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Perché la didattica della Shoah

Perché la didattica della Shoah

Auschwitz-Birkenau

Abstract

Nell’articolo l’autore, nonché Presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, spiega motivi che hanno spinto l’Istituto a organizzare la Summer School 2019 sul tema della didattica della Shoah, e la conseguente scelta della rivista Novecento.org di pubblicare in un nucleo tematico tutti i contributi preparati per quell’esperienza.

La didattica della Shoah e gli istituti della rete Parri

Oramai la data del 27 gennaio rappresenta una delle punte di massimo impegno di tutti gli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea, come è chiaramente emerso dal seminario “Memoria pubblica e calendario civile”, organizzato dal Parri a Milano, presso la Fondazione Memoria della Deportazione, il 15 aprile 2019 e in cui si è riflettuto sulle leggi memoriali e l’approccio didattico e scientifico degli Istituti[1].

Dai dati che in quell’occasione ha presentato Elisabetta Ruffini, direttrice dell’Istituto di Bergamo, in base ad un sondaggio fra gli Istituti (incompleto, ma comunque significativo) è emerso chiaramente che la maggior parte delle iniziative riguardano il Giorno della memoria. Ciò significa che su questo tema proviene dalle scuole una forte richiesta di interventi da parte dei nostri Istituti. Basterebbe questo dato a spiegare perché abbiamo deciso di dedicare la Summer School del 2019 alla Didattica della Shoah; ma non si è trattato solo di venire incontro ad una domanda che proviene dal mondo della scuola.

 

Ricostruire il passato “per legge”

Il punto è che, a 20 anni dalla promulgazione della L. 211 del 20 luglio 2000 che istituiva la Giorno della memoria, emergono criticità che necessitano di riflessioni e approfondimenti[2], a partire, in primo luogo, dalla definizione per legge di quello che si deve ricordare e commemorare: lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani deportati – militari e politici – nei campi nazisti. A queste categorie fa riferimento esplicito la legge, tralasciando, ad esempio, Rom e Sinti, omosessuali, Testimoni di Geova, tutte categorie che hanno subito persecuzione e, in misura più o meno elevata, sterminio.

Sempre di più ci troviamo davanti ad una tendenza a regolamentare per norma di legge (o di indirizzi che assumono la funzione di “quasi leggi”) la ricostruzione del passato storico, più o meno recente. Quello che un tempo si definiva “uso pubblico della storia” oggi assume la veste di politiche della memoria che si vuole condivise, ma che in realtà sono imposte in nome di un presunto universalismo dei diritti umani: si pensi alla recente risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa, che stabilisce quale memoria debba essere condivisa all’interno dell’Unione, con giudizi storici discutibili e imbarazzanti[3]. Ed è recente la notizia che il governo italiano ha deciso di adottare la definizione di antisemitismo dell’I.H.R.A. (International Holocaust Remebrance Alliance), un’associazione di molti paesi attiva dal 2000, dimostrando ulteriormente la tendenza a normare per legge (o dichiarazioni che, pur non avendo il carattere di leggi, risultano altrettanto vincolanti per gli operatori della memoria) fenomeni storici di grande complessità[4].

 

Il ruolo della rete degli istituti

Insomma la didattica della Shoah non può prescindere da approfondimenti di carattere tematico (la storiografia sull’argomento è in continua evoluzione), né da riflessioni di carattere metodologico. È appena il caso di ricordare che gli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea non sono né debbono essere “militanti della memoria”, come legittimamente possono rivendicare di essere altre agenzie formative (Ucei e Yad Vashem, ad esempio); il nostro contributo non può che essere sviluppato sul terreno di una riflessione scientifica, che fondi la didattica su solide basi di conoscenza storica e consapevolezza critica.

Questo spiega la strutturazione della Summer del 2019: 5 relazioni di carattere scientifico da parte di esperti riconosciuti, una giornata di riflessione, sotto forma laboratoriale, sulle fonti e sulla loro possibile fruizione in classe, una mattinata conclusiva di discussione su quanto appreso nei giorni precedenti, con informazioni sull’approccio di altre agenzie formative italiane ed estere.[5]

 

La Summer school e il dossier

Abbiamo così cominciato con una relazione di Simon Levi Sullam che, oltre a informare sugli approcci più recenti della storiografia internazionale, ha posto un fondamentale quesito di definizione: Olocausto, Shoah, distruzione, genocidio? Antonella Salomoni ha invitato a collocare in una dimensione di lunga durata la persecuzione degli ebrei, richiamando i pogrom dell’Europa orientale a partire dal 1881 (solo in quelli dal 1919 al 1921 in Ucraina, Bielorussia e Russia furono uccisi da 70.000 a 200.000 ebrei, a seconda delle stime, con 300.000 bambini rimasti orfani), e sottolineando come è proprio sul fronte orientale che si è realizzato il maggior numero di uccisioni degli ebrei europei. Marta Baiardi ha fatto il punto della ricerca sull’Italia, dopo che l’ottantesimo anniversario delle leggi razziali ha riportato l’attenzione sul ruolo propulsivo e autonomo del regime fascista nella persecuzione.

Valentina Pisanty, anticipando alcune considerazioni del libro I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe, edito da poco da Bompiani, ha invitato a riflettere sull’incapacità delle attività commemorative nel bloccare razzismo e intolleranza, aumentati a dismisura negli ultimi 20 anni, e ha analizzato il fallimento delle politiche della memoria basate sull’equazione retorica “Per non dimenticare = mai più”. Alberto Cavaglion partendo dalla constatazione della crisi politiche della memoria, ha provocatoriamente proposto una pausa di riflessione non breve, bloccando i finanziamenti a iniziative come i treni della memoria e convogliandoli nelle biblioteche scolastiche. Elena Mastretta, Chiara Nencioni e Nadia Olivieri hanno parlato delle loro esperienze di partecipazione ai corsi organizzati da Yad Vashem in Israele e da Mémorial de la Shoah a Parigi, Berlino, e  nei Balcani. Infine Stefania Bertelli e Andrea Saba hanno illustrato alcune parole chiave che hanno caratterizzato l’attività degli Istituti della Resistenza fin dalle prime elaborazioni di Alessandra Chiappano.

La Summer school del 2019  ha rappresentato una buona occasione di aggiornamento scientifico e di confronto fra docenti sulle metodologie didattiche, su una strada che bisognerà continuare a percorrere nei prossimi anni.

 


Note:

[1] Il programma si può consultare sul portale della Rete degli istituti [http://www.reteparri.it/in_evidenza/memoria-pubblica-e-calendario-civile-3212/]; i video della giornata sono invece alla pagina https://www.youtube.com/watch?v=7QGnXMIf-5E&list=PL13Gqk113aylSQzqiJaH04iq7MKvNpKB. Url consultate il 26 febbraio 2020.

[2] Un primo intervento di David Bidussa sul sito della Fondazione Feltrinelli [http://fondazionefeltrinelli.it/il-giorno-della-memoria-alla-ricerca-di-nuove-date-di-liberta/], url consultata  il 26 febbraio 2020.

[3] Ad essa il Parri ha dedicato un pomeriggio di approfondimento il 12 novembre 2019. I video della giornata sono disponibili alla pagina [https://www.youtube.com/watch?v=93bpllB2EKo&list=PL13Gqk113aynUyU5bxG24fRKC9Bg3_tWL], url consultata il 26 febbraio 2020.

[4] Per una serrata e convincente critica si veda R. R. Gould, Legal Form and Legal Legitimacy: The IHRA Definition of Antisemitism as a Case Study in Censored Speech, in “Law, Culture and Humanities”, 2018, pp. I-34. Ringrazio Guri Schwarz per avermi segnalato questo saggio.

[5] Il programma completo alla pagina [http://www.reteparri.it/didattica-formazione/summer-school/summer-school-2019-4600/], url consultata il 26 febbraio 2020.

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Perché la didattica della Shoah
DOI: 10.12977/nov305
Parole chiave:
Numero della rivista: n.13, febbraio 2020
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Perché la didattica della Shoah, Novecento.org, n.. 13, febbraio 2020. DOI: 10.12977/nov305

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