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Tre studi di caso sulla povertà in età fascista

Tre studi di caso sulla povertà in età fascista

L’istruzione degli studenti dell’Istituto Derelitti di Milano attraverso i documenti dell’Archivio storico dei Luoghi Pii Elemosinieri

Introduzione

Lo studio di caso qui presentato riguarda un tema vicino all’esperienza degli alunni: l’organizzazione scolastica per gli studenti ospiti dell’Istituto Derelitti, esaminato attraverso i documenti custoditi presso l’Archivio storico dei Luoghi Pii elemosinieri di Milano. L’archivio è conservato presso Palazzo Archinto, sito in via Olmetto, di proprietà dell’ASP – azienda di servizi alla persona Golgi-Redaelli.
L’argomento, a cavallo tra storia e cittadinanza, trae spunto da un’esperienza proposta durante l’anno scolastico appena concluso, in cui studenti di una classe III di scuola media inferiore sono stati chiamati a riflettere sul concetto di diritto allo studio. Tutto è nato dalla coincidenza di due episodi temporalmente vicini tra loro: l’uscita nelle sale cinematografiche del film documentario “Vado a scuola”( 26 settembre 2013 regia Pascal Plisson, presentato al Festival di Locarno in Piazza Grande) e la candidatura al premio Nobel per la pace di Malala Yousafzai (1° febbraio 2013).
Nel film il regista, Pascal Plisson, narra la storia di quattro ragazzi che, in quattro diversi luoghi della Terra percorrono strade e compiono sfide spesso più grandi di loro per andare a scuola spinti dall’unico grande desiderio di imparare per un futuro migliore.
La storia di Malala Yousafzai, è la storia di una ragazza che a soli 11 anni  inizia a scrivere in un blog, su invito del padre, direttore di una scuola femminile, raccontando le condizioni delle studentesse pakistane sotto il controllo dei talebani. Del suo toccante discorso all’Assemblea dell’ONU, su invito del Segretario Generale Ban Ki-moon, ricordiamo in particolare una frase simbolo:

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.

Con l’insegnante di lingua inglese i ragazzi hanno lavorato sull’intero discorso di Malala di cui sopra ed il 22 novembre 2013 hanno avuto la fortuna di incontrare Viviana Mazza, giornalista del Corriere della Sera ed autrice del libro “Storia di Malala”.

vado a scuola
storia di malala

La visione del film e la lettura del libro hanno permesso di riflettere sulla storia del diritto allo studio

L’obiettivo, come già detto, è stato quello di consentire ai ragazzi di comprendere il valore del diritto allo studio in un regime democratico, quale quello in cui ci troviamo a vivere, dove istruirsi significa in primo luogo sviluppare un pensiero critico, veder riconosciuto il proprio diritto di parola e di pensiero. Senza contare i benefici in termini di opportunità: nessuna distanza insormontabile per andare a scuola ogni mattina, nessuna minaccia dall’esterno, nessuna imposizione in termini di severo apprendimento contenutistico e disciplinare.

Agli stessi alunni è stato fatto presente che gli articoli 33 e 34 della Costituzione Italiana (parte I – Titolo II) recitano:

articolo 33

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

articolo 34

“La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Da un’esperienza così formativa è sorta l’idea del presente studio di caso, nel quale si tratta dell’istruzione degli studenti dell’Istituto Derelitti di Milano, dalla sua nascita, alla sua evoluzione in epoca fascista, al recupero del primo intento formativo al termine del secondo conflitto mondiale.

Testo esperto

Dalla fascistizzazione della scuola alla fascistizzazione dell’Istituto Derelitti di Milano

Uno studio accurato dell’evoluzione della scuola non può non tener conto degli iniziali sforzi del Regno d’Italia di poter garantire un’istruzione diffusa. Con il passare degli anni i ministri che si avvicendarono compresero sempre di più quanto fosse complicato pensare ad un’alfabetizzazione unitaria. Di qui il susseguirsi di varie proposte, non ultima quella di multare i genitori che non permettevano ai propri figli di avvalersi del diritto all’istruzione.

A quei tempi la classe politica aveva ben inteso che una vera crescita economica del Paese era imprescindibile dall’innalzamento del livello culturale dei cittadini; un primo passo era stato quello dell’obbligatorietà della frequenza scolastica. Siamo in quella che verrà definita era Casatiana[1](1859-1923), caratterizzata   dai vari tentativi di innalzare l’età dell’obbligo scolastico (otto anni per Casati nel 1859 – nove anni per Coppino nel 1877 – dodici anni per Orlando nel 1904).

In epoca fascista invece la scuola rappresenta il luogo ideale nel quale indottrinare il popolo e creare l’”uomo nuovo” sin dalla più tenera età: tutta la gioventù fascista doveva ispirarsi alla nota formula mussoliniana “Credere, obbedire, combattere”. Giovanni Gentile, in qualità di Ministro dell’Educazione (1922-1924), non più dell’Istruzione, aveva realizzato l’imponente Riforma della Scuola dando precise indicazioni sul ruolo educativo del maestro. Molto egli stesso scrisse e numerosi sono i suoi discorsi passati alla storia. Tra alcuni suoi testi ricordiamo proprio il manuale per il maestro “Servitore dello Stato”. Col tempo la rigidità della Riforma si acuisce e il 21 gennaio del 1930 venne proclamato il “principio totalitario dell’educazione giovanile”. Per fascistizzare la scuola l’attività propagandistica non ebbe tregua. Basti pensare, oltre agli slogan costruiti ad hoc, ad alcuni provvedimenti messi in atto, quali l’introduzione del “Libro di Stato”, l’iscrizione all’Opera Nazionale Balilla (ONB), il tesseramento obbligato con tanto di giuramento per gli insegnanti e l’introduzione del “Foglio d’ordini del Partito”. Inoltre vennero introdotte discipline che parlassero del Duce e vennero rigidamente regolamentati i momenti dedicati ai rituali di saluto. Gli insegnanti avevano come “guida” il “calendario” della scuola, e il “Bollettino fascista della scuola”. Unico obiettivo era quello di formare il “carattere” o meglio acuire la predisposizione ad obbedire incondizionatamente agli ordini del Duce. Nulla più richiamava all’idea iniziale di crescita del Paese attraverso l’istruzione.

Breve storia dell’Istituto Derelitti

Anche all’interno dell’Istituto Derelitti avvenne qualcosa di simile, ma muoviamoci con ordine e andiamo a conoscere la struttura di cui ci accingiamo a parlare. Partiamo dal 1817, da quando a Milano l’istituzione dei “Luoghi Pii Elemosinieri”[2] si era fatta carico di accogliere bambini abbandonati o comunque privi del sostegno familiare. Nel 1902, nell’intento di organizzare al meglio l’assistenza ai minori, la Congregazione di Carità promosse l’apertura dell’Istituto Derelitti, che dal 1906 avrà sede, e si darà un nuovo ordinamento. Queste prime tappe sono importantissime, perché permettono di capire sin dall’inizio che l’obiettivo dell’istituzione era quello.

La Congregazione di Carità, a capo della gestione dei Luoghi pii elemosinieri, nasceva con la vocazione di farsi carico della custodia dei minori, indifesi ed assai vulnerabili, per proteggerli in attesa di trovare loro la giusta collocazione in una famiglia. L’attenzione crescente per la loro crescita morale, spirituale, fisica, indusse però ben presto la Presidenza dell’Istituto Derelitti a prendersi cura anche dell’educazione dei ricoverati. Risale al 1° marzo 1898 una relazione dalla quale si evince questo nuovo modello formativo.

Il crescente interesse per l’Istituto, che nel 1905 ospitava ben 100 minori, e le generose donazioni dei meneghini, consentirono la realizzazione di un edificio più idoneo al nuovo percorso educativo che l’associazione si era prefissato. Il 23 dicembre 1906, alla presenza dell’Arcivescovo, Card. Ferrari, del sindaco, il marchese Ponti, e delle autorità cittadine, venne inaugurata in Via Settembrini la nuova sede, che si estendeva su un’area di circa 11.000 mq, tra le vie Palestrina, Macchi, Brianza e Settembrini, di proprietà dei LLPPEE, un tempo parte del podere Rizzarda e Rossa. Il plesso era costituito da due corpi distinti e disposti su tre piani, anche per consentire la separazione di genere.

La vita degli ospiti della struttura era ben regolamentata in ogni sua parte. Al momento dell’arrivo si provvedeva alle cure minime ed alla consegna delle divise: due invernali e due estive, una per uso domestico e l’altra per le uscite fuori dalla struttura. L’alimentazione, cui veniva prestata grande attenzione, l’organizzazione delle attività quotidiane, l’igiene e la cura della persona, erano tutte attività scandite da norme puntuali e disciplina severa. Le punizioni andavano dalla privazione della frutta o di altri alimenti alla sospensione della ricreazione, che aveva peraltro grande valenza educativa, o del passeggio e, in casi estremi, si poteva ricorrere all’ammonizione straordinaria da parte del presidente o all’espulsione, con conseguente affido ad altro ente di educazione correzionale.

La scuola nell”Istituto

Come già detto, all’inizio poca attenzione si prestava all’educazione scolastica, ma l’apertura della nuova sede aveva anche permesso la realizzazione di locali adibiti a scuola elementare maschile, al fine di poter garantire l’istruzione dei primi tre anni. Per proseguire gli studi i ragazzi avrebbero dovuto recarsi presso istituti esterni e completare la loro formazione scolastica.

Nell’Archivio storico dei Luoghi Pii Elemosinieri sono conservati numerosi documenti degli ospiti: oltre al registro di entrata e di uscita, sul quale veniva riportata anche la motivazione dell’inserimento del derelitto[3], vi sono le cartelle contenenti i documenti personali, relativi allo stato di salute e a eventuali introiti economici, se era temporalmente impiegato presso aziende convenzionate, e persino le pagelle scolastiche.

Nel 1915 venne inaugurata la “Casa dei bambini”, asilo organizzato secondo il metodo Montessori, che restò operativo fino al secondo dopoguerra.

Le fanciulle dell’istituto si avvalsero in un primo tempo della scuola comunale di via Benedetto Marcello. In seguito la scuola femminile seguì la stessa organizzazione di quella maschile e l’educazione veniva impartita dalle suore.

L’istituto era fornito anche di una biblioteca con testi “opportunamente scelti” allo scopo di “offrire ai derelitti un utile passatempo ed insieme per aver modo di conoscere le loro inclinazioni ed attitudini[4]. Tutto funzionava al meglio: attenzione per le inclinazioni di ciascuno di loro, cura delle attività ludiche, feste organizzate all’interno della struttura. Tutto nel pieno rispetto della persona.

In epoca fascista, l’educazione dei derelitti venne irreggimentata al pari di quella degli altri studenti dell’epoca: nel 1926, con l’istituzione dell’Opera Nazionale Balilla tutti gli scolari con più di otto anni vennero iscritti alla “Centuria Derelitti”. Dieci anni più tardi anche i più piccoli vennero tesserati come “figli della lupa”.

Intorno agli anni Trenta la vita dell’Istituto venne rigidamente regolamentata dalle disposizioni del fascismo. Nel 1936 nella sede di via Settembrini venne inaugurata, con solenne cerimonia, una lapide commemorativa degli ex-ricoverati caduti in guerra. Nel 1937 l’Istituto venne ribattezzato con il nome di Istituto Fascista di Assistenza ai Minori (IFDAM). L’appellativo “derelitti” sembrava sconveniente ed umiliante per il regime. Intanto l’entrata in guerra e i bombardamenti su Milano indussero gli amministratori a optare per il trasferimento dei ragazzi nella sede di Oleggio, precedentemente usata come colonia estiva. Si trattava di una donazione di Carlo Giulio Trolliet, uno tra i principali benefattori dell’istituto. Nel 1945, terminata la guerra, i bambini rientrarono nella sede di Milano, che fu più semplicemente denominata Istituto di Assistenza ai Minori (IDAM).

L’istituto, recuperata la sede iniziale, recupererà anche lo spirito di assistenza e sostegno alla crescita e tale rimase fino al 1967 quando cessò di esistere perché demolito.

Oggi i documenti, i fototipi e la documentazione fotografica sono interamente custoditi presso la sede centrale dell’ECA – Enti Comunali di Assistenza ed il materiale documentario è interamente confluito nell’Archivio storico dei Luoghi Pii Elemosinieri di Milano.

Note al testo esperto

[1] M. Morandi, La scuola secondaria in Italia. Ordinamento e programmi dal 1859 ad oggi, Ed. Franco Angeli, 2014

[2] Con il termine “luogo pio”, apparso per la prima volta in un Diploma di Gian Galeazzo Sforza nel 1486, si faceva riferimento a tutte le istituzioni caritative costituite da laici che andavano sotto diverse denominazioni: scuola, confraternita, consorzio etc. Dal 1785 i luoghi pii iniziarono a darsi anche un assetto istituzionale, giuridico ed amministrativo. Nello stesso anno Giuseppe II d’Asburgo pose sotto il diretto controllo dello Stato i luoghi pii milanesi. In epoca napoleonica i luoghi pii divennero di competenza della Congregazione di Carità, con sede presso l’Ospedale Maggiore. Negli anni successivi vennero creati due distinti organismi gestionali: l’Amministrazione e la Direzione dei Luoghi Pii Elemosinieri. Questo portò all’indebolimento dell’ente. Quando nel 1862 a Milano venne istituita la Congregazione di Carità, vennero subito riuniti i due organismi prima distinti e i Luoghi Pii Elemosinieri prosperarono fino a diventare tra le realtà assistenziali più ricche del Regno. Nel 1937 alla Congregazione di Carità subentrò l’Ente Comunale di Assistenza di Milano, noto come E.C.A. Nel 1978 avvenne lo scioglimento degli E.C.A. per lasciare il posto all’Amministrazione delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza.

[3] Oltre alla certificata situazione di abbandono il derelitto, in base ad una norma dei primi dell’Ottocento, era stabilito che la beneficenza dovesse essere destinata esclusivamente a chi apparteneva per nascita o per domicilio al Comune che avrebbe dovuto contribuire economicamente agli oneri degli istituti assistenziali.

[4] Da “Regolamento dell’Istituto Derelitti”, 1910, art. 25

Testo per studenti n.1
Scuola e diritto all’istruzione in epoca fascista : norme ed obiettivi

La scuola non è sempre stata uguale nel tempo. Nel passato pochi avevano il privilegio di poterla frequentare, perché il ruolo educativo veniva per lo più gestito dalla Chiesa o perché mandare un figlio a scuola comportava costi elevati, non solo in termini di “corredo scolastico”, ma soprattutto in termini di forza lavoro in meno: nelle famiglie infatti ogni componente era chiamato a contribuire al bilancio familiare. Solo dopo l’Unità d’Italia si iniziò a parlare di diritto all’istruzione diffuso e gratuito almeno fino agli otto anni. All’epoca del primo governo Mussolini (dall’ottobre 1922) e durante quello che verrà definito il ventennio fascista, i vari Ministri dell’Istruzione che si susseguirono misero in atto una serie di decreti regi, fino al noto R.D. del 6 maggio 1923, n° 1050, firmato da Giovanni Gentile, con cui verrà introdotta la Riforma della scuola.

Nella scuola fascista, ogni cosa è normata: gli arredi, le attività, le discipline da studiare, i testi scolastici o meglio “il testo scolastico”, con l’introduzione del Libro di Stato, e non ultimo l’abbigliamento degli insegnanti e quello degli alunni.

Tutte le attività erano rigidamente organizzate e per ogni età vi era una sezione specifica: dai 4 agli 8 anni, maschi e femmine, facevano parte dei “Figli della Lupa”; poi venivano differenziati i percorsi tra i due generi ed allora i maschi dagli 8 ai 14 anni erano inquadrati nei “Balilla”, fino ai 18 facevano parte degli “Avanguardisti” e negli anni universitari dei “Gruppi Universitari Fascisti”. Per le femmine le divisioni erano meno settoriali e dagli 8 ai 12 erano le “Piccole Italiane” e fino ai 18 “Le Giovani Italiane”. Ad ogni età corrispondeva per tutti una precisa divisa.

Ogni oggetto, ogni gesto doveva parlare del Duce e del suo governo. Persino gli esercizi o le letture parlavano di lui. Tutto ciò era giustificato dalla volontà di formare il “carattere” dei fanciulli. In realtà sappiamo che il fine ultimo era quello di acuire la disposizione ad obbedire incondizionatamente agli ordini del Duce. Tutto il materiale scolastico diventava strumento ideale di propaganda e così gli anonimi quaderni del primo processo di alfabetizzazione si arricchiscono di disegni e simboli, monito per le giovani leve.

L’emblema iconografico per eccellenza era lo stesso Duce, diventato vero e proprio oggetto di culto, ma restano altrettanto efficaci le riproduzioni dei simboli o degli slogan fascisti.

LEGGO ED ANALIZZO I DOCUMENTI DELLA STORIA

Documento 1

Ministero della Pubblica Istruzione

Direttore Generale per l’Istruzione Primaria e Popolare

Divisione IV

  1. 8825 di prot.

Ai RR. Provvediori degli studi del Regno

In seguito alla circolare del 22 novembre 1922 con la quale si richiamavano i Comuni alla osservanza delle disposizioni regolamentari in ordine all’apposizione, in ogni aula scolastica del crocifisso e del ritratto di S.R. il Re, si è da varie parti richiesto se possa essere ammessa, in luogo del crocifisso, l’apposizione di una immagine del Redentore in una sua espressione significativa che valga a manifestare il medesimo altissimo ideale che è raffigurato nel Crocifisso (per es. “Cristo e i fanciulli”). A tale quesito il ministro ritiene di dover dare risposta affermativa.

18 Aprile 1923

p. Il Ministro: Lupi

Documento 2

circolare num. 35

(UFFICIO CENTRALE DEL PERSONALE)

Sul vestire delle signore insegnanti e delle alunne delle scuole.

Ai Presidi e ai Direttori degli Istituti e delle Scuole dipendenti

Lo stile di una società morale e d’interiore disciplina cui il Fascismo impronta la vita nazionale, e che deve avere nella scuola la sua maggiore efficacia, per la preparazione delle nuove generazioni ai compiti futuri d’Italia, esige che anche nelle forme esteriori si rifletta e si manifesti la dignità e l’elevatezza di pensiero e di sentimento cui tutta l’opera s’ispira.

Rinnovo perciò a tutti i signori Presidi e Direttori di scuole l’esortazione di curare, che siano strettamente osservate le norme già emanate da questo Ministero sul modo di vestire delle signore insegnanti e delle alunne nelle scuole. […] A tal uopo è opportuno ricordare che esse debbono indossare grembiuli di giusta lunghezza oltre il ginocchio, accollati e con le maniche lunghe. Per le signore insegnanti sono convenienti i colori scuri, e così pure per le alunne dei corsi superiori. […]

Roma, 12 febbraio 1929 – Anno VII

Il Ministro: Belluzzo.

Documento 3

Gli slogan del fascismo:

Disciplina, concordia e lavoro per la ricostruzione della Patria

Libro e moschetto / Fascista perfetto

La libertà senza ordine e disciplina significa dissoluzione e catastrofe

Bisogna diventare migliori, bisogna che tutti gli Italiani si considerino soldati fedeli al loro posto, alla loro consegna

Credere, obbedire, combattere

OSSERVO ED ANALIZZO LE IMMAGINI DELLA STORIA

Osserva le foto proposte e per ciascuna immagine scrivi una semplice didascalia. In questo caso ti vengono fornite solo immagini di epoca fascista.

Gruppo 1

prova
prova

Gruppo 2

prova
prova
prova

ATTIVITÁ DIDATTICA

I FASE: rapporto fra testo e documenti

  1. Nel testo si parla dell’organizzazione della scuola in epoca fascista: evidenzia con colori diversi i concetti chiave espressi nei documenti che possano ricondurti al testo.
  2. Dopo aver eseguito l’esercizio precedente, quale titolo daresti ai documenti allegati?

II FASE: integrazione delle informazioni contenute nel testo

  1. Leggi i documenti e attraverso il questionario guidato ricava nuove informazioni rispetto a quelle presenti nel testo.
DOMANDE DOCUMENTO 1 DOCUMENTO 2
Da chi vengono date le istruzioni su cosa fare a scuola?    
Quale modalità viene usata?    
Chi firma i documenti?    
Quali indicazioni vengono date?    
Vengono spiegati i motivi delle richieste?    
Chi deve controllare che le indicazioni vengano rispettate?    
Quali altri particolari noti?    
  1. Osservazione ed analisi delle immagini
    1. Nelle fotografie del primo gruppo vi sono due scolaresche
      1. Quali differenze noti? Com’è organizzata la classe? Come sono seduti gli scolari?
      2. Individui elementi in comune? Guarda in particolare la parete alle spalle dell’insegnante.
    2. Leggi gli slogan riportati nel documento 3 e trova le associazioni con le immagini proposte. Motiva la tua scelta.
    3. Consulta il “Dossier” e individua immagini o documenti che potrebbero esserti utili per arricchire il tuo bagaglio di informazioni sulla scuola fascista.

III FASE: i documenti che permettono di porre un problema

Leggi questo brano tratto dal libro “C’ero anch’io – A scuola nel Ventennio. Ricordi e riflessioni”, a cura di Giovanni Genovesi

“La scuola, tutta la scuola, in quel periodo o non funzionò come scuola o funzionò a ritmi ridotti perché fu messa in condizioni di non fare più cultura e, al massimo, di cercare di dare istruzione. Insomma, il fascismo impedì alla scuola di funzionare come avrebbe potuto funzionare, creando via via sempre più forti difficoltà per stabilire una interazione costante tra istruzione e cultura, tra contenuti e idee, tra discipline e loro interpretazione”

  1. Partendo da quest’ultima citazione e usando le fonti in tuo possesso, comprese quelle del dossier, individua quali punti potrebbero essere sviluppati e prova a confrontare la scuola di ieri con quella di oggi. Scrivi un nuovo testo per sviluppare questi elementi.


Testo per studenti n. 2
Istituto Derelitti di Milano

Nel centro di Milano oggi vi è un importante archivio storico che ha resistito ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale. I documenti in esso contenuti ci restituiscono uno spaccato della vita di giovani studenti che per i motivi più disparati, come l’abbandono da parte dei genitori o una temporanea infermità, venivano ospitati in un centro di accoglienza. Lì venivano assicurati loro un riparo dalle intemperie e la possibilità di studiare. In alcuni casi i ragazzi, se troppo grandi, trovavano impiego all’interno della stessa struttura o presso aziende convenzionate.

Quello di cui stiamo parlando è l’Istituto Derelitti di Milano, là dove per derelitto si intende proprio “abbandonato, oggi riferito solo a persona, rimasta o lasciata sola, priva di appoggi e di aiuti, e per lo più anche nell’indigenza”[1]. L’Istituto si trovava in via Settembrini e nel nostro percorso avremo modo di sfogliare gli album fotografici dell’Istituto con immagini dei locali, delle scene di vita quotidiana, scolastica e lavorativa, e delle giornate di vacanza in colonia. Attraverso i documenti possiamo anche conoscere l’organizzazione della giornata, le tabelle dietetiche legate alle festività e alle stagionalità dei cibi, l’organizzazione delle attività del tempo libero e delle villeggiature in colonia. Inoltre avremo modo di visionare il registro di entrata e di uscita degli ospiti, le loro pagelle ed i loro quaderni.

Le radici dell’Istituto Derelitti, nella sede di via Settembrini, affondano nel lontano 1906, quando si pensò di creare un luogo consono alla natura dei bambini abbandonati. Ciò fu possibile grazie alla benevolenza dei cittadini milanesi che istituirono un’associazione laica detta Luoghi Pii Elemosinieri. In origine, ai ragazzi giunti presso l’Istituto Derelitti venivano innanzitutto garantite le cure di base, ed in seguito si valutava se indirizzarli verso un percorso lavorativo o di studio. Negli anni a seguire, dato anche il numero crescente dei giovani ospiti, l’associazione stabilì che l’Istituto si sarebbe dovuto occupare anche dell’educazione dei ricoverati, e non solo della loro custodia. Per questioni organizzative le prime classi venivano istituite all’interno dell’istituto stesso e solo i più volenterosi e meritevoli avrebbero proseguito gli studi presso corsi esterni. In epoca fascista l’educazione dei derelitti venne irreggimentata al pari degli altri studenti delle scuole pubbliche, poiché rappresentavano essi stessi promettenti giovani leve per lo stato. Nel 1937 l’istituto vedrà cambiare il proprio nome in Istituto Fascista di Assistenza a i Minori (IFDAM) e tale rimase fino al 1945. Le classi erano numerose, raccoglievano bambini di diverse età ed erano divise per genere. L’educazione dei maschi era affidata ai maestri mentre quella delle femmine era generalmente affidata alle suore. I regolamenti, come si è detto prima, erano gli stessi della scuola pubblica, compresa la preparazione per le parate. Le parate erano frequenti all’interno dell’Istituto stesso, in onore della visita di un prestigioso donatore, di un alto funzionario civile o ecclesiastico, per una cerimonia solenne di inizio d’anno scolastico o per le festività religiose. La stessa struttura veniva addobbata per l’occasione.

Note al testo per studenti n. 2

[1] http://www.treccani.it/vocabolario

LEGGO ED ANALIZZO I DOCUMENTI DELLA STORIA

Documento 1

Regolamento Istituto Derelitti – Congregazione di Carità di Milano 1910 – Capitolo III: Istruzione

Art. 22. – Ai derelitti soggetti per ragione di età all’obbligo della istruzione elementare questa viene impartita:

  1. per le prime classi della scuola istituite, d’accordo coll’autorità municipale, nell’Interno dell’Istituto;
  2. per le classi superiori mandando i derelitti alle pubbliche scuole,

Art. 23 – In via di eccezione, quando un derelitto desse prova di straordinaria attitudine agli studi, in ispecie ove il medesimo fosse o potesse essere assistito a carico dell’Opera Pia Trolliet, potrà la Congregazione autorizzare ch’egli continui la sua istruzione oltre il corso elementare frequentando scuole esterne.

Documento 2

CICOLARE N° 20

(DIREZIONE GENERALE PER L’ISRUZIONE MEDIA CLASSICA)

Dell’Alza Bandiera negli istituti di educazione

Ai Regi Provveditori agli studi

Prescrivo che nei Convitti nazionali, negli Istituti pubblici di educazione femminile e nei Convitti privati, si compia ogni domenica e in qualsiasi altro giorno di festività nazionale, il rito dell’Alza Bandiera. Nel cortile principale del Convitto, od in qualsiasi altro luogo che il rettore o la rettrice stabilirà, dovrà essere innalzata una altezza di almeno cinque metri di altezza per la bandiera. La cerimonia dovrà svolgersi in ora del mattino fissata dal capo dell’Istituto e prima della celebrazione della Messa, nei giorni in cui essa è prescritta, con osservanza delle seguenti modalità:

  1. gli alunni verranno riuniti su due righe di fronte alla bandiera
  2. l’alunno incaricato di alzare la bandiera, il migliore in studio e condotta, si porrà alla base dell’antenna sull’attenti, affiancato da altro alunno che lo coadiuverà, con la bandiera pronta per essere innalzata;
  3. il rettore (per i Convitti maschili) darà l’ordine del segnale di attenti all’allievo trombettiere e questi suonerà l’attenti con la Marcia al Campo; darà quindi l’ordine di “Alza Bandiera”. La rettrice (per i convitti femminili), darà il comando di “Attenti” e quindi quello di “Alza Bandiera”;
  4. innalzata la bandiera alla sommità dell’antenna, l’alunno stesso che ha seguito il movimento, si volgerà verso i camerati sull’attenti e, ad alta voce, col braccio destro nella posizione del saluto romano, darà il comando: “Saluto al Re”, al quale i camerati risponderanno “Viva il Re” e quindi “Saluto al Duce” al quale i camerati risponderanno “A Noi”.

All’imbrunire si eseguirà l’”Ammaina Bandiera” con le medesime modalità.

Prego le SS.LL. di impartire le opportune istruzioni agli Istituti dipendenti, e di darmene assicurazione.

Roma, addì 31 maggio 1935 – Anno XIII

Il Ministro: De Vecchi di Val Cismon

Documento 3

A te la scelta del documento da inserire qui per completare la trattazione del punto tre (Integrazione del testo – collegamenti interdisciplinari)

OSSERVO ED ANALIZZO LE IMMAGINI DELLA STORIA

Osserva le foto proposte e per ciascuna immagine scrivi una semplice didascalia. In questo caso ti vengono fornite solo immagini della vita all’interno dell’Istituto Derelitti.

sdc2_01

Gruppo 1

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sdc2_03

Gruppo 2

sdc2_04
sdc2_05

ATTIVITÁ DIDATTICA

I FASE: rapporto fra testo e documenti

  1. Dal testo hai imparato che le classi erano organizzate in modo ben preciso. Indica quale documento lo evidenzia.
  2. Dopo aver osservato le immagini, descrivi gli elementi principali che individui e abbinale al testo che hai letto.
    1. Come sono disposti i ragazzi?
    2. Come sono vestiti?
    3. Vi sono delle figure adulte tra loro?
    4. Se sì chi potrebbero essere?
    5. Se non vi sono figure adulte sapresti dare una spiegazione?
    6. Quale momento di vita scolastica è stato ripreso?
  3. Nel testo si parla dell’organizzazione dell’Istituto Derelitti e si mette in evidenza che con il tempo obiettivi e funzioni sono cambiati a tutela degli ospiti. Quale documento, tra quelli proposi, ti permette di comprendere ciò? Quali sono i passaggi che te lo confermano?

II FASE: integrazione delle informazioni contenute nel testo

  1. Osserva i documenti proposti e attraverso il questionario guidato organizza e ricava nuove informazioni rispetto a quelle presenti nel testo.
Documento selezionato Informazioni
  Come sono organizzate le classi?
  Dove si svolgono le attività?
  Quali attività svolgono gli studenti dell’istituto in comune con quelli degli altri studenti?
  1. Consulta il “Dossier” e individua immagini o documenti che potrebbero esserti utili per arricchire l’intero lavoro.

III FASE: i documenti che permettono di porre un problema

L’8 Luglio 2008 la Dott.ssa Nicoletta Iurilli[1] scrive:

Ritorna il grembiule a scuola. La proposta l’ha lanciata Gabriella Giammanco, ex giornalista del TG4, oggi deputata del PdL e al Ministro Gelmini è apparsa molto interessante. Il ministro vorrebbe i grembiulini pratici e ugualitari, e in questo senso sono capaci di allontanare dai bambini più piccoli il timore di sporcarsi ma, soprattutto, cancellano l’insana competizione sulle griffe. Il grembiule sarebbe un modo per cancellare le disparità sociali e per sviluppare il senso di appartenenza e l’orgoglio di andare a scuola. Secondo gli esperti eviterebbe la competizione tra i compagni di classe sui vestiti e restituirebbe liberà di movimento ai bambini”.

  1. Dopo aver letto l’articolo proposto ed i documenti allegati, compreso quelli del Dossier quali elementi ritieni possano essere sviluppati?
  2. Come sono organizzate le classi oggi? Come si vestono i ragazzi? Esistono ancora le divise? Se sì dove? Perché? Quale funzione potrebbero avere?
  3. In uno dei documenti si parla dell’”Alza Bandiera”, sapresti dire in quali Paesi oggi è ancora in uso questa pratica? Cerca un articolo di giornale, un testo estratto da un libro, un documento che attesti ciò ed inseriscilo nello spazio dedicato al “documento tre”
  4. Scrivi un testo che metta in relazione le principali tematiche viste sin qui.

[1] Articolo tratto da: http://www.psicologiaedintorni.com



Testo per studenti n. 3
Istruzione e tempo libero per gli studenti dell’Istituto Derelitti

Gli studenti dell’Istituto Derelitti potevano essere studenti interni o esterni all’Istituto stesso, pertanto di essi l’Archivio ha a disposizione anche i documenti di valutazione finale: le pagelle.

Le pagelle sono sempre state un interessante documento della storia dell’istruzione e attraverso il confronto fra quelle di varie epoche è possibile anche conoscere mode e tendenze della cultura di un Paese.

Nel corso degli anni del ventennio fascista erano state istituite discipline non contemplate nel passato, prima fra tutte l’educazione fisica, nel rispetto delle potenzialità individuali, ma con l’intento di temprare il fisico; venne introdotta anche la materia “Igiene e cura della persona”. La storia insegnata era per lo più quella fascista, tant’è che leggiamo, tra le discipline, “Nozioni varie e cultura fascista” oltre a “Storia e cultura fascista”. Alle donne poi era dedicato un insegnamento particolare, “Lavori donneschi e manuali” con l’intento di fornire alle donne e future madri un’adeguata preparazione per la cura della prole, dal momento che ad esse veniva richiesto di donare molti “Figli della Lupa”, futuri “Avanguardisti”, o “Piccole Italiane”.

Il maestro, irreggimentato egli stesso, aveva il compito di educare, ma ancor più di controllare che tutto si svolgesse secondo le regole.

Il materiale scolastico, compreso quello dei libri di testo e di lettura, passava sotto il controllo del regime. A supporto della campagna propagandistica vi era una interessante produzione di disegni, cartoline, manifesti ricchi di simboli iconografici che corredavano i libri di lettura e anche le pagelle. Inoltre, una circolare del 25 dicembre del 1926, ripresa nel 1929, imponeva, secondo la volontà del Duce, di aggiungere la data dell’era fascista, scritta in numeri romani, accanto a quella corrente. In tutto questo scenario il ministero passava da quello dell’Istruzione a quello dell’Educazione.

LEGGO ED ANALIZZO I DOCUMENTI DELLA STORIA

Documento 1

Regolamento Istituto Derelitti – Congregazione di Carità di Milano 1910 – Capitolo III – ISTRUZIONE

Art. 24: l’Istituto provvede all’insegnamento della ginnastica per tutti quei derelitti che ne siano suscettibili per età e per condizioni fisiche.

Art. 25: al fine di offrire ai derelitti un utile passatempo ed insieme per aver modo di conoscere le loro eventuali inclinazioni, l’Istituto dispone di una biblioteca fornita di libri opportunamente scelti, alla quale è annessa una raccolta di modelli di disegno.

Art. 26: L’istruzione religiosa ai derelitti cattolici, in quanto non vi sia provveduto mediante lo speciale corso di religione attivato nelle pubbliche scuole, viene impartita ai derelitti per opera del Sacerdote incaricato del servizio di culto nell’Istituto.

Documento 2

G. Bonomi, Il maestro del regime, La Prora, 1934, pag. 71

Educazione fisica ed igiene scolastica.

Grande importanza ha ora assunto l’educazione fisica e igienica della gioventù, che deve essere considerata come integrazione dell’educazione spirituale; anzi, come parte viva di essa. Il direttore dovrà perciò notare sul verbale: I) Se si fanno passeggiate educative – II) Se la scuola è provvista del necessario per lavare e pettinare gli alunni – III) Se non manca di una cassetta di medicinali per i pronti soccorsi – IV) Se si fanno conoscere le norme pratiche razionali per l’igiene delle abitazioni, della persona, degli infermi, degli alimenti etc. – V) Se l’insegnante cerca di impedire il danno dello strapazzo mentale degli alunni – VI) Se il maestro si preoccupa di ottenere che l’educazione fisica sia anche educazione alla volontà, promotrice di atti di coraggio, di resistenza, di prontezza, di ubbidienza ecc. vale a dire ausilio di prim’ordine nella formazione del carattere –

Documento 3

G. Bonomi, Il maestro del regime, La Prora, 1934 pag. 104

Biblioteche di classe e magistrali: Molto deve essere fatto per quanto concerne le biblioteche di classe, le quali, quasi dovunque sono misere, disadattate ed antiquate. Il R. Ispettore vorrebbe una rinascita delle biblioteche scolastiche che sono tanto utili ai fini della preparazione dei nostri giovani. Le biblioteche dovranno essere sempre intonate e rispondenti alle finalità del Regime.

Documento 4

G. Bonomi, Il maestro del regime, La Prora, 1934, pag. 259

Ripeterò quindi con lui: “Bisogna proporzionare, regolare e disciplinare lo sforzo fisico al quale si sottopongono i giovanissimi”, anzi, sarebbe desiderabile che, come i Balilla hanno il loro Cappellano, che li inizia alla religione dei nostri padri, e con la religione cementa i loro cuori in una unità di spirito che sarà certo di sommo vantaggio per l’incremento dei sentimenti nazionali, ogni nucleo di Balilla avesse il suo Sanitario, non per curare i loro possibili malanni ma per determinare anche con visite individuali, fin dove possono giungere i singoli iscritti con lo sforzo fisico.

OSSERVO ED ANALIZZO LE IMMAGINI DELLA STORIA

Osserva le foto proposte e per ciascuna immagine scrivi una semplice didascalia.

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ATTIVITÁ DIDATTICA

I FASE: rapporto fra testo e documenti

  1. Dopo aver letto il testo fornito dal docente leggi i documenti allegati ed evidenzia le parti che hanno un chiaro riferimento alle immagini riportate. Motiva la tua scelta.
  2. Consulta il “Dossier” e individua immagini o documenti che si collegano alle informazioni apprese dal testo e che potrebbero esserti utili per arricchire l’intero lavoro.

II FASE: integrazione delle informazioni contenute nel testo

  1. Dopo aver letto i documenti proposti sapresti dire a cosa si riferiscono? Si tratta solo di documenti interni all’Istituto?
    1. Come pensi fosse organizzata la vita dei ragazzi in età scolastica?
    2. Quali discipline vengono introdotte? E perché?
    3. Confronta i documenti 1 e 3: quali differenze sostanziali noti tra di essi?
    4. Ti sembra che i ragazzi dell’Istituto godessero di particolari privilegi?
    5. Osserva le pagelle fotografate. Quali simboli sono presenti? Come sono scritte? Come sono scritti i voti? Da chi sono firmate?
  2. Consulta il “Dossier” e individua immagini o documenti che potrebbero esserti utili per arricchire l’intero lavoro

III FASE: I documenti che aprono un problema

1. Rosario Drago in una intervista al Corriere della sera[1], lo scorso 8 Gennaio 2001 disse: “cambiano le pagelle, ecco come districarsi”

Ora ci sono le nuove pagelle. Che impatto avranno? «Certamente saranno oggetto di discussione. La struttura della pagella è stata modificata in corrispondenza alle norme dell’ autonomia, allo scopo di concedere maggior libertà alle scuole per quanto riguarda sia la scansione dell’ anno scolastico e la compilazione della pagella stessa, anche se le novità sono molte meno di quanto si poteva prevedere. Per esempio le attività e le materie liberamente scelte dalle scuole non entrano nella pagella ma negli allegati». Qual è allora la novità? «L’ unica piccola novità è che non c’ è più la distinzione tra scritto e orale che ha sempre fatto parte della struttura formale della pagella. Avremo un voto unico per ciascuna disciplina con preferenza per lo scritto, dal momento che alla fine del corso, con la terza prova della nuova maturità, tutte le materie, anche quelle orali, prevedono uno scritto. Si poteva andare anche oltre». In che senso? «Abolendo le pagelle trimestrali o quadrimestrali e lasciando semplicemente quella di fine anno come accade in tutto il mondo. In Europa le scuole gestiscono la valutazione intermedia senza documenti ufficiali, ma con comunicazioni alle famiglie. Il nostro Stato è l’ unico che stampa centralmente otto milioni di pagelle».

Dall’analisi dei documenti proposti e dalla lettura del testo proposto quali elementi ritieni possano essere approfonditi?

  1. Le pagelle come sono cambiate?
  2. Sono uguali in tutta Italia?
  3. Si studiano le stesse discipline?
  4. Quali ci sono ancora? E queste ultime ritieni che abbiano ancora lo stesso valore per il cittadino italiano o è cambiato qualcosa? Cosa è cambiato?
  5. Cosa puoi dire a proposito del documento di valutazione?

2 . Cerca gli articoli 21, 33 e 34 della Costituzione Italiana confrontali con la realtà vissuta dai tuoi predecessori e scrivi un testo nel quale metti in evidenza le differenze esistenti. La Convenzione ONU sui diritti all’Infanzia cosa dice a proposito del diritto all’istruzione ed alla libertà di pensiero e di parola? Ai protagonisti dei nostri approfondimenti ti sembra che questi diritti siano stati riconosciuti?

[1] Articolo tratto da: http://archiviostorico.corriere.it/


Verifica al termine del percorso dello “Studio di caso”

Œ1Analizzo il documento:

Qui di seguito trovi foto e riproduzione del testo scritto in un documento indirizzato all’Istituto Derelitti. Sapresti dire di cosa si tratta? A chi è rivolto in particolare?

Quali elementi puoi ricavare dalla lettura e dalla interpretazione di questo documento?

ambrosiana

Associazione sportivaAMBROSIANA “INTER”Milano 16 Settembre 1935 – XIIISpett. Direzione dell’Istituto DerelittiAbbiamo il piacere di comunicare che per l’Anno sportivo 1935/1936 questa Associazione ha stabilito di concedere l’ingresso gratuito per i vostri ricoverati, limitatamente alle partite amichevoli e di campionato – salvo eccezioni a giudizio di questa Presidenza – per i gruppi di:N° 10 (dieci) persone per ogni partita disputata alloSTADIO CIVICO ARENA.[…] Gradite i nostri distinti saluti fascisti.A.S. AMBROSIANA “INTER”

Il Presidente

(firma)

2Analizzo le immagini

Qui di seguito ti vengono proposte due immagini relativa alla vita scolastica dei ragazzi e delle ragazze dell’Istituto Derelitti in epoca fascista.

Quali informazioni puoi ricavare dalla loro analisi?

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3 Ž►Effettuo collegamenti interdisciplinari

Dall’analisi dei materiali qui raccolti e sulla base dell’esperienza dello studio di caso scrivi un testo di non oltre venti righe nel quale metti a confronto le diverse modalità di fare scuola ieri ed oggi   tenendo conto anche delle realtà dei protagonisti del nostro percorso interdisciplinare.

Bibliografia

Guida all’archivio dei “Luoghi pii elemosinieri”, Como: Nodo libri, 2012

Milano, scuola di carità, catalogo della mostra del progetto didattico promosso dall’Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli, Milano, Palazzo Marino 17-20 maggio 2007

Bonomi G. 1934, Il maestro del regime. Note ed esperienze di didattica fascista, Milano: La Prora

Bellucci M. e Ciliberto M. 1978, La scuola e la pedagogia del fascismo, Torino: Loescher,

Brusa A. 1985, Guida al manuale di storia, Roma: Editori Riuniti

Genovesi G. 2010, C’ero anch’io – A scuola nel Ventennio. Ricordi e riflessioni, Napoli: Liguori

Gentile G. I problemi attuali della politica scolastica, Discorso tenuto al Senato il 12 aprile 1930

Gusso M. Educazione al patrimonio e alla cittadinanza interculturale: interdisciplinarità e didattica laboratoriale. Traccia per un approfondimento. Scaricabile da www.storieinrete.org

Morandi M. 2014, La scuola secondaria in Italia. Ordinamento e programmi dal 1859 ad oggi, Milano: Franco Angeli

Olivieri A. Le nuove tecnologie come strumento di inclusione. Opportunità e nuove regole per docenti e studenti autori. Scaricabile in rete da www.storieinrete.org

Tomasi T. 1969, Idealismo e fascismo nella scuola italiana, Firenze: La nuova Italia

Paolucci S., Signorini G. e Marisaldi L., L’ora di storia, Zanichelli, vol. 3, cap. 7 pag. 136-163

De Vecchi G. e Giovannetti G., Vivere e capire la storia, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori – Pearson – Vol. 3 pag. 208-209

Siboni R., Pastorino M. e Rosato I., Laborastoria, G.B. Palumbo, Vol. 3 pag. 124-129

Gentile G., Ronga L. e Rossi A., Multistoria. La civiltà globale: il Novecento, Ed. La Scuola, vol. 3 pag 212-232

Sitografia

http://www.treccani.it/vocabolario Per le definizioni dizionario on-line Treccani

http://www.lager.it/scuola_fascista.html Per il regolamento della scuola fascista

http://www.itclucca.lu.it Notizie sul fascismo

http://www.ilgiornale.it/news/viveva-l-infanzia-abbandonata.html articolo sulla mostra Milano, scuola di carità

http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/ente/MIDB000F7F/

Per approfondimenti sull’archivio storico Golgi Redaelli e l’Istituto Derelitti

http://www.bibliolab.it/bonaiuto_web/bonaiuto_web.htm a cura di Patrizia Vajola per la raccolta di informazioni relative alla organizzazione della scuola, dei maestri, degli alunni in epoca fascista

http://www.psicologiaedintorni.com articolo di Nicoletta Iurilli

http://archiviostorico.corriere.it Intervista a Rosario Drago

http://www.historialudens.it Per approfondimenti su una didattica laboratoriale

http://www.storieinrete.org Per approfondimenti su una didattica laboratoriale

http://www.novecento.org Per approfondimenti storiografici e metodologici

http://www.governo.it Per gli articoli della Costituzione Italiana

http://www.unicef.it Per la Convenzione sui diritti dell’infanzia

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Dati articolo

Autore:
Titolo: Tre studi di caso sulla povertà in età fascista
DOI: 10.12977/nov63
Parole chiave: , , , ,
Numero della rivista: n. 4, giugno 2015
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , Tre studi di caso sulla povertà in età fascista, Novecento.org, n. 4, giugno 2015. DOI: 10.12977/nov63

INDICI

n. 8, agosto 2017
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
I laboratori
I gruppi
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
Ipermuseo
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 2, giugno 2014
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

Uso pubblico della storia
Ipermuseo
n. 1, dicembre 2013
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
PENSARE LA DIDATTICA
USO PUBBLICO DELLA STORIA
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO

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