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Sulla scia dei bastimenti. Emigrazione italiana fra Ottocento e Novecento

Sulla scia dei bastimenti. Emigrazione italiana fra Ottocento e Novecento
Abstract

Il laboratorio nasce da un’esperienza condotta nelle classi terze della scuola secondaria di I grado “Galileo Ferraris” di Modena ed è stato progettato affinché gli allievi approfondiscano la conoscenza del tema dell’emigrazione, legato all’ambito più generale dell’intercultura, e affrontino gli stereotipi che fra l’800 e il ‘900 gli emigranti italiani si trovarono ad affrontare nei paesi di arrivo. Il percorso fa coincidere dunque l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alla conoscenza del fenomeno migratorio con quello di far loro analizzare dati e documenti che favoriscano la comprensione della complessità del fenomeno per evitare una lettura distorta della realtà e una definizione d’immigrato che risponda solo a diffusi stereotipi.
Il lavoro è strutturato sulla base di documenti: lettere di emigranti italiani, articoli di giornale e altri documenti di paesi verso cui si era diretta l’emigrazione italiana.

Introduzione

Il laboratorio è stato progettato per approfondire con i ragazzi il tema delle migrazioni e far comprendere come questo, contraddistinguendo tutta la storia dell’umanità, caratterizzi la società contemporanea, quindi il loro mondo, fuori e dentro la scuola. Storicizzare il fenomeno migratorio ha permesso di comprenderne la complessità e ha problematizzato una lettura della realtà distorta da stereotipi e generalizzazioni. La storia dei migranti, infatti, è una storia complessa, ricca di aspetti contraddittori, spesso semplificata con narrazioni superficiali portatrici di una visione molto parziale della realtà.
Il percorso ha dunque permesso ai ragazzi di avvicinare la storia dell’emigrazione italiana fra l’800 e il ‘900 – quando emigrarono verso altri continenti circa 40 milioni di europei alla ricerca di migliori condizioni di vita e, in molti casi, cercando di sfuggire alla fame e alla povertà – e di comprendere i diversi punti di vista sui rapporti fra immigrati italiani e il contesto sociale che li accolse. Il lavoro di analisi e interpretazione su fonti soggettive, come lettere di migranti italiani, e su quelle oggettive, come inchieste e giornali pubblicati nei paesi di arrivo, ha permesso di scoprire luoghi comuni e stereotipi che le diverse comunità coltivavano nei confronti degli italiani immigrati e di comprendere che solo attraverso un’attenta analisi di fonti storiche si possa arrivare a cogliere la complessità del fenomeno e capire come l’utilizzo di stereotipi si offra per la comodità delle sue semplificazioni.
Il processo di immedesimazione innescato dall’attività ha inoltre favorito la riflessione sull’altro che siede negli stessi banchi di scuola e l’attivazione di uno sguardo rovesciato, potenzialmente capace di inibire la nascita di atteggiamenti discriminatori o ostili.

Percorso e fasi di lavoro

La classe divisa in gruppi simula di rappresentare un gruppo di storici dell’emigrazione che hanno trovato un dossier di documenti da leggere per reperire informazioni utili alla loro ricerca.

Fase della selezione
Dopo la lettura si chiede ai gruppi di esprimere le prime osservazioni, orali e poi in scrittura collettiva; descrivono tutti la stessa problematica o presentano versioni diverse del fenomeno migratorio? Si presentano le osservazioni e si discute collettivamente.

Fase della classificazione
Con il supporto di una tabella è chiesto ai gruppi di classificare i documenti per numero, data, autore, tipo (lettera, articolo), scopo.

 

N. documento

Data

Autore

Tipo

Scopo

1

2

3

 

È poi richiesto ai gruppi di suddividere in una tabella i documenti scritti dagli emigranti (fonti di tipo A) da quelli scritti da altri (fonti di tipo B).

 

Dossier

Numero documento

Fonti A (scritti emigranti)

Fonti B (scritti da altri)

 

Si presentano collettivamente alcune informazioni (registro, lessico, temi) e si riflette sulla differenza fra i documenti soggettivi (fonti di tipo A) che riportano il punto di vista dei migranti e sono pubblicate su giornali locali e quelli ufficiali (fonti di tipo B) tratte da testate di quotidiani importanti e da inchieste parlamentari.

Fase dell’interrogazione
Metà dei gruppi lavora sulle fonti soggettive, mentre l’altra su quelle ufficiali. Ogni gruppo interroga le proprie fonti, cercando di descrivere la figura dell’emigrante sulla base di una pista di domande:

a. Chi era?
b. Verso quali paesi si dirigeva?
c. Incontrava difficoltà nell’ambiente in cui si trovava?
d. Era povero?
e. Che mestiere faceva?
f. Era onesto?
g. Era violento?
h. Quali sentimenti, stati d’animo provava?

È quindi richiesto a ogni gruppo di scrivere il profilo dell’emigrante che emerge dal tipo di fonte esaminato e di esporlo agli altri per sollecitare il confronto collettivo. Si constata che in relazione alla fonte esaminata emerge un profilo dell’emigrante molto diverso; l’insegnante ne chiede il motivo e sollecita la riflessione sulla complessità del fenomeno e sulla semplificazione operata dall’uso di stereotipi.
Viene a questo punto affrontato il contesto storico generale: dal manuale di storia e geografia si ricava una scheda sull’emigrazione italiana nel periodo fra ‘800 e ‘900 (Chi erano? Quanti? Da dove? Verso dove?) da studiare ed esporre.

Fase dell’interpretazione
I gruppi vengono ricomposti inserendo in ciascuno ragazzi che in precedenza hanno lavorato su fonti di tipo diverso (A e B). È richiesto loro di discutere e valutare gli elementi ricavati dai diversi tipi di fonte e, tenendo conto dei diversi punti di vista, di scrivere un testo storiografico che descriva la situazione dei migranti.

Fase della produzione
Si distribuisce ai gruppi un dossier fotografico di archivio sulla storia dell’emigrazione e si propone di produrre un progetto di allestimento all’interno della scuola, una mostra che veda abbinate le fotografie alle fonti analizzate e sia completata da una didascalia scritta: quale titolo generale? Come organizzare le sezioni all’interno della mostra e quali titoli potrebbero avere?

Fase della scrittura autonoma
Al termine del laboratorio è possibile assegnare ai ragazzi un lavoro di scrittura autonoma.

a) Le altre classi terze della scuola non hanno svolto il laboratorio sull’emigrazione italiana tra Otto e Novecento, perciò ora scrivi un testo che consenta anche a loro di studiare questo argomento. Il tuo testo deve descrivere il fenomeno migratorio, tenendo conto della seguente scaletta:

  1. Inquadramento storico generale dell’emigrazione europea e italiana (Quando? Chi? Da dove? Verso dove?)
  2. Descrizione del punto di vista degli emigranti: citando con precisione i documenti, racconta quali erano le loro aspettative, dove erano diretti, come viaggiavano, come erano accolti al loro arrivo, dove vivevano, quali difficoltà incontravano (lavoro? Cibo? Stili di vita? Rapporti con gli americani?…)
  3. Descrizione del punto di vista degli “altri”: come vengono visti gli immigrati italiani dai paesi che li accolgono? Cita i documenti dai quali si ricava l’opinione che nei vari paesi viene espressa sugli italiani
  4. Esponi la tua opinione sul perché i due punti di vista osservati attraverso i documenti sono così diversi

Ricorda che il tuo deve essere un testo comprensibile e studiabile da chi non ha letto i documenti: deve essere dunque chiaro e strutturato per capoversi ben collegati tra loro.

L’elaborato di Francesca, un’alunna

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b) Una storia d’emigrazione
In ogni famiglia esiste una storia di emigrazione verso altri continenti, regioni e città.
Chiedi che ti venga raccontata e poi trascrivila a tua volta in un testo: chi ha vissuto le vicende narrate? Da dove è partito e verso dove è andato? Perché ha scelto di andare lontano da casa? Come ha affrontato il distacco dalla sua famiglia? Perché ha scelto quella destinazione e non altre? Quando è arrivato, dove e come si è sistemato? Dove ha trovato lavoro? Ha trovato casa? E come era? Ha trovato un ambiente accogliente e degli amici o ha fatto fatica a inserirsi? Gli amici erano persone del posto o altri immigrati? Si è trovato/a bene o aveva molta nostalgia? E’ rimasto/a o appena ha potuto è tornato/a casa? Com’è stata la sua vita?
Ricorda che tu stai per scrivere un racconto, perciò l’eventuale intervista deve poi essere elaborata e non essere strutturata a domande e risposte. Ricorda di scegliere il tempo della narrazione e di mantenerlo costante, di rispettare i rapporti di tempo tra le azioni che andrai raccontando (durata, antecedenza o posteriorità).

Il secondo testo di Francesca

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Valutazione dell’attività

Dal punto di vista metodologico l’attività proposta ha permesso di considerare la differenza fra le tipologie di fonte considerate – il punto di vista soggettivo dei migranti e quello ufficiale pubblicato in libri, inchieste e quotidiani.
Dal punto di vista storico l’attività ha inoltre permesso di acquisire conoscenze su aspetti del fenomeno migratorio italiano tra Otto e Novecento, consolidando la pratica di approccio analitico e interpretativo delle fonti.
Dal punto di vista interculturale il percorso ha evidenziato la complessità dei rapporti sociali tra comunità e favorito la comprensione della natura e struttura dello stereotipo attraverso l’analisi di punti di vista diversi.
Il percorso può essere efficacemente svolto in altre classi e costituire occasione di riflessione e confronto sulle categorie dello “stereotipo”, della “diversità”, dell’“identità”, dell’”omologazione” e del “rifiuto”.

Dossier fotografico

’imbarco dei bagagli degli emigranti

Genova, 1919. L’imbarco dei bagagli degli emigranti sul piroscafo “Tomaso di Savoia” del Lloyd Sabaudo.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

emigrazione

Il viaggio. Emigranti sul ponte dove si stendevano i panni e si respirava all’aria aperta dopo aver trascorso la notte nelle stive maleodoranti.(P. Cresci e L. Guidobaldi, Partono i bastimenti: l’epopea dell’emigrazione italiana nel mondo, storie ed immagini, Mondadori, Milano, 1980, pg.23.)

Statua della libertà

L’immagine della Statua della libertà è quella che gli emigrati negli Stati Uniti hanno più inviato a famiglia e amici rimasti in Italia.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

Argentina, Buenos Aires, 1900 circa.

Argentina, Buenos Aires, 1900 circa. Carretti che trasportano gli emigrati sulla terraferma(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

Argentina, Buenos Aires, inizio novecento.

L’impatto. Argentina, Buenos Aires, inizio novecento. Un conventillo, antica casa padronale trasformata in alloggio per i nuovi immigrati.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

L’impatto. Alloggi dove vivevano gli emigrati italiani a New Yok nel decennio a cavallo del XX secolo  (P. Cresci e L. Guidobaldi,  Partono i bastimenti: l’epopea dell’emigrazione italiana nel mondo, storie ed immagini, Mondadori, Milano, 1980, pg.49.)

L’impatto. Alloggi dove vivevano gli emigrati italiani a New Yok nel decennio a cavallo del XX secolo(P. Cresci e L. Guidobaldi, Partono i bastimenti: l’epopea dell’emigrazione italiana nel mondo, storie ed immagini, Mondadori, Milano, 1980, pg.49.)

L’impatto. Gli italiani vivevano a New York in tuguri miserabili e sovraffollati nella zona meridionale di Manhattan, la “Little Italy”. (P. Cresci e L. Guidobaldi,  Partono i bastimenti: l’epopea dell’emigrazione italiana nel mondo, storie ed immagini, Mondadori, Milano, 1980, pg.49.)

L’impatto. Gli italiani vivevano a New York in tuguri miserabili e sovraffollati nella zona meridionale di Manhattan, la “Little Italy”.(P. Cresci e L. Guidobaldi, Partono i bastimenti: l’epopea dell’emigrazione italiana nel mondo, storie ed immagini, Mondadori, Milano, 1980, pg.49.)

intolleranza

Intolleranza. “La Domenica del Corriere”, 14 aprile 1903. Aristide Borelli, giovanissimo figurinaio, viene malmenato da alcuni passanti che distruggono anche il suo cesto di statuette(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

intolleranza

Intolleranza. USA, Louisiana, New Orleans, 1891. Eccidio di italiani. I morti appartenevano alla comunità siciliana e vennero considerati semplicemente mafiosi. I concittadini inferociti li trassero dalla prigione, dove erano rinchiusi con l’accusa di aver ucciso il comandante della polizia cittadina, e li trucidarono.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

Rio grande del sud

Il lavoro. Brasile, Rio Grande del Sud, primi anni del novecento. Uomini, donne e bambini al lavoro in una fornace.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

lavoro brasile

Il lavoro. Brasile, San Paolo, Carbonai impegnati in lavori di disboscamento per conto delle industrie Matarazzo.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

lavoro usa

Il lavoro. USA, Montana, Butte, 1909. In miniera.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

lavoro australia

Il lavoro. Australia, Queensland, 1920 circa. Tagliatori di canna da zucchero(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

lavoro brasile

Il lavoro. Brasile, San Paolo, Lavori ferroviari.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

colonizzatori

gli altri

Gli “altri”. Anni ’90. Arrivo in Italia di una nave carica di clandestini.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

gli altri

Gli “altri”. Anni ’90. Un venditore ambulante in spiaggia.(Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana – Lucca)

Bibliografia

P. Brunello, Emigranti, in S. Lanaro (a cura di), Il Veneto, Einaudi, Torino, 1967.

P. Brunello, Pionieri, Gli italiani in Brasile e il mito della frontiera, Donzelli Editore, Roma, 1994.

A. Brusa, S. Guarracino, A. De Bernardi, L’officina della storia 3. Laboratorio “Quando a partire erano gli italiani”, Bruno Mondadori, Milano, 2008.

P. Cresci, L. Guidobaldi, Partono i bastimenti: l’epopea dell’emigrazione italiana nel mondo, storie ed immagini, Mondadori, Milano, 1980.

Fondazione Paolo Cresci, Sotto tutti i cieli, Guida al Museo Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana, Lucca, 2011.

E. Franzina, Merica! Merica! Emigrazione e colonizzazione nelle lettere dei contadini veneti e friulani in America latina (1876-1912), Feltrinelli, Milano, 1979.

E. Franzina, L’immaginario degli emigranti. Miti e raffigurazioni dell’esperienza italiana all’estero fra i due secoli, Pagus, Milano, 1992.

E. Franzina, Racconti dal mondo: narrazioni, saggi e memorie delle migrazioni, Cierre Edizioni, Verona, 2004.

I. Serra, Immagini di un immaginario. L’emigrazione italiana negli Stati Uniti tra i due secoli (1890-1925), Cierre Edizioni, Verona, 1997.

G. A. Stella, L’orda, quando gli albanesi eravamo noi, Rizzoli, Milano, 2005.

1 Comment

  1. simona

    Sono una studiosa di emigrazione e canzone dialettale, e vi faccio i complimenti per il percorso didattico che avete ideato, molto bello. Sono autrice di un libro in particolare sull’emigrazione dal sud dal titolo Birds of Passage (LIM, Lucca), ora tradotto anche in America con il titolo Italian Birds of Passage (Palgrave, NYC. Se vi dovesse servire materiale legato alla musica sarò lieta di darvi una mano

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Dati articolo

Autore: and
Titolo: Sulla scia dei bastimenti. Emigrazione italiana fra Ottocento e Novecento
DOI: 10.12977/nov44
Parole chiave: , , , ,
Numero della rivista: n. 3, dicembre 2014
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: and , Sulla scia dei bastimenti. Emigrazione italiana fra Ottocento e Novecento, Novecento.org, n. 3, 2014. DOI: 10.12977/nov44

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