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28 luglio 1943. Memoria di una strage

28 luglio 1943. Memoria di una strage
Abstract

Il laboratorio si propone attraverso la comparazione di fonti diverse la ricostruzione dell’eccidio del 28 luglio 1943 a Bari, in via Niccolò dell’Arca. L’elaborazione nasce da una esperienza “sul campo” che ha interessato studenti del liceo classico “Orazio Flacco” e della scuola media “Tommaso Fiore” di Bari nell’ambito di un progetto nazionale promosso dall’Anpi e dal Ministero della Pubblica istruzione sul tema della Resistenza e della Liberazione. Il lavoro è stato condotto dalla sezione didattica dell’Ipsaic in collaborazione con gli insegnanti. L’attività didattica proposta si pone come obiettivo principale recuperare la memoria di un evento storico che ha interessato in modo drammatico la città e, in particolare, il mondo della scuola, cogliendone contemporaneamente le implicazioni politiche di carattere nazionale.

Premessa

Si tratta di un percorso che mette in luce le complesse dinamiche tra la memoria storica e la sua narrazione. Uno dei cardini metodologici del lavoro è la convinzione che il nodo centrale dell’apprendimento sia costituito dal rapporto tra conoscenza ed emozione. E’ su tale rapporto che si fonda la scommessa di un valido processo di crescita intellettuale, personale e sociale attraverso l’attivazione di competenze chiave quali la capacità di individuare collegamenti e relazioni, di acquisire e interpretare le informazioni, di risolvere problemi e di agire in modo autonomo e consapevole.

I materiali utilizzati sono differenti: da quelli cartacei, al racconto orale di un testimone, ai monumenti, alle immagini, al web. La scelta di utilizzare fonti diverse, e dunque di compararle, permette di problematizzare la conoscenza degli avvenimenti storici raggiungendo due obiettivi specifici simultaneamente: la comprensione dei fatti e l’individuazione delle procedure del lavoro storiografico.

E’ stato scelto un episodio di storia locale, che interessa in modo diretto il liceo “Orazio Flacco” in quanto numerose vittime dell’eccidio risultano essere proprio docenti e alunni di quella scuola, per coinvolgere maggiormente gli studenti, motivarli allo studio della storia ed effettuare con più agilità confronti con la contemporaneità. Inoltre la personalizzazione dei protagonisti consente una maggiore comprensione dell’intreccio tra memoria privata e memoria pubblica. L’attenzione al monumento e alle pietre di inciampo[1], infine, ha come scopo favorire un processo di integrazione urbana.

Contenuti

La caduta del fascismo si lega inevitabilmente all’illusione di una rapida fine della guerra in corso e alimenta il desiderio di pace e conciliazione, tuttavia segna una recrudescenza delle forze reazionarie, rappresentate dalla monarchia e dal governo, che temono il protagonismo delle masse antifasciste e democratiche. L’episodio del 28 luglio 1943 a Bari può considerarsi la prima strage dell’Italia all’indomani del crollo della dittatura. Si spara, infatti, su un corteo pacifico di circa 200 manifestanti, tra cui molti studenti. La mobilitazione spontanea, sull’esempio di analoghe in altre città italiane, riflette l’entusiasmo per la riconquista della libertà dopo vent’anni di dittatura. Il corteo si appresta ad andare incontro ai detenuti politici di cui si è annunciata l’immediata scarcerazione, tra cui i maggiori esponenti dell’intellettualità cittadina. Come si evince dalle relazioni stese all’epoca dai Carabinieri, i colpi vengono esplosi contemporaneamente da soldati schierati davanti alla sede della federazione del PNF (Partito nazionale fascista) e da alcuni individui dietro le finestre dello stabile. Il bilancio è drammatico: venti morti e quaranta feriti. Segue un clima da stato d’assedio. Addirittura si impedisce ai familiari di recarsi nei diversi ospedali cittadini per visitare i feriti e le salme vengono trasportate al cimitero di notte. La censura di guerra impedisce che si diffonda la notizia e sono avviati due provvedimenti giudiziari che, attraverso una istruttoria lacunosa, non fanno luce sull’accaduto. Al recupero della memoria avvenuta solo dopo mezzo secolo si affianca ora l’individuazione dei procedimenti giudiziari degli archivi della Procura militare finora non consultabili.

Percorso

Il lavoro è suddiviso in fasi:

  1. Introduzione storica
  2. I luoghi e le persone: memoria collettiva e memoria del singolo
  3. Lavori di gruppo
  4. Comparazione tra le fonti
  5. Produzione

Tale ordine segue l’idea di alternare momenti di coinvolgimento emotivo a momenti di razionalizzazione e sistemazione permettendo un confronto e una comparazione tra le fonti per giungere attraverso la formulazione di ipotesi storiche ad una ricostruzione critica dei fatti.

Introduzione storica

Nella prima fase è prevista una lezione generale di storia che fornisca agli studenti dei punti di riferimento per passare alle fasi successive. Gli snodi storici fondamentali su cui concentrare l’attenzione riguardano la caduta del fascismo, la censura, la repressione politica. In questa fase viene illustrato l’episodio in questione, presentati degli schemi e delle sintesi per tutti e una breve bibliografia per chi vuole effettuare degli approfondimenti. L’idea che sottende tutto il lavoro, in questa fase meramente di apprendimento come in quelle produttive, è di permettere a ciascuno una personalizzazione del percorso di studio secondo interessi, inclinazioni, capacità e prerequisiti.

E’ fondamentale che questo momento di lezione frontale sia soprattutto informativo, si tratta di fornire degli strumenti teorici agli studenti che poi compiranno un percorso guidato per arrivare ad una sintesi critica e autonoma. A tal proposito occorre precisare che il progetto non è stato rivolto ad un gruppo omogeneo dal momento che la conoscenza dei contenuti è considerato un punto di arrivo e dunque non costituisce una pregiudiziale.

I luoghi e le persone: memoria collettiva e memoria del singolo

Nella seconda fase è prevista una visita al luogo della strage. Qui è visibile un monumento intorno al quale, nell’asfalto dei viali, sono state collocate venti piccole targhe di ottone con inciso il nome e l’età del caduto. La visita ad un luogo della memoria, sia che si tratti di un luogo reale sia che si tratti di un museo, richiede uno sforzo di immaginazione e di riflessione. Esso, infatti, si è trasformato nella sua fisicità, come si è trasformata la sua funzione. Occorre immaginarlo come era sentendolo, immergendosi in esso ,ripercorrendo le orme dei protagonisti dell’evento, ma occorre anche ricostruirlo come era con un approfondimento cognitivo prima e dopo la visita.

In un momento successivo gli studenti incontrano un testimone ancora in vita, che ha assistito da preadolescente all’episodio di violenza. Attraverso il racconto orale egli fa in un certo senso rivivere gli avvenimenti percepiti dalla prospettiva del ragazzino di allora, che presenta subito una empatia con i ragazzi, ma si distende anche con riflessioni verso l’attualità.

Ogni testimone è portatore di una soggettività: egli, infatti, racconta una storia unica, che diventa, però, paradigmatica , e rappresenta un tassello in un mosaico più ampio che va comunque sempre ricostruito in un rapporto di equilibrio tra soggettività e storia .

Gli studenti raccolgono immagini di entrambe le esperienze. In un confronto nel gruppo allargato ciascuno riferisce in modo libero le sue impressioni.

Lavori di gruppo

Nella terza fase vengono effettuate la ricerca e la selezione dei documenti, una suddivisione degli studenti in piccoli gruppi di lavoro e una pianificazione delle attività. A ciascun gruppo vengono assegnati dei documenti per compiere un’analisi guidata degli stessi. In particolare vengono sottoposti loro dei problemi da risolvere in relazione al documento proposto.

Ad un gruppo viene affidato il compito di ricostruire almeno in parte le biografie delle vittime, quando è possibile corredate da ritratti fotografici delle stesse. Questa attività restituisce identità e dignità ai protagonisti e avvicina i ragazzi alle vicende.

Ad un altro gruppo, invece, sulla scorta dell’esperienza di visita al monumento, viene affidato il compito di mappare i luoghi della città che sono stati teatro diretto o indiretto della vicenda.

Un altro gruppo effettua delle brevi interviste per valutare il grado di conoscenza dell’avvenimento tra i cittadini baresi. I dati vengono poi elaborati .

L’ultimo gruppo prende in esame le fonti relative all’episodio presenti sul web.

Comparazione delle fonti

Nella quarta fase vengono catalogate le informazioni distinguendo quelle oggettive da quelle soggettive evidenziandone la differenza dal punto di vista della ricostruzione storica.

In questa fase sono previste: attività che aiutino a sistemare le informazioni raccolte, attraverso la costruzione di mappe concettuali; una riflessione teorica sulle fonti che evidenzi punti di forza e rischi nell’uso delle stesse (con particolare attenzione alle fonti presenti nel web); un momento di confronto e discussione durante il quale gli alunni inseriranno, con l’ausilio dell’insegnante, le notizie di carattere particolare nel contesto storico generale.

Le abilità messe in campo riguardano: catalogare, valutare e selezionare le fonti, comparare diverse tipologie di fonti, formulare ipotesi interpretative, integrare le informazioni, saper ricostruire in modo critico i fatti. In questa fase emergono con forza anche le motivazioni dell’operazione storica in atto, la sua attualità. E’ un momento di confronto e dialogo non solo con gli insegnanti, ma anche tra gli studenti.

Produzione e valutazione

Nella quinta fase gli studenti confezionano dei prodotti che saranno oggetto di valutazione da parte degli insegnanti.

Fonti

Tutti i documenti sono stati trascritti per permetterne una fruizione agevole. Tuttavia agli studenti, ove possibile, è opportuno mostrare anche il testo originale.

Documento 1

Tommaso Fiore al figlio Graziano

Carceri giudiziarie di Bari

19 giugno[1943]

Amatissimo Figlio, grazie di cuore della tua e grazie alla piccola Meli per il suo bigliettino. Ho poca carta per scrivere. Ha ragione il tuo amico a dire che non bisogna criticare senza prima leggere. Se hai voglia di D’Annunzio, leggi tu (non tua sorella) le Novelle della Pescara, L’Innocente, la Figlia di Iorio, le Laudi. Ci sono due buone antologie delle liriche dann., di cui una curata da Flora (Mondadori) Il saggio di Croce su D’Annunzio è nel 2° anno della Critica. Ma tu senti proprio bisogno di questo scrittore? Devi nutrirti di Parini, di Foscolo, di Carducci, spiriti eroici altamente educatori, degni di Omero. D’Annunzio è poeta (quando è poeta), ma il suo spirito corrompe, perché tutto per lui è problema di bellezza, mentre la vita non è così, vi sono anche problemi morali, problemi economici, problemi politici, filosofici. Se pianti il grano devi scegliere quello più nutritivo, se ti occupi di filosofia, devi cercare il vero, non il bello […] e così di seguito. Quante cose da capire […] E dire che io non ti potrò essere accanto, non ti potrò aiutare… Non piangere, sii uomo: anzi, se l’anno scorso diventasti uomo, quest’anno devi far da padre di famiglia, sostituire, se è necessario, me ed Enzo. Hai capito? Devi centuplicarti, studiare, far studiate le sorelle, sostenere soprattutto tua madre, consigliarla come puoi, aiutarla in tutto, nelle spese come in ogni faccenda più seria, muoverti, esser serio e riservato e anche … fare il latino col prof. Mastropasqua e Franca deve fare di più il greco scritto. Ho finito. Ci rivedremo al colloquio, appena lo concederanno. Allora darò istruzioni pensa a te e a tua madre. Siate forti; se non siete forti voi, io stesso mi abbatto. Non vuoi che tuo padre ritorni? Ti stringo al seno insieme con tutti quanti,specie quella santa di tua madre, disperatamente.

Tuo padre

In Archivio Ipsaic, Carte Tommaso Fiore


Documento 2

Michele Cifarelli al fratello Raffaele

Carceri giudiziarie di Bari

Bari, 23 luglio 1943

Carissimo Raffaele, son già passati 44 giorni di mia detenzione; ne passeranno forse altri […] non so immaginare: ma lo spirito mio è alacre, fortissimo, pieno di speranza, e il fisico tiene bene. La certezza del tuo affetto e della continua assistenza e presenza spirituale di tutti di casa mi conforta magnificamente e mi da gioia squisita, che forse voi di fuori, non pensate. La villetta dell’olivo, dove voi vivete, è anche la mia dimora spirituale permanente: qui sono solo col corpo e con una parte minima del mio spirito, quanto basta per apprezzare con bonomia, con simpatia umana, con umorismo talvolta, le esperienze che sto facendo. Quando mi immergo nella lettura o quando penso agli eventi del mondo o quando rievoco i trent’anni fin qui vissuti o, soprattutto, quando penso a tutti voi, io sono talmente assorto in una vita diversa che un qualsiasi segno della vita qui in atto mi stupisce più di un’apparizione fantastica. Ho quasi finito lo studio di Carcopino su Silla: ottimo affascinante. Mi occorrerebbe la presenza di Rosina “competentissima di storia antica„ per scambiare idee al riguardo. Ho nostalgia degli studi storici a Pavia nel 1936! Rifarli??? Ma parliamo di te, carissimo: non ci sono parole adeguate a tutto quanto sento per te e vorrei esprimerti. Ma tu mi comprendi. Ti raccomando enormemente le più assidue cure per la tua salute: devi guarire benissimo e ora, al più presto possibile: non pensare ad altro. Mi duole che per causa mia tu sia affaticato chi sa quanto, mentre mi ero proposto di farti trascorrere la licenza di convalescenza nel più assoluto riposo, senza la minima faccenda o preoccupazione, e preparandoti anche io lo zabaione al mattino. Invece [.. .] Ma almeno non ti crucciare per me. Checché avvenga, non praevalebunt! Goditi il sole, i fichi, i pomodori e l’uva. Gioisci della compagnia delle Bimbe leggiadre e dal mutevolissimo umore. Leggi romanzi, se puoi: nella letteratura, criticamente guardata, vi è modo anche di assimilare tanta esperienza di vita. Soprattutto vivi accanto a Mamma e Papà: quanti nel mondo sospirano tale possibilità, che forse non goderanno più mai? E, chiacchierando, stimola e afferra la cultura dei genitori e quella di Rosina e quella di Fabrizio, senza escludere quella dei generi di Clelia, che ha anche particolare valore. Studi e sistemazioni pel domani lasciali al tempo: non metter da parte il Diritto Internazionale. Forse faremo gli avvocati insieme, forse qualcos’altro. Fida nella vita. Voglimi bene. Grazie per tutto ciò che fai per me. Bacio te e tutti. Un abbraccio alle bimbe: che non siano melanconiche.

Michele

In Archivio Ipsaic, Carte Cifarelli


Documento 3

Disposizioni sull’ordine pubblico. Circolare Roatta

Fonogramma Comando territoriale IX C.A. ai prefetti di Bari e Lecce

Comando Supremo ordina:

  1. nella situazione attuale, col nemico che preme, qualunque perturbamento dell’ordine pubblico anche minimo, et di qualsiasi tinta, costituisce tradimento et può condurre, ove non represso at conseguenze gravissime; qualunque pietà et qualunque riguardo nella repressione sarebbe pertanto delitto
  2. poco sangue versato inizialmente risparmia fiumi di sangue in seguito. Perciò ogni movimento deve essere inesorabilmente stroncato in origine
  3. siano assolutamente abbandonati i sistemi antidiluviani, quali i cordoni, gli squilli, le intimazioni et la persuasione et non sia tollerato che i civili sostino presso le truppe intorno alle armi in postazione
  4. i reparti devono assumere et mantenere grinta dura et atteggiamento estremamente risoluto. Quando impiegati in servizio di ordine pubblico, in sosta aut in movimento, abbiano il fucile at pronti et non a bracciarm
  5. muovendo contro gruppi di individui che perturbino or-dine aut non si attengano prescrizioni autorità militare, si proceda in formazione di combattimento et si apra fuoco a distanza, anche con mortai et artiglieria senza preavviso di sorta, come se si procedesse contro truppe nemiche. Medesimo Procedimento venga usato da reparti in posizione contro gruppi di individui avanzati
  6. non est ammesso il tiro in aria; si tira sempre a colpire come in combattimento
  7. massimo rigore nel controllo et attuazione di tutte le misure stabilite noto manifesto. Apertura immediata del fuoco contro automezzi che non si fermino all’intimazione
  8. i caporioni et istigatori dei disordini, riconosciuti come tali, siano senz’altro fucilati se presi sul fatto, altrimenti siano giudicati immediatamente Tribunale di guerra in veste di Tribunale straordinario
  9. chiunque, anche isolatamente, compia atti di violenza et ribellione contro le forze armate e di polizia aut insulti le stesse et le istituzioni venga passato immediatamente per le armi
  10. il militare che, impiegato in servizio ordine pubblico, compia il minimo gesto di solidarietà con i perturbatori dell’ordine, aut si ribelli, aut non obbedisca agli ordini, aut vili-penda superiori et istituzioni, venga immediatamente passato per le armi
  11. il comandante di qualsiasi grado che non si regoli secondo gli ordini cui sopra, venga immediatamente deferito a) Tribunale di guerra competente che siederà e giudicherà nel termine di non oltre ventiquattro ore. Confido che comandanti – consci della gravità dell’ora, e che da falsa pietà, lentezza e irresolutezza, potrebbe derivare la rovina della patria – daranno e faranno dare la più ampia esecuzione at quanto sopra disposto.

Si tratta di imporsi subito con rigore inflessibile.

Attendo assicurazione telegrafica.

Data 26 luglio 1943 F.to Gen. Paolo Micheletti

Archivio di Stato di Bari, Gabinetto del Prefetto, III versamento, b. 1431, f.9


Documento 4

Un eroe della nuova Italia: Graziano Fiore

Il mattino del vent’otto luglio il ritorno della libertà riceveva nelle strade della nostra città il saluto dell’entusiasmo popolare.

Quella festa, però, la festa più bella nella quale in una sublime professione di fede si accomunarono tutti i cittadini, doveva finire nel più tragico bagno sangue. Piombo fratricida, quasi a compiere l’estrema vendetta di chi già la storia bollava con il marchio dell’infamia, si avventò su un numeroso gruppo di giovani e spezzò le loro meravigliose esistenze.

Tra quelle vittime immolate sull’altare della libertà era anche Graziano Fiore.

Afferma il De Ruggero che “comprendere appieno il valore della libertà, non è possibile a qualunque fantaccino della politica”.

Ebbene mi è difficile, ogni qual volta il mio pensiero corre a quella che è stata la vita e ,di più, la morte di Graziano Fiore, non ripensare quanta messe di verità si raccoglie in quelle parole dell’illustre filosofo. Amare la libertà, comprenderne tutto il divino significato, è veramente privilegio di pochi spiriti eletti che passano tra la umanità come folgoranti comete per rischiarare le tenebre che l’avvolgono ed insegnarle la strada.

Tale è stato Graziano Fiore.

Fu in una fredda notte d’inverno che, in una villa in campagna, io lo conobbi.

Era Egli allora quello che si poteva ben dire un giovanissimo. Non aveva ancora diciassette anni ed aveva già superato vittoriosamente il martirio del carcere. Infatti in una ondata di recrudescenza poliziesca, l’OVRA aveva stimato opportuno tradurre alle carceri, insieme a suo padre ed a suo fratello maggiore anche il piccolo Graziano; in lui, nella sua più che naturale debolezza, sperando poter trovare appunto quelle prove che dovevano servire alla irreparabile rovina dell’infelice, ma indomabile, padre.

Il piccolo Graziano però aveva vinto! La sua giovane anima, validamente sorretta da una fede della quale i vili sicari della più vile oppressione non sospettavano le esistenza- tanto quella fede era lontana dalla loro ottusa insensibilità – aveva avuto ragione dei maltrattamenti e della volgare astuzia dei suoi aguzzini.

Fu appunto preceduto da questa aureola che egli mi apparve in quella ormai lontana, fredda notte d’inverno, come una rivelazione. Rivelazione che sopra tutto fu sostituita dal meraviglioso contrasto che il suo aspetto subito presentò al mio sguardo. Mentre Infatti l’adolescenza dava al suo volto contorni di una purezza affascinante, i suoi occhi brillavano di una luce abbagliante. La fede nella libertà, l’amore per la libertà ardeva nei suoi occhi come una face.

Io ne fui avvinto e da quel tempo si stabilì tra noi più che una amicizia, una fratellanza. Fratellanza che dette a me la possibilità di vedere, di conoscere tutti i tesori inesauribili della sua anima che, a guisa di amante gelosa sua bellezza, scovriva soltanto a chi sapeva avvicinarla, sapeva comprenderla.

E tornarono i giorni assai tristi, i giorni nei quali il fascismo strappò nuovamente alla sua casa, per tradurli in carcere e suo padre e entrambi i suoi fratelli maggiori. Rimase sola allora il piccolo Graziano, solo spettatore del dolore inconsolabile della mamma sua e delle sorelline.

Mai, mai, però, la giovane anima tremò. Una fiamma ardente bruciava il giovane eroe, una fiamma che nessuna raffica umana avrebbe potuto spegnere.

Il ventitré luglio venne da me al mattino. Una nuova notte insonne aveva trascorso, una nuova notte nella quale quello che per tutti noi era il preciso dovere dell’ora gli era apparso di una chiarezza adamantina.

Che cosa ancora si appettava? Dovevamo assistere inerti alla liberazione che altri popoli stavano tentando della nostra Patria? Nò dovevamo osare, dovevamo agire. Che cosa rappresentavano le nostre vite dinanzi alla meta che brillava al di là del nostro sacrificio? Nulla. Quella meta era l’Italia, l’Italia finalmente libera dopo vent’anni della più ignobile schiavitù, del più disonorante abbrutimento.

Era impossibile opporre a tanto ardore, a tanto entusiasmo bruciante, il gelo del ragionamento. E mi trascinò, mi convinse.

Solo quando gli ebbi fatto solenne promessa che qualche cosa si sarebbe fatto e presto, Egli mi lasciò recando negli occhi la immagine vivente di un sogno al quale, lo si vedeva bene, non avrebbe rinunciato neanche a costo della sua stessa vita. Era, come io pensai in quel giorno, il figlio più degno di Giuseppe Mazzini.

Quando il vent’otto luglio io lo abbracciai poche ore prima del suo olocausto Graziano Fiore aveva già raggiunto e superato quella fase spirituale per la quale il sacrificio di tutto se stessi rappresenta il premio più ambito.

E cadde, con negli occhi la luce folgorante del sole di luglio, cadde stingendo nelle mani la bandiera d’Italia finalmente libera.

Fratelli d’Italia che m’ascoltate

se è vero che sono le azioni che definiscono gli uomini, Graziano Fiore è un simbolo, una bandiera. Egli è passato tra noi recando una fiaccola che mai in mano sua si spense. Al momento della morte Egli l’ha affidata a noi, giovani e vecchi di tutta Italia. E’ la fiaccola della libertà della Patria, della nostra Patria. Stringiamoci attorno a questa fiaccola, e difendiamola, oggi come mai, oggi che il Fascismo, che è il più vile, è palesemente alleato al più acerrimo dei suoi nemici.

Graziano Fiore ci ha insegnato la via. Essa è dura e faticosa, ma la meta che brilla al suo termine è la più santa. Il percorrerla fino in fondo è il più preciso ed il più sacro dovere di tutti gli italiani.

Antonio Sorrentino

Letta a Radio Bari la sera del Novembre 1943

Archivio Ipsaic


Documento 5

Inchiesta dell’Ispettore Generale di P. S. Beniamino Rosselli

Roma, 11 agosto 1943

A S. E. il Capo della Polizia

Con riferimento all’allegato n. I – promemoria sui fatti di Bari – dagli accertamenti eseguiti in luogo mi è risultato quanto segue: Subito dopo che la radio comunicò alle ore 23 del 25 luglio u.s. che S. M. il Re ed Imperatore aveva accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo presentate da Benito Mussolini ed aveva nominato Capo del Governo S. E. il cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, si recarono in Prefettura il Comandante la Legione ed il Comandante il Gruppo dei CC.RR., il Federale Costantino, il Comandante del Raggruppamento CC.NN., Generale Martinesi, ed il Podestà D’Addabbo, il quale era anche Ispettore del PNF.

S.E. il Prefetto di Bari fece, presente anche il questore, le più ampie dichiarazioni di lealismo per il Sovrano ed il nuovo Governo. […]

Il 27 luglio verso le ore 18 si recò da S. E. il Prefetto una commissione composta da De Secly Luigi, redattore capo del giornale «La Gazzetta del Mezzogiorno», De Filippis Giuseppe, avvocato Damiano Pastina, Tenente del R. Esercito, ingegnere Laterza Giuseppe, Prof. Canfora Fabrizio, avv. Loizzi Domenico, Altomare Matteo, dott. Loiacono Natale, Pastina Nicola, Generali Antonio, i quali richiesero la sostituzione immediata del direttore del giornale «La Gazzetta del Mezzogiorno» Comm. Pietro Pupino Carbonello, perché quale squadrista non poteva rimanere al suo posto e per aver anche assunto un atteggiamento non conciliabile con gli attuali avvenimenti.

Il De Secly, esibendo anche una copia del «Giornale d’Italia», ove era riportato un articolo del Senatore Bergamini ed un corsivo contro il cessato regime fascista, chiedeva insieme agli altri pure la immediata scarcerazione degli arrestati politici appartenenti all’associazione «Italia libera», capeggiata dai noti Fiore, Cagnetta ed altri, che si trovavano detenuti nelle carceri di Bari, e che furono dimessi il giorno dopo, appena al riguardo si ebbero istruzioni da parte del Ministero.[…]

Verso le 11 (sempre del 28 luglio) ritornarono da S. E. il Prefetto il De Secly, il Canfora ed il Loizzi ed un certo Colella Carlo, segretario della Biblioteca Consorziale.[…] Informarono che tra poco vi sarebbe stata una pubblica manifestazione per le vie della città sostenendo che tutta l’Italia guardava a Bari, volendosi evidentemente alludere al caso Fiore e compagni, arrestati quali capi dell’associazione «Italia Libera». Il Prefetto ed il questore li invitarono a desistere da manifestazioni di piazza facendo rilevare che non potevano essere consentite per il noto bando dell’Autorità Militare, esortandoli anche alla calma.[…]Appena usciti dal Palazzo del Governo si andava manifestando in città una certa animazione, formandosi gruppi di dimostranti. Verso le ore 12,15 circa duecento persone in corteo, con bandiere, si recarono nel gruppo rionale fascista «R. Barbera» in corso V. Emanuele (davanti alla sede del IX Corpo d’Armata) ove, penetrati negli uffici, prelevavano carte e registri, incendiandoli sulla pubblica via. I dimostranti venivano poi dispersi per intervento dell’arma CC.RR. che procedeva anche all’arresto ed alla denunzia di cinque individui per danneggiamento e per essersi impossessati di una macchina da scrivere. Altri dimostranti, distaccatisi dal gruppo, con bandiere nazionali si diressero quasi di corsa verso la sede della federazione provinciale fascista in via Nicolò Dall’Arca, mentre le sirene davano il segnale di allarme per avvistamento di aerei nemici. […]A questo punto certo Carbonara Domenico di Vito, classe 1915, sergente appartenente al IV Btg. S. Marco – P. M. 999, che trovavasi a Bari in licenza, che scadeva il giorno successivo, ed era fra i dimostranti, portatosi alle spalle del cordone degli autieri, esplodeva contro i dimostranti stessi dei colpi con la sua pistola, cui seguivano, secondo quanto si afferma, altri colpi, sparati da due individui affacciatisi da una finestra dello stabile della federazione. La truppa faceva allora fuoco unitamente ai militari dell’Ara dei CC.RR. per cui i dimostranti si scioglievano rimanendo però sul posto, all’angolo fra via Nicolò Dall’Arca e via Pompeo [sic] Petroni cinque morti e trentasei feriti più o meno gravi, dei quali altri dodici sono successivamente deceduti.[…]. Il Questore con suo rapporto in data 29 luglio ha denunciato in istato di arresto alla Procura del Re ed Imperatore presso il Tribunale Militare di Bari l’avv. Loizzi Domenico, De Secly Luigi, prof. Canfora Fabrizio, Colella Carlo, quali responsabili dei luttuosi avvenimenti, in quanto, nonostante sconsigliati e diffidati, si resero promotori della pubblica manifestazione, ed anche tutti i feriti, che sono piantonati nell’ospedale per contravvenzione alle disposizioni del bando del Corpo d’Armata che vieta assembramenti, riunioni, etc. Il Questore nel suo rapporto ha fatto anche rilevare che Loizzi, De Secly e Canfora hanno precedenti quali gregari del partito liberalsocialista, che ha finalità tutt’altro che monarchiche costituzionali. […]

Con queste mie spiegazioni non intendo entrare nel merito della faccenda, giacché ogni osservazione e rilievo sarebbe inutile dal momento che con il bando dell’autorità militare erano proibiti gli assembramenti, le riunioni, le pubbliche manifestazioni etc. Se la truppa, riuscito vano il tentativo dell’ufficiale di far sciogliere i dimostranti, fece uso del fuoco, agì pertanto in pieno ossequio alle disposizioni contenute nella nota ordinanza emessa in data 26 luglio dal Comando di Corpo d’Armata, e quindi nella più perfetta legalità, se pur si va lamentando che il luttuoso incidente nel quale perdettero la vita giovani esistenze, che intendevano soltanto di dar sfogo ai loro sentimenti di italianità e di simpatia per Casa Savoia e per il nuovo Governo, ha gettato nel lutto numerose famiglie ed ha profondamente rattristato l’intera cittadinanza. […] Dopo lo scioglimento del PNF i locali del partito non sono stati più frequentati da fascisti ed ora sono in corso le operazioni di consegna dei verbali e delle attività patrimoniali all’Intendenza di Finanza. […]

L’Ispettore Generale di P. S. ROSSELLI dr. BENIAMINO

In Barra F.1978, Il 25 luglio nel Mezzogiorno, in Mezzogiorno e Fascismo, atti del Convegno Nazionale di Storia della regione Campania, Napoli, vol. primo, pagg. 175-184.


Documento 6

Fausto Buono ai genitori

Bari, 28 luglio 1943

Cara mammà,

sii tranquilla, la terra che ci ha dato la vita ha chiesto il nostro sangue e noi lo abbiamo versato per la sua resurrezione.

Caro papà,

sono stato ferito alla gamba, non ti preoccupare di niente, il sangue versato è garanzia certa dei rispetti dei valori eterni dello spirito. Recati dal dottor Barbieri, Iddio gli dovrà rendere merito per quello che ha fatto per me. Viva la libertà. Viva la giustizia. Un abbraccio di cuore

Fausto

Archivio Ipsaic ( copia)


Documento 7

Copia di esposto rimesso a S.E. il Procuratore del Re dagli avvocati Paolo Tria e Prospero Milella

Le famiglie dei ventiquattro uccisi e dei ventotto feriti colpiti nella strage consumata nell’infausta giornata del 28 luglio u.s. dinanzi la sede della Federazione del disciolto Partito Nazionale Fascista, con la più viva sorpresa sono dovute [sic] a conoscenza che per quell’eccidio è stato disposto il rinvio a giudizio di questo Tribunale del solo sottufficiale di Marina, Carbonara Domenico quale unico responsabile della tragica fine degli innocenti cittadini, sotto la duplice imputazione di violazione di ordinanza militare, nonché di omicidio e lesioni colpose. […] Qualunque sia per essere l’esito di tale procedimento contro il Carbonara, non potrà dirsi che giustizia si sarà fatta su uno dei più sanguinosi eccidi, consumati nella nostra Città. Non intendiamo prendere la difesa del Carbonara, ché anzi opiniamo che egli deve rispondere, insieme con altri, non di reati colposi, ma di reati dolosi; senonché ripugna che una strage come quella consumata il 28 luglio si concluda con una affermazione di responsabilità penale per delitto colposo. L’imputato Carbonara, ammettendo di aver sparato alcuni colpi di pistola, nel suo interrogatorio aggiunge che egli sparò per essere stato dato l’ordine di far fuoco. […] Comunque non una sola scarica di fucileria vi fu, in quanto, come hanno deposto diversi testi, le scariche furono due, e forse più. L’eccidio, in una parola, ebbe a verificarsi non in un solo momento, e perciò di esso non può essere responsabile il solo Carbonara. […] L’arma dei RR.CC., denunziando quali imputabili le numerose persone colpite dalle raffiche di fuoco, sottrasse al processo i migliori testimoni. Per buona ventura il processo contro queste vittime si chiuse con ordine di non procedersi, a seguito di un pro memoria del Sost. Proc. del Re presso questo Tribunale, pro memoria che fa onore a questo Magistrato. Lo stesso Magistrato, per chiedere il proscioglimento degli imputati, pose in rilievo il loro spirito patriottico, il loro animo generoso, che faceva escludere qualsiasi intenzione criminosa.[…]E non va trascurata la circostanza che l’ordine di fuoco contro questi innocui cittadini venne dato senza che fosse stato preceduto dai rituali squilli di tromba e scariche a salve. Senza dubbio simili intimazioni avrebbero fatto disperdere i dimostranti, nel maggior numero formato da giovani studenti e bambini, come è accertato dall’età delle vittime, sia morti che feriti. La verità è che i fatti del 28 luglio furono la più clamorosa dimostrazione dell’acidità degli uomini rappresentativi del vecchio regime, che vollero punire le manifestazioni patriottiche per gli avvenimenti del 25 luglio.[…]Nell’interesse di numerose famiglie di caduti i sottoscritti patroni si rivolgono all’E.V. perché voglia richiamare con la massima urgenza il processo contro il Carbonara, fissato per l’udienza del 17 corrente avanti questo Tribunale Militare, che voglia disporre la riapertura del processo per i fatti del 28 luglio 1943, facendo procedere alla esecuzione dei superstiti dell’eccidio, prosciolti dalle imputazioni loro contestate, nella qualità di testimoni, nonché degli altri che risultano indicati nel processo, e che non sono stati sentiti. Soltanto così si potranno stabilire i veri responsabili della strage del 28 luglio di cittadini Italiani generosi ed inermi, come le ordinanze stesse di assoluzioni dimostrano, essendo stato in esse posto in evidenza che dai dimostranti non furono esercitate violenze, tanto che, nell’imputazione contestata al Carbonara si precisa che egli avrebbe iniziato inconsideratamente il fuoco «senza che ciò fosse imposto dalle necessità del momento».

Con perfetta osservanza.

Bari, 13 novembre 1943

Archivio Ipsaic, carte Anppia, f. 28 luglio


Documento 8

Estratto di sentenza del Tribunale Militare Territoriale di Guerra di Taranto 7 gennaio 1944

In nome di S.M. Vittorio Emanuele III° per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia. Il tribunale militare territoriale di Guerra di Taranto, composto dei sigg. Contrammiraglio Quentin Francesco, presidente Tenente G.M. Macry Correale Pietro, Giudice relatore, Cap. di Fregata Aragoni Carlo, Giudice, Cap. Corvetta Cuneo Niccolò, Cap. Zanca Giuseppe Giudice Ha pronunziato la seguente sentenza nella causa contro: Carbonara Domenico di Vito e di Nissiva Angela nato il 4.2.1915 a Bari e ivi residente in via Puglia 30 Sergente.

Imputato

  1. a) violazione dell’ordinanza n. 6 del IX Corpo d’Armata, punibile ai sensi degli articoli 217-216 legge P.S. il 28 luglio 1943 partecipava manifestazione
  2. b) Omicidio lesioni colpose (art.589 C.P. in relazione all’art. 53 e 55 C.P.)[…]

Si osserva che dall’istruzione e dal dibattimento sono emerse prove chiare per affermare che il Carbonara non ha commesso la violazione di ordinanza militare a lui addebitata, onde da questo reato deve essere assolto con formula piena. Invero fa parte la stranezza del fatto che l’imputato fosse prima andato con la folla (fra i dimostranti) e poi, di punto in bianco, avesse lasciato gli stessi per passare dalla parte opposta e far fuoco su di loro, la lettura delle deposizioni […] non lasciano alcun dubbio che il Carbonara non abbia preso parte alla dimostrazione […].Il Tribunale Militare territoriale di guerra assolve Carbonara Domenico dall’imputazione di cui alla lettera e alla rubrica per non aver commesso il fatto; della imputazione di cui alla lettera e per insufficienza di prove ed ordina l’immediata scarcerazione.[…]

Archivio Ipsaic ,Carte Anppia, f. 28 luglio


Documento 9

Il 26 luglio, il giorno dopo la caduta di Mussolini, i poteri per la tutela dell’ordine pubblico passavano alle autorità militari ed il maresciallo Badoglio, incaricato dal re di assumere la carica di primo ministro, imponeva l’affissione di un manifesto che sanzionava lo stato d’assedio ed il coprifuoco. Chiunque avesse disobbedito agli ordini doveva essere passato per le armi. Il giorno successivo a Bari, non «poco» sangue venne versato sul selciato di via Nicolò dall’Arca: venti giovani, in prevalenza, studenti ed operai, inermi, inneggianti alla pace, vennero uccisi «come in combattimento», come «nemici». Gli ordini di Badoglio e Roatta erano così pienamente rispettati. Niente squilli di tromba, niente persuasione. Nemmeno il tempo per Fabrizio Canfora, prestigioso studioso e professore di filosofia al liceo Flacco, di spiegare lo scopo pacifico del corteo, o per Graziano Fiore, il portabandiera, di aprirsi il petto e gridare: «Osereste sparare sui vostri fratelli?» prima di essere crivellato di colpi. Il disegno politico era fin troppo chiaro: continuità dello Stato autoritario, repressione spietata di ogni tentativo di sommovimento popolare, ostacolare (e in ogni modo screditarli) la ricostituzione dei partiti, il ripristino della libertà di stampa. Le «province badogliane» (Bari, Brindisi, Lecce, Taranto) che formarono il «Regno del Sud» nei quarantacinque giorni che vanno dal 25 luglio all’8 settembre, quando venne proclamato l’armistizio, divennero teatro di una lotta durissima e intransigente che i rinascenti partiti democratici dovettero combattere contro la «restaurazione prefettizia». Due esempi: la notte del 29 luglio vennero arrestati Luigi De Secly, futuro direttore de «La Gazzetta», Domenico Loizzi, Franco Sorrentino ed Ugo Santalucia come sobillatori. La presenza delle truppe alleate condizionava del resto la lotta politica. Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Sovietica svolsero un ruolo importante in quei mesi. Bari divenne il punto di riferimento della vita politica e culturale del Paese, fino allo spostamento dell’asse politico-istituzionale a Salerno, a Napoli e infine a Roma. Ma anche dopo, con il convegno meridionalista promosso dal Partito d’Azione, del dicembre ’44, animato soprattutto da Dorso e Rossi-Doria, con la stampa, a cominciare dal mio «Il Nuovo Risorgimento» con il suo gruppo dirigente (Michele Abbate, Nino Sansone, Ninì D’Ippolito, Pasquale Calvario, Francesco Liuni, Antonio Carcaterra e Ugo Vittorini) con la casa editrice Laterza, conservò un posto di primo piano. Benedetto Croce, che più volte soggiornava a Bari ospite nella villa di Giovanni Laterza per discutere animatamente con il gruppo di intellettuali liberalsocialisti, guidato da Tommaso Fiore e composto da Michele Cifarelli, Fabrizio Canfora, Ernesto De Martino, Domenico Loizzi, Mario Melino e Mimì Mera che sottoponevano al maestro le loro tesi e i loro programmi, lo giudicò «una centrale attiva e non ricettiva, ritenuta una delle più impor-tanti d’Italia». E Carlo Sforza lasciò scritto nelle sue memorie: «Trovai a Bari molti compatrioti che farebbero onore ai migliori popoli liberi; uomini con la purità dei nostri vecchi giansenisti». Non a caso l’eccidio del 28 luglio ebbe luogo a Bari. Molti di quei giovani che, assieme ad alcuni loro maestri, si recavano a liberare i prigionieri politici dal carcere, avevano respirato l’aria della cultura di opposizione che il Gruppo Liberalsocialista arrivava a far circolare nei licei, non solo di Bari, nell’Università: libri, opuscoli, giornali clandestini di «Giustizia e Libertà», che arrivavano via Parigi-Ginevra tramite un corriere, mio fratello Vincenzo Fiore. Chi erano poi i prigionieri politici, maestri e giovani, accomunati nel carcere di Bari? Guido Calogero, Guido De Ruggiero, maestri di pensiero, Giulio Butticci uomo di scuola, tradotti da Roma e Tommaso Fiore e i suoi amici collaboratori e discepoli, fra i quali Michele Cifarelli, Cesare Teofilato, l’avv. Paolo Tria, Roberto Anglani (socialista) e tanti giovani: Angelo Ramunni, Franco Cagnetta, Peppino Laterza, Peppino Luisi, Giuseppe Loiacono, Massimo Mininni, Antonio e Bruno Volpe, Franco De Leo, Franco Amoruso, Sandro Marzano, Vito Petruzzelli, Nicola Capriati, Piero Attoma, 32 in tutto, 35 se si aggiungono Vincenzo Fiore allora ufficiale medico, il sottoscritto, detenuti rispettivamente nella caserma Picca e in un’altra caserma in Corso Sicilia e Domenico Loizzi, ufficiale agli arresti militari. L’anno precedente altri arresti avevano colpito il movimento liberalsocialista a Foggia, a Lecce e a Bari, con numerosissimi provvedimenti di diffida e di ammonizione e di confino (per mio padre ed il sottoscritto). Mio fratello Graziano, appena diciassettenne, venne tradotto in carcere come giovane cospiratore. Dal ’39, anno in cui mio padre elaborò a Roma le prime tesi liberalsocialiste, antecedenti a quelle di Capitini e Calogero, il Grup-po barese che nel ’43 diverrà il nucleo forte del Partito d’Azione si era andato sempre più organizzando clandestinamente ed aveva elaborato numerosi documenti, che venivano discussi nei cir-coli antifascisti di Torino, Milano, Firenze, Napoli, Avellino, Roma oltre che della Puglia. Ernesto De Martino redasse un «giuramento» sul cui testo si giurava a modo dei carbonari, in casa Cifarelli, «in nome dell’Europa, mia Patria, e della libertà». Lo storico napoletano Antonio Alosco pubblicò negli «Annali» dell’Istituto La Malfa, diretti da Giancarlo Tartaglia, un documento dell’Ovra (la polizia segreta fascista) ritrovato presso l’archivio Centrale dello Stato tra quelli relativi al Regno del Sud, riguardante il Gruppo liberalsocialista di Bari, sulle cui caratteristiche «forniva nuovi elementi di valutazione». Il documento in parola si riferiva alle vicende degli arresti della primavera del ’43 e agli interrogatori, coi relativi «addebiti» a carico di questo Gruppo o, come anche veniva chiamato, partito. Alosco esprimeva giudizi in sede storica, sui quali riflettere, che provo a sintetizzare, riguardanti il posto di rilievo che nella storia dell’antifascismo occupa il Gruppo barese: 1) le sue concezioni europeiste anticiparono il più conosciuto Manifesto di Ventotene; 2) l’impronta che consentì al Gruppo, grazie ai rapporti che Tommaso Fiore aveva con i maggiori intellettuali antifascisti, di acquisire una visione etico-politica che trascendeva gli stessi confini nazionali; 3) l’elaborazione teorica che precedeva quella degli intellettuali napoletani giellisti collegati ai baresi tramite Antonino Pane; 4) l’intenzione dell’Ovra di assestare un colpo decisivo al Gruppo con l’allestire un «processone» che la caduta del fascismo bloccò; 5) il rapporto che si creò in seno al gruppo, politico-culturale, fra maestri e discepoli; 6) l’arricchimento apportato dal ritorno dal lungo confino, preceduto da anni di carcere, di Vincenzo Calace, fiero repubblicano. Un’altra considerazione deve essere aggiunta a quelle di Alosco. L’eccidio del 28 luglio ’43 conclude col sangue una lunga storia precedente di intellettuali e di popolo, indietro fino a Gaetano Salvemini, a Giuseppe Di Vittorio, a quei grandi meridionalisti pugliesi e lucani che nel primo dopoguerra ebbero un ruolo originale sulle riviste e i giornali del Nord, a quegli operai, artigiani, contadini che si opposero alle repressioni giolittiane e fasciste e di poi popolarono numerosissimi le patrie carceri, come risulta da una recente ricerca in due volumi a cura di Katia Massara e dell’Archivio Centrale dello Stato. Nord resistenziale e Mezzogiorno «palla al piede»? Non sarà male, per la cultura italiana e per il clima antiunitario che si tenta di far rivivere, se dalle celebrazioni dei fatti avvenuti 50 anni fa, scaturirà, senza enfasi né vuoti patriottismi, una storiografia più ricca, e più attenta al contributo specifico dei partiti democratici e della cultura meridionalista pugliese all’unificazione economica, civile e culturale della Nazione, al superamento dello storico dualismo fra Nord e Sud, il cui nodo principale era rappresentato, dopo il 25 luglio, dalla sopravvivenza della monarchia fascista.

Vittore Fiore, La Resistenza? Cercatela anche al Sud, ne«La Gazzetta del Mezzogiorno» , 28 luglio 1993


Attività

Scheda da compilare per ogni documento analizzato (compresi quelli presenti sul web)

Tipologia
Autore (esplicito o presunto)
Luogo (esplicito o presunto)
Data (esplicita o presunta)
Destinatario
Contenuto
Finalità
Valutazione

Doc.1 e 2

  1. Esaminate attentamente le due lettere. Agli indicatori della prima colonna della tabella abbinate poi (ove possibile) espressioni-chiave trovate all’interno dei documenti.
  2. Alla luce degli elementi evidenziati delineate lo stato d’animo degli scriventi, la loro personalità e ideologia precisando inoltre se vi sono analogie e/o differenze.
Doc. 1 Doc.2
Registro informale
Soggettività della scrittura
Progettualità
Cultura come impegno civile
Cultura come godimento estetico
Positività esperienza del carcere
Riferimenti al contesto storico

Doc.3

  1. Leggete attentamente ciascun punto del documento evidenziandone le parole-chiave.
  2. Qual è il quadro che emerge circa la politica adottata sull’ordine pubblico?
  3. Adesso mettete in relazione quanto ricavato con l’episodio analizzato.

Doc.4

  1. Il documento proposto si presenta a voi in una forma diversa dall’originale, quali sono le conseguenze di questo cambiamento sul piano della fruizione?
  2. Sulla base delle conoscenze storiche già acquisite con particolare attenzione alla datazione del documento, quali sono le contraddizioni che riscontrate?
  3. Quali ipotesi formulate riguardo a questa “ anomalia”?

Doc.5

  1. Il documento formalmente oggettivo sostiene in realtà una tesi circa le responsabilità degli avvenimenti del 28 luglio, qual è ? Individuate sul testo le argomentazioni a suo sostegno.
  2. Raccogliete informazioni sulle personalità antifasciste nominate creando delle brevi schede biografiche.

Doc.6

L’autore di questa lettera è uno studente di vent’ anni ed è uno dei caduti nella strage.

Sviluppate delle riflessioni sulle parole che scrive, sul suo modo di pensare mettendolo in relazione con il vostro attuale.

Doc. 7-8 (Documenti processuali)

Analizzate attentamente i due documenti proposti e ricostruite in una breve relazione le vicende giudiziarie relative al caso.

Doc.9

Enucleate la tesi del testo, le argomentazioni a sostegno della stessa , i dati e gli esempi da cui sono corredate. Utilizzate tali elementi per costruire uno schema che smonti l’antitesi: Nord resistenziale e Mezzogiorno “palla al piede”.

Conclusioni

La verifica del lavoro svolto è avvenuta in un incontro pubblico che ha visto i ragazzi protagonisti. In tale occasione sono stati illustrati i risultati del percorso didattico effettuato. Sono stati presentati diversi prodotti: relazioni, filmati, schede biografiche, mappe, power point.

Le relazioni sono state sviluppate sulla base dei documenti analizzati, cercando di evidenziare punti di vista diversi e contraddizioni. Per quanto riguarda le fonti presenti sul web i ragazzi hanno schedato diversi contributi giornalistici e un filmato delle Teche Rai. Nel tracciare un bilancio tra le diverse tipologie di fonti gli studenti hanno evidenziato la maggiore completezza delle fonti bibliografiche e archivistiche in relazione a quelle presenti sul web, che si sono dimostrate piuttosto riduttive per elaborare un quadro di insieme e spesso cronachistiche e poco approfondite. Di un certo interesse è risultato il filmato che presenta un confronto con i testimoni.

I filmati prodotti dagli studenti sono due. Il primo riassume l’incontro con il testimone, il secondo riguarda le interviste ai cittadini dalle quali si evince che la conoscenza dell’argomento è debole e spesso basata su stereotipi, priva quindi di uno spessore storico.

La mappa costruita è interattiva ed evidenzia i luoghi della città più significativi per quanto riguarda l’evento in questione.

Ricostruire le biografie diventa l’occasione per uno scavo negli archivi della scuola “Orazio Flacco”, dove sono state reperite informazioni sulla vita scolastica di Graziano Fiore, una delle vittime di quella tragica giornata.

Il power point offre una sintesi dell’argomento.

Gli studenti si sono dimostrati attivi e interessati al tema del recupero della memoria e si sono impegnati a continuare il lavoro e a costruire una sorta di “monumento” all’interno della scuola in ricordo dell’evento.

Bibliografia

Barra F. 1978, Il 25 luglio nel Mezzogiorno, in Mezzogiorno e Fascismo, atti del Convegno Nazionale di Storia della regione Campania, Napoli: Edizioni scientifiche Italiane

Butticci G.1980, Dal Risorgimento al Partito d’azione: ricordi e cronache di un quarantennio, Lanciano: Carabba

Canfora F. 1945,Tra reazione e democrazia, Bari: Macrì

Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione 1969,L’Italia dei quarantacinque giorni.25 luglio-8 settembre,Milano: Quaderni de “ Il movimento di liberazione in Italia”

Leuzzi V. A. (acd.) 2003, Bari 28 luglio 1943.Memoria di una strage, Bari:Ed. Dal Sud

Leuzzi V.A., Schinzano L. 2005, Radio Bari nella Resistenza italiana,Bari: Ed. Dal Sud

Leuzzi V.A., Esposito G., In cammino per la libertà. Luoghi della memoria in Puglia(1943-1956)

Maurogiovanni V.1970,Eravamo tutti Balilla, Bari:Adda

Maurogiovanni V. 2002, Cantata per una città, Bari: Levante editore

<<L’Italia del popolo>> (ed. meridionale de <<L’Italia libera>>) del 22 giugno 1944


Note

[1] Vedi http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/477814/Bari–venti–pietre-.html

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Dati articolo

Autore:
Titolo: 28 luglio 1943. Memoria di una strage
DOI: 10.12977/nov173
Parole chiave: , , , , , , , , , , ,
Numero della rivista: n. 7, febbraio 2017
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: , 28 luglio 1943. Memoria di una strage, Novecento.org, n. 7, febbraio 2017. DOI: 10.12977/nov173

INDICI

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n. 7, febbraio 2017
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La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
Ipermuseo
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Editoriale
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Pensare la didattica
Uso pubblico della storia
Didattica in classe
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Pensare la didattica
Didattica in classe
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Sguardi sul Mediterraneo Gli studi di caso
Uso pubblico della storia
n. 3, gennaio 2015
Pensare la didattica
Didattica in classe
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
Uso pubblico della storia
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Pensare la didattica
Didattica in classe
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Uso pubblico della storia
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