Rivista dell'Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Alpes en guerre / Alpi in guerra 1939-1945

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Alpes en guerre / Alpi in guerra 1939-1945

27 gen 2016

Introduzione

La mostra Alpes en guerre/ Alpi in guerra è stata inaugurata a Torino e a Grenoble nell’inverno 2003 ed è durata fino alla tarda primavera del 2004. Realizzata a Grenoble dal Musée de la Résistance et de la Déportation de l’Isère, ha visto la collaborazione dell’Istituto piemontese della Resistenza e della società contemporanea e il contributo dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta e dell’Isalp-Istituto di storia delle Alpi di Lugano. Insieme i partner hanno definito l’impianto scientifico e hanno messo a disposizione un’ampia documentazione, attingendo ai loro archivi e svolgendo apposite ricerche.

La mostra bilingue (italiano e francese) ha rappresentato il primo risultato della collaborazione tra amministrazioni e istituzioni scientifiche del Piemonte, Valle d’Aosta, Provincia di Imperia e regioni frontaliere della Francia e della Svizzera, che ha dato vita al progetto Interreg/Alcotra “Memoria delle alpi /Mémoire des Alpes”1, iniziato nel 2003 e conclusosi nel 2008. Il progetto si è fondato sull’idea di considerare le Alpi occidentali come un solo e unico territorio da studiare e indagare, sviluppando così un approccio del tutto nuovo che ha suscitato un grande interesse presso studiosi e conservatori di musei francesi, svizzeri e italiani.

I contenuti della mostra
L'immagine introduttiva della mostra

L’immagine introduttiva della mostra

La mostra presenta le immagini della guerra sulle Alpi in modo da evocare le drammatiche conseguenze del conflitto sulle società delle regioni alpine. Al di là delle contrapposizioni militari, si è cercato però di individuare le affinità culturali di lungo periodo, i rapporti di solidarietà fra le popolazioni che hanno creato già nel corso del conflitto e malgrado le inevitabili fratture, le premesse di una prospettiva democratica europea.

Composta di pannelli dal profilo irregolare e dalle tonalità spente, la mostra si è articolata in sei sezioni, intervallate da tre postazioni video, che aggiungevano sequenze di immagini a quelle esposte. Integravano il percorso un documentario e un film di 6 minuti che riassumeva con animazioni e materiali d’archivio le fasi della guerra tra Italia e Francia fino ai trattati di pace.

Ecco le sei sezioni della mostra: Le società alpine alla fine degli anni Trenta. Le forze in gioco: Tedeschi, Alleati, Francesi, Italiani e Svizzeri. Alpi e Alpini in guerra; occupazioni e scontri militari. Resistenze: rifugi, città e frontiere. Persecuzioni, repressioni, bombardamenti, danni di guerra. Divisioni e frontiere, demilitarizzazione, memorie, luoghi di memoria, vuoti di memoria.

Nella rassegna virtuale che segue, sono pubblicate le immagini della mostra con relative didascalie, divise nelle sei sezioni di cui sopra:

Alpi-in-guerra

Il dettaglio delle sezioni

Il percorso iniziava con la presentazione del territorio alpino alla fine degli anni Trenta: un periodo cruciale, nel quale le società tradizionali, pur restando legate alla pratica dell’allevamento e dell’agricoltura, modificano progressivamente i loro modi di vita sotto la spinta dell’industrializzazione e del turismo. L’esistenza della frontiera politica non incide sulle relazioni di popolazioni che hanno in comune lingue e tradizioni.

Nella seconda sezione, la prospettiva si allargava spostandosi sulla posizione strategica delle Alpi occidentali e sul loro ruolo nella geopolitica mondiale dalla fine del XIX secolo al 1945. Pur non costituendo un fronte di primaria importanza, esse sono difese da imponenti fortificazioni e da truppe specializzate: gli Chasseurs alpins (Cacciatori alpini) e gli Alpini, reclutati in seno alle comunità locali. Una terza sezione informava sulle potenze che si affrontano sul campo e sullo svolgimento della guerra. Seguiva l’evocazione della Resistenza, che si sviluppa da un lato e dall’altro delle Alpi, dando luogo alla creazione di ‘repubbliche libere’, come quelle del Vercors in Delfinato o della Val d’Ossola, Valmaira ed altre in Piemonte, poi schiacciate dalla repressione tedesca. Terre di resistenza, le Alpi furono anche terra di rifugio per quanti erano in pericolo di vita: militari ed ex prigionieri alleati, partigiani, antifascisti e soprattutto ebrei dell’Europa centrale e orientale che cercavano di sfuggire alle persecuzioni; dopo l’emanazione delle leggi razziali (1938) che li cacciarono dall’Italia e l’occupazione tedesca della Francia (1940) essi compirono intricati percorsi alla ricerca della salvezza. Li accolsero nelle Alpi le zone francesi dell’occupazione «mite» degli Italiani, fino all’8 settembre 1943, e in numero sempre più rilevante la neutrale Svizzera, verso la quale si riversavano i perseguitati da ogni parte della frontiera.

Il tema della quinta sezione è stato il pesante tributo pagato dalle popolazioni alpine. I bombardamenti alleati sui centri urbani industriali fecero numerose vittime fra gli abitanti. Torture, esecuzioni sommarie e deportazioni s’intensificarono durante l’occupazione tedesca di tutte le Alpi fino alla Liberazione, che arrivò nell’agosto 1944 nelle Alpi francesi, ma solo nell’aprile 1945 nelle Alpi italiane. La sesta parte illustrava le tappe della difficile riappacificazione tra italiani e francesi, conseguenza della guerra del 1940: ridefinizione delle frontiere, tentativi di annessione della Val d’Aosta, manifestazioni di italofobia, che hanno reso più lenti l’elaborazione della memoria e lo stesso lavoro storiografico.

Il percorso espositivo è stato accompagnato da un opuscolo illustrativo. Pubblichiamo anche quest’ultimo in versione virtuale:

Libretto


Note:

1 Per maggiori informazioni su questo progetto: http://www.istoreto.it/ricerca/progetti-conclusi/la-memoria-delle-alpi/

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