Rivista dell'Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Studiare il Novecento oggi

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Studiare il Novecento oggi

6 giu 2017

Abstract

I punti cardine della proposta della commissione didattica dell’Istituto per la storia e le memorie del Novecento Parri-ER di Bologna sono tre. Il primo è quello di tentare la realizzazione contemporanea di un curricolo di storia e di letteratura italiana del Novecento facendo dialogare due discipline che spesso fanno fatica ad incontrarsi. Il secondo è di capovolgere il punto di partenza: muoversi dal presente, dalle sue rilevanze per andare poi a cercarne la storicità. La mappa dà conto di tali rilevanze, cercate in ogni ambito della realtà antropica, demografica, economica, culturale, politica, sociale, tecnologica, ambientale. Il terzo punto è fare della ricerca di questa società tanti percorsi diacronici, in cui sceglierne due, tre, quattro e farne di anno in anno i curricoli trasversali di storia e italiano.

1. Introduzione

L’esperienza che qui descrivo è stata ideata a Bologna dalla commissione didattica dell’Istituto per la storia e le memorie del Novecento Parri E-R tra l’autunno del 2016 e la primavera del 2017. E’ stata proposta ai docenti di lettere e di storia delle superiori e delle medie col titolo “Far apprendere il Novecento ai nativi digitali” ed aveva tre obiettivi: far conoscere i fenomeni costitutivi dell’età presente, della globalizzazione, concepita come un sistema che si è affermato sulle ceneri della società di massa; approfondire la conoscenza di alcuni aspetti di tali fenomeni; progettare percorsi didattici tali da riconoscere nel presente caratteristiche strutturali dal radicamento nel passato.

Un’ultima avvertenza. Ci siamo rivolti a docenti che insegnano due discipline diverse, la storia e l’italiano. In comune le due discipline, ma ci piacerebbe estendere il discorso anche alla storia dell’arte, alle letterature straniere, alla filosofia, hanno un impianto storicistico modellato dalle grandi ideologie ottocentesche del progresso e dalla centralità dello stato nazione. In presenza del dissolvimento della fiducia nel progresso e del declino dello stato nazione, abbiamo supposto che lì andasse esplorata una delle ragioni per cui oggi è così difficile insegnare il Novecento.

2. I presupposti di questa esperienza

L’esperienza che sto descrivendo è partita dall’idea che sia necessario prendere in considerazione il tempo presente come un’età radicalmente nuova rispetto all’età della società di massa.

2.1. L’inabissamento della società di massa

I sistemi sociali, economici e politici che hanno dispiegato tutti i loro caratteri nel cuore del XX secolo e le grandi ideologie che li hanno idealizzati, che hanno infiammato i cuori di milioni d i persone, che hanno nutrito le più diverse espressioni artistiche e non hanno provocato solo tragedie, sono oggi esangui parvenze del passato e non si traducono in prassi riconoscibili.

Lo stato nazione, pilastro di quel mondo, ha oggi perso in larga parte il poteri di dirigere l’economia e la finanza, balbetta davanti alle trasformazioni del mercato del lavoro sotto l’incalzare della crescente automazione dei processi produttivi, della facilità di delocalizzare la produzione, dell’estensione della migrazione di milioni di persone. Arretra nell’erogazione delle assicurazioni sociali, naviga a vista nella gestione della politica estera. Le innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione sociale contendono con successo alle tradizionali agenzie formative dello stato (prima di tutto alla scuola) il primato della formazione culturale dei giovani. Ce n’è abbastanza per dire con Hegel che “non è difficile a vedersi come la nostra età sia un’età di gestazione e di trapasso a una nuova era”.

2.2. La contemporaneità non è l’attualità

Nella necessità di orientarci nel nostro tempo, bisogna distinguere fermamente tra attualità e contemporaneità. E’ troppo diffusa oggi la tendenza a rincorrere ciò che si impone nell’istante per durare un istante, con l’effetto d perdere di vista le reali strutture del mondo in cui siamo immersi.

E’ l’industria del consumo mediatico a spingere principalmente in questa direzione per il suo bisogno vitale di creare continuamente eventi e rimpiazzarli immediatamente dopo con altri.

2.3. La contemporaneità stratificazione di diversi fenomeni dalla temporalità diversa

Il presente, però, non è costituito solo dall’istantaneità. Tutti i fenomeni che in questi ultimi decenni si sono dispiegati in modo imponente quali, ad esempio, la generalizzazione delle reti commerciali, la migrazione di masse, la delocalizzazione, la simultanea trasferibilità dei patrimoni finanziari, la rivoluzione informatica e telematica, insomma tutto ciò che chiamiamo “globalizzazione” o “mondializzazione”, non sono scaturiti dal nulla, hanno una storia, non sono pura presenzialità avulsa dal passato. Per questo possono pretendere di essere riconosciuti come elementi costitutivi del presente e portatori di consistenza temporale.

Il Novecento che questa proposta ha voluto far conoscere è quello che vive ancora nell’età presente come fenomeno duraturo.

3. Il primo obiettivo del corso: “far conoscere i fenomeni costitutivi dell’età presente”
3.1. L’importanza della mappa concettuale

Entrando nel merito effettivo dell’esperienza realizzata, la commissione didattica dell’Istituto Parri ha voluto prima di tutto presentare ai corsisti le caratteristiche strutturali del tempo presente, affinché ogni immersione nel passato sia accompagnata da una bussola e da un richiamo costante al punto di partenza, al nostro tempo.

Non ripeteremo mai abbastanza che la vitalità del passato non riposa nel significato dei suoi accadimenti, perché gli accadimenti non hanno un significato in sé: esso deriva piuttosto dalla capacità di chi vive nel presente di interrogarli e riconoscerli capaci di dare risposte che urgono alle esigenze di senso dei viventi.

Se il docente si muoverà per questa via, potrà avere la ragionevole speranza di ottenere l’attenzione dei suoi studenti, perché essi riconosceranno quegli interrogativi come domande che li riguardano, generate dalla vita che conducono, dall’esperienza che compiono quotidianamente. Tale riconoscimento è la condizione prima affinché si sviluppi la competenza di pensare storicamente.

La mappa concettuale che abbiamo fornito ha la presunzione di descrivere la struttura del presente. E’ una mappa che non è perfetta, che sicuramente propone visioni che possono suscitare critiche e rifiuti, che richiede di essere definita e ridefinita continuamente, ma abbiamo accettato di convivere con questi limiti pur di fornire uno strumento concreto operativo.

3.2. La mappa

La mappa è strutturata in sette categorie generali: la demografia, l’economia, la mentalità, la politica, i rapporti sociali, la tecnologia e il territorio.

Queste sette categorie sono come sette occhi (sette prospettive diverse) affacciati su un unico mondo, un parlare con accenti differenti della medesima cosa. La descrizione che le sette categorie danno del mondo sono fornite dai fenomeni o parole chiave che abbiamo ritenuto costitutivi, strutturali, permanenti, cioè l’essenza della nostra contemporaneità.

DEMOGRAFIA

Forte aumento della popolazione.
Natalità polarizzata: molto alta nei paesi poco modernizzati, in forte declino nei paesi modernizzati.
Diffusa diminuzione della mortalità, soprattutto infantile.
Grandi movimenti migratori sia verso i paesi del Nord del mondo sia verso i centri urbani di tutte le latitudini.

ECONOMIA

Esaurimento e impatto ambientale dei combustibili fossili e crescente consapevolezza della transizione alle energie rinnovabili.
Rapida trasformazione dell’organizzazione del lavoro in seguito alla combinata presenza di un alto numero di lavoratori affluente nei luoghi della domanda di lavoro e continue innovazioni tecnologiche a risparmio di lavoro umano.
Primato del settore terziario avanzato nella produzione del reddito.
Generalizzazione delle reti commerciali.
Esteso ridimensionamento delle grandi concentrazioni industriali e loro delocalizzazione a fronte di un consolidato primato del capitale finanziario.
Vistoso aumento della ricchezza planetaria, ma fortemente sperequata tra un numero sempre più ristretto di fruitori ed una sempre più vasta quota di indigenti, di poveri e di ceto medio in declino.

MENTALITA’

Polarizzazione tra una crescente egocrazia e persistenza di stretti vincoli e valori comunitari.
Conflitto tra l’aspirazione ad una coesistenza multiculturale e la rivendicazione di radicate identità tradizionali.
Grande espansione e fiducia nel sapere scientifico e nel primato tecnologico contrastata da diffuse diffidenze e crescente consenso a visioni religiose plurisecolari, ma secondo espressioni prevalentemente fondamentaliste.
Affermazione di nuovi comportamenti comunicativi sotto l’incalzare della rivoluzione di internet.

POLITICA

Crisi delle istituzioni democratiche (parlamenti, enti locali, comunità di villaggio, rappresentanze degli interessi) e contrazione della loro diffusione.
Forte instabilità dei regimi dittatoriali.
Indebolimento delle funzioni amministrative dello stato e loro riduzione o acquisizione da parte di soggetti privati, non esclusi quelli malavitosi.
Avvento di un sistema multipolare molto instabile dopo il crollo dell’Urss, gli evidenti limiti dell’egemonia statunitense e l’emergere di nuove potenze mondiali (Cina, India, Sudafrica, ecc.).

RAPPORTI SOCIALI

Primato delle élite finanziarie e di ristretto ceto manageriale e e di esperti tecnocratici molto influenti.
Contrazione del ceto medio.
Crescente disomogeneità dei soggetti del lavoro e loro indebolimento contrattuale.
Consistente incremento dei marginali.
Crescente protagonismo delle donne (consolidato in Occidente, emergente nel resto del Mondo).

TECNOLOGIA

Circolazione sempre più rapida di persone (aerei, treni), merci (droni), informazioni (internet).
Dirompente sviluppo dell’innovazione in ogni campo dell’attività umana sotto la guida della sintassi informatica.
Grande influenza della cinematografia e dei media in via di ristrutturazione ad opera della rivoluzione dei social.

TERRITORIO

Accelerato innalzamento della temperatura (effetto serra): forte aumento della desertificazione e innalzamento dei mari.
Grande espansione dell’urbanizzazione.
3.3. La mappa: una rete gettata sul mondo

La mappa or ora illustrata non è semplicemente un elenco di fenomeni sintetizzati nella loro forma generale: è anche questo, ma non solo. Per comprendere a pieno il valore informativo della mappa, bisogna leggerla come una rete di relazioni tra tutti i fenomeni che la costituiscono. Ecco alcuni esempi.

3.3.1. La migrazione di massa

La parola chiave della demografia “Grandi movimenti migratori sia verso i paesi del Nord del mondo sia verso i centri urbani di tutte le latitudini” arricchisce il suo significato se la colleghiamo alle parole chiave dell’economia “Rapida trasformazione dell’organizzazione del lavoro in seguito alla combinata presenza di un alto numero di lavoratori affluente nei luoghi della domanda di lavoro e continue innovazioni tecnologiche a risparmio di lavoro umano” e “non dipendono solamente dai problemi interni ai paesi poveri del Sud del mondo, ma risultano molto funzionali agli interessi capitalistici in quanto opportunità di impiego di manodopera a basso costo. Non solo; spiegano anche le direzioni che può prendere la migrazione. La delocalizzazione ha portato ad investire nei pressi di centri urbani dell’Africa o dell’Estremo Oriente chiarendo perché abbiamo il fenomeno, dichiarato dalla categoria “territorio” con la parola chiave “Grande espansione dell’urbanizzazione anche nei paesi poveri del mondo”. La complessità di questi intrecci è accentuata dalle sue implicazioni sociali e politiche. Ce lo dicono la “Crescente disomogeneità dei soggetti del lavoro e la loro indebolimento contrattuale” e il “consistente incremento dei marginali”, che ci fa pensare ai tanti immigrati che vivono nelle megalopoli a tutte le latitudini e ai pericoli che questo comporta per la tenuta delle istituzioni democratiche: “Crisi delle istituzioni democratiche (parlamenti, enti locali, comunità di villaggio, rappresentanze degli interessi) e contrazione della loro diffusione”. Anche la “tecnologia” e la “mentalità” svolgono un ruolo nell’arricchire il significato del fenomeno in esame: la prima ricordandoci le condizioni tecniche che agevolano così grandi movimenti (“Circolazione sempre più rapida di persone, merci, informazioni”) e la seconda ricordandoci il “Conflitto tra l’aspirazione ad una coesistenza multiculturale e la rivendicazione di radicate identità tradizionali”.

La declinazione del contemporaneo fenomeno migratorio appare così attraverso tali collegamenti nella sua effettiva portata epocale grazie alla possibilità di esaminarlo dall’ottica di tutte e sette le categorie della mappa.

3.3.2. Il riscaldamento del pianeta

La categoria “Territorio” ci informa dell’emergenza ambientale in atto attraverso la parola chiave “Accelerato innalzamento della temperatura (effetto serra): forte aumento della desertificazione e innalzamento dei mari”, ma, se vogliamo cogliere la portata generale di tale fenomeno, ci aiuta la connessione con altre parole chiave di altre categorie. La desertificazione e la sottrazione di terre coltivabili da parte dell’innalzamento dei mari andrà ad incidere sui problemi economici dei paesi più poveri del mondo dando un ulteriore impulso ai “grandi movimenti migratori sia verso i paesi del Nord del mondo sia verso i centri urbani di tutte le latitudini”. E quale filiera si possa costruire partendo da qui basta tornare al paragrafo precedente. Ci sono, però, anche reazioni per contrastare gli effetti negativi del surriscaldamento del pianeta alimentate dalla “grande espansione e fiducia nel sapere scientifico e nel primato tecnologico”, anche se “contrastata da diffuse diffidenze e crescente consenso a visioni religiose plurisecolari, ma secondo espressioni prevalentemente fondamentaliste”. Anche il “dirompente sviluppo dell’innovazione in ogni campo dell’attività umana sotto la guida della sintassi informatica” può arrecare quei benefici ambientali così auspicati, ma a dare un volto concreto alla battaglia per il riequilibrio del sistema ecologico è l’”Esaurimento e impatto ambientale dei combustibili fossili e crescente consapevolezza della transizione alle energie rinnovabili”.

4. Secondo obiettivo: “approfondire la conoscenza di qualche fenomeno della struttura del presente”

La realizzazione di questo obiettivo è stata affidata ad otto conferenze; ognuna aveva il compito di esplorare almeno un assetto di qualche parola chiave inserita nella mappa or ora riportata. La complessità di questi fenomeni è tale che gli otto approfondimenti organizzati sono riusciti a illustrarli e problematizzarli molto, molto parzialmente. Ne riporto di seguito l’elenco. Per fissarne la memoria di ogni relazione è stato prodotto un report dettagliato che sarà pubblicato nel sito dell’istituto Parri ( www.istitutoparri.it ) quanto prima.

CALENDARIO E TEMI DEGLI INCONTRI

PRIMO INCONTRO: lunedì 10 ottobre; h. 15-18.

Mario Pinotti presenta:Ian Buruma, Avishai Margalit, “Occidentalismo. L’Occidente agli occhi dei suoi nemici”, Einaudi, Torino 2004. Il libro è attinente ad uno degli aspetti della parola chiave della mentalità:Grande fiducia nei saperi scientifico e tecnologico contrastata da diffuse ostilità e crescente consenso a visioni religiose plurisecolari (in declino nel Novecento), ma riprese prevalentemente secondo espressioni fondamentaliste.

SECONDO INCONTRO: Mercoledì 9 novembre h. 15,30-18,30.

Marialuisa Vezzali presenta:“Soggettività di donna nella poesia italiana femminile” La relazione è attinente ad uno degli aspetti della parola chiave dei rapporti sociali: Crescente protagonismo delle donne (consolidato in Occidente, emergente nel resto del Mondo), fortemente contrastato dai maschi.

TERZO INCONTRO: Giovedì 15 dicembre h. 15,30-18,30

Verena Gasperotti presenta: “Storia culturale e paradigmi di narrazione. La relazione è attinente ad uno degli aspetti delle parole chiave della mentalità e della tecnologia.Mentalità: Polarizzazione tra una crescente egocrazia e persistenza di stretti vincoli e valori comunitari.Tecnologia: Grande influenza della cinematografia e dei media in via di ristrutturazione ad opera della rivoluzione dei social.

QUARTO INCONTRO: Lunedì 23 gennaio: h. 15,30-18,30

Rossella Terreni presenta:Fabio Finotti, “Italia. L’invenzione della patria”, Bompiani, Milano 2016. Il libro è attinente ad uno degli aspetti della parola chiave della mentalità:Conflitto tra l’aspirazione ad una coesistenza multiculturale e la rivendicazione di radicate identità tradizionali.

QUINTO INCONTRO: giovedì 9 febbraio: h. 15,30-18,30.

Maria Elena Paniconi presenta: “Romanzo arabo migrante e migrazioni nel romanzo arabo” La relazione è attinente ad uno degli aspetti delle parole chiave della demografia e della mentalità:Demografia: Grandi movimenti migratori sia verso i paesi del Nord del mondo sia verso i centri urbani.Mentalità: Conflitto tra l’aspirazione ad una coesistenza multiculturale e la rivendicazione di radicate identità tradizionali.

SESTO INCONTRO: Lunedì 20 febbraio h. 15,30-18,30

Nicola Armaroli presenta:Nicola Armaroli, Vincenzo Balzani, “Energia per l’astronave Terra”, Zanichelli, Bologna 2011. La relazione è attinente ad uno degli aspetti delle parole chiave dell’economia e del territorio:Economia: Esaurimento e impatto ambientale dei combustibili fossili e necessità della transizione alle energie rinnovabili.Territorio: Accelerato innalzamento della temperatura.

SETTIMO INCONTRO: Venerdì 17 marzo h. 15,30-18,30

Siid Negash presenta:, “Les soleils”, film coprodotto dal Burchina Faso e dalla Francia nel 2011. La relazione è attinente ad uno degli aspetti della parola chiave della mentalità: Polarizzazione tra una crescente egocrazia e persistenza di concezioni identitarie.

OTTAVO INCONTRO: Venerdì 24 marzo h. 15,30-18,30

Roberta Sireno e Chiara Calderoni presentano:
“ Poesia femminile nell’esperienza di una poetessa sorda e espressività poetica del linguaggio dei segni”
La relazione è attinente ad uno degli aspetti della parola chiave della mentalità: Polarizzazione tra una crescente egocrazia e persistenza di concezioni identitarie.
5. Terzo obiettivo: “progettare unità didattiche: le caratteristiche strutturali del presente e il loro radicamento nel passato”

In questo paragrafo riporterò, a titolo di esempio, alcuni percorsi didattici che mostreranno come si possa concretizzare un nuovo modo di pensare il curricolo di storia e di italiano e rivitalizzare l’interesse per il Novecento.

5.1. L’Occidente agli occhi dei suoi nemici

Per affrontare a scuola l’emergenza degli attentati terroristici degli ultimi decenni rivendicati dal radicalismo islamico, emergenza ben presente alla coscienza dei giovani e giovanissimi,

più che studiare la storia della religione musulmana è istruttivo comprendere la genesi dell’odio contro l’Occidente e individuarne le manifestazioni fino ai nostri tempi così come fanno Ian Buruma e Avishai Margalit in “Occidentalismo” (cfr. primo incontro del corso).

I due autori leggono il jihadismo come solo l’ultima manifestazione di odio verso l’Occidente. E’ un Occidente concepito come il luogo della grande città corrotta e peccaminosa, il mercato dove trionfa il borghese freddo, cinico, volto solo all’utile e mai al bene, la casa della ragione strumentale che rinuncia alla ricerca dei valori universali, la terra che ha dimenticato Dio e, anzi, vuole sostituirsi ad esso.

Questo ripugnante ritratto del mondo occidentale ha profondi debiti di contaminazione con fenomeni culturali molto più lontani da noi.

Il punto di partenza di tale odio andrebbe cercato – secondo gli autori – proprio in Occidente, quando la cultura illuministica, lo sconvolgimento capitalistico-industriale in Inghilterra e la rivoluzione francese hanno cominciato a trasformare il tradizionale universo europeo.

Le prime voci contro le disgustose città industriali, il vergognoso atteggiamento borghese, la rinuncia razionale a Dio van cercate in Germania, dentro al romanticismo tedesco antinapoleonico e antigiacobino, in Slegels e Schelling. Da lì, come un fiume che si incontra con altri e da essi si alimenta, l’odio per l’Occidente è stato accresciuto dal panslavismo russo del XIX secolo, dal nazionalismo tedesco di fine Ottocento, dal nazionalismo indiano della prima metà del Novecento, dal nazismo, dalla cultura giapponese degli anni ’30 e della seconda guerra mondiale, dal maoismo della rivoluzione culturale.

La predicazione del radicalismo islamico rivendica di ispirarsi totalmente al Corano, ma è rilevante il suo debito culturale verso questa multiforme e ricca compagine antioccidentale.

Se un docente o più docenti scegliessero di costruire il proprio curricolo di storia o di italiano o di entrambi attraversando i temi or ora ricordati, offrirebbe i suoi studenti un percorso che per ricchezza e complessità non avrebbe nulla da invidiare ai tradizionali itinerari insegnati nella scuola italiana.

5.2. Soggettività di donna e poesia femminile nel Novecento italiano

Anche l’importanza dei rapporti tra femmine e maschi è immediatamente avvertita dai nostri studenti e non c’è bisogno di grandi espedienti didattici perché la riconoscano come una questione di studio e ricerca motivanti.

Dalla relazione di Marialuisa Vezzali, docente di italiano e latino al liceo Galvani di Bologna ed essa stessa poetessa, è uscita una vera e propria storia della poesia femminile nell’Italia del secolo scorso. Scandita in tre periodizzazioni, “fuori e a lato del conflitto di genere”, “scosse telluriche al sistema” del dominio maschilista, “le figlie dell’emancipazione”, la narrazione della poesia italiana al femminile attraversa il secolo XX focalizzando l’attenzione sul periodo fascista, sulle grandi lotte degli anni ‘60 e ’70, sulla stagione del nostro presente.

Lo fa attraverso il farsi e l’esprimersi poetico della coscienza femminile e offre una chiave di lettura, finora troppo ignorata, unendo prospettiva politica e sociale, culturale ed economica per chi voglia andare oltre l’immediata fruizione estetica della poesia femminile.

Il totalitarismo fascista nega l’ascolto alle voci femminili che ripiegano sull’espressione lirica e a cui affidano il loro pianto, la loro solitudine, il loro martirio; le imprigiona nella sottomissione ad un regime, ad una società che non ha posto per le donne e ne esalta solo la fecondità. E’ il tempo del maschilismo dominante in tutte le sue declinazioni: il tradizionalista espresso dalla forma di maschio patriarcale, e il moderno, narrato attraverso la glorificazione dell’arditezza individuale potenziata dagli strumenti della modernità tecnologica.

C’è poi il secondo momento, quello della stagione delle lotte nell’Italia che rompe i ponti con il suo essere contadina ed ancestrale e in cui la parola della donna si alza non solo per cantare i propri sentimenti privati e la propria coscienza individuale. Essa contende all’egemonico dominio maschile i fondamenti del suo presupposto, colpisce i suoi principali cantori (Montale), si solleva ad un’altezza ove lo sguardo assume la visione dell’insieme. Nulla dell’ordine dominante è più dato come incondizionato ed oggettivo. La lirica viene superata per accedere alla parodia e all’epica.

Ed infine la poesia femminile del nostro tempo, in cui, grazie all’opera demolitrice delle madri (Amelia Rosselli inprimis), le “figlie” possono andare oltre, oltre l’ipostatizzata contrapposizione di genere, oltre la binaria cristallizzazione dell’indigeno e del forestiero, dell’abile e del disabile nella fiducia che queste opposizioni possano risolversi in un superamento che genera una nuova e più ricca soggettività.

L’analisi contenutistica, stilistica e contestuale delle poesie proposte e segnalate ha tutti i titoli per costruire un quadro del Novecento italiano ampio e profondo, in cui la centralità del protagonismo femminile assicura una ricca visione che nulla ha di inferiore ad altre chiavi di lettura.

5.3. Una cittadinanza inclusiva o esclusiva?

Anche la questione della convivenza tra residenti e migranti a causa della sua pervasività non può essere estranea alla coscienza giovanile per la dirompenza di questo problema.

Il libro di Fabio Finotti, presentato da Rossella Terreni, docente di latino ed italiano al liceo Archimede di S. Giovanni in Persiceto, “Italia. L’invenzione della patria”, Bompiani, Milano 2016, offre la possibilità di esaminare questo problema in una prospettiva storica addirittura bimillenaria.

La tesi dell’Autore è che, a differenza della cultura greca antica, la cultura romana imperiale si fonda su una visione inclusiva delle diverse componenti etniche che lo costituiranno andando via via a concedere a tutti i suoi sudditi la cittadinanza. Nell’”Eneide” – secondo Fabio Finotti – si trova la giustificazione mitologica, fondativa, del carattere multiculturale dell’impero. Roma nel racconto virgiliano sorgerà sull’incontro tra la tradizione latina e la tradizione troiana.

Ebbene, secondo Finotti, A questa patria inclusiva si contrapporrà la visione esclusiva di tanta parte del Risorgimento italiano, di alcuni tra i suoi padri più insigni (Manzoni non escluso). Grazie alla dialettica tra patria inclusiva e patria esclusiva il concetto di patria appare come un’idea non unica, non indiscutibile, non oggettiva, ma plasmabile dalla volontà e dalla libertà di una comunità.

L’intento finottiano è di insegnare che è sempre possibile trovare una legittimazione inclusiva alla convivenza patriottica, purché lo si voglia e si sappia alimentare la volontà con la conoscenza storica e la creatività poetica.

La prospettiva offerta da “Italia. L’invenzione della patria” è addirittura triennale e fornisce un’occasione precisa per comprendere che la rivitalizzazione del passato, anche quello più remoto, dipende dal modo in cui sappiamo interrogare le emergenze, le più drammatiche, del presente.

6. Conclusione

In conclusione vale la pena richiamare i punti essenziali della nostra proposta dopo averla illustrata analiticamente.

Prima di tutto essa rinuncia alla narrazione della storia generale progrediente passo passo dalle origini verso il presente. Al posto di questa origine, peraltro inafferrabile come spiegò Marc Bloch nel 1944, noi sostituiamo il presente, il presente come punto di partenza, comune fonte da cui scaturisce il senso delle nostre domande al passato.

Per questo è prioritario riconoscere le rilevanze del presente, poiché esse più sono rilevanti

più motiveranno la richiesta di conoscenza del passato.

In secondo luogo la nostra proposta rinuncia ad acquisire la visione compiuta dell’intera storia, vera e propria illusione ingannevole.

E’ stata la storia generale a pretendere di esprimere tale compiutezza riducendosi a sola storia politica ed emarginando tutte le altre e innumeri dimensioni delle vicende umane.

In alternativa offriamo pluralità di percorsi, ognuno possessore di una sua compitezza. E’ l’esigenza di dare risposte ai fenomeni che preoccupano gli uomini al nostro tempo a farci muovere dal presente per cercarne le radici nel passato e trovare in simile movimento soddisfazione al bisogno di conoscenza.

Non è possibile istituzionalizzare i percorsi che si possono fare, poiché la realtà sociale è troppo plurale di soggettività, situazioni, variabili ed è continuamente mutevole.

La totalità che offriamo consisterà allora nel realizzare tanti e tanti percorsi, moltiplicarli, ma solo un’aspirazione collettiva potrà compierla.

Al singolo insegnante, alla singola classe è dato di affrontare un numero ristretto di questi itinerari accettando consapevolmente i limiti in cui si colloca la vita scolastica.

E’ troppo poco?

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