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Il testo liquido è una “visione del mondo”

Abstract

Questa relazione prende spunto sia dalle ultime disposizioni ministeriali in merito alle adozioni dei libri di testo sia dagli “effetti collaterali” che tali disposizioni hanno generato nel dibattito pubblico tra editori, docenti ed esperti.

photo credit: anitakhart via photopin cc

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In merito alle disposizioni vere e proprie, occorre sottolineare che l’attenzione del Ministero rimane esclusivamente rivolta agli aspetti tecnico-economici della problematica, rimandando a operatori ed esperti l’analisi degli aspetti propriamente didattici della “rivoluzione” digitale in atto nel mondo della comunicazione. Parallelamente, l’attenzione degli operatori si è recentemente spostata verso il dibattito apertosi con il proporsi del modello del “self publishing”, modello accompagnato da motivazioni di carattere politico certamente interessanti ma, in ultima analisi, difficili da sostenere.

Maurizio Chatel – estratto n. 1 dalla relazione sul testo liquido

L’intreccio di questi due aspetti merita dunque una riflessione articolata, che utilizzi le adeguate competenze scientifiche verso la definizione di ciò che è autenticamente efficace nella didattica digitalizzata, e che sia sostenuta da un codice deontologico che disciplini un processo pedagogico-comunicativo esposto agli ormai ben noti rischi insiti nell’uso “aperto” di internet. Le riflessioni che seguono sono corredate dall’esemplificazione pratica delle soluzioni che la BBN editrice propone sia sul piano metodologico-disciplinare per l’insegnamento della Storia sia su quello tecnico-editoriale. Il testo prescelto, che possiamo definire un “testo liquido” è consultabile al seguente indirizzo: http://www.didasfera.it/catalogo/testo?id=1

Maurizio Chatel – estratto n. 2 dalla relazione sul testo liquido

Venendo agli aspetti di professionalità necessari alla produzione di un libro di testo, ecco alcune riflessioni corredate da link al volume indicato:

La stesura di un testo scolastico (volto alla diffusione pubblica?) richiede particolari competenze professionali, che non sono le stesse esplicate in una normale funzione docente. In particolare:

  • Competenze “scientifiche”, legate a una precisa vocazione personale alla ricerca disciplinare e al rigore metodologico. Naturalmente tali competenze non sono sufficienti da sole a garantire l’efficacia di uno strumento didattico, che deve sempre vedere uniti rigore scientifico e competenza pedagogica. http://www.didasfera.it/didattica/s2-storia?unita=12

Maurizio Chatel – estratto n. 3 dalla relazione sul testo liquido

  • Competenze pedagogiche. Conoscenza e controllo del registro espositivo e dei processi d’apprendimento adeguati alle diverse fasce d’età, capace di diventare un “modello” utilizzabile dall’intera collettività. La capacità “personale” di gestire delle classi non è una garanzia sufficiente della validità generale di un metodo. http://www.didasfera.it/didattica/s2-storia?modulo=5
  • Competenze redazionali. La presenza di materiale iconografico (o multimediale se si tratta di un testo digitale) non è una questione dirimente per la validità di un testo scolastico. È indubbio tuttavia che tale materiale ne aumenta l’efficacia didattica e la validità. Soprattutto errori e superficialità nel trattamento di immagini e assets multimediali inficia la qualità didattica stessa di un testo1.

Maurizio Chatel – estratto n. 4 dalla relazione sul testo liquido

Fattori di qualità. Vengono presi in considerazione tutti quegli elementi che contribuiscono all’esplicazione ampia e articolata di una buona didattica non svincolata da un esplicito orizzonte deontologico2.

  • Aggiornamento. Un testo scolastico è una forma particolare di saggio scientifico; non è pensato per “durare” nel tempo ma per essere sostituito con nuovi aggiornamenti che rendano conto dell’evoluzione dei metodi e dei contenuti. Un “buon” testo scolastico è quindi un work in progress soggetto a continue revisioni3. A questo livello, giocano un ruolo determinante le competenze scientifiche dell’autore e la sua professionalità “autoriale”.

Maurizio Chatel – estratto n. 5 dalla relazione sul testo liquido

  • Chiarezza. Un buon testo scolastico, come strumento di supporto, deve essere comprensibile agli studenti anche indipendentemente dalla mediazione dell’insegnante. È chiaro che questo elemento diventa davvero “critico” nelle fasce media e terminale del corso di studi: per i primi 5/8 anni di scuola non si discute sul fatto che l’accessibilità di un testo è questione primaria. Diverso il discorso per la fascia d’età dai 14 in su. In quest’ultimo caso, il concetto di “chiarezza” può essere variamente declinato e anche criticato. Distinguiamo i registri lessicale e sintattico. Per quanto concerne la sintassi, ogni materia ha le proprie esigenze. In ambito umanistico, ad esempio, e in particolare storico-filosofico e letterario, una sintassi articolata e non banale è un importante fattore di formazione culturale. Per quanto concerne il lessico, invece, i criteri di scelta devono tenere conto della necessità di non banalizzare i contenuti, penalizzando così la qualità dell’’apprendimento anche a scapito del proseguimento universitario del corso di studi. L’apprendimento delle competenze di base di una disciplina comprende anche i suoi fondamenti terminologici, senza i quali ogni conoscenza è incompleta e non trasmissibile. Un testo non deve rinunciare al rigore lessicale, fornendo strutturalmente le chiavi esplicative adeguate alle esigenze degli studenti (note, glossari, definizioni). Dal punto di vista redazionale-editoriale, la scelta di infarcire ogni pagina di note e quant’altro può risultare controproducente per l’efficacia immediata del testo soprattutto sotto l’aspetto grafico. Ancora una volta, la versione digitale-ipertestuale semplifica il problema e lo trasforma in un valore aggiunto di notevole efficacia didattica.

Maurizio Chatel – estratto n. 6 dalla relazione sul testo liquido

  • Correttezza scientifica.
    • Gli errori di stampa sono ormai la piaga costante dell’editoria in generale. Un testo autoprodotto, non soggetto cioè a più letture redazionali, è tanto più esposto a questo problema. Sotto questo aspetto, la catena produttiva editoriale – dove ancora esiste – rimane l’unica alternativa percorribile.
    • La presenza di un adeguato apparato critico risponde a due esigenze fondamentali nella didattica: abitua lo studente alla complessità della conoscenza – contro ogni forma di semplicistico nozionismo del tipo “il teorema di Pitagora c’è ed è un bene comune non proprietario” – e fornisce all’insegnante una varietà di fonti critiche che ha la funzione di una “biblioteca virtuale” a sua disposizione4. Ancora una volta, il formato digitale allevia il sovraccarico di pagine e costi che l’uso di un ricco apparato critico comporta nel libro cartaceo.
    • La “scientificità” di un saggio risiede nella corretta argomentazione/giustificazione di ogni affermazione. La sintassi argomentativa non deve trasformarsi in una paratassi inestricabile, ma illustrare lo sviluppo dei concetti in modo sintetico e preciso. È superfluo sottolineare che l’assenza di un lavoro assiduo e professionale di ricerca, a monte di una produzione saggistica, espone l’autore a errori o a esiti dilettantistici e superficiali.
    • Un buon libro di testo deve proporre innanzitutto un valido e/o innovativo metodo didattico. È quello che si definisce il “filo della lettura”, che lega la scelta dei contenuti in un percorso di sviluppo coerente e integrato5.

Maurizio Chatel – estratto n. 7 dalla relazione sul testo liquido

  • Cooperatività – o possibilità di personalizzare/integrare il testo. Ogni considerazione a questo riguardo deve partire dal fatto che l’editoria digitale ha trasformato profondamente il senso e il valore della manualistica scolastica. Non tenere conto di questo non conduce da nessuna parte. Studiare invece in modo scientificamente aperto e collaborativo il valore aggiunto che il testo digitale – ovviamente on-line – offre alla creatività e alla professionalità dei docenti, è un compito che editori e formatori devono assumersi con senso di responsabilità.

Note:

1. Negare un valore culturale alla multimedialità dei testi significa negare valore al contesto comunicativo in cui si muovono le ultime generazioni, con ciò aprendo una frattura tra docente e discente che non giova certamente all’efficacia pedagogica dell’insegnamento. Un insegnante non può essere conflittuale nei confronti del mondo in cui “abitano” i suoi studenti (a meno che non si tratti di ambienti socialmente degradati, ma in questo caso il discorso si fa particolare). Un insegnante può trasformare in senso critico la visione del mondo di alunni e studenti, agendo però sull’autostima e non colpevolizzando.

2. Si prende spunto dalle proposte pubblicate nel sito http://www.edscuola.it/archivio/ped/nuove_adozioni.html

3. È nota la polemica, tutt’altro che ingiustificata, sull’uso che il circuito editoriale fa di questa esigenza. Oggi, quella che sembra essere la soluzione più adeguata al conflitto tra esigenze didattiche e sfruttamento commerciale pare essere la scelta di testi digitali, facilmente manipolabili senza costi aggiuntivi di stampa e distribuzione.

4. A proposito di un’altra disarmante affermazione, secondo cui l’adozione di un libro di testo impedisce all’insegnante di spaziare nella vastità della conoscenza, mettendola poi a disposizione degli studenti.

5. In netta opposizione al modello da più parti vagheggiato del testo “autocomposto” a partire da un repertorio di materiali eterogenei (granulari) da assemblare secondo le esigenze di volta in volta diverse dell’insegnante.

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Il testo liquido è una “visione del mondo”
DOI: 10.12977/nov52
Parole chiave: , , , ,
Numero della rivista: n. 3, dicembre 2014
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Il testo liquido è una “visione del mondo”, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov52

INDICI

n. 9, febbraio 2018
Editoriale
"Insegnare l’europa contemporanea"
Dossier del n. 9 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 8, agosto 2017
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO

Iniziative didattiche della rete INSMLI