Select Page

Pensare digitale. Breve riflessione sulla costruzione di una App dedicata ai luoghi della Resistenza in Emilia-Romagna

Pensare digitale. Breve riflessione sulla costruzione di una App dedicata ai luoghi della Resistenza in Emilia-Romagna
Abstract

Il presente contributo è stato elaborato dopo l’esperienza realizzata dagli Istituti storici dell’Emilia-Romagna che hanno realizzato Resistenza mAPPe: luoghi e percorsi dedicati alla Guerra e alla Resistenza tra il 1943 e il 1945 http://resistenzamappe.it/. Il gruppo, coordinato dall’Istituto Parri di Bologna nella persona di Luisa Cigognetti, era composto dai rappresentanti di tutti gli Istituti storici ER.

 

L’esperienza storica della Resistenza per una cittadinanza europea

La scadenza del 70° della Liberazione è un’importante occasione da un lato per consolidare la conoscenza dell’esperienza storica della Resistenza e, dall’altro, per proseguire nella riflessione sulla sua memoria e confrontarsi con quanto del lavoro fatto in questi anni ha generato nuove domande di conoscenza. L’Emilia-Romagna è un punto di osservazione privilegiato tanto per il valore storico della lotta partigiana nelle sue diverse declinazioni, quanto per la centralità che la memoria della Resistenza e il valore ad essa attribuito hanno avuto nella costruzione del tessuto sociale e politico della propria comunità.

La qualità specifica dell’esperienza bellica e resistenziale nella nostra regione e la necessità di ampliare la geografia delle esperienze consentono oggi di osservare gli avvenimenti nel loro rapporto con la più ampia dimensione nazionale ed europea in una relazione locale/globale che evidenzi quanto di omogeneo o discontinuo ci sia tra la nostra esperienza e quella delle comunità ‘altre’ con cui condividiamo questo pezzo di storia e di memoria. Proprio sullo sviluppo di alcuni tratti dell’idea di cittadinanza europea, infatti, si allunga l’ombra di questa esperienza – le società totalitarie, la guerra, la Resistenza – che mette in relazione popolazioni geograficamente e storicamente distanti obbligando gli osservatori, in particolare le nuove generazioni che guardano dall’oggi, a comparare profili culturali, politici, economici e sociali delle singole comunità europee.

Il passaggio del testimone nell’era digitale

Il confronto odierno deve poi tenere conto della mutazione radicale della percezione spazio/temporale impressa alla prospettiva contemporanea dalla rivoluzione digitale che ha trasformato il passato prossimo in una dimensione remota, apparentemente chiusa e disconnessa dall’attualità. Tale senso di lontananza si è acuito negli ultimi anni anche a causa della graduale scomparsa dei protagonisti di quella stagione, le cui preziose memorie hanno dato realtà e consistenza a un’esperienza altrimenti definita unicamente dalle ‘carte’.

In questo quadro generale il Settantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e della Lotta di liberazione nazionale si è presentato come una di quelle rare opportunità in cui, nel rispetto dello statuto epistemologico della disciplina storica, si è reso necessario volgere con più decisione lo sguardo verso le molteplici possibilità che questo ‘passaggio del testimone nell’era digitale’ offre. Questo non ha significato, e non significa, confrontarsi astrattamente con ‘i giovani’ cresciuti nel 2.0 – la nostra decennale attività didattica si confronta quotidianamente con l’uso delle tecnologie – ma con i linguaggi e le modalità di apprendimento figli di questa rivoluzione. Linguaggi molteplici e integrati, reti semantiche, simultaneità spazio-temporale sono i tratti dominanti di questa nuova gnoseologia che fa dell’interattività e della polifonia non tanto una tecnica in uso nell’era digitale, quanto uno spazio specifico, eticamente ed epistemologicamente definito: processi e percorsi policentrici costruiti in itinere attraverso spazi/luoghi in cui i partecipanti, produttori e fruitori, sono reciprocamente impegnati nella definizione di significati e valori.

A partire da queste considerazioni, non si trattava dunque di pensare gli strumenti dell’innovazione tecnologica come semplici supporti alternativi rispetto alla comunicazione tradizionale – pur utilizzando la ricerca prodotta dagli Istituti negli ultimi anni – ma di considerare come e quanto il lavoro su un territorio vasto (la regione Emilia-Romagna appunto) imponesse un’attenzione particolare alle singolarità territoriali e al rischio, implicito nella History Web, di appiattimento e semplificazione.

Geostoria e History Web

La geostoria da sempre lavora anche sulla cartografia urbana contemporanea consapevole che l’individuazione di un punto su una carta costituisce la rappresentazione visiva di una contrazione spazio-temporale, la condensazione di passato e presente in un luogo fisico, spesso immemore della sua storia. Secondo questo approccio sono costruiti i percorsi, con o senza guida, che da anni gli Istituti propongono alla cittadinanza e alle scuole e le mappe prodotte come strumenti ausiliari, spesso dotate di un numero maggiore di luoghi, immagini, documenti e, più in generale, informazioni, di quante non possano essere fornite in ‘camminate’ di un paio d’ore.

Il lavoro messo in campo dagli Istituti storici ER, pur partendo da una ricerca e un’esperienza pluriennale, ha quindi dovuto confrontarsi preliminarmente con queste importanti questioni alle quali è da aggiungersi, e non è elemento secondario, una diversa materia documentaria disponibile per ciascun Istituto provinciale. In prima istanza quindi, la costruzione di un prodotto web scaricabile alla bisogna doveva vedersela con le specificità dello strumento App che, con una riflessione a posteriori, potremmo riassumere in 6 punti:

  1. Delimita i pubblici cui si rivolge.

    In modo molto più evidente di quanto non avvenga con i prodotti materiali il cui accesso è limitato da requisiti semplici (libro, mappa cartacea o segnaletica), l’uso dello smartphone limita l’utenza a un pubblico medio – giovane.

  2. Aumenta la possibilità di fornire all’utente materiale documentario.

    Pur avendo una capacità limitata, è possibile fornire in tempo reale una selezione di materiali non altrimenti praticabile, in particolare le risorse video e audio che rimangono escluse dai prodotti cartacei.

  3. Facilita la fruizione libera.

    La possibilità di crearsi itinerari personalizzati e scegliere come organizzare il percorso è ampliata dall’uso della geolocalizzazione che facilita l’orientamento, l’individuazione dei luoghi e il tracciamento istantaneo di percorsi alternativi con relativi tempi di percorrenza e mezzi a disposizione.

  4. Favorisce l’interazione.

    Vivendo all’interno della rete è possibile che lo strumento App sia corredato da uno spazio in cui accogliere e raccogliere feedback.

  5. Impone un linguaggio con caratteristiche predefinite.

    Il format è preliminarmente definito e deve tenere conto prioritariamente dello spazio disponibile per i testi (che devono essere chiari e leggibili anche su piccoli schermi) e della ‘naturale’ fruizione di questi prodotti e dei tempi di permanenza dei fruitori su ogni singola pagina.

  6. Seleziona la rilevanza in base alla capacità di rendersi visibile e accattivante.

    Hanno rilevanza prioritariamente quegli elementi che possano parlare attraverso il linguaggio più consono al web: immagini, audio e video.

Discutendo su una APP

I primi tre punti non sono emersi come questioni problematiche che necessitassero una discussione. Essi, infatti, sintetizzano le potenzialità specifiche del mezzo web, i suoi punti di forza e, in sostanza, coincidono con le ragioni/obiettivi che hanno orientato gli Istituti storici a propendere per una App anziché per uno strumento più tradizionale: un target di pubblico ‘giovane’, la possibilità di ampliare e differenziare l’accesso alle fonti documentarie e una fruizione soggettivamente determinabile a seconda delle necessità/interessi.

La questione dell’opportunità di aprire spazi d’interazione con gli utenti, il punto 4, è stata invece tra le questioni dibattute. Pur avvertendo l’importanza di tale spazio – che avrebbe fornito l’opportunità di raccogliere documentazione fotografica, video, commenti provenienti dagli utenti, creando appunto quell’interazione partecipata che rappresenta la qualità specifica del 2.0 – è emerso come tali ‘luoghi’ non possano essere lasciati a una totale autogestione, ma piuttosto impongano l’introduzione di criteri di redazione e di eventuale pubblicazione (vengono accettati tutti i post? Se non tutti con quali criteri vengono scelti? Chi se ne occupa?) che avrebbero impegnato il gruppo oltre le capacità disponibili. L’orientamento è stato quindi quello di non aprire uno spazio di questa natura e di valutare in un secondo momento tale possibilità.

In conclusione il gruppo di lavoro si è concentrato prevalentemente sui punti 5 e 6 perché essi definiscono il perimetro del tavolo di confronto fra le esigenze della disciplina storiografica (che potremmo riassumere come una necessità di rigore, confronto e restituzione della complessità) e quelle del web sopra descritte (i cui obiettivi sono maggiormente tarati sulle necessità di una comunicazione semplice, emotiva e di forte impatto visivo).

Definire oggetto, griglia tematica, periodizzazione e mappature

All’interno di questo confronto e proprio perché, in quanto storici, la necessità di mantenere la barra primariamente sui ‘contenuti’ era da tutti condivisa, da un punto di vista metodologico si è proceduto definendo innanzi tutto storiograficamente l’oggetto di cui ci saremmo voluti occupare. Alcune questioni di carattere, diciamo così, generale sono state quindi affrontate nella prima parte del lavoro.

La prima era relativa alla definizione della periodizzazione e la scelta di dotarla di una cronologia. La decisione di ‘limitare’ il periodo mappato ai mesi della Resistenza è stata dettata tanto dalla volontà di far emergere, nell’anno del 70°, le vicende connesse alla Guerra di Liberazione nazionale, quanto dalle difficoltà di ‘rappresentare’ le vicende pre e post 8 settembre. Una scelta diversa, come tematizzare l’intero periodo 1940-1945, avrebbe obbligato a dare conto del profondo cambiamento intervenuto con l’Armistizio, poiché luoghi, eventi e personaggi mutano funzione e acquistano o perdono rilevanza. La descrizione attraverso i luoghi di tale cambiamento, oltre a non essere sufficientemente documentata dalla ricerca in modo omogeneo, avrebbe spinto verso una semplificazione estrema a discapito di una maggiore precisione e incisività.

La seconda ha riguardato una questione più complessa; in prima battuta, se affrontare la materia storica da un punto di vista tematico o cronologico; in seconda battuta immaginare una rappresentazione di luoghi sull’intero territorio regionale (proponendo quindi una sintesi) o se partire dai singoli contesti provinciali cercando di fare emergere le specificità di ciascuno. Nel primo caso la scelta di privilegiare l’approccio tematico rispetto a quello cronologico è stata condivisa perché ritenuta più accessibile da un numero più elevato di utenti e perché consente di ovviare alla difficoltà di coniugare le esigenze di spostamento fisico con l’andamento cronologico delle vicende. Nel secondo, la decisione presa è stata quella di rimandare a un momento successivo l’approccio regionale, concentrandosi nella prima fase del lavoro sull’elaborazione di una griglia tematica utile a far emergere tanto le omogeneità quanto le alterità fra le storie/luoghi dei singoli territori. Perfettamente in linea con l’obiettivo primario del progetto, cioè l’offerta di percorsi attraverso i luoghi, il gruppo si è dunque orientato sulla dimensione cittadina, individuando nelle città capoluogo di Provincia una sorta di cartina di tornasole che potesse restituire la visibilità e la concretezza dei 20 mesi della Guerra di Liberazione. Questo approccio ha consentito di osservare in prima istanza le emergenze specifiche dei singoli territori e di utilizzare la prospettiva tematica della griglia come strumento in grado di armonizzare le mappature, favorire una prospettiva di comparazione e gettare le basi per uno sguardo d’insieme. Il rischio insito in questa scelta metodologica era quello di subordinare la materia storica, talvolta disomogenea e differenziata anche a causa dei diversi approfondimenti della ricerca (gli Istituti hanno lavorato in questi anni su temi differenti), alla necessità di uniformazione dello strumento web e, quindi, che la rappresentazione di organicità fosse un effetto indotto dall’App e non il risultato di una sintesi storiografica. Più volte, infatti, nel corso delle sedute di lavoro collettivo, ci siamo ripetuti quanto l’attenzione dovesse restare vigile su questo punto e come fosse imprescindibile che, per usare vecchie contrapposizioni, il contenuto dovesse plasmare la forma.

Tale difficoltà, che pur essendo amplificata dallo strumento web è certamente insita anche nei lavori di ricerca pensati per il cartaceo, non ha tuttavia ostacolato il processo che ha consentito al gruppo di lavoro di giungere a una declinazione tematica provinciale (che si è tradotta nei percorsi realizzati sui capoluoghi di provincia) e di gettare le basi per l’individuazione di una chiave di lettura regionale. Quindi, proprio la costruzione di questa griglia tematica – che doveva fornire all’utente semplici e immediati punti di accesso alla Storia – e la successiva mappatura dei luoghi sono stati il cuore del gruppo di lavoro che ha cercato un punto di equilibrio nel difficile rapporto fra la Storia e i possibili luoghi che la raccontano (non tutto ciò che è accaduto trova una sua rappresentazione/evocazione in un luogo).

Se alcuni temi sono emersi in modo sostanzialmente unanime perché da anni terreno d’indagine comune – la vita quotidiana e i bombardamenti, i luoghi della violenza e dell’occupazione – su altri il confronto è stato prolungato: in particolare, ad esempio, la valutazione della possibilità di descrivere attraverso i luoghi, oltre alla deportazione ebraica, anche la deportazione politica o il lavoro coatto, o l’opportunità di individuare un percorso dedicato agli eventi militari (combattimenti o scontri diretti) ovvero inserirli nel tema della Vita quotidiana, e ancora accorpare i Bombardamenti alla Vita quotidiana escludendo da quest’ultima la storia dei cambiamenti degli edifici e della loro destinazione d’uso o costruire un percorso Resistenze che raccogliesse una serie di eventi emblematici delle diverse forme di opposizione del territorio.

In conclusione la griglia tematica si è concentrata sulla vita quotidiana, sulla violenza, sui luoghi del potere fascista e nazista, sulla persecuzione antiebraica, sulla Resistenza/Resistenze. Come è possibile osservare dal lavoro finale (http://resistenzamappe.it/#progetto) ciascun Istituto ha declinato, combinato o disaggregato questi nuclei tematici a seconda della rilevanza che le vicende ad essi connesse hanno avuto sul proprio territorio – il capoluogo di provincia – e in relazione alla conoscenza storica che poteva essere messa in campo. Per dare poi una certa omogeneità al lavoro finale si è scelto di mettere un tetto al numero di percorsi (non più di 6) e ai luoghi che potevano essere segnalati all’interno di ciascuno di questi (dai 5 ai 10) con la possibilità eventuale di aggiungerne un certo numero fuori percorso se ritenuti utili a completare il quadro generale del tema affrontato (è il caso di Bologna nel percorso sui Bombardamenti http://resistenzamappe.it/bologna-bo_bombardamenti.all)

L’App come forma di cartografia semantica

Per quello che riguarda le caratteristiche proprie del mezzo tecnologico scelto (l’App appunto) vale poi la pena sottolineare come sulle scelte finali un ruolo decisivo sia giocato da elementi ‘strutturali’: un’immagine per ogni punto segnalato con la geolocalizzazione (non è raro che eventi, anche importanti, non siano documentati dalla fotografia e quindi rischino di rimanere esclusi dalla selezione); 1500 battute per la scheda introduttiva a ciascun percorso e 500 per quelle dedicate ai singoli luoghi; la possibilità di caricare materiali aggiuntivi per creare delle gallerie con approfondimenti documentari, video e audio (http://resistenzamappe.it/modena-mo_liberazione-ghirlandina.all). La questione dell’utilizzo dell’audio è stata ampiamente dibattuta poiché a essa sono connesse le problematiche tecniche ed etiche dell’ascolto in luogo pubblico e della privacy, ma da tutti è stata ritenuta imprescindibile e, anzi, un elemento qualificante del lavoro complessivo.

Sulla base di quanto emerso da questa prima fase di lavoro si è poi giunti a una riflessione sulla dimensione regionale. Da subito è stato chiaro che la dimensione geograficamente più vasta escludeva la possibilità di pensare dei percorsi regionali. La scelta si è quindi orientata sull’opportunità di utilizzare l’App come una forma di cartografia semantica. Data la conformazione fisica della nostra regione e la conoscenza di quanto tali caratteristiche abbiano inciso sul carattere della Guerra partigiana abbiamo alla fine optato per restituire proprio tali specificità insistendo particolarmente sull’orizzontalità del nostro territorio – a nord e a sud della Via Emilia ma più in generale una fascia montuosa o collinare a sud e una pianeggiante a nord – contrapposta allo sviluppo perpendicolare delle province. Anche in questo caso, come per la localizzazione dei luoghi all’interno dei capoluoghi di provincia, si è cercato di individuare una serie di temi che consentissero di far emergere i caratteri specifici di queste realtà storico-geografiche. Avendo un territorio così ampio a disposizione, l’intera provincia, ciascun Istituto ha dovuto individuare un minimo di 4 luoghi secondo queste coordinate:

Montagna http://resistenzamappe.it/regione-montagna.all

  • Repressione nazifascista in montagna (rastrellamenti, stragi, etc.)
  • Azioni militari della Resistenza (battaglie, attacchi a presidi, etc.)
  • Disobbedienza e Resistenza civile
  • La Resistenza e il controllo del territorio (Repubbliche partigiane, zone libere, basi, etc.)

Pianura http://resistenzamappe.it/regione-pianura.all

  • Repressione nazifascista in pianura (rastrellamenti, requisizioni etc.)
  • Azioni militari della Resistenza (attentati, sabotaggi etc.)
  • Disobbedienza (manifestazioni, rifiuto conferimento del grano agli ammassi, nascondere i renitenti etc.)
  • La Resistenza e il controllo del territorio

Un aspetto nuovo rispetto dunque ai più “classici” Resistenza in pianura e Resistenza in montagna (che ovviamente non rimandano semplicemente a una collocazione geograficamente differente) è stato l’inserimento della prospettiva della Resistenza nei territori della costa adriatica (http://resistenzamappe.it/regione-costa.all).

Nonostante la difficoltà di giungere all’adozione di alcuni strumenti collettivi, in particolare la cronologia, tutt’ora in fase di elaborazione – cronologia strutturata sulla giustapposizione delle vicende provinciali o sintesi regionale? – il risultato raggiunto, certamente perfettibile, è stato più che soddisfacente, apprezzato dalla cittadinanza, dai pubblici scolastici nonché dagli operatori culturali che si occupano di Public Web History. Le iniziative e i percorsi organizzati sono stati diversi e sempre molto partecipati sia dalla cittadinanza sia dalle scuole. Le App sono state anche al centro di Play Festival del gioco – appuntamento annuale modenese molto seguito giunto alla 8° edizione http://play-modena.it – durante il quale sono stati organizzati giochi di ruolo e una caccia al tesoro sui luoghi della Guerra e della Resistenza. Abbiamo vissuto con soddisfazione, ma soprattutto con interesse, questa nuova opportunità, quella cioè di vedere come la Storia, il passato, possa divenire parte del presente vivendo nello stesso strumento con cui stiamo connessi alla contemporaneità: tolta la patina di chiuso e di polveroso, con un semplice gesto si può passare dalla ricerca di un luogo del passato a quella di un cinema, di uno spettacolo o di un ristorante. Anche a noi toccherà osservare gli effetti di questa ‘nuova dimensione’ dinamica e orizzontale nel breve e nel medio periodo.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dati articolo

Autore:
Titolo: Pensare digitale. Breve riflessione sulla costruzione di una App dedicata ai luoghi della Resistenza in Emilia-Romagna
DOI: 10.12977/nov83
Parole chiave: , , , , ,
Numero della rivista: n. 4, giugno 2015
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Pensare digitale. Breve riflessione sulla costruzione di una App dedicata ai luoghi della Resistenza in Emilia-Romagna, Novecento.org, n. 4, giugno 2015. DOI: 10.12977/nov83

INDICI

n. 8, agosto 2017
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO

Iniziative didattiche della rete INSMLI