuste”. Servendoci poi della cartina dell’Italia, abbiamo messo in evidenza alcune zone (Linea Gotica, Repubblica Sociale Italiana e zone di controllo degli Alleati) per stimolare una discussione sull’importanza del paesaggio durante la Resistenza e mostrare come, benché la lotta armata sia stata più intensa al Nord, proprio grazie alla presenza delle zone montuose e delle fabbriche, non fu assente al Sud, come nel caso delle cinque giornate di Napoli. Infine si è chiesto a studenti e studentesse se, secondo loro, anche le donne hanno combattuto e perché se ne parla meno. Tra le riflessioni che hanno suscitato maggiori discussioni, quella di M. secondo cui “è più facile immaginare una donna su una bici che con una pistola”. Si è scelto quindi di cominciare la lettura dell’Albo a partire dalla storia di Ada Gobetti.
Fase 2: nei due mesi successivi (da novembre a gennaio) le classi, guidate dalle insegnanti di riferimento del progetto, hanno proceduto con la lettura integrale dell’albo, con l’elaborazione di disegni, la scrittura di testi poetici e di domande da sottoporre agli studenti più grandi. Prepararsi all’incontro con i liceali si è dimostrato un incentivo importante per mantenere viva e costante l’attenzione sul progetto.
Fase 3: in seguito sono stati realizzati degli incontri laboratoriali con metodologia Philosophia ludens[9] durante i quali alcuni studenti delle classi quinte del liceo scientifico-linguistico ‘Federico II di Svevia’ hanno coordinato i lavori di gruppo degli studenti delle primarie. Nella proposta operativa di Philosophia ludens le attività filosofiche con i bambini si collocano tra tradizione storica (lavoro sui concetti, riferimenti ai testi) e dinamiche ludiche. Il gioco è inteso come “agon” nel senso che bambini e bambine collaborano in gruppo e gareggiano tra gruppi in una dimensione creativa. Il primo laboratorio è sempre relativo alla specificità della filosofia e attraverso l’immagine della “Signora Filosofia” tratta dall’Iconologia di Cesare Ripa, si guidano i bambini nella elaborazione di domande via via più “difficili” da inserire su una scala che riproduce il vestito della Signora. Si comincia così a comprendere cosa differenzia la filosofia da altre discipline, ovvero la priorità delle domande.
Ciascun laboratorio è stato svolto quindi in tre momenti:
- setting in semicerchio per la presentazione della “Signora delle domande”[10]. A partire da quanto avevano studiato sulla Resistenza, si è chiesto ai bambini di scrivere singolarmente su dei post-it una domanda, per poi procedere alla loro sistemazione sulla scala e ad una piccola rappresentazione della Signora personificata da una studentessa del liceo[11]. divisione della classe in gruppi di 5/6 studenti. Ogni gruppo è stato affiancato da due capigruppo liceali che, dopo aver consegnato la fotocopia dell’abbecedario da completare, hanno guidato la discussione per la scelta delle parole chiave sulla Resistenza;
- ciascun gruppo si è poi concentrato sulla scelta di una sola parola per realizzare la bozza del lavoro grafico finale.
Fase 4: Durante il mese di febbraio, gli studenti hanno lavorato in classe con le insegnanti per completare gli elaborati grafici sulle seguenti parole chiave emerse nei laboratori precedenti: Coraggio/Paura; Inganno; Liberazione/Libertà; Luce; Orgoglio; Pace; Staffetta; Uguaglianza.
Fase 5: a chiusura del percorso si è svolto l’incontro con Annalisa Caputo, prof.ssa di Filosofia Teoretica e di Didattica della filosofia all’Università di Bari e responsabile del progetto Abbecedario della cittadinanza democratica in cui si è dialogato sui lavori realizzati. Questo momento di restituzione è stato importante perché ha permesso a tutti gli studenti e alle studentesse, guidati/e dai capigruppo liceali, di avere un confronto più ampio anche con le altre classi sulla scelta delle parole chiave e i relativi elaborati. Ogni classe è stata chiamata ad esporre e a motivare i propri lavori, successivamente gli altri studenti, sollecitati dalla prof.ssa Caputo, sono intervenuti per commentare e votare gli elaborati secondo dei criteri precedentemente stabiliti e che consentissero a tutti di sentirsi valorizzati (es. scelta dei colori, fedeltà alle storie lette, originalità espositiva…).
METODOLOGIA E FASI DI LAVORO DELLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
«la vecchia carretta color rosso vivo come l’amore»
(P. Zaccheo – Fiore e partigiano)
Nella secondaria di primo grado si è scelto di lavorare a partire dal racconto illustrato Fiore e partigiano. Una storia d’amore e di guerra[12] scritto da Paola Zaccheo che ha anche coordinato i lavori con le tre prime classi coinvolte nel progetto. Come evidenziato da Valeria Traversi in una recensione al testo,[13] lavorare con i ragazzi su tematiche del Novecento mette i docenti davanti alla difficoltà di motivare alla conoscenza di fatti cruciali della nostra storia ma che rischiano di essere percepiti come distanti dall’attualità. Da qui l’importanza del contesto e l’acquisizione di una distanza “giusta” per l’analisi e lo studio della Storia.
Le 2 fasi si sono svolte nei mesi da dicembre a febbraio.
Fase 1: Lettura in classe del racconto e raccolta delle parole chiave per la realizzazione degli elaborati grafici. Per semplificare il passaggio dalla fase narrativa a quella simbolica si è chiesto a studenti e studentesse di raggruppare le parole trovate nelle seguenti categorie: Emozioni, Valori, Luoghi, Azioni. Alla lettura si sono alternati momenti di drammatizzazione tali da consentire a ragazzi e ragazze di mettersi nei panni dei protagonisti della storia. In particolare si è chiesto di immedesimarsi in un ragazzo o in una ragazza che decide di prendere parte alla Resistenza e che deve motivare questa scelta alla propria madre. Un’altra rappresentazione ha riguardato l’interpretazione di una staffetta che deve attraversare un posto di blocco. Si è poi discusso sul peso che la libertà ha rispetto alla paura. V. ha spiegato ai suoi compagni che “se ho sempre paura e se non faccio niente per superarla, non mi sentirò mai libera”.
Fase 2: Attraverso l’esperienza della lettura come percezione, ragazzi e ragazze hanno materializzato le parole chiave selezionate all’inizio attraverso la realizzazione di installazioni di episodi del racconto e libri pop-up che sono poi stati esposti nella mostra finale. L’idea era di rendere, attraverso questi manufatti, il processo trasformativo della lettura in esperienza vissuta e i personaggi quanto più possibile concreti e vicini, in modo da “riuscire quasi a toccarli” come ci ha spiegato F.
Installazioni dei lavori della secondaria di primo grado. 8/03/2025. Paola Zaccheo, Gemma Adesso
METODOLOGIA E FASI DI LAVORO DELLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO
Si trattava insomma di non lasciar che si spegnesse nell’aria morta d’una normalità solo apparentemente riconquistata, quella piccola fiamma d’umanità solidale e fraterna che avevam visto nascere il 10 settembre e che per venti mesi ci aveva sostenuti e guidati
(Ada Gobetti – Diario partigiano)
Le quattro quinte liceali sono state coinvolte nel progetto con un PCTO di 30 ore realizzato grazie ad una convenzione tra le due scuole e la collaborazione delle tutor delle rispettive classi. Studenti e studentesse si sono cimentati nella lettura di Diario partigiano di Ada Gobetti che è stato interpretato e musicato durante l’evento finale dell’8 marzo svolto presso l’ex Conservatorio Santa Croce di Altamura e aperto alla cittadinanza.
Fase 1: la fase 1 ha previsto lo svolgimento di laboratori pomeridiani sulla storia della Resistenza e sul metodo Abbecedario. La formazione storica ha riguardato anche la ricerca delle fonti e la consultazione di materiale d’archivio, articoli e biografie. Successivamente, agli studenti divisi in gruppi, sono state assegnate parti selezionate di Diario partigiano e, durante le discussioni collettive, ciascun gruppo ha svolto una breve relazione su quanto letto. Sono stati inoltre realizzati degli Abbecedari attraverso le parole chiave apprese dalla lettura del Diario, simulando i laboratori che studenti e studentesse avrebbero coordinato nelle fasi successive.
Fase 2: nella fase 2 si sono svolti i laboratori con le classi quinte della primaria di primo grado. Come evidenziato nella prima parte di questo articolo, studenti e studentesse hanno affiancato i gruppi assegnati nella compilazione degli abbecedari e nella realizzazione degli elaborati da esporre nella mostra finale. I ragazzi liceali hanno anche guidato le discussioni dei bambini durante il debriefing di ciascun gruppo alla fine dei singoli laboratori.
Fase 3: Terminata la fase nelle classi della primaria, nell’ultima settimana di febbraio ci si è concentrati sulla preparazione, sulle prove di lettura e di musica per l’evento finale. Studenti e studentesse sono stati divisi in tre macro gruppi: il primo si è occupato dell’allestimento della mostra con tutti gli elaborati delle primarie di primo e secondo grado nei locali di Santa Croce; il secondo ha lavorato ad un reading del testo di Ada Gobetti e il terzo ha prodotto e interpretato un brano musicale ispirato alle storie delle partigiane. Nelle settimane successive all’evento serale, tutti i liceali coinvolti nel progetto si sono alternati nelle visite guidate della mostra che è rimasta a disposizione dei cittadini fino alla fine di marzo.
PER COMPLETARE IL MONDO
Domani è l’8 marzo, giornata che, sin dal 1910, un gruppo di donne pioniere scelse come “giornata internazionale della donna” e che dovrebbe corrispondere alla festa dei lavoratori del I° maggio. Confesso che non ne avevo mai sentito parlare, ma l’idea di affermare con una data la volontà di pace delle donne mi pare ottima […]. È pericoloso, ma senza dubbio utile in questo momento dare alle nostre donne la sensazione che non sono isolate, ma idealmente legate alle donne di tutti i paesi del mondo, che lottano con lo stesso spirito e gli stessi fini.
(Ada Gobetti – Diario partigiano)
L’8 marzo, i locali dell’ex Conservatorio Santa Croce, allestiti grazie al contributo degli studenti del Liceo, sono stati aperti alla cittadinanza per l’esposizione di tutti i lavori realizzati durante l’anno. Circa 200 studenti[14] si sono ritrovati insieme a discutere con tre professoresse dell’Università che hanno accolto generosamente il nostro invito. Oltre alla prof.ssa Caputo, Lea Durante, prof.ssa di Letteratura italiana e di Letteratura e critica di genere e Claudia Villani, prof.ssa di Storia culturale e Didattica della Storia, hanno invitato a mantenere viva l’attenzione per i contesti storici in cui pratiche e scelte di partecipazione attiva si sono manifestati. Ada Gobetti, in un articolo scritto per il “Giornale dei genitori” leggeva con la sua solita lucidità le trasformazioni dei giovani degli anni ’60 rispetto alla generazione che li aveva preceduti, mettendo in risalto l’importanza della “crisi” che essi si trovavano ad affrontare: «Si direbbe che abbiano istintivamente compreso come l’unico modo per superare la “crisi” di cui tanto si parla sia il farsi da spettatori protagonisti».[15] E sottolineava come lo studio della storia sia inderogabile se ci si vuole inserire non solo nel processo produttivo ma anche nella tradizione culturale del Paese. Rendere gli studenti protagonisti è stato l’obiettivo del dialogo con le Professoresse che, commentando le coloratissime suggestioni degli studenti, hanno messo in evidenza le aperture di senso e di possibilità rispetto ad un tempo attuale che «sembra essere pieno di buio ma anche di luce»; in cui «la strada per la pace appare contorta e in salita, ma sempre percorribile» e «le paure che ci abitano possono bloccarci, ma anche essere affrontate con creativo coraggio».[16]
Ma, forse, il modo migliore per ripercorrere il senso del progetto, è quello di lasciare la parola agli studenti e alle studentesse del liceo. A distanza di qualche settimana, è stato sottoposto loro un breve questionario in cui si chiedeva loro di indicare i contributi storici acquisiti da questa esperienza e i limiti o le difficoltà del percorso. Pur trattandosi di un campione ridotto e non generalizzabile di risposte, può essere utile ai fini di una valutazione del progetto riportarne i dati più significativi.
Rispetto all’acquisizione storica, si evidenziano tre aspetti principali: il superamento di una narrazione essenzialmente maschile; la comprensione del significato politico della memoria; l’interiorizzazione di valori legati al concetto di cittadinanza. L’importanza degli apprendimenti storici è stata infatti sottolineata dal 100% delle testimonianze, mentre il riconoscimento del ruolo femminile nella Resistenza viene riportato nel 75% delle risposte, come per esempio nel caso di R. che evidenzia l’ampliamento del soggetto storico ovvero l’importanza del superamento della narrazione esclusivamente maschile e la consapevolezza del ruolo femminile nella Resistenza: «Quella di Ada Gobetti è solo una delle tante storie che mi ha fatto capire come la Resistenza, come qualsiasi altra lotta sociale, non è stata fatta solo da uomini armati ma anche da donne che organizzavano, scrivevano e rischiavano la vita quotidianamente». Da alcune riflessioni è emerso chiaramente il significato politico dell’8 marzo, il nesso tra storia della Resistenza e diritti civili, la complessità della relazione tra passato e attualità, come sottolineato da M.: «Ho capito il vero significato “politico” della Giornata della Donna, un significato che, ora so, va oltre la semplice festa». Per molti studenti, l’esperienza con la primaria ha assunto un’importanza di estremo valore, in particolare V. sottolinea la capacità trasformativa dei concetti storici in categorie etiche attuali, ma anche l’interiorizzazione dell’esperienza come riflessione sull’orientamento futuro: «I gruppi che ho seguito, come parola finale, hanno scelto concetti importanti come “coraggio” e “pace” dandone una loro definizione, per esempio il coraggio per loro è “la forza di una o più persone che permette di compiere azioni assurde e estreme, per sfidare gli ostacoli e le proprie paure”. […] La pace, per loro, non è un concetto astratto, ma un obiettivo da raggiungere con l’impegno. Grazie a questa esperienza, ho iniziato a pensare al mio futuro non solo in termini di “cosa voglio fare da grande”, ma anche di “cosa posso dare oggi”». Tra le competenze maggiormente acquisite, oltre all’importanza della ricerca e della lettura delle fonti, c’è quella comunicativa sottolineata dal 50% degli studenti, come riportato da F.: «[l’esperienza] mi ha permesso di connettermi empaticamente con il coraggio e la resilienza di queste donne, e di sviluppare al contempo le mie abilità di public speaking e di analisi critica». Mentre D. rileva la necessità del dialogo tra discipline: «Ho sentito la responsabilità di raccontare storie dimenticate, e il bisogno di farle rivivere con rispetto e autenticità. Ritengo che questa esperienza sia stata pienamente coerente con il mio indirizzo di studi, per il modo in cui ha saputo unire discipline diverse – storia, filosofia, letteratura, arte, educazione civica – in un progetto unitario e concreto».
I limiti emersi hanno riguardato principalmente: la necessità di superare i modelli didattici tradizionali; la gestione della dimensione emotiva e l’impossibilità di generalizzare i risultati su larga scala. Ma V. riporta anche la sottostima delle aspettative iniziali legate al lavoro con gli studenti più piccoli: «Inizialmente credevo di dover spiegare le attività nel modo più semplice possibile ma una volta arrivata lì mi sono resa conto della loro intelligenza e della facilità con cui i bambini riuscivano ad apprendere le cose». Un altro dato di cui tenere conto è legato alla sfera emotiva, come riportano diverse testimonianze: «l’interiorizzazione può essere coinvolgente ma anche potenzialmente destabilizzante». Infine, R. mette in evidenza la difficoltà a rompere lo schema tradizionale in quanto cambiare metodologia richiede tempo, adattamento e disponibilità al confronto: «La novità principale è stata proprio quella di uscire dallo schema “lezione-interrogazione” e di immedesimarsi per capire meglio il contesto sociale e umano sia del periodo trattato sia dell’impatto che ha sulla nostra quotidianità; spesso sui libri ci si perde o ci si sente anestetizzati dalla quantità di nozioni che ci vengono fornite senza pensare realmente alla loro importanza».
In chiusura si ritiene utile terminare laddove si era cominciato, ovvero affiancando a una domanda anche quella che è sembrata la più bella delle risposte possibili. Quando, nella ricerca dell’interrogativo più difficile, qualcuno ha scritto «perché sono al mondo?», uno studente ha risposto al plurale: «ci siamo per completarlo».
Se quella rivoluzione democratica auspicata da Ada Gobetti è oggi possibile, nonostante la strada sia più che mai accidentata e faticosissima, è attraverso uno sguardo attento al lavoro ostinato e alle scelte consapevoli di insegnanti e studenti che nella scuola ogni giorno si chiedono “che fare?”:
Tante di loro [partigiane] la vivono proprio cosí; cosí la raccontano, decenni dopo, stringendosi nelle spalle, ansiose di tornare nell’ombra delle case o delle officine: «È stata una cosa naturale. Ho fatto quello che c’era da fare».[17]
Bibliografia
- A. Caputo, G. B. Adesso (a cura di), Per un abbecedario della cittadinanza democratica: Università/Scuola/Territorio. Lo scenario teoretico, il progetto interdisciplinare, le parole degli studenti e delle studentesse, Mimesis, Milano-Udine 2024.
- S. Catone, S. D’Angelo, A. Perfetti Amalia, Partigiane, People, Busto Arsizio 2023.
- G. Deleuze, Abecedario. Video-intervista in 3 dvd a cura di C. Parnet, DeriveApprodi, Roma 2005.
- G. De Luna, La Resistenza perfetta, Feltrinelli, Milano 2016.
- A. Fimiani, La Resistenza incompiuta e la pedagogia di Ada Gobetti, i “Gli Asini”, 15 settembre 2025.
- M. Flores, M. Franzinelli, Storie della Resistenza, Laterza, Roma-Bari 2019.
- A. Marchesini Gobetti, Non siete soli. Scritti da “il Giornale dei genitori” (1959-1968), a cura di A. Arcieri, Edizioni Colibrì, Milano 2018.
- A. Marchesini Gobetti, Diario partigiano, Einaudi, Torino 2014.
- C. Ravera, La donna italiana dal primo al secondo Risorgimento, ECS ed. di cultura sociale, Roma 1951.
- A. Rossi Doria, Dare forma al silenzio: scritti di storia politica delle donne, Viella, Roma 2007.
- B. Tobagi, La Resistenza delle donne, Einaudi, Torino 2022.
- V. Traversi, Una piccola storia che illumina la grande storia, “Nuovi Orientamenti”, XLVII, n. 188, luglio 2025, pp. 36-37.
- P. Zaccheo, Fiore e Partigiano. Una storia d’amore e di guerra, Florestano, Bari 2020.
Note:
[1] A. Gobetti, Diario partigiano, Einaudi, Torino 2014 , p. 382. Nonostante quanto annotava nel suo Diario, Ada Gobetti si è sempre molto impegnata per la scuola, è stata infatti, nelle sue molte vite, un’insegnate d’inglese (e traduttrice) e ha dedicato, dopo la lotta partigiana, tutte le sue rinnovate energie alla direzione del “Giornale dei genitori”, laboratorio politico-sociale, lucidamente educativo che ha anticipato il modo di intendere la scuola nel senso di una vera “rivoluzione democratica”. Cfr. A. Arceri, L’educazione secondo Ada, in A. Marchesini Gobetti, Non siete soli. Scritti da “il Giornale dei genitori” (1959-1968), Edizioni Colibrì, Milano 2018, pp. IX- LXXXIII.
[2] M. Flores, M. Franzinelli, Storia della Resistenza, Laterza, Roma-Bari, 2019, pp. 232-233.
[3] A. Fimiani, La Resistenza incompiuta e la pedagogia di Ada Gobetti, in “Gli Asini”, 15 settembre 2025. L’articolo è consultabile anche online https://gliasinirivista.org/la-resistenza-incompiuta-e-la-pedagogia-di-ada-gobetti/
[4] Un ringraziamento doveroso e speciale va soprattutto alla Presidente, Lucia Perrone, per la sua perseveranza, e al più lungimirante degli attivisti, Pino Lomurno. Senza la loro testarda volontà molte iniziative di grande spessore ideale e culturale non sarebbero semplicemente pensabili.
Se la scuola che abitiamo con passione incoraggia esperienze che possono sembrare retorici azzardi è soprattutto grazie al lavoro di docenti come Ippolita Castoro, Grazia Eramo, Marialisa Lomurno, Marinella Cipolla, Salvatore Gesualdo, Mina Carone, Anna Lorusso, Donato Marvulli, Anna Gesualdo, Rosa Colonna, Giovanna Antonicelli, Margherita Cicirelli, Annalisa Macaione, Chiara Debernardis; Isabella Bosco, Paola Zaccheo; Elisabetta Calia, Caterina Colonna, Mariella Gisonda, Maria Lorusso. Grazie infine alle Dirigenti, Eufemia Patella e Sabina Piscopo, per la fiducia che ha reso possibile questa contaminazione.
[5] Il progetto ha coinvolto quattro classi quinte della primaria e, in continuità, tre prime della secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo Bosco-Fiore oltre alle classi quinte del Liceo scientifico e linguistico Federico II di Svevia di Altamura.
[6] Il gruppo scientifico An ABC of Democratic Citizenship. ‘Community-based Partecipatory Research’ through Sciences & Humanities è vincitore del bando competitive di Ateneo (UniBa) Horizon Europe Seeds, finanziato dal Fondo per la promozione e lo sviluppo delle politiche del Programma Nazionale per la Ricerca (PNR). I risultati del progetto sono consultabili in open access attraverso il link: https://www.mimesisedizioni.it/libro/9791222316383.
[7] Non è questo il luogo per approfondire la scelta dei tre motti. Si rimanda per tanto alle pagine introduttive di A. Caputo, Abitare politicamente, abitare poeticamente. Una scommessa, per ripensare cittadinanza e democrazia, in Per un Abbecedario della cittadinanza democratica: Università/Scuola/Territorio, Mimesis, Milano-Udine 2024, pp. 18-20.
[8] Con testi di S. Cantone, S. D’Angelo, A. Perfetti, illustrazioni di M. Mapelli e Postfazione di T. Vergalli, People ed., Busto Arsizio 2023. Il libro ripercorre le vicende di dieci partigiane (Ursula Hirschmann e Ada Rossi, Carla Capponi, Ada Gobetti, Lidia Menapace, Teresa Mattei, Renata Viganò, Nilde Iotti, Marisa Ombra, Miriam Mafai) attraverso brevissimi racconti che utilizzano direttamente le parole tratte dalle memorie delle protagoniste. Anche le illustrazioni sono particolarmente curate e fedeli alle foto d’archivio e riprendono in modo stilizzato contesti e abbigliamento. Per un approfondimento sulla metodologia di lavoro e sulla scelta degli albi illustrati si rimanda all’articolo di F. Ceriani, P. Malandrone, E. Mastretta, Leggere la storia: gli albi illustrati per conoscere la Resistenza, in “Novecento.org”, n.23, giugno 2025. DOI: 10.52056/9791257010218/11
[9] Per un approfondimento sulla proposta Philosophia ludens con i bambini si rimanda a: A. Caputo, Philosophia ludens (PhL) per bambini. Lo scenario teorico e la proposta operativa, in Logoi.ph, II, 6, 2016, pp.143-169. https://logoi.ph/edizioni/numero-ii-6-2016/teaching-philosophy-didattica-numero-iii-6-2016/philosophia-ludens-for-children-philosophia-ludens-per-i-bambini/philosophia-ludens-phl-per-bambini-lo-scenario-teorico-e-la-proposta-operativa.html
[10] Nel caso del progetto sulle Partigiane, si è preferito presentare l’immagine di Ripa come “Signora delle domande” in modo da poter agevolare una discussione storica, pur senza prescindere dalle domande di senso.
[11] Questo laboratorio è un riadattamento della prima scheda di introduzione alla Filosofia indispensabile per comprendere l’importanza delle domande e le regole del gioco di squadra. Per un approfondimento si rimanda a: A. Caputo, Philosophia Ludens per bambini – Seconda scheda La ‘signora’ filosofia e le domande che arrivano al cielo, in Logoi.ph, II, 6, 2016, pp. 175-179. https://logoi.ph/edizioni/numero-ii-6-2016/teaching-philosophy-didattica-numero-iii-6-2016/philosophia-ludens-for-children-philosophia-ludens-per-i-bambini/introduzione-alla-filosofia-schede-didattiche-phl-i-iii.html
[12] P. Zaccheo, Fiore e partigiano. Una storia d’amore e di guerra, con le illustrazioni di Gianni Giampalmo, Giuseppe Ranù, Isabella Savino, Florestano, Bari 2020. Si tratta di un racconto incentrato sulla storia d’amore tra due adolescenti attraverso la quale emerge, in tutta la sua gravità, la Storia della guerra civile italiana.
[13] V. Traversi, Una piccola storia che illumina la grande storia, in “Nuovi orientamenti”, XLVII, n.188, luglio 2025, p. 36-37: «Come possiamo raccontare questa storia oggi a ragazzini di 12, 13, 16 anni? Devo confessare che da insegnante temo di avere inconsciamente la pretesa che certi meccanismi si rinnovino da una generazione all’altra, ma razionalmente so che non è così; allora, forse, una piccola storia come quella di Fiore immersa dentro la grande Storia potrebbe ridare significato e sentimento a date, nomi, simboli, avvenimenti che oggi risultano un po’ anestetizzati, da un lato dalla fisiologica lontananza temporale degli eventi, dall’altro anche da una certa fiacchezza educativa, una pericolosa tendenza a tenere lontani i più giovani da tutto ciò che può arrecare loro turbamento».
[14] Gli studenti che rispettivamente hanno preso parte al progetto sono stati: 105 per la primaria di primo grado; 60 per la secondaria di primo grado e 47 per la secondaria di secondo grado.
[15] A. Gobetti, Protagonisti, non spettatori in Non siete soli. Scritti da “il Giornale dei genitori” (1959-1968), a cura di A. Arcieri, Edizioni Colibrì, Milano 2018, pp. 55-58.
[16] I virgolettati si riferiscono a delle frasi che i bambini e le bambine hanno scritto come didascalie dei loro cartelloni a partire dalle parole: luce, strada, paura.
[17] B. Tobagi, La Resistenza delle donne, Einaudi, Torino 2022, p. 13.











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