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La storia nella rete: uno studio. Riti, miti e modelli nei blog e nei social-network

Dossier @storia: la storia nell’era digitale, pubblicato sul numero 0, giugno 2013.

Relazione sull’intervento di Luisa Cigognetti “La storia nella rete: uno studio. Riti, miti e modelli nei blog e nei social-network di alcuni Paesi dell’Unione Europea”

Il progetto di ricerca
“Media e cultura comunitaria” è un progetto nato nel 2006 che studia il rapporto fra rappresentazione della storia nei media europei e coinvolge 14 università di altrettanti Paesi dell’UE. Dopo una prima fase di ricerca dedicata alla televisione – i risultati sono pubblicati in “Tanti passati per un futuro comune: la storia in televisione nei Paesi dell’Unione Europea”, Venezia, Marsilio, 2011 – si è ora passati allo studio del web come luogo di informazione e “agente” di storia. Al centro dell’analisi siti storici pubblici e privati, social network, forum e blog.

Introduzione: video di un Liceo di Amsterdam

Domande iniziali e scelte di metodo
Fin dal primo sguardo il web appare un labirinto entro il quale è facile perdersi non solo in quanto non sono disponibili le mappe per orientarsi, ma anche perché – come accennava Antonio Brusa in uno dei precedenti interventi – non è chiaro chi possano essere coloro che quelle mappe dovrebbero fornire. Le voci che circolano nella rete restituiscono una vaga idea di come le persone vedono il mondo e giudicano la propria epoca: i messaggi, poco chiari ed effimeri prendono spunto da discorsi precedenti lungo una catena di botta e risposta di cui si perde il senso originario dopo qualche scambio di battuta.
Ma nonostante il contesto sfuggente le finalità della ricerca sono chiare: ci interessa scoprire quali sono gli argomenti storici che emergono nei colloqui quotidiani sul web, in quali occasioni sono utilizzati, in che misura sono approfonditi e, da ultimo, se ci sono accenni alla storia di altri Paesi europei o all’Europa. Operazione preliminare è quella di mappare il territorio nazionale, ovvero identificare i luoghi dove è più probabile si tratti di temi storici, anche considerando che nel web nuovi siti appaiono e scompaiono a ritmi frenetici. In un secondo momento si passa ad analizzare il tipo di sito, la natura delle discussioni al suo interno, il suo peso in termini di contatti giornalieri e/o di commenti.
Va detto che lo studio di siti storici pubblici e privati e soprattutto di forum, blog e social network come potenziali fonti di ricerca storica e sociale è agli inizi, ambito che pone questioni metodologiche ancora da sciogliere. Di più manca una letteratura sull’argomento e le ricerche sul campo sono rare. In Europa tra gli spunti più interessanti si possono citare gli studi dello sloveno Martin Pogacar dell’Università di Nova Gorica che ha lavorato sulla memoria storica dell’ex Yugoslavia così come appare oggi nei social network. La sua analisi ci ha offerto numerose suggestioni per l’impostazione delle linee metodologiche utili all’indagine.

La situazione in Italia. Alcuni dati
Innanzitutto un elemento utile a inquadrare il contesto è la proporzione del fenomeno: secondo il Web Index Report (http://thewebindex.org, settembre 2012) l’Italia occupa la ventitreesima posizione nel mondo per l’incidenza della rete sulla vita quotidiana delle persone, il che – tradotto in termini concreti – significa che meno di un italiano su due naviga in internet ogni giorno. Ciò premesso ci siamo chiesti se sia possibile in Italia fare ricerca storica utilizzando esclusivamente fonti digitali, quale storia raccontano e si raccontano gli italiani in Internet, quali sono i temi di principale interesse e come vengono discussi.
Per quanto riguarda le fonti digitali per la ricerca storica va detto che solo lo 0,293% delle istituzioni italiane utilizza la rete per i propri servizi. Più web-oriented rispetto alla media nazionale le istituzioni connesse alla ricerca storica (Archivi, Centri di Studio e Documentazione) che hanno in corso importanti operazioni di digitalizzazione del proprio patrimonio. E’ ancora il Web Index Report a riferire che in Italia trova spazio sul web una bassa percentuale dei dati prodotti (60%). Trend confermato dall’analisi delle riviste storiografiche online: web magazines e e-­journals sono spesso semplici vetrine per promuovere i prodotti cartacei, solo parzialmente esaurienti rispetto al numero e ai temi delle pubblicazioni d’interesse sul tema e molto “tiepide” per quanto riguarda il dibattito tra studiosi.

Siti blog e social network italiani, ovvero la storia e le storie raccontate dal basso
Usciti dall’ambito della ricerca scientifica si entra nel più complesso campo dell’uso pubblico della storia. Quale spazio occupa la storia nella società civile italiana? Come e da chi viene raccontata su internet?
Immediatamente si nota che quasi tutti i principali eventi della storia contemporanea hanno un loro sito (es. Prima e Seconda Guerra Mondiale, Guerra fredda, ecc…). In tutti i casi si tratta di un racconto in cui prevale l’evenemenziale, inteso come mera raccolta di dati priva di riflessione interpretativa. Viene così confermato il ruolo preminente della rete quale mezzo per reperire informazioni dal momento che, anche laddove si apre un dibattito nei pochi siti che prevedono la possibilità di un commento, la tendenza è quella di discutere di politica più che di storia.

Estratto video: i siti sui principali eventi della storia contemporanea

Maggiore spazio al discorso storiografico si trova nei blog che sono, però, poco numerosi e poco frequentati; loro scopo prevalente è quello di mantenere viva la memoria del pubblico italiano su eventi e personaggi storici giudicati di volta in volta rilevanti. Merita una riflessione il fatto che i blog italiani sul tema siano tenuti non tanto da storici quanto piuttosto da giornalisti (significativo il caso del blog di Dino Messina – http://lanostrastoria.corriere.it/ – inserito direttamente nella versione digitale del sito de “Il Corriere della Sera”).
Passando ai social network si nota subito che, sebbene Twitter offra maggiori potenzialità alla narrazione storica – emblematico l’ambizioso progetto di Alwyn Collinson sulla Seconda Guerra mondiale: https://twitter.com/RealTimeWWII – è sicuramente Facebook il social più utilizzato in Italia (20,9 milioni di account a fronte dei 2 milioni di Twitter: dati Audiweb, gennaio 2012).
Ma dove si trova la storia su Facebook? Di solito sulle pagine ufficiali dei grandi personaggi: da Garibaldi a Mazzini, da Vittorio Emanuele II a Benito Mussolini, ognuno di essi ha almeno una pagina pubblica dedicata. Anche in questo caso è evidente come la comunicazione tenda a fondarsi sul meccanismo di identificazione/opposizione ad un personaggio, ad un evento, ad un periodo storico. L’ambito della conoscenza passa in secondo piano e la lettura della storia soccombe ancora una volta al dibattito politico; i commenti, poco numerosi, si attestano ad un modesto livello di spessore culturale e su di essi prevale l’azione di alzare il pollice o condividere ciò che in un dato momento incontra il consenso.

Estratto video: la storia su Facebook

Proprio attorno a questi meccanismi di identificazione tipici di Facebook si è attestata la riflessione di Claudia Covelli che ha studiato il Centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia quale prima celebrazione in cui i nuovi media hanno conteso spazio alla comunicazione tradizionale. Dall’indagine quantitativa è emerso che i personaggi storici più citati siano stati Giuseppe Garibaldi e Carlo Cattaneo, dato che evidenzia come la lettura politica abbia ancora prevalso su quella storica dal momento che nel corso del 2011 il dibattito sul federalismo era stato molto acceso e i personaggi finivano per incarnare due differenti idee di nazione. Altro indicatore interessante il fatto che le pagine dedicate alle celebrazioni spostavano spesso l’attenzione su personaggi lontanissimi dalla storia del Risorgimento indicando come eroi nazionali protagonisti della contemporaneità come i magistrati Falcone e Borsellino.

Estratto video: Falcone e Borsellino eroi del Risorgimento?

Conclusioni
La ricerca, ancora in fase iniziale, ha permesso di identificare alcune rappresentazioni del passato così come appaiono nei siti. Si tratta di un lavoro preliminare, uno scavo fatto con uno strumento grezzo, ma essenziale per ogni futuro studio sull’argomento. La via è aperta ad ulteriori investigazioni.

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Dati articolo

Autore:
Titolo: La storia nella rete: uno studio. Riti, miti e modelli nei blog e nei social-network
DOI: 10.12977/nov10
Parole chiave: , , , , , ,
Numero della rivista: n. 1, dicembre 2013
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , La storia nella rete: uno studio. Riti, miti e modelli nei blog e nei social-network, Novecento.org, n. 1, 2013. DOI: 10.12977/nov10

INDICI

n. 8, agosto 2017
EDITORIALI
DOSSIER DEL N. 8 DELLA RIVISTA
ITALIA DIDATTICA
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

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