Rivista dell'Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Sulla diagnosi e il trattamento dei vizi narrativi

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Sulla diagnosi e il trattamento dei vizi narrativi

7 feb 2017

Pubblicato su “Public hostory weekly” il 10 novembre 2016: https://public-history-weekly.degruyter.com/4-2016-37/on-the-diagnosis-and-treatment-of-narrative-vices/

Traduzione di Paolo Ceccoli

Come ci ha mostrato Danto, ogni Storia è, in un modo o nell’altro, narrativa[1]. Chi disdegna la narrazione di solito finisce, nonostante tutto, per raccontare comunque delle storie nella scrittura storiografica[2]. Tutti noi viviamo, in un senso o nell’altro, implicitamente o esplicitamente, progetti narrativi [3]. Ogni narrazione possiede implicazioni etiche poiché orienta l’azione verso di sé e gli altri e caratterizza gli agenti di cui parla, attribuendo loro qualche gradazione di valore.

La narrazione come realizzazione di progetti e proiezioni

In Memoria del Male e Tentazione del Bene, e altrove, Tzvetan Todorov esplora la narrazione come realizzazione di progetti e di proiezioni, e come alibi o scusa, enumerando vari vizi narrativi, tra cui il Manicheismo. Lo schema che segue (Figura 1), basato sul terzo capitolo, ricostruisce lcune forme di auto caratterizzazione morale nella narrazione.

Figura 1 La tipologia morale dell’agente narrativo secondo Todorov © Arthur Chapman

Figura 1 La tipologia morale dell’agente narrativo secondo Todorov © Arthur Chapman

La figura è il modello di quattro tipi ideali. Nel primo tipo (“Benefattore”) un narratore rappresenta se stesso, o il gruppo con il quale s’identifica, come chi “fa del bene”, mentre nel secondo (“Malfattore”) come chi “compie il male”. Nel terzo (“Beneficiario”) c’è chi riceve del bene, mentre nel quarto (“Vittima”) sono identificati quelli che subiscono il male dagli altri. Qualche posizione all’interno dello schema “può essere riempita per vantaggio personale (l’eroe benefattore, la vittima innocente), ma due non portano alcun vantaggio (il malfattore e il beneficiario passivo)”. [4] Pochi desiderano essere visti come ‘chi compie il male’, ma è gradevole impersonare ‘chi compie il bene’. Essere un‘beneficiario’ significa essere dipendenti da altri, che perciò risultano su un gradino morale più alto. Adottare la posizione della vittima è un riconoscimento di debolezza che tuttavia rappresenta un connotato di superiorità, giacché la vittima possiede un diritto di rivendicazione morale nei confronti di chi le ha recato offesa.

Questi quattro tipi ideali sono “Manichei” in almeno tre sensi. Esprimono, infatti, una concezione binaria delle qualità (“bene/male”), dei ruoli (“agente/paziente”) e delle entità storiche (“noi/loro”). Sebbene il mondo possa essere talvolta meglio descritto in termini manichei, il realismo etico ci spinge solitamente a vederlo in chiaroscuro e con molte sfumature di colore. Tuttavia tendiamo, specialmente da giovani, a preferire ‘tagli netti’ e ‘chiarezza’ binaria[5].

Quale rilevanza hanno queste osservazioni per l’uso pubblico della storia e la didattica della storia?

Identificare e diagnosticare i difetti della storiografia

Innanzitutto questo schema può forse essere utilizzato per identificare e diagnosticare i difetti della storiografia e mettere alla prova la cultura storica. Recentemente nel Regno Unito alcune scelte politiche e alcuni dibattiti sull’identità nazionale hanno mostrato, per esempio, aspetti talmente manichei da rendere matura la loro decostruzione. Documenti ufficiali del governo hanno spinto verso una minimizzazione degli aspetti ‘problematici’ del nostro passato.[6] Ministri del governo britannico hanno cercato di demonizzare come nemici interni “che disprezzano…il nostro passato” quelli che hanno tentato di affrontare attraverso la didattica tali aspetti;[7]l’ex direttore del British Museum ha descritto la cultura pubblica britannica come ‘pericolosa’ perché si concentra solo sul ‘buono’ che ‘noi’ abbiamo fatto[8]. D’altro canto, possiamo forse vedere rispecchiata un’immagine altrettanto manichea nelle posizioni di chi smaschera la ‘macchia’ dell’Impero Britannico (analoga ai “peccati dei padri”) e trova, alla radice delle nostre istituzioni nazionali, solo cattive e deliberate distorsioni della realtà[9].

Antidoti al narcisismo nazionale

In secondo luogo lo schema può essere utile a fornire antidoti nei confronti delle varianti negative e positive del narcisismo nazionale. Todorov raccomanda, come correttivo euristico, di narrare la propria storia dalle posizioni ‘ingloriose’ dello schema. Ad esempio iniziando a raccontare la storia di una nazione dalla posizione di ‘beneficiaria’, dove i contributi degli ‘altri’ sono in primo piano. Forse la mossa chiave da fare, comunque, potrebbe essere quella che, con un approccio diverso, consente di evitare il dualismo che il modello di Todorov esemplifica e critica allo stesso tempo. Si può forse ovviare al Manicheismo e all’opposizione binaria attraverso l’introduzione di una scala analoga sulla quale, quando si valutano gli aspetti del passato, ci si possa muovere su e giù per gradi (figura 2). Ci si potrebbe chiedere, secondo i contesti, in che misura un certo gruppo abbia agito o subìto e in che misura abbia commesso il ‘male’ o beneficiato del ‘bene’. Si potrebbe anche andare oltre e cominciare a smontare l’opposizione tra un valore positivo e uno negativo per ciascuna dimensione, rappresentando graficamente, all’interno della figura, molteplici aspetti (A1-A6 nella figura qui sotto) del ruolo di ciascun gruppo nello stesso evento passato – considerando che cosa è stato fatto o no e/o sperimentato dalle varie componenti del gruppo, in termini militari, economici e così via.

Figura 2 Una versione ‘analoga’ modificata della tipologia di Todorov, che rappresenta graficamente diversi aspetti del ruolo dello stesso agente in un ipotetico evento © Arthur Chapman

Figura 2 Una versione ‘analoga’ modificata della tipologia di Todorov, che rappresenta graficamente diversi aspetti del ruolo dello stesso agente in un ipotetico evento © Arthur Chapman


Decostruire il dualismo dell’identità

Il modello così modificato (figura 2) aiuta infine a portare in primo piano e forse, a decostruire in questo modo il dualismo dell’identità aprendolo alla differenziazione. Si tratta di un’operazione simile a quella compiuta da Michael Mann quando ha dimostrato che dietro il termine società inteso in senso unitario si maschera una pluralità d’identità, creata dalla partecipazione simultanea degli agenti sociali in reti d’interazione spesso multiple, sovrapposte e talvolta contraddittorie[10]. Una volta riconosciute le dimensioni multiple dell’agire collettivo, ci si può chiedere in che senso possiamo parlare di un singolo agente in rapporto alle ‘nazioni’. Si potrebbe anche, forse, cominciare a decostruire l’identificazione semplicistica e antistorica tra ‘noi nel passato’ e ‘noi ora’, mostrando come, ora e allora, il ‘noi’ contenga una ‘moltitudine’ e qualità molteplici, spesso contraddittorie[11].

Infine, mettendo a fuoco come la narrazione storica costruisca significati morali – anche quando non ha come scopo di ergersi a giudice – la tipologia di Todorov può forse aiutare a portare in primo piano un aspetto relativamente trascurato ma inevitabile della storiografia: la dimensione etica che nessun tentativo di considerare azioni o inazioni umane può ignorare.

Per approfondire
  • Levi, P. (1991). I Sommersi e i Salvati, Torino: Einaudi, 1991.
  • Todorov, T. (2012). I nemici intimi della democrazia, Milano: Garzanti.
Risorse Web

Note:

[1] Danto, A. (2007) Narration and knowledge, New York: Columbia University Press; il libro costituisce un ampliamento del precedente, Analytical Philosophy of History, di cui si può leggere la traduzione italiana: A.C.Danto, Filosofia analitica della storia, Bologna: Il Mulino, 1971.

[2] Megill, A. (1989) ‘Recounting the Past: “Description.”Explanation, and Narrative in Historiography’. The American Historical Review, 94 (3), pp. 627-653.

[3] Carr, D. (2014) Experience and History: Phenomenological perspectives on the historicized world. Oxford: Oxford University Press.

[4] Todorov, T. (2003) Hope and Memory: Reflections on the 20th Century. London: Atlantic Books, p.144. Ed. italiana: Memoria del bene e tentazione del male: inchiesta su un secolo tragico. Milano Garzanti, 2001, p. 173. Ho tradotto la traduzione inglese di Todorov. Il testo italiano infatti suona diversamente: “Due di questi ruoli sono dunque favorevoli al soggetto, quello del benefattore e della vittima innocente, e due gli sono sfavorevoli, quelli del malfattore e del beneficiario”.

[5] Levi, P. (1988) The Drowned and the Saved, London: Abacus, p.23. Ed. italiana: I Sommersi e i Salvati, Torino: Einaudi, 1991, p.25.

[6] Edgar, D. (2013, March 11). The British history new citizens must learn: no radicals, no homosexuals, no Holocaust. The Guardian. Recuperato da: http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/mar/11/battle-britain-history-new-uk-citizens (ultimo accesso 19/12/2016).

[7] Wozniak, P. (2010) Gove: Schools will ‘stop trashing our past’. Politics. Co.Uk, 5 October 2010. Recuperato da: http://www.politics.co.uk/news/2010/10/5/gove-schools-will-stop-trashing-our-past (ultimo accesso 19/12/2016).

[8] Connolly, K. (2016) Neil MacGregor: ‘Britain forgets its past. Germany confronts it’. The Guardian, 7 October 2016. Recuperato da: https://www.theguardian.com/culture/2016/oct/07/britains-view-of-its-history-dangerous-says-former-museum-director (ultimo accesso 19/12/2016).

[9] O’Neill, B. (2015) Never mind Rhodes – it’s the cult of the victim that must fall. Spiked, 28 December 2015. Recuperato da: http://www.spiked-online.com/newsite/article/never-mind-rhodes-its-the-cult-of-the-victim-that-must-fall/17762#.WFhGaHeh0o9 (ultimo accesso 19/12/2016).

[10] Mann, M. (2012) The Sources of Social Power, Volumes I-IV. Cambridge: Cambridge University Press.

[11] Whitman, W. (1990) The Leaves of Grass. Oxford: Oxford University Press, p.78. Edizione italiana, Foglie d’erba, Roma: Newton Compton, ebook, marzo 2011, “Mi contraddico?/Molto bene, allora, mi contraddico,/Sono largo, contengo moltitudini” – Poesia di Walt Whitman, un americano.

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